Le persone che ci vogliono bene restano accanto
Femminile, plurale

Le persone che ci vogliono bene restano accanto

Ormai è passato quasi un anno da quando ho subito il distacco totale del tendine di Achille

Mi ha costretta all’immobilità per più di un mese e ci sto facendo i conti ancora oggi.

Quel dolore indescrivibile lo sento ancora addosso, così com’è ancora presente quel senso di smarrimento e paura che mi portavo appresso.

Prima a casa, mentre attendevo di essere ricucita, senza poter dormire e tenere la gamba in nessuna posizione dal dolore, e poi in ospedale, quando l’operazione è arrivata giusto in tempo perché il muscolo del polpaccio non si ritirasse del tutto.

Che cosa mi rimane di un lungo periodo in cui devi essere accudita in tutto, ma proprio in tutto, ciò di cui hai bisogno?

Le persone che ci vogliono bene restano accanto

Le persone che ci vogliono bene restano accanto.

E a me resta la gioia della riconoscenza, del rispetto e del profondo amore per chi mi è stato vicino amorevolmente e con infinita pazienza, il mio compagno di vita, Carlos.

Così, a un anno da quell’episodio difficile, scrivo questo post dedicato alla mia persona che mi vuole bene e perché no, anche alla vostra.

La memoria ci sollecita la riconoscenza

Anche se siamo troppo distratti da stimoli sempre diversi, da cose da fare e decisioni da prendere, ricordare i gesti che abbiamo ricevuto è necessario per coltivare una relazione.

Se la nostra mente è offuscata dal quotidiano e non siamo più capaci di riconoscerci uno spazio di silenzio (ecco come ho trovato il mio) , le cose importanti ci sfuggiranno.

L’ho sperimentato proprio in quei giorni in cui passavo molte ore da sola, riflettendo molto su di me e sulle mie relazioni.

Ho fatto pulizia.

Ora più di allora sono in grado di distinguere coloro che si avvicinano a me solo perché hanno bisogno di qualcosa, fosse anche il legittimo affetto, prendendo ciò che gli serve e lasciando il resto.

Anche le persone che non vogliono nulla sono pericolose, perché non danno nulla e alla lunga sono inutili rami secchi.

Vi sembro cinica?

Sono stata così bene quando li ho tagliati, questi rami! In fondo la consuetudine di gettare a capodanno dalla finestra oggetti vecchi, non è forse legata a questo bisogno di rinnovamento?

E allora, via con la rigenerazione  😎

Bisogna buttare qualcosa di vecchio perché entri qualcosa di nuovo

Come riconoscere chi ci vuole bene

Le persone che ci vogliono bene restano accanto.

Sanno trovare la chiave del nostro cuore e hanno deciso di aprirlo. A loro non importa cosa vedranno dentro di noi, sanno che a volte abbiamo paura e sono disposte ad affrontarla insieme.

Sono coloro che vedono cose che nemmeno noi conoscevamo di noi stessi e ci aiutano a tirarle fuori. Non è sempre un percorso di gioia, è vero, ma necessario sì.

Le persone che ci vogliono bene sono i nostri compagni di vita, di strada, che fanno con noi anche solo un piccolo tratto. Ma ti sono accanto e se il tempo peggiora sono capaci di ripararti senza pensare unicamente a se stessi.

Le persone che ci vogliono bene restano accanto.

Non dicono “Se hai bisogno di qualcosa, chiama”, per poi salutarti e tornare alle loro incombenze. Loro ci sono ogni giorno o arrivano proprio quando ne abbiamo più bisogno, come d’incanto.

Sono angeli custodi e intorno a noi ce ne sono sempre, anche se non li vediamo. Apriamo gli occhi!

Sono coloro che silenziosamente sopportano il peso di un’esistenza profondamente diversa dalla loro, senza giudicarla. La accettano perché ci riconoscono come esseri umani indipendenti e autonomi, perché ci amano di un amore incondizionato.

Le persone che ci vogliono bene sono campioni di costanza e pazienza. E a volte anche di sopportazione. Sono quelle che ti dicono le cose come stanno, delicatamente o, se serve, con forza. Non ti adulano con false parole, ma dicono ciò che vedono, ciò che la nostra immagine riflette.

Sono preziose, perché sebbene ogni mattina ci guardiamo allo specchio non sempre siamo capaci di vederci davvero per quello che siamo.

Le persone che ci vogliono bene restano accanto

Camminano a lato offrendoci un braccio. Spesso diventano il nostro bastone, il nostro sostegno e noi il loro.

Hanno bisogno al pari di noi di amore.

Di un abbraccio, di un gesto affettuoso, di una parola diversa da quelle che siamo abituate a pronunciare e che ascoltano ogni giorno, hanno bisogno che ci sporgiamo in avanti per andargli incontro, con coraggio.

Non lasciamo che sia troppo tardi.

Se qualcuno cerca di cambiarci, non è amore

Se qualcuno pretende che ci comportiamo come qualcun’altro o che addirittura diventiamo qualcun altro, allora dobbiamo allontanarci subito, come suprema forma di protezione.

Chi non riconosce la nostra originalità e la nostra bellezza interiore, ovunque essa sia nascosta, non ci vuole bene e non è per noi.

Io l’ho capito troppo tardi.

Ho passato gran parte della mia vita a rincorrere chimere e modelli che non ho ovviamente mai incontrato.

E ad avere sempre paura.

Poi è arrivato Lui e quella paura l’ha sconfitta, piano piano.

Le persone che ci vogliono bene hanno un valore inestimabile.

Possiamo riconoscerlo facilmente, se solo saremo in grado di abbandonare noi stesse e abbracciare l’altro.

Leggi anche Perché è importante esprimere le nostre emozioni

Quando trovate le persone che vi vogliono bene, guai a perderle.


Avete riconosciuto tra queste righe persone che vi vogliono bene?

Allora spero vi resteranno accanto

Avete voglia di raccontarlo?

  • Never complain, never explain, il motto della Regina Elisabetta che piace anche a noi
      Una delle letture più inusuali che ho portato a termine quest’estate è frutto di un acquisto compulsivo, parte della lista per le letture estive che avevo indicato in questo post.   Si tratta di una biografia, genere che ho percorso pochissime volte nella mia vita, ma sempre con soddisfazione.   L’ultima che ho letto era in lingua inglese e mi ha svelato il dietro le quinte dell’elezione di Papa Francesco!   “The electionof Pope Francis: An Inside Account of the Conclave That Changed History“, di Gerard O’ Connel. Un giornalista che ebbe la fortuna di conoscere Bergoglio prima di diventare Papa e che ha sfruttato questo rapporto privilegiato durante tutta la fase dell’elezione a Pontefice. Interessante.   Ma torniamo a noi. Come mai Never complain, never explain? Di certo sapete che questo è il motto della regina Elisabetta II, longeva regnante di cui un giorno di luglio sento parlare alla radio, con grande rispetto e mistero.   Così mi domando:  ➡ cosa ne so io di Elisabetta II?  ➡ Cosa ne so di una delle donne più longeve e potenti del mondo?   Cerco e trovo l’ultima biografia a lei dedicata in commercio, curata da Paola Calvetti, scrittrice, giornalista de La Repubblica, capo ufficio stampa del Teatro alla Scala e poi di Baldini & Castoldi, sceneggiatrice e romanziera.   Una biografia che indaga la vita di Elisabetta II da un altro punto di vista, quello delle immagini che i più grandi fotografi del mondo le hanno scattato.   In realtà, una biografia “su commissione”. Ma il risultato è affatto lezioso.   Qui non parleremo oltre del libro, che pure vi invito a leggere (è già il secondo invito, mi rendo conto 😀 ), ma del motto che ha guidato l’intero arco della vita della monarchia inglese, tutt’ora in sella:   Never complain, never explain   Un motto utile e di grande ispirazione anche per noi       Never complain, never explain, il motto della Regina Elisabetta che piace anche a noi   Never complain, never explain è il codice di comportamento della casa reale d’Inghilterra e a quanto pare una delle ragioni della longevità della Corona e segnatamente della Regina Elisabetta II.   In italiano lo tradurremmo più o meno così:   mai lamentarsi, mai dare spiegazioni   qualcosa di molto distante dalla nostra realtà quotidiana, dove siamo abituati a fare l’esatto contrario.   Eppure questo motto funziona, per molte ragioni. Ne elencherò solo alcune, ma potete come sempre metterci del vostro nei commenti in fondo all’articolo ➡ 😉 .   Ma partiamo dall’inizio: come ha fatto Lilibet a resistere a 7 papi, numerosi Governi, scandali di famiglia, climax e precipitose cadute di popolarità per un periodo lunghissimo di regno durato 68 anni, 5 mesi e 12 giorni, dal 6 febbraio 1952  quando fu incoronata?   Non so se sia il religioso rispetto di questo adagio la ragione della resilienza della Regina che più a lungo di qualunque altro reale del mondo nella storia ha regnato: proprio qualche mese fa ha passato il suo 25 millesimo giorno da regina!   Di sicuro però Never complain, never explain è un adagio che parla anche a noi e che ci insegna molto di una caratteristica che non solo i reali ma chiunque abbia un ruolo di rilievo nella società di solito rispetta:   smetterla di piangersi addosso   Se fossi arrivata prima a questa importante considerazione, di sicuro mi sarei risparmiata molte grane perché non vi è dubbio che questo semplice suggerimento riservi piacevoli conseguenze.   Parlare il meno possibile, non dare l’impressione di essere sempre nella dimensione borbottio, non giustificare le proprie decisioni ma agire nel modo che riteniamo più giusto, soppesando nella giusta maniera il punto di vista dell’altro. Sono tutte caratteristiche che il motto reca con sé. Sono valide, non trovate? Danno il senso di una persona sicura di sé che non ha bisogno dell’approvazione degli altri.   Vivere la nostra realtà senza andare oltre le righe del nostro pentagramma.   Un atteggiamento da Regina 😀      La consegna violata a corte     Paola Calvetti ci racconta come la consegna sia stata violata almeno una volta, in casa Reale.   La volta in cui l’eterno Principe Carlo d’Inghilterra fuggì dal protocollo durante uno dei momenti più difficili della sua relazione con la principessa Diana, ammettendo in pubblico le sue debolezze e i suoi tradimenti.   Tutto era stato svelato, reso pubblico. La famiglia reale non era più invincibile, intoccabile, inarrivabile ma era lì, sui media, alla portata di tutti affinché tutti potessero giudicarla e parteggiare a favore o contro.   Vero è che la relazione aveva cominciato a scricchiolare da un po’,  anche per scelta esplicita di Diana. Esausta, Lady D.  concesse un’intervista in diretta alla BBC in cui esordì con la famosa affermazione   “Il mio era un matrimonio affollato. Eravamo in tre”   15 milioni di persone assistettero, la Regina si infuriò, perché la proverbiale volontà di tenere distanti i sudditi dal privato della famiglia reale era stata violata.     Mai mostrare le proprie debolezze agli altri, se sei il futuro Re di Inghilterra   La difficoltà di rompere una relazione a corte era a quei tempi legata al al divieto fatto ai principi divorziati di assurgere al trono. Un vincolo che convinse Elisabetta a chiedere alla coppia più chiacchierata del mondo di prendersi un periodo di riflessione piuttosto che lasciarsi, come aveva fatto intendere Diana in diretta tivvù. Elisabetta, seguendo i dettami del motto di corte, non spiegò nulla a nessuno di quanto aveva in mente, ma agì di conseguenza.     La lezione per noi     Le parole servono a poco quando c’è l’autorevolezza di una grande Regina, ma è pur vero che le cose si tengono insieme.   Una regina diventa grande se agisce nel modo opportuno, mantenendo sempre quell’allure di mistero e impenetrabilità nelle scelte che la rende intoccabile, indiscutibile, quale dev’essere l’ordine o l’intendimento di un Re. O di una Regina.   Quanto mi parla questa donna con il suo comportamento!    Rivelare i propri sentimenti per taluni significa mostrare una fragilità che indebolisce, offrire il fianco agli attacchi.   Ogni sentimento, ogni emozione, può svelare il lato in ombra di noi, quello che proteggiamo e che talvolta non riusciamo a nascondere.   Vale la pena viverli, ma forse mostrarli a chiunque può farci dei bei danni. Non credete, care Volpi?   Se è vero che un re non può avere sentimenti o almeno non può mostrarli al mondo, questa consegna vale anche per noi?   Quante volte censuriamo i nostri sentimenti per timore che gli altri ci giudichino o piuttosto di perdere qualcosa?   O, al contrario, quante volte ci siamo dovute pentire per aver espresso qualcosa di noi che fino ad allora era rimasto nascosto e che ci si è rivoltato contro?     Never complain. Mai lamentarsi   La forza di un’idea, di una organizzazione o di una casata reale non risiede soltanto nella disponibilità di beni e nel potere, ma nell’immagine che essa dà di se stessa. Non si tratta di apparenza, no. Quando pensiamo a un leader, sia esso politico, sindacale, sportivo, sappiamo che è il carisma, l’immagine che dà di se stessa/o che conta.   Credibilità, affidabilità, rigore e mistero. Questo a mio avviso il segreto.   Nella società della comunicazione possiamo formarci un’opinione sulle persone attraverso la lettura delle loro azioni. Sarebbe bello poter superare gli ostacoli e i pregiudizi e formarci un’opinione sulla base delle cose che recepiamo direttamente da quella persona, avendola frequentata per un po’. Ma ciò, specie con alcuni personaggi, non è affatto possibile, dunque l’idea che ci facciamo è relativa a quello che della loro vita e delle loro scelte arriva fino a noi.   La quantità di materiale che filtra però può essere la classica lama a doppio taglio: ci fornisce molte informazioni ma è difficile da gestire, da veicolare, da fermare se scopriamo che non ci giova.   Nella moderna società della comunicazione l’eccesso di materiale informativo che noi stessi mettiamo in circolazione rischia proprio queste conseguenze. Insieme a una pratica tanto antica quanto ormai insopportabile che è l’antica arte italiana della lamentazione. Vi torna? Ci lamentiamo per ogni cosa: il governo che non fa come vorremmo, la famiglia che non ci ascolta come vorremmo, il lavoro che non è come lo vorremmo, gli amici che non sono come li vorremmo e così via.   Siamo spesso così concentrati a lamentarci che non ci rendiamo conto che basta cambiare la prospettiva e subito tutto cambia.   Rivolgere altrove la nostra attenzione ci allontana dalla corretta disamina di noi stesse. E così, lamentandoci delle cose che ci circondano, ci lamentiamo di noi stesse, senza accorgercene.   Sembra proprio sia più facile, piuttosto che agire per cambiare le cose che non ci convincono, non è così?   Ma non è questa la tattica che ci insegna la Regina Elisabetta II.   La Regina non si lamenta, non mette in piazza i propri sentimenti negativi, offre al paese un’immagine di sé sempre positiva, austera, familiare nella sua algida distanza.   Never complain allora significa soprattutto non fornire informazioni utili al “nemico” sul nostro stato d’animo.   Anche se non siamo regine (se non nell’animo) possiamo fare nostro questo mantra perché di sicuro ci tornerà utile.   Never explain. Mai dare spiegazioni   Questa affermazione la sento molto vicina a me, lo ammetto. Non so se capita anche  a voi, ma io spesso sento il bisogno di dare spiegazioni.   A volte non serve nemmeno me le chiedano. Sono sempre pronta con la spiegazione giusta, a volte anticipando le domande.   Talmente impellente la preoccupazione di non essere comprese che cerchiamo di spiegare, e qui potrei addirittura usare il verbo “giustificare” le nostre azioni, soprattutto quelle più spontanee.   Eppure questa debolezza che osservo e che naturalmente accetto con simpatia di me stessa, mi dice qualcosa di importante.   Per esempio che non è necessario avere questa preoccupazione nei confronti degli atri perché in ogni caso, qualunque sia il risultato, difficilmente le nostre azioni saranno comprese appieno.   Quante volte ci capita di fare cose che sollevano dubbi e perplessità negli altri? Eppure noi le consideriamo necessarie, scontate, naturali.   Qualche volta sbagliamo clamorosamente ma speso agiamo one step beyond.   Spiegare in questo caso è inutile, anche quando sembrerebbe necessario.   Il tempo, il tempo solo dirà, mostrerà, colmerà quel passo avanti in cui siete, la ragione per non sarete comprese.   Dunque la Regina ha ragione: tacere e lasciare che sia un gesto, un’azione a spiegare piuttosto che una giustificazione è la cosa migliore. Quanta energia risparmiata!   Ma dovremmo conoscere il dono del silenzio…   E voi, che ne pensate? State con Carlo o con la Regina? Vi si addice questo motto regale? 😀        Se volete saperne di più su questa donna straordinaria, allora fate un tuffo nel suo… book!     Elisabetta II. Ritratto di Regina Paola Calvetti
  • Menopausa, viaggio verso la versione migliore di me stessa
      Quest’estate non si è caratterizzata soltanto per la quarantena e i lavori di ristrutturazione (vi ho raccontato tutto nello scorso post che trovate qui) ma anche perché è stata la prima estate in cui ho davvero dovuto fare i conti con un momento di transizione necessario e ineludibile per ogni donna, la transizione verso la menopausa.   Tutte le donne della mia età prima o poi devono affrontarlo e io sto cercando di farlo al meglio, tra nottate passate a svegliarmi una volta sudata e una volta congelata (copri e scopri, vi dice niente?), dolori in ogni dove, capelli secchi e con problemi di caduta, emicranie.   Dell’umore non so dire, spesso me ne accorgo ma il più delle volte no. O a me non capitano quelle fastidiose onde emotive, oppure non me ne accorgo e vivo felice. Ma gli altri, probabilmente, no. 😀    Così ho deciso di parlarne. Anzi, di metterci la faccia.   Questa mia esperienza l’ho descritta in un video che ho pubblicato su YouTube e che qui oggi vi ripropongo, per raccontarvi cosa mi sta succedendo sperando che possa essere utile a tutte voi.   Ma anche per dire che conviene vivere la menopausa come un viaggio verso la versione migliore di sé stesse.   Eccolo.    Menopausa, un viaggio verso la versione migliore di te stessa   Ti è piaciuto?   Se lo hai apprezzato condividilo e fallo conoscere ad altre donne, te ne sarei grata!!!   Che bello sarebbe creare una rete di condivisione di esperienze, belle e brutte, per provare a passare questi mesi difficili che per alcune di noi diventano anni!   Sì perché oltre all’insonnia, alle vampate di calore, ai dolori e a tutti gli altri sintomi che descrivo nel video, questo momento è anche un rito di passaggio: diventiamo, anzi siamo più consapevoli di noi stesse, più forti anche nelle nostre fragilità e più inclini ad affermare interamente noi stesse, anche quando pensiamo che agli altri questa nuova “noi” non interessi.   Di quasi tutti i video già disponibili in rete sull’argomento, mi hanno colpito due cose:   i video sono quasi sempre interventi di esperti, ginecologi, psicologi, talvolta uomini, che parlano della menopausa dal punto di vista scientifico i video sono quasi sempre realizzati per indicare l’elenco, più o meno lungo, di disturbi e le medicine per intervenire.   Invece dovremmo provare  a spiccare il volo, come farfalle!       Come ho detto alla fine del mio video, questo non è un momento in cui sentirci diverse o peggio indisposte, anche se lo sbalzo ormonale produce uno sbalzo umorale non da poco.   Dev’essere invece un momento potenzialmente importantissimo, di espansione e di transizione verso una migliore versione di noi stesse.   Volete la prova?   Anche solo cinque anni fa non avrei mai avuto il coraggio di parlare apertamente di cosa sto passando, perché avrei temuto il giudizio degli altri e soprattutto avrei svelato l’arcano: anche io sto invecchiando, o meglio, anche per me il tempo della maturità sta arrivando.   E sapete che vi dico? Ben venga!   Perciò ho intenzione di tornare sull’argomento, sempre che ciò che faccio possa essere utile a qualcuno, mi direte nei vostri commenti qui o sul mio canale YouTube. A proposito …   Poteva mancare un consiglio di lettura?   Proprio no!   Vi segnalo per cominciare ad approfondire un libro appena uscito    The Menopause Switch: Disrupt Aging & Live Your Best Life Past Midlife    Carissa Alinat   Non è ancora tradotto in Italiano ma si legge con facilità. Ha ispirato parte della mia riflessione e mi ha fatto vedere le cose da un altro punto di vista.     Ci vuole dunque una sorta di cambio di paradigma. Siamo pronti, come società, a trattare il femminile non come un disagio ma come un punto di forza? Avete mai parlato in modo esplicito di argomenti relativi al vostro corpo che cambia? Lo fareste?   Fatemi conoscere come sempre le vostre opinioni qui o su YouTube!
  • Sono tornata e porto notizie! Ecco la mia bellissima estate
    E’ stata un’estate apparentemente tranquilla, la prova che per avere un estate piacevole e feconda non serve agitarsi e nemmeno progettare troppo. Quando è il momento le cose arrivano. Vorrei avere questa consapevolezza ogni giorno dell’anno! Come sapete, non siamo partiti. Il Covid ci ha suggerito tranquillità e devo dire che, ancora una volta, questa situazione si sta rivelando una miniera di apprendimento, almeno per me. Viverone ci ha accolti, pellegrini e quarantenati, regalandoci relax, lunghe passeggiate, qualche lettura in più del solito e il tempo per riflettere, quello che mi manca durante l’anno. Perché quarantenati? Perché mentre chiunque rientrava da paesi o regioni in cui il Covid 19 gozzovigliava, il mio compagno, al rientro da un paese dove il Covid è sotto controllo, ha fatto rigorosamente la quarantena fiduciaria e io con lui. Lascio stare ogni ulteriore commento sulla sproporzione e incoerenza dei meccanismi di prevenzione e controllo in questa estate agostana perché li stiamo misurando, con i numeri e con i ricoveri, le manifestazioni irrazionali di dissenso autorizzate e discoteche aperte e chiuse che infettano intere regioni. Che qualcuno lassù ce la mandi buona, perché da soli non so se la scampiamo! Dicevo all’inizio del post che è stata un’estate apparentemente tranquilla e sapete perché? Perché in realtà ho macinato tante cose: nuovi progetti, chiusura di alcuni in ballo da tempo, nuove scelte e persino ristrutturazioni. la mia è stata una delle estati più feconde di sempre e ora ve la racconto 😆  Sono tornata e porto notizie! La mia bellissima estate   Lo so, me la sono presa comoda con il blog, affidando ai ricordi, riattualizzati, il compito di tenerci compagnia durante tutto il mese.   A proposito, grazie a chi ha viaggiato con me verso il mare della Croazia. Se vi siete persi il viaggio in barca a vela virtuale, ho sistemato tutte le tappe in questa pagina del blog:        Grazie per avermi accompagnata in questo viaggio. Mentre lo portavo a compimento, almeno nella memoria, ho potuto godere di un’estate che si è rivelata la più feconda di sempre! Rimediare ai pasticci del self   Il viaggio di Roc Nére II è stato una scelta dettata dalla necessità di rimpiazzare la programmazione che avevo previsto sul blog per agosto.   Ricordate? Dapprima avevo intenzione di pubblicare il mio primo romanzo a puntate sul blog, poi mi sono convinta e ho scelto un’altra strada, forse meno pesante e più accattivante per il lettore, per tornare a promuoverlo sul blog (tra poco capirete il perché ho sentito l’esigenza di farlo).   Mi sono dovuta fermare. E sapete perché? Quando stavo per pubblicare l’articolo, pronto e ancora tra le bozze di WordPress, mi sono accorta che negli store on line il romanzo era presente con ben tre copertine differenti! 👿 Così ho deciso di fermarmi e verificare l’accaduto e nel giro di qualche ora ho capito: una copertina è relativa alla pubblicazione con il vecchio editore, quello con cui ho rescisso il contratto, un’altra è quella che avevo fatto io quando me ne sono andata, che poi ho modificato perché non mi convinceva.   Largamente colpa mia. Avrei dovuto monitorare. Ma si sa, il self publishing può rivelarsi un autentico pasticcio!   Il bello è che ho rimediato! E tra poco vi presenterò una versione più romantica del romanzo, a partire dalla sua copertina!     La firma del contratto di pubblicazione di Càscara   La vera novità è la firma del contratto di pubblicazione per il nuovo romanzo, Càscara!   A Emanuela Navone, editor e direttrice della Collana Policromia,  casa editrice PubMe, è piaciuto moltissimo dunque penso proprio che lo terrò, d’altra parte ne ho parlato così a lungo in questi termini che cambiare titolo adesso sarebbe come snaturarlo!   Alla faccia di chi all’inizio del lockdown sosteneva che fosse un errore inviare manoscritti alle case editrici in quel momento, ci ho creduto lo stesso, ho lavorato per migliorare la lettera di presentazione e la sinossi, e ho inviato.   Ho ricevuto quattro risposte, più una negativa (da Adelphi, lo voglio sottolineare, perché anche una risposta negativa è apprezzabile quando viene inviata per cortesia e rispetto del lavoro dell’autrice).   Di queste tre ho scelto Policromia.   Perché? Per tre ragioni: Perché è una casa editrice non a pagamento Perché le persone che lo hanno letto mi hanno fatto una buona impressione, in termini di professionalità e trasparenza Perché PubMe è una casa editrice che sta lavorando parecchio per strutturare il proprio mercato anche sul web, con tutto ciò che ne consegue: sostegno all’autore in termini di diffusione e promozione, organizzazione di eventi, partecipazione a fiere “in presenza e non”. Andrà tutto bene? Lo spero   🌈   Sarà pronto per il 2021. Ma vi aggiorno, non preoccupatevi 😉      Via alla ristrutturazione!   Ebbene sì, come altri migliaia di Italiani (chi sul serio, come ho fatto io, chi attraverso un racconto)  mi sono data alla ristrutturazione!   In sole due settimane abbiamo: sverniciato con carta vetrata, spatola e levigatrice gelosie e infissi della nostra casina, in queste proporzioni: 30%, 45%, 25% stuccato e rinforzato (gli infissi pare abbiano più di cent’anni!) verniciato il tutto componendo e distribuendo i due colori prescelti (grigio e rosso, quest’ultimo utilizzato per il portone di ingresso e qualche dettaglio qua e là) smontato la porta del bagno, rinforzato e verniciato pure quella ripulito il tutto scartavetrato, lucidato e riverniciato una sedia che avrà anche lei i suoi ottanta/cento anni. E dietro lo sporco abbiamo scoperto i chiodi/rivetti che fissavano il ferro battuto delle gambe in ottone! Bellissimi   Stanchi? Ceeeerto! Ma felici! E sono pure riuscita ad andare qualche giorno al lido!       Il progetto di un nuovo romanzo   Beh, siccome non ero abbastanza soddisfatta di tutto ciò, mi sono anche messa a progettare un nuovo romanzo!   Non vi dico di più se non che la protagonista è una donna alle prese con una crisi personale e di lavoro che inaspettatamente deve affrontare il rapporto, già difficile, con la madre.   Sarà un viaggio nei sentimenti e nella difficile arte di affrancarsi dalla propria genìa per poi scoprire di esserne irrimediabilmente parte.   Direi che mi fermo qui. Ce n’è abbastanza per un altro anno di blog insieme!   E voi care Volpi, come ve la siete cavate in questa estate un po’ così? Io al rientro ho riesumato la “vecchia” e cara copertina…       Buona ripresa, care Volpi!

28 Comments

  • mattinascente

    L’altro ieri strimpellavo al pianoforte “Tu come sta” e proprio ho pensato a queste semplici, intense e sempre meno usate, tre parole. Tante volte dette, poche volte ascoltate. Fortunatamente anche io ho il mio “Angelo”, colui che mi è sempre vicino (dopo 34 anni, di cui 23 di matrimonio!!!) e penso che sia veramente una marcia in più nella quotidianità. Grazie per i tuoi pensieri e un caro saluto.

    • Elena

      Il pianoforte, che bella passione. È un modo meraviglioso per esprimere i propri sentimenti. In questo periodo è bello quando possiamo avere qualcuno di importante accanto a noi… Congratulazioni per la longevità del vostro rapporto, senz’altro si tratta di un investimento e di attenzioni quotidiane. Un abbraccio

  • mariateresasteri

    Immagino che la persona cui è principalmente rivolto questo post si sia sciolta alle tue parole 😀
    Tendiamo a dare per scontato chi ci vuole bene, per poi magari rivalutarlo e apprezzarlo maggiormente in circostanze fuori dal comune, come quella che ti sei ritrovata a vivere. Magari è vero anche il contrario, cioè che sono tali persone a ritrovarsi in situazioni difficili e noi stessi in quel momento capiamo quanto affetto ci lega a loro. A me è capitato alcuni anni fa quando mio marito si è trovato in una brutta situazione e la sola prospettiva di perderlo mi faceva stare malissimo. Di certo, sarebbe bello ricordarsene ogni giorno, anche nella semplice quotidianità.
    Sul tagliare i rami secchi, hai perfettamente ragione. Purtroppo a volte non dipende da noi e questi rami inutili e pesanti ci tocca portarceli dietro pure se non vorremmo.

    • Elena

      Cara Maria Teresa, il mio è modello orso . Scrivo per sostenermi. L’amore è un impegno quotidiano e non sempre profuma di rose. Certi momenti sono necessari per ricordarci quanto teniamo a loro… E quanto loro tengono a noi. Ma non vale solo per l’amore, anche l’amicizia è impegno e responsabilità. E gratitudine

  • Brunilde

    io sono quella che non vorrebbe mai buttare via niente. Invece, come negli armadi ho dovuto farmi forza ed eliminare i vecchi maglioni che non metto da anni, anche nelle relazioni ho dovuto avere coraggio e riconoscere che certe persone , quelle ” se hai bisogno chiama ” oppure ” vediamoci una di queste sere ” ma poi non hanno mai tempo, neanche per un caffè, sono da dismettere. L’ho fatto, lo sto facendo. Invecchio, non ho più tempo da perdere .
    Anche per me, due piedi rotti a distanza di soli due anni, e un bruttissimo problema a un occhio, che l’anno scorso mi ha portato in sala operatoria senza tanti complimenti,sono stati un momento di riflessione. E di gratitudine: per chi mi cammina accanto e si prende cura di me, ogni giorno, in ogni situazione, per chi mi mostra calore e affetto, e per mia figlia che allontanandosi da una terrificante adolescenza che tutto sembrava avere travolto e raso al suolo, mi mostra un affetto tenero e unico. Grazie ad Elena e a tutte le volpi per l’occasione di ripensare a tutto questo, e a comunicarci a vicenda le nostre ricchezze: anche questo è un modo di essere speciali!

    • Elena

      Ciao Brunilde, intanto non è mica da tutti essere capaci davvero di gettare ciò che non ci serve più. Sia in senso stretto (gli armadi ringraziano) che in senso lato. Quelle amicizie lì, che tu stai scartando, finalmente, le ho avute anche io. Sono quelle che poi quando non vi sentite da tempo ti fanno persino sentire in colpa: “Ma non mi chiami mai?”, oppure “Peccato che non ti fai mai vedere”, come se loro non avessero le dita o le gambe come me! Ma passando oltre, cara Brunilde, il ringraziamento va a te. Che mi segui con simpatia, che susciti affetto sincero ogni volta che ti leggo, e che hai voglia di aprirti così candidamente come in questo commento. Sono felice di incontrare tante persone come voi, che hanno ancora voglia di parlare di sentimenti. Un abbraccio.
      PS: Hai vinto il premio sfiga con la rottura dei due piedi. Fino ad ora ce lo giocavamo io e Marina, ma tu, hai sbancato!

  • Marina

    È molto vero ciò che dici, soprattutto perché ho avuto modo anch’io di sperimentare la sensazione di avere bisogno di qualcuno in tutto (come ben sai quest’estate) e ho scoperto la bellezza di gesti inaspettati e sinceri (anche da persone che non avrei mai visto in veste di “angeli”.)
    Io l’ho trovato venticinque anni fa, il mio angelo d.o.c. ☺️
    E ti dirò anche una cosa, forse, impropria, ma anch’io so di avere questo ruolo per qualcuno: ci sono per le persone che contano come loro ci sono sempre per me. Direi che nella vita mi è andata bene!

  • newwhitebear

    le persone che ti vogliono bene sono quelle che in silenzio ti stanno accanto, esattamente come è capitato a te un anno fa. Persone che non chiedono nulla come merce di scambio. Lo fanno e basta senza cercare ‘un grazie’.
    Ci sono ma sono sempre di meno. Il mondo sta diventando egoista ed egocentrico.

    • Elena

      Cara Grazia, ne sono certa. La sensibilità non ti manca e nemmeno la consapevolezza. Gli angeli spesso si muovono accanto a noi senza che nemmeno ce ne accorgiamo…

  • Barbara

    Come ho scritto stamattina da Sandra, anch’io sto a mio modo facendo pulizia di quelle persone che quando ti chiamano saltano il “Ciao come stai?” e passano direttamente al “io ho bisogno / tu devi”. Il problema è che queste persone ce le ho in famiglia, e fanno forza sul legame famigliare per aumentare i miei sensi di colpa ed ottenere ciò che vogliono. Quello non è amore, è egoismo. E più invecchiano, più diventano egoisti, tanto da rischiare di perdere le persone che davvero ci vogliono bene, e ci hanno scelte.
    Spero che il tuo tendine vada meglio! Purtroppo sono cose lunghe da recuperare.

    • Elena

      Barbara hai toccato un tasto davvero dolente. Mia madre è sostanzialmente il tipo di persona che hai descritto. Per moltissimo tempo la nostra relazione, se così vogliamo chiamarla, si basava sul fatto che lei aveva bisogno di tutto, ed io dovevo essere sempre disponibile. In fondo è normale, una persona più anziana è giusto che chieda. Ma non è normale pretendere senza dare nulla in cambio. Col tempo ho discusso con lei più e più volte. All’inizio in modo piuttosto fervido, poi con calma. Inutile dire che la second strategia ha funzionato meglio. Dopo tutto questo tempo , non mi aspetto più niente. Per fortuna esiste anche un oltre il perimetro familiare in cui cercare e trovare relazioni sane e basate sul reciproco affetto e non sul reciproco bisogno.
      Il mio tendine va meglio, ma ancora non riesco ad andare a camminare in montagna, la qual cosa mi disturba parecchio 🙂

  • Sandra

    Sì, persone così ne ho e le so riconoscere. In questi giorni ho avuto uno scontro con un amico, per chi mi segue collegafigo, e ci siamo spiegati, lui si è scusato (con 3000 whatsApp pieni di sorry faccine tristi e cuori) e alla fine io gli ho detto che gli amici si spiegano, scusano, perdonano e noi siamo veri amici. Gli altri lasciano che i rapporti vadano a ramengo, poi è chiaro dipende dal torto subito.
    Quando non si sta bene, per diversi motivi, tu col tuo tendine, abbiamo bisogno di sicurezza, di qualcuno che si prenda cura di noi fattivamente, ed è fantasticamente rassicurante vedere che qualcuno che fa proprio questo c’è.
    Un caro saluto.

    • Elena

      Ciao Sandra, l’amicizia, le persone che ci vogliono bene, sono comunque persone, esattamente come noi. A volte una sana discussione è meglio di tanti silenzi. E poi, è bello fare pace 🙂
      Un abbraccio

  • rosaliapucci

    Non è questione di romanticismo, cara Elena, ma di profondità e tu, a giudicare dai pensieri che hai scritto, ne hai da vendere. Anch’io ho una persona che mi cammina accanto e che c’è sempre ogni volta che ho paura o che sto per cadere. E’ l’uomo che ho sposato. E nonostante le difficoltà sono felice di averlo incontrato.

    • Elena

      Sono felice per te Rosalia. Vivere la vita accompagnati è infinitamente più dolce, anche nelle difficoltà. Per quanto riguarda i miei pensieri, a volte mi fermo e penso che non sono abbastanza grata alla vita per quello che ho. E allora, rimedio 😉
      Un abbraccio grande a te e a tuo marito

  • Banaudi Nadia

    Al solito tocchi i tasti del cuore quando scegli gli argomenti e le parole con cui condirli.
    Le persone che citi sono rare, profumano di essenza preziosa e si stagliano nella massa degli affetti effimeri. Ne hai menzionato alcune caratteristiche esemplari. Sono molto felice tu possa aver conosciuto la tua persona speciale proprio nel momento in cui ne avevi più bisogno e soprattutto che poi sia seguita una sana pulizia di contorno. Sarebbe solo da fare più sovente, non una sola volta l’anno e tutti si sarebbe più felici e contenti.
    Per quello che mi riguarda credo di sì, di avere intorno diverse persone speciali, per le quali spero di esserlo a mia volta, in modo che lo scambio non venga mai a mancare come un rinnovo costante di energia ricostituente.

    • Elena

      Cara Nadia buon giorno. La mia persona speciale c’è da anni, ma in quel momento, certo non tragico ma senza dubbio difficile, ho compreso che cosa significa davvero amare senza pretese. Non so se sono stata sempre capace di farlo a mia volta, ma di sicuro questa riflessione mi fa pensare che sono entrata già in quel senso di reciprocità in cui tu sei comoda e non faccio alcuna fatica a crederti. Le persone che abbiamo intorno spesso le diamo per scontate. A lungo andare se ne accorgono e le cose cambiano, i sentimenti scemano. Sarà il Natale che mi diventare romantica?

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