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Codice rosso, cosa cambia? ~ Volpi
Codice rosso, cosa cambia
Femminile, plurale

Codice rosso, cosa cambia?

Qualche giorno fa Felice Maniero, ex boss della mala del Brenta, è tornato in carcere.

La ragione non è legata ai vecchi crimini ma a vecchi comportamenti che sempre più spesso vengono denunciati.

E quando ciò accade, evitano il peggio.

“Faccia d’angelo” è stato denunciato dalla sua compagna per maltrattamenti e finisce in carcere. Grazie al Codice Rosso?

Pare che da quando è entrato in vigore il Codice Rosso il numero delle denunce sia aumentato in modo significativo.

 

Cos’è il codice rosso

Una prima risposta a fatti tragici che avvengono quotidianamente, di cui alcuni sono mortali. Troppi.

Si tratta della legge 69 del 19 luglio 2019, detta Codice rosso, «Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere», è un provvedimento pensato per rafforzare le tutele processuali delle vittime di reati violenti, con particolare riferimento ai reati di violenza sessuale e domestica.

Non siamo ancora a quella battaglia culturale urgente che occorre fare per conquistare il pieno rispetto dellautonomia femminile e combattere la violenza maschile contro le donne, ma di sicuro è un primo passo.

Di sicuro ne avrete sentito parlare. Io però non avevo mai approfondito la lettura.

Nel farlo ho capito più a fondo cos’è il Codice Rosso e come possiamo utilizzarlo.

Vale il detto

Conoscere per difenderci!

Addentriamoci dunque nei meandri di questa piccola grande novità legislativa ancora incompiuta.

 

Le novità del Codice Rosso

Il testo introduce alcune novità:

  1. L’obbligo da parte della polizia giudiziaria di riferire immediatamente al pubblico ministero la denuncia raccolta, anche se solo in forma orale
  2. Assunzione di informazioni sulla persona offesa e chi ha presentato denuncia entro tre giorni dall’iscrizione del reato
  3. Procedure più celeri nell’accertamento e nelle indagini
  4. Introduzione del reato di revenge porn, ossia di diffusione online di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso dei protagonisti e a scopo di vendetta
  5. Introduzione del reato di aggressione con l’acido e del reato di condivisione di immagini non autorizzate su internet

 

Questi provvedimenti servono per velocizzare le indagini e ridurre il rischio per la vittima durante le prime ore della denuncia.

 

Quali sono i reati interessati

 

I tipi di reato trattati dal Codice Rosso sono:

  • maltrattamenti contro familiari e conviventi
  • violenza sessuale, aggravata e di gruppo
  • atti sessuali con minorenne
  • corruzione di minorenne: atti persecutori: lesioni personali aggravate da legami familiari
  • divieto di matrimonio forzoso

 

Le pene previste

Una volta precisati i tipi di reato che questo provvedimento regola, ecco il fulcro centrale della norma, quello che riguarda l’inasprimento delle pene.

  • Per le violenze sessuali le pene salgono a 6-12 anni rispetto a oggi, quando la reclusione minima è di 5 anni e quella massima di 10
  • La violenza diventa aggravata in caso di atti sessuali con minori di 14 anni a cui è stato promesso o dato denaro o qualsiasi altra cosa utile.
  • Le pene arrivano a  toccare i 24 anni per le violenze sessuali sui minori.
  • Il reato di revenge porn è punito con la reclusione da 1 a 6 anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000.
  • In merito ai maltrattamenti contro familiari e conviventi e agli atti persecutori si eleva la pena minima a 3 anni e la massima a 7.
  • Se dalla violenza compiuta deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da 4 a 9 anni
  • Se deriva una lesione gravissima, la reclusione da 7 a 15 anni.
  • In caso di morte della vittima, la reclusione raddoppia da 12 a 24 anni.
  • Carcere da 1 a 5 anni per chi “con violenza o minaccia costringe una persona a contrarre vincolo di natura personale o un’unione civile”
  • se il matrimonio forzato è commesso ai danni di minori di 18 anni la pena viene aumentata; sale da 2 a 7 anni se interessa un minore sotto i 14 anni.

 

Tutto liscio? No, per niente

 

Ogni legge ha bisogno della sua attuazione.

Il Codice Rosso introduce due misure di particolare interesse e rilevanza, affatto marginali:

  • la frequenza di corsi di formazione per le forze dell’ordine per prepararli ad affrontare questo tipo di reati.
  • agli stanziamenti già previsti per borse di studio per gli orfani di crimini domestici la legge aggiunge nuovi fondi per misure di sostegno e di aiuto economico in favore delle famiglie affidatarie.

Vediamoli meglio.

 

La formazione degli operatori di polizia (e dei magistrati)

 

Circa il 70% delle procure del nostro paese ha almeno un magistrato con competenze specifiche in materia di violenza contro le donne.

Un bene, perché all’aumento delle denunce si pone il tema dell’individuazione delle priorità che diventa essenziale, vista la cronica carenza di personale delle cancellerie, di organici delle procure.

