La mia generazione deve smettere di tacere

Quasi un mese fa pubblicavo su questo blog l’articolo Che fine ha fatto la mia generazione?

Avevo cominciato a scriverlo quasi per gioco, un giorno in cui mi ero stancata di vedere teste bianche nell’ennesimo posto di potere. Bianche e maschili, per la precisione.

Ricordo che avevo pensato e ripensato più volte se pubblicarlo o meno, perché mi sembrava una riflessione del tutto personale che non ero certa avrebbe riscontrato la sintonia di altri. E invece.

Che fine ha fatto la mia generazione? è stato il secondo articolo più letto nel 2016. Niente male 🙂

Questa volta torno sull’argomento con una mia storia personale come traccia. Parla dell’annosa tensione tra due opposte reazioni a ciò che ci circonda e non ci piace:

ribellarsi o mugugnare?

La mia generazione deve smettere di tacere

La mia generazione deve smettere di tacere

Quando ci guardiamo intorno e vediamo quarantenni o cinquantenni apatici, incapaci di passioni, disillusi e vinti, ma dotati di ogni tipo di tecnologia addosso, potremmo credere che siano pronti all’azione, come dei Rambo cittadini che a parole spaccano il mondo.

Se tocchi con mano quell’apparenza ti accorgi che si tratta di cristallo.

Sono gli stessi che si alzano e comunicano, spesso sui loro profili social preferiti, non ciò che vorrebbero cambiare ma ciò che sognano, come se la loro vita potesse avvenire in una sorta di dimensione parallela che non prevede alcuna forma di impegno personale.

Sono dura, lo so.

Sui rischi della finzione del web ho scritto nel post Realtà virtuale e reale. La pia illusione di farle coincidere. Lì discuto di come molti ormai appaiano quello che non sono, in un enorme sogno ad occhi aperti, che a volte diventa un incubo.

Al punto che la mia generazione, che non è nata digitale e usa i social più per sconfiggere la noia e promuovere se stessi che per comunicare davvero, passa in media almeno due ore al giorno ad aggiornare i propri profili.

Se considerate la solita media delle otto ore di lavoro e altrettante di sonno, ne restano otto soltanto per godere la vita e la compagnia delle persone vere. Passarne due sul pc o sullo smartphone è davvero molto tempo sottratto alla socializzazione de visu.

La dipendenza dalla tecnologia è iperfunzionale a una società narcotizzata

Più ci si dedica ad amenità, più ci si allontana dalle cose che ci riguardano ogni giorno.

Panem et circenses è sempre una formula vincente, il caro vecchio Cesare fa ancora scuola, anche al giorno d’oggi.

Il dovere dimenticato della ribellione

La mia generazione è in larga parte a posto così. Ha accettato ciò che un tempo sarebbe stato inaccettabile, ha accettato di non contare nulla e di essere dimenticata.

Lo scontro generazionale, terribile, che c’è nel paese è tra giovani e anziani. Se la mia generazione, quella di mezzo, potesse svolgere un ruolo dovrebbe essere quello della mediazione, una sorta di missione naturale.

Ma non lo fa, non puo’ farlo. Da un lato è impegnata nella rottamazione del vecchio, cui non è in grado di opporre una visione complessiva della società davvero innovativa, dall’altro nella condanna o idealizzazione della gioventù.

E la generazione di mezzo? Mugugna, incapace di indicare una direzione di cambiamento.

Cosa ha portato la mia generazione a dimenticare il valore della ribellione? Perché non ha saputo indicare le cose che dovevano essere cambiate e poi, una volta individuate, provare sul serio a cambiarle?

Non c’è un’età specifica per farlo, quando si è maturi si deve procedere.

Tra mille difficoltà, per molta parte soli, spesso accompagnati, ma da persone vere, che la rivoluzione su Facebook non dura che il tempo di un refresh.

A me capita spesso di ribellarmi, in fondo sono una testa calda. Chissà che avrei combinato se fossi nata in un’altra epoca o condizione sociale. Non ve lo domandate mai?

A dieci anni affrontavo i bulletti della scuola senza timore e loro mi portavano rispetto. E non avevo ancora cominciato a fare judo!

Sono sempre stata un’intrepida, a volte, quando ripenso alla sfrontatezza con cui mi rapportavo con gli altri, mi metto le mani tra i capelli, per via dei pericoli che ho corso.

Lezioni di vita

La ribellione se prosegue con un progetto, è una grande lezione di vita.

Quando hai provato l’ebrezza di non farti mettere i piedi in testa non puoi più tornare indietro

Un cane con al guinzaglio qualcuno lascia un ricordino per terra e nessuno lo raccoglie? Io lo indico al padrone.

Ti sfugge di mano un pezzo di carta quando a dieci centimetri c’è un cestino? Io te lo faccio notare.

In poche parole, io reagisco. Ho deciso di smettere di tacere. Di smetterla con i “Mah sì, lasciamo perdere” o cose del genere, perché se questo mondo va a pezzi è anche un po’ colpa di questa superficialità che ci riguarda tutti: Come un buco nero che richiama dentro di sé tutto e tutto distrugge, comprese le nostre coscienze.

E se questa decisione fossimo in tanti a prenderla, beh io sono convinta che il mondo andrebbe molto ma molto meglio.

Ne siete convinti?

Vi lascio con questo mantra:

L’intelligenza ci viene regalata alla nascita,  la buona educazione invece si può imparare. Sempre

Se non vogliamo che il fallimento della nostra generazione lasci tracce indelebili, dobbiamo agire.

Io ho indicