Le persone che ci vogliono bene restano accanto
Femminile, plurale

Le persone che ci vogliono bene restano accanto

 

Ormai è passato quasi un anno da quando ho subito il distacco totale del tendine di Achille

Mi ha costretta all’immobilità per più di un mese e ci sto facendo i conti ancora oggi.

 

Quel dolore indescrivibile lo sento ancora addosso, così com’è ancora presente quel senso di smarrimento e paura che mi portavo appresso.

 

Prima a casa, mentre attendevo di essere ricucita, senza poter dormire e tenere la gamba in nessuna posizione dal dolore, e poi in ospedale, quando l’operazione è arrivata giusto in tempo perché il muscolo del polpaccio non si ritirasse del tutto.

 

Che cosa mi rimane di un lungo periodo in cui devi essere accudita in tutto, ma proprio in tutto, ciò di cui hai bisogno?

 

Le persone che ci vogliono bene restano accanto

 

Le persone che ci vogliono bene restano accanto.

E a me resta la gioia della riconoscenza, del rispetto e del profondo amore per chi mi è stato vicino amorevolmente e con infinita pazienza, il mio compagno di vita, Carlos.

 

Così, a un anno da quell’episodio difficile, scrivo questo post dedicato alla mia persona che mi vuole bene e perché no, anche alla vostra.

 

La memoria ci sollecita la riconoscenza

 

Anche se siamo troppo distratti da stimoli sempre diversi, da cose da fare e decisioni da prendere, ricordare i gesti che abbiamo ricevuto è necessario per coltivare una relazione.

 

Se la nostra mente è offuscata dal quotidiano e non siamo più capaci di riconoscerci uno spazio di silenzio (ecco come ho trovato il mio) , le cose importanti ci sfuggiranno.

 

L’ho sperimentato proprio in quei giorni in cui passavo molte ore da sola, riflettendo molto su di me e sulle mie relazioni.

Ho fatto pulizia.

Ora più di allora sono in grado di distinguere coloro che si avvicinano a me solo perché hanno bisogno di qualcosa, fosse anche il legittimo affetto, prendendo ciò che gli serve e lasciando il resto.

 

Anche le persone che non vogliono nulla sono pericolose, perché non danno nulla e alla lunga sono inutili rami secchi.

Vi sembro cinica?

Sono stata così bene quando li ho tagliati, questi rami! In fondo la consuetudine di gettare a capodanno dalla finestra oggetti vecchi, non è forse legata a questo bisogno di rinnovamento?

 

E allora, via con la rigenerazione  😎

 

Bisogna buttare qualcosa di vecchio perché entri qualcosa di nuovo

 

Come riconoscere chi ci vuole bene

 

Le persone che ci vogliono bene restano accanto.

Sanno trovare la chiave del nostro cuore e hanno deciso di aprirlo. A loro non importa cosa vedranno dentro di noi, sanno che a volte abbiamo paura e sono disposte ad affrontarla insieme.

 

Sono coloro che vedono cose che nemmeno noi conoscevamo di noi stessi e ci aiutano a tirarle fuori. Non è sempre un percorso di gioia, è vero, ma necessario sì.

 

Le persone che ci vogliono bene sono i nostri compagni di vita, di strada, che fanno con noi anche solo un piccolo tratto. Ma ti sono accanto e se il tempo peggiora sono capaci di ripararti senza pensare unicamente a se stessi.

 

Le persone che ci vogliono bene restano accanto.

Non dicono “Se hai bisogno di qualcosa, chiama”, per poi salutarti e tornare alle loro incombenze. Loro ci sono ogni giorno o arrivano proprio quando ne abbiamo più bisogno, come d’incanto.

 

Sono angeli custodi e intorno a noi ce ne sono sempre, anche se non li vediamo. Apriamo gli occhi!

 

Sono coloro che silenziosamente sopportano il peso di un’esistenza profondamente diversa dalla loro, senza giudicarla. La accettano perché ci riconoscono come esseri umani indipendenti e autonomi, perché ci amano di un amore incondizionato.

 

Le persone che ci vogliono bene sono campioni di costanza e pazienza. E a volte anche di sopportazione. Sono quelle che ti dicono le cose come stanno, delicatamente o, se serve, con forza. Non ti adulano con false parole, ma dicono ciò che vedono, ciò che la nostra immagine riflette.

 

Sono preziose, perché sebbene ogni mattina ci guardiamo allo specchio non sempre siamo capaci di vederci davvero per quello che siamo.

 

Le persone che ci vogliono bene restano accanto

 

Camminano a lato offrendoci un braccio. Spesso diventano il nostro bastone, il nostro sostegno e noi il loro.

 

Hanno bisogno al pari di noi di amore.

Di un abbraccio, di un gesto affettuoso, di una parola diversa da quelle che siamo abituate a pronunciare e che ascoltano ogni giorno, hanno bisogno che ci sporgiamo in avanti per andargli incontro, con coraggio.

 

Non lasciamo che sia troppo tardi.

 

Se qualcuno cerca di cambiarci, non è amore

 

Se qualcuno pretende che ci comportiamo come qualcun’altro o che addirittura diventiamo qualcun altro, allora dobbiamo allontanarci subito, come suprema forma di protezione.

 

Chi non riconosce la nostra originalità e la nostra bellezza interiore, ovunque essa sia nascosta, non ci vuole bene e non è per noi.

Io l’ho capito troppo tardi.

 

Ho passato gran parte della mia vita a rincorrere chimere e modelli che non ho ovviamente mai incontrato.

E ad avere sempre paura.

Poi è arrivato Lui e quella paura l’ha sconfitta, piano piano.

 

Le persone che ci vogliono bene hanno un valore inestimabile.

Possiamo riconoscerlo facilmente, se solo saremo in grado di abbandonare noi stesse e abbracciare l’altro.

 

Leggi anche Perché è importante esprimere le nostre emozioni

 

Quando trovate le persone che vi vogliono bene, guai a perderle.


Avete riconosciuto tra queste righe persone che vi vogliono bene?

Allora spero vi resteranno accanto

Avete voglia di raccontarlo?

 

  • Editoria: non basta la nuova legge per farla decollare
      La scorsa settimana ho pubblicato un articolo sulla difficoltà che riscontriamo nel dedicarci alla lettura in questo periodo di quarantena forzata. Se ve lo siete perso, potete trovarlo a questo link. Al di là delle attitudini individuali, l’isolamento forzato, bambini e adolescenti stipati in casa a causa della chiusura delle scuole, i molti lavoratori in porto con bandiera gialla issata (ripasso del codice nautico internazionale qui)  o reclusi in casa per curarsi o contenere l’emergenza virus, tutti abbiamo pensato che leggere sarebbe stata un’ottima soluzione, un’occasione irripetibile. E invece… Invece i dati dicono altro. Cieli grigi sulle vendite e sul mercato editoriale.   Editoria: non basta la nuova legge per farla decollare   Gli acquisti dei libri crollano, persino nella versione ebook. I dati diffusi qualche giorno fa sembrano raffreddare gli entusiasmi dell’anno scorso e confermare la tesi che in quarantena concentrarsi sulla lettura è difficile, perché la testa è impegnata altrove, anche se non vorremmo. 8.600 i titoli pubblicati in meno in un anno, 39,3 milioni le copie che non saranno stampate nel 2020 e 2.500 i titoli che non saranno tradotti. Un bilancio più che fosco. Lo sostiene l’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori (AIE) in merito all’impatto che l’emergenza Covid-19 avrà nel 2020 sull’intera editoria italiana. Le ragioni sono molte. La cancellazione di tutte le fiere, comprese quelle internazionali, le presentazioni degli autori presso le librerie (va a finire che scopriamo che funzionano ancora 😀 ), la chiusura delle biblioteche  e delle rivendite di libri… come aspettarci qualcosa di diverso? Restano le vendite on line e le edicole, che svolgono in questo periodo difficile un ruolo essenziale per la distribuzione delle informazioni e il reperimento di libri cartacei alla bisogna, ruolo che da tempo avevano accantonato. Per Torino e per tutti noi la perdita è molto pesante: il Salone del Libro è stato rinviato a data da destinarsi. Qui le laconiche dichiarazioni degli organizzatori all’ANSA.     Alla luce di questo quadro fosco mi sono ricordata della nuova legge per l’editoria. Non me ne ero ancora occupata, ma adesso mi preme verificare se è in grado di dare risposte concrete a questa crisi. Sono andata a recuperarla e l’ho letta per voi. Scopriamo se tra le sue pieghe si nasconde una ragione per ciò che sta accadendo in Italia con la lettura e il mercato dei libri.   Crisi del libro, una vecchia storia   Che siate tifosi della carta o del digitale, i numeri della recente crisi dell’industria editoriale dallo scoppio dell’emergenza Coronavirus a oggi non perdonano: siamo a meno 23% di libri venduti rispetto all’anno scorso e le stime, provvisorie, sono destinate a crescere. Nella città di Milano questa percentuale sembra salire addirittura al 50%. Qualcuno comincia ad agitarsi… Leggete qui   Il dato della decrescita delle vendite è allarmante ed è accompagnato da un interessante quanto inevitabile crescita dell’informazione on line, che non ha però effetti sulla lettura di narrativa in digitale. Ma cambierà il nostro modo di informarci, definitivamente. Il tema dello sviluppo del digitale pone infatti serie questioni, come garantire le professionalità esistenti e l’informazione di qualità. Una legge per l’editoria dovrebbe affrontare il tema in termini di sviluppo di tutte le sue “branchie”. L’ebook infatti ha un grande valore,  l’ho celebrato in questo post, ma indubbiamente l‘editoria tradizionale continua ad avere un senso. Una legge dovrebbe sostenerla strutturalmente, perché produce e distribuisce cultura.   Cosa dice la nuova legge   Il Parlamento ha varato la nuova Legge per l’Editoria (testo qui) in vigore dal 1 gennaio 2020, cui è affidato il compito di risollevare il settore dalla bonaccia in cui è finito.   Il testo della Legge chiarisce il contesto: “Disposizioni per la promozione e il sostegno alla lettura“. Intuiamo che non si tratti di una normativa organica, ma di un intervento preciso e circostanziato, teso a rendere meno oneroso l’acquisto dei libri. Si introduce la carta della cultura, una sorta di bonus acquisto di 100 euro annuo pro capite, i cui i requisiti di accesso sono ancora ignoti e in fase di definizione. Previsto anche uno sconto per la vendita dei libri che non può superare il 5%,  al fine di incentivarne l’acquisto e la lettura. La necessità di limitare la scontistica a questa percentuale suppongo derivi dall’avvento nel mercato dell’editoria di colossi come Amazon che, pur di tenersi i clienti per vendere poi altro, sono in grado di praticare sconti molto più alti, anche fino al 20, 25%, che nessun altro editore, se non di grossa taglia, è in grado di sostenere. Anche con gli autori Amazon è in grado di fare la voce grossa, esercitando un potere quasi esclusivo. Decide, anche contro la tua volontà, a che prezzo vendere un ebook, anche se tu, sulla tua piattaforma di self publishing, hai deciso di distribuirlo gratuitamente. Affidarsi a centrali di vendita come Amazon potrebbe rappresentare più un vincolo che un’opportunità, per il lettore e per lo scrittore. Figuratevi per l’editore che distribuisce e non può controllare il ribasso significativo del prezzo di copertina che in taluni casi Amazon è in grado di offrire. La scontistica poi ha effetti differenti tra piccoli e grandi editori. I librai e gli editori indipendenti, privi di una rete di distribuzione propria o di vendita (leggasi Feltrinelli ad esempio) hanno molte più difficoltà a reggere la competizione sul prezzo. Inoltre, essi sono tali, indipendenti, perché si riservano, nei limiti del mercato, di scoprire e valorizzare autori esordienti, autori sconosciuti ai più almeno al loro debutto e che non hanno un “tiro” nelle vendite dato dal loro nome e della loro fama, come succede per i grandi editori. Questa competizione sui costi inoltre produce un effetto nefasto sul lavoro nell’editoria. Non solo le case editrici, riducendo il loro fatturato, riducono potenzialmente l’occupazione, ma anche l’industria della carta, dei grafici, tutto ciò che noi chiamiamo filiera editoriale ne è affetto. Deve essere sostenuta se vogliamo difendere l’occupazione. Una legge dunque non per l’editoria, di qualunque editoria si parli, ma una legge che serve soprattutto a limitare lo strapotere dei siti di vendita on line. E a dare un colpetto alle vendite. Ma ai tempi del Coronavirus,  mostra tutti i suoi limiti.   Un libro non è una merce come le altre, che in tempi di sovrapproduzione si può dar via a prezzi «d’occasione». Dietro ci sono tanti e tali mestieri , non ultimo quello dello scrittore, che devono essere valorizzati. Se proprio vogliamo sostenere la vendita di libri, proviamo a ridurne il prezzo della distribuzione sostenendola attraverso il circuito pubblico. Proviamo a spendere meno in consulenze e pubblicità e a definire le professioni che intorno al libro si organizzano dando loro strumenti perché svolgano un lavoro di qualità. Formazione, una questione molto importante.  Facciamo crescere insieme la voglia di scrivere e leggere con un grande impegno sulla filiera del libro. Preservare la cultura è una priorità cui lo Stato dovrebbe dedicarsi.   Ma allora, cosa dovrebbe fare una buona legge per l’editoria?   Una legge per l’editoria dovrebbe: rafforzare la filiera produttiva del libro, investire nella sua professionalità e difenderne il perimetro occupazionale costruire le condizioni per cui ogni cittadino italiano, attraverso l’istruzione obbligatoria, la cultura e la formazione possa dotarsi di strumenti che gli consentono di essere un cittadino informato, consapevole, attivo e preparato. Riformulare un progetto per la scuola. Qualunque norma che parli di libri e cultura che non abbia una sufficiente interazione con il sistema pubblico del’istruzione è destinato a fallire.   Se qualcosa come il  coronavirus non diventa un’occasione per sfogliare un libro in più, allora significa che il lavoro da fare non può restare in superficie ma deve andare a fondo del problema. Altrimenti sì che saremo un paese senza speranza.  
  • Aiuto, non riesco a leggere in quarantena!
      Ho la possibilità di lavorare agile ed esco di casa solo per gettare l’immondizia o per recarmi al lavoro quando è necessario. Non possiemo un animale da compagnia, non ho figli, le mie attività in settimana sono tutte incentrate sul mio lavoro. Di tanto in tanto svolgo pulizie approfondite della casa che da anni non faccio, non mi vergogno a dirlo. Oppure faccio manutenzione al blog. Domenica scorsa mi sono spuntata i capelli (ma vado meglio come panettiera) e fatto giardinaggio (il gelsomino era stremato, di sicuro non peggiorerò la situazione). Quando stavo pensando di smettere di scrivere e ritirarmi alla vita di sempre, mi è persino venuta una nuova idea per un romanzo. Insomma, non ho tempo di annoiarmi, mi sono buttata a fare tutto. Tutto, tranne leggere.   Aiuto, non riesco a leggere in quarantena!   Le ultime parole famose Finalmente avrò tempo di leggere i miei libri preferiti   L’illusione è durata qualche giorno appena. Sul mio comodino il saggio sul digiuno cui mancano solo una decina di pagine, sulle oltre duecento in inglese che ho già letto. Mi ci sono messa d’impegno l’altro giorno, ma accidenti, che fatica! Sul tavolino del salotto invece dimorano le riflessioni di Sant’Agostino (che mi avevano ispirato questo post sulla pigrizia e l’ignoranza) e un libro sull’iconografia magica nella storia dell’architettura scriotto da un amico, che avrei voluto cominciare già due settimane fa. E invece. Noia?  Stanchezza? Perché diavolo proprio ora che ne avrei il tempo, non riesco a leggere in quarantena? Aiuto! Così ci ho pensato su e queste sono le mie (tristi) ragioni per cui leggere in quarantena si rivela più faticoso che mai.   Perché non riesco a leggere in quarantena   Ci ho provato. Immergermi in una storia nuova, che mi trasporti altrove… sembrava un’idea fantastica per affrontare la quarantena. Ma non ci riesco. Non c’è verso. Pensandoci bene, c’è una differenza sostanziale tra l’atto dello scrivere e quello del leggere: ➡  scrivere significa liberare la mente dai pensieri che la occupano e dalle storie che la popolano, per metterli nero su bianco e affidarli alla vita degli altri. ➡  leggere al contrario significa accogliere la fantasia degli altri, nel bailamme di pensieri di questi giorni. Significa riempire un vuoto, soddisfare uno spazio rimasto vacante. Ma spazio oggi non ce n’è, almeno nella mia testa. Forse è per questo che preferisco scrivere e non leggere in questo preciso momento. Scrivere per me in questo momento significa liberarsi di qualcosa che spinge per uscire. Un gesto che alleggerisce, purifica, monda i miei pensieri e li trasforma in storie che prendono la loro via, leggere come gli uccelli, unici abitanti del cielo. Per leggere invece, occorre prima fare spazio. Forse la mia mente è troppo piena. Di paure, di informazioni che faccio sempre più fatica a gestire e a selezionare, ma che servono a me per proteggermi. Piena di molteplici pensieri per il futuro e di ricordi di un passato che ormai sembra lontanissimo. Fare spazio tra questi pensieri in questo momento fa paura. E il silenzio che di tanto in tanto ricerco come una fonte di ricarica essenziale, oggi assorda le strade della mia città e delle case delle persone sole, cui ho dedicato una parte di riflessione in questo post. Un po’ me ne dolgo. Perché ne abbiamo bisogno ma spesso non riusciamo a sostenerlo.   Siete come me o riuscite a leggere, approfittando del tempo passato in casa?   Risorse per leggere, MLOL   Prima di lasciarvi ai commenti che mi auuro vorrete fare, desidero condividere con voi una iniziativa che ho scoperto soltanto adesso ma che mi pare davvero straordinaria, specie in questo momento. MLOL, acronimo di Media Library On Line, è un sistema che mette in rete una quantità enorme di risorse accessibili gratuitamente attraverso le biblioteche fisiche italiane. A questo link qualche informaizone sul sitema MLOL. Esiste anche la possibilità di sottoscrivere abbonamenti, utili ad accedere a titoli in più e, soprattutto, a sostenere le biblioteche pubbliche e private che svolgono un ruolo fondamentale nei nostri paesi e nelle nostre città. Come vedete, le soluzioni per leggere non mancano affatto, anche senza uscire di casa. Bisogna solo averne la voglia, il tempo, e ora l’ho capito, anche lo spazio mentale necessario.    
  • Affidare al web un messaggio d’amore
      Sostenere la quarantena e le conseguenze della pandemia non è facile per nessuno, ma affrontarla da soli è davvero molto faticoso. Taluni sono abituati alla solitudine, forse nel tempo l’hanno persino cercata. Ma per chi ha una persona amata nel cuore che non puo’ più incontrare a causa delle nuove regole, la vita al tempo del Coronavirus è infinitamente più pesante e dalla conseguenze impossibili da prevedere. Avere accanto chi ci ama ed essere capaci di amare aiuta a sopportare il peso dell’isolamento e le ansie e le preoccupazioni per il futuro di cui in questi giorni siamo tutti facili prede. Affidare al web un messaggio d’amore, consolarci con gli strumenti che la modernità mette a disposizione, come le videochiamate ad esempio. Capaci di farci sentire meno soli e isolati, di certo in questo momento sono molto efficaci. E poi c’è il web. Quello spazio virtuale infinito a cui possiamo affidare i nostri messaggi d’amore, nella speranza che raggiungano chi devono raggiungere, accettando che il caso faccia la su parte.   Affidare al web un messaggio d’amore   Quante parole d’amore abbiamo pronunciato nella nostra vita? La quantità non conta, conta se siano state sincere, autentiche e soprattutto, se sono state ricambiate. Messaggi che pronunciamo di fronte alla persona amata o che affidiamo a lettere d’amore che non spediremo mai. Parole che usiamo come disperate ancore di salvezza, scialuppe di salvataggio nel mare in tempesta del #Covid-19. Parole che oggi, quando le nostre vite non sono mai state più fragili, assumo un’importanza e un impegno completamente diverso. Chissà qual era la disposizione d’animo di chi ha affidato il messaggio d’amore che pubblico, avendone avuto l’autorizzazione, alla fine di questa mia riflessione. Leggendole percepisco la loro verità. Sento essere nate da un cuore colmo d’amore, scritte nel momento in cui da quel luogo stavano sgorgando. Per la prima volta su questo blog, pubblico una lettera d’amore scritta da altri per altri. Mi ha colpito per la sua semplicità e la sua forza. In queste parole c’è tutta la verità di questo momento. Buona lettura.   Ci sei tu Un silenzio sentito poche volte nella mia vita, e mai in momenti felici. Un silenzio che, in parte, so continuerà anche domani, per tutto il giorno. C’è il bollettino di guerra, che ogni giorno ci fa ringraziare di non appartenere a quel numero, e ci rattrista e ci fa pensare un po a chi, a quel numero, appartiene. Ci siamo noi, che andiamo per strade prive di rumore, diretti verso il lavoro, che ci porta lontano da casa e per alcuni di noi con l’alto rischio di dover tornare con un ospite indesiderato nella gola. C’è la spesa time, dove incontriamo persone che fino a poche settimane fa non avremmo neanche visto, e con cui ora invece, ci scambiamo sguardi veloci a dire, dai andiamo avanti. C’è un rispetto strano, una cortesia che va al di là delle buone maniere,  gestita dalla paura e allo stesso tempo dalla voglia di stringere la mano a qualcuno. C’è la mia famiglia, con cui ci si sente tramite messaggi, video, e vocali tutto il giorno, tutti i giorni, come se abitassimo a migliaia di km di distanza e invece… Ci sono le persone con cui eri solito incontrarti parlare ridere dopo un turno di lavoro davanti ad una pizza e raccontare la giornata. Gli amici e le persone che porti nel cuore, soprattutto ora che fuori di casa potremmo incontrare chi ha deciso di soggiornare nei nostri polmoni. Ma al cuore no, non ci è ancora arrivato. C’è la televisione che mostra i nostri fratelli e le nostre sorelle sparsi per il mondo a combattere come noi, ciascuno nelle proprie case. C’è l’aria pulita e il cielo azzurro e stelle che forse dalla nostra finestra in città non abbiamo mai visto così luminose. C’è il silenzio … madre mia il silenzio… Avete provato ad affacciarvi dalla finestra in piena notte?? Io l’ho fatto. Il cinguettio degli uccelli fa eco sui muri delle case e dei palazzi e poi silenzio… è assordante… dovrebbe darti pace. A me fa piangere. Ci sono gli scambi su youtube e facebook di sorrisi, battute, saluti, consigli e ricette per passare il tempo nella nostra casa salvezza.. Alcuni la chiamano prigione.. a me non piace. Posso scegliere, e scelgo di starci, per il mio bene e per il bene degli altri. C’è la speranza e i progetti di cosa faremo, quando usciremo da tutto questo, a cosa penseremo. C’è la consapevolezza del cambiamento, che ognuno di noi dovrà affrontare con se stesso e con la vita che è dentro di noi e ci circonda. C’è il mare, e i monti… non posso raggiungerli ne toccarli. La prima cosa che farò appena tutto sarà più quieto e si potrà uscire? Prenderò la metro, arriverò al mare, mi togierò le scarpe e i pantaloni e mi butterò in acqua. Probabilmente piangerò. C’è tutto questo in questo mondo diventato così strano e assurdo. Tutto questo. E poi ci sei tu. Ci sei tu, entrato nella mia vita in punta di piedi, come per non disturbarla… ci sei tu, sempre attento ad ascoltarmi, a tenermi compagnia, a ricordarmi con i tuoi sguardi che sei lì e sei pronto ad abbracciarmi, non sappiamo quando questo sarà possibile ma non importa… tu ci sei, e io qui per te. Ci sei tu, che stai dando un senso sempre più grande a tutto ciò che è reale e tutto ciò che lo diventerà. Ci sei tu, con cui devo inventarmi litigate finte in videochiamata per poter provare a discutere, visto che non lo facciamo mai. E ci viene da ridere subito, perchè sappiamo che non siamo in grado di farlo. Ci sei tu, che dopo quasi un mese che non ti vedo sei costantemente presente in ogni mio senso… il tuo odore, il calore delle tue mani e delle tue braccia. Ci sei tu, che stai rendendo il momento difficile che stiamo vivendo un po’ meno difficile, un po’ meno grigio, e soprattutto un po’ meno silenzioso. Ci sei tu, dolce e prezioso, e insostituibile, come il mio mare e il tuo deserto E i monti che non vedo l’ora di condividere con te. Tra poche ore sarai lì a darmi il buon giorno ed io sarò lì a darti il mio, per un’altra giornata distanti, ma più vicini che mai. Sogni d’oro Cucciolo   Germano   Affidare al web messaggi d’amore senza risparmiarci   Il web ha molti limiti, ma oggi mostra tutte le sue potenzialità e la sua forza. Ricevere un messaggio come quello che avete appena letto, significa poter coltivare ancora la speranza. I messaggi d’amore che possiamo scambiarci sempre, anche attraverso il web, sono capaci di cambiare il modo in cui andranno le cose. Distribuiamo messaggi d’amore senza risparmiarci. Non per timore di pentirci di non averlo mai fatto, ma perché essi salvano.   E voi, avete mai mandato un messaggio d’amore via web?   Sulla quarantena ho pubblicato anche   Diario della quarantena: chi lo sta tenendo? Andrà tutto bene Il Coronavirus non ci renda ciechi  

28 Comments

  • mattinascente

    L’altro ieri strimpellavo al pianoforte “Tu come sta” e proprio ho pensato a queste semplici, intense e sempre meno usate, tre parole. Tante volte dette, poche volte ascoltate. Fortunatamente anche io ho il mio “Angelo”, colui che mi è sempre vicino (dopo 34 anni, di cui 23 di matrimonio!!!) e penso che sia veramente una marcia in più nella quotidianità. Grazie per i tuoi pensieri e un caro saluto.

    • Elena

      Il pianoforte, che bella passione. È un modo meraviglioso per esprimere i propri sentimenti. In questo periodo è bello quando possiamo avere qualcuno di importante accanto a noi… Congratulazioni per la longevità del vostro rapporto, senz’altro si tratta di un investimento e di attenzioni quotidiane. Un abbraccio

  • mariateresasteri

    Immagino che la persona cui è principalmente rivolto questo post si sia sciolta alle tue parole 😀
    Tendiamo a dare per scontato chi ci vuole bene, per poi magari rivalutarlo e apprezzarlo maggiormente in circostanze fuori dal comune, come quella che ti sei ritrovata a vivere. Magari è vero anche il contrario, cioè che sono tali persone a ritrovarsi in situazioni difficili e noi stessi in quel momento capiamo quanto affetto ci lega a loro. A me è capitato alcuni anni fa quando mio marito si è trovato in una brutta situazione e la sola prospettiva di perderlo mi faceva stare malissimo. Di certo, sarebbe bello ricordarsene ogni giorno, anche nella semplice quotidianità.
    Sul tagliare i rami secchi, hai perfettamente ragione. Purtroppo a volte non dipende da noi e questi rami inutili e pesanti ci tocca portarceli dietro pure se non vorremmo.

    • Elena

      Cara Maria Teresa, il mio è modello orso . Scrivo per sostenermi. L’amore è un impegno quotidiano e non sempre profuma di rose. Certi momenti sono necessari per ricordarci quanto teniamo a loro… E quanto loro tengono a noi. Ma non vale solo per l’amore, anche l’amicizia è impegno e responsabilità. E gratitudine

  • Brunilde

    io sono quella che non vorrebbe mai buttare via niente. Invece, come negli armadi ho dovuto farmi forza ed eliminare i vecchi maglioni che non metto da anni, anche nelle relazioni ho dovuto avere coraggio e riconoscere che certe persone , quelle ” se hai bisogno chiama ” oppure ” vediamoci una di queste sere ” ma poi non hanno mai tempo, neanche per un caffè, sono da dismettere. L’ho fatto, lo sto facendo. Invecchio, non ho più tempo da perdere .
    Anche per me, due piedi rotti a distanza di soli due anni, e un bruttissimo problema a un occhio, che l’anno scorso mi ha portato in sala operatoria senza tanti complimenti,sono stati un momento di riflessione. E di gratitudine: per chi mi cammina accanto e si prende cura di me, ogni giorno, in ogni situazione, per chi mi mostra calore e affetto, e per mia figlia che allontanandosi da una terrificante adolescenza che tutto sembrava avere travolto e raso al suolo, mi mostra un affetto tenero e unico. Grazie ad Elena e a tutte le volpi per l’occasione di ripensare a tutto questo, e a comunicarci a vicenda le nostre ricchezze: anche questo è un modo di essere speciali!

    • Elena

      Ciao Brunilde, intanto non è mica da tutti essere capaci davvero di gettare ciò che non ci serve più. Sia in senso stretto (gli armadi ringraziano) che in senso lato. Quelle amicizie lì, che tu stai scartando, finalmente, le ho avute anche io. Sono quelle che poi quando non vi sentite da tempo ti fanno persino sentire in colpa: “Ma non mi chiami mai?”, oppure “Peccato che non ti fai mai vedere”, come se loro non avessero le dita o le gambe come me! Ma passando oltre, cara Brunilde, il ringraziamento va a te. Che mi segui con simpatia, che susciti affetto sincero ogni volta che ti leggo, e che hai voglia di aprirti così candidamente come in questo commento. Sono felice di incontrare tante persone come voi, che hanno ancora voglia di parlare di sentimenti. Un abbraccio.
      PS: Hai vinto il premio sfiga con la rottura dei due piedi. Fino ad ora ce lo giocavamo io e Marina, ma tu, hai sbancato!

  • Marina

    È molto vero ciò che dici, soprattutto perché ho avuto modo anch’io di sperimentare la sensazione di avere bisogno di qualcuno in tutto (come ben sai quest’estate) e ho scoperto la bellezza di gesti inaspettati e sinceri (anche da persone che non avrei mai visto in veste di “angeli”.)
    Io l’ho trovato venticinque anni fa, il mio angelo d.o.c. ☺️
    E ti dirò anche una cosa, forse, impropria, ma anch’io so di avere questo ruolo per qualcuno: ci sono per le persone che contano come loro ci sono sempre per me. Direi che nella vita mi è andata bene!

  • newwhitebear

    le persone che ti vogliono bene sono quelle che in silenzio ti stanno accanto, esattamente come è capitato a te un anno fa. Persone che non chiedono nulla come merce di scambio. Lo fanno e basta senza cercare ‘un grazie’.
    Ci sono ma sono sempre di meno. Il mondo sta diventando egoista ed egocentrico.

    • Elena

      Cara Grazia, ne sono certa. La sensibilità non ti manca e nemmeno la consapevolezza. Gli angeli spesso si muovono accanto a noi senza che nemmeno ce ne accorgiamo…

  • Barbara

    Come ho scritto stamattina da Sandra, anch’io sto a mio modo facendo pulizia di quelle persone che quando ti chiamano saltano il “Ciao come stai?” e passano direttamente al “io ho bisogno / tu devi”. Il problema è che queste persone ce le ho in famiglia, e fanno forza sul legame famigliare per aumentare i miei sensi di colpa ed ottenere ciò che vogliono. Quello non è amore, è egoismo. E più invecchiano, più diventano egoisti, tanto da rischiare di perdere le persone che davvero ci vogliono bene, e ci hanno scelte.
    Spero che il tuo tendine vada meglio! Purtroppo sono cose lunghe da recuperare.

    • Elena

      Barbara hai toccato un tasto davvero dolente. Mia madre è sostanzialmente il tipo di persona che hai descritto. Per moltissimo tempo la nostra relazione, se così vogliamo chiamarla, si basava sul fatto che lei aveva bisogno di tutto, ed io dovevo essere sempre disponibile. In fondo è normale, una persona più anziana è giusto che chieda. Ma non è normale pretendere senza dare nulla in cambio. Col tempo ho discusso con lei più e più volte. All’inizio in modo piuttosto fervido, poi con calma. Inutile dire che la second strategia ha funzionato meglio. Dopo tutto questo tempo , non mi aspetto più niente. Per fortuna esiste anche un oltre il perimetro familiare in cui cercare e trovare relazioni sane e basate sul reciproco affetto e non sul reciproco bisogno.
      Il mio tendine va meglio, ma ancora non riesco ad andare a camminare in montagna, la qual cosa mi disturba parecchio 🙂

  • Sandra

    Sì, persone così ne ho e le so riconoscere. In questi giorni ho avuto uno scontro con un amico, per chi mi segue collegafigo, e ci siamo spiegati, lui si è scusato (con 3000 whatsApp pieni di sorry faccine tristi e cuori) e alla fine io gli ho detto che gli amici si spiegano, scusano, perdonano e noi siamo veri amici. Gli altri lasciano che i rapporti vadano a ramengo, poi è chiaro dipende dal torto subito.
    Quando non si sta bene, per diversi motivi, tu col tuo tendine, abbiamo bisogno di sicurezza, di qualcuno che si prenda cura di noi fattivamente, ed è fantasticamente rassicurante vedere che qualcuno che fa proprio questo c’è.
    Un caro saluto.

    • Elena

      Ciao Sandra, l’amicizia, le persone che ci vogliono bene, sono comunque persone, esattamente come noi. A volte una sana discussione è meglio di tanti silenzi. E poi, è bello fare pace 🙂
      Un abbraccio

  • rosaliapucci

    Non è questione di romanticismo, cara Elena, ma di profondità e tu, a giudicare dai pensieri che hai scritto, ne hai da vendere. Anch’io ho una persona che mi cammina accanto e che c’è sempre ogni volta che ho paura o che sto per cadere. E’ l’uomo che ho sposato. E nonostante le difficoltà sono felice di averlo incontrato.

    • Elena

      Sono felice per te Rosalia. Vivere la vita accompagnati è infinitamente più dolce, anche nelle difficoltà. Per quanto riguarda i miei pensieri, a volte mi fermo e penso che non sono abbastanza grata alla vita per quello che ho. E allora, rimedio 😉
      Un abbraccio grande a te e a tuo marito

  • Banaudi Nadia

    Al solito tocchi i tasti del cuore quando scegli gli argomenti e le parole con cui condirli.
    Le persone che citi sono rare, profumano di essenza preziosa e si stagliano nella massa degli affetti effimeri. Ne hai menzionato alcune caratteristiche esemplari. Sono molto felice tu possa aver conosciuto la tua persona speciale proprio nel momento in cui ne avevi più bisogno e soprattutto che poi sia seguita una sana pulizia di contorno. Sarebbe solo da fare più sovente, non una sola volta l’anno e tutti si sarebbe più felici e contenti.
    Per quello che mi riguarda credo di sì, di avere intorno diverse persone speciali, per le quali spero di esserlo a mia volta, in modo che lo scambio non venga mai a mancare come un rinnovo costante di energia ricostituente.

    • Elena

      Cara Nadia buon giorno. La mia persona speciale c’è da anni, ma in quel momento, certo non tragico ma senza dubbio difficile, ho compreso che cosa significa davvero amare senza pretese. Non so se sono stata sempre capace di farlo a mia volta, ma di sicuro questa riflessione mi fa pensare che sono entrata già in quel senso di reciprocità in cui tu sei comoda e non faccio alcuna fatica a crederti. Le persone che abbiamo intorno spesso le diamo per scontate. A lungo andare se ne accorgono e le cose cambiano, i sentimenti scemano. Sarà il Natale che mi diventare romantica?

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