Il 70% è un buon numero ma non è abbastanza. Dunque anche da questo punto di vista la legge ha bisogno di essere perfezionata.

 

Più specifica la norma sulla formazione del personale di polizia.

Entro un anno dall’entrata in vigore della legge (dunque entro agosto 2020), polizia, carabinieri e polizia penitenziaria dovranno attivare corsi di formazione per il personale impegnato nella prevenzione e nel perseguimento dei reati di violenza domestica e di genere e nel trattamento penitenziario delle persone condannate per tali reati.

Con frequenza obbligatoria.

Per realizzarli, serve un decreto attuativo su proposta della presidenza del Consiglio e di concerto con i ministri dell’Interno, della Giustizia, della Difesa e della Pa.

Pare che sarà pronto a fine anno.

Poi dovrà essere votato. Poi, poi, poi…

Chissà se è in cima all’agenda politica in questo momento? La domanda non è retorica.

 

I fondi per le famiglie affidatarie

 

Tema delicato.

Sarebbero stanziati 3 milioni di euro per il 2019 e 5 milioni di euro all’anno dal 2020. Entro la metà di settembre dovevano essere definiti i criteri di equità per la destinazione di tali risorse.

Nonostante le mie ricerche, di questi criteri non ho trovato traccia.

E comunque, anche in questo caso serve il buon decreto attuativo.

Il Governo che ha approvato questo provvedimento è caduto.

Ma il tema riguarda tutti.

Le case rifugio sono troppo poche per accogliere le donne che denunciano e la rete sociale intorno a loro è blanda e spesso piena di buchi.

Il problema più grande potrebbe presto diventare la distanza tra la prontezza nel denunciare e comunicare all’autorità e la lentezza nel giudicare.

C’è ancora molto da fare per le donne in questo paese e l’ultima cosa che ci serve è uno sguardo paternalista sul nostro agire e sulle nostre scelte.

Basta giocare con la nostra pelle.

 

E voi care Volpi, che ne pensate di questa norma, che ha deluso le aspettative delle femministe e un po’ anche le mie?

 

7 Comments

    • Elena

      Scusa per il ritardo con cui ti rispondo, ma questo commento era finito inspiegabilmente nello spam!
      Dunque proprio l’altro giorno a Piacenza è stata organizzata la (prima, che io sappia) manifestazione di uomini contro la violenza sulle donne. Mi ha davvero alleggerito l’anima questa notizia perché la penso proprio come te, è da qui che bisogna partire. Una grande battaglia culturale e sociale, perché il ruolo della donna sia auonomo e pienamnete esercitato e non solo in funzione dell’uomo cui è in qualche modo legata. NSe fossero tutti come te, saremmo a cavallo

  • Giulia Lu Dip

    L’immagine del tuo post è una delle foto che ho usato per la copertina del mio primo romanzo della serie su Saverio Sorace Fragile come il silenzio che parla proprio del tema della violenza sulle donne, un romanzo nato dal mio interesse per questo argomento. Trovo che sia assurdo che oggi le donne non siano tutelate come dovrebbero e che, cosa ancora più terribile, siano uccise da chi dovrebbe amarle. Il codice rosso può essere un piccolo passo avanti, però le donne per salvarsi hanno bisogno di molto di più. Penso alle donne vittime che non denunciano perché non sono indipendenti economicamente e, dopo la denuncia, non saprebbero dove andare. Insomma una donna vittima di violenze crede di non avere via di uscita ed è questa consapevolezza che bisogna cambiare.

    • Elena

      La coincidenza nella scelta della foto mi fa pensare a una forte affinità ma anche ai rischi di utilizzare foto prive di copyright e dunque utilizzabili free. Detto questo, l’immagine mi è piaciuta subito perché è molto intensa e mi fa pensare a una donna consapevole che si stia tirando fuori da qualcosa che la oscura dentro. L’ho trovata adeguata per questa ragione al post e pur non avendo letto il tuo romanzo avrei immaginato la trama, vista proprio la copertina.
      Nel commento di risposta a Newhitebear ho sostenuto l’importanza del ruolo del maschio in questa società, da lui sollecitata. Credo sia proprio questa l’emergenza. Ma non posso dimenticare, e fai bene a ricordarlo, che l’indipendenza economica per una donna è fondamentale, come protezione e come emancipazione. Nel mondo di oggi il lavoro potrebbe essere davvero quello strumento di emancipazione, crescita e sviluppo personale di cui abbiamo bisogno, invece è elemento di sfruttamento, oppressione, ricatto.
      Per le donne spesso anche ricatto sessuale. Lo stato non fa abbastanza per affrontare un tema tanto complesso che non puo’ ridursi a una semplice vista colorata su una pratica burocratica. Eppure è un primo passo in una società patriarcale dove le persone in quanto tali hanno sempre meno valore. Stamattina sono un po’ pessimista, ti chiedo scusa. Abbracci

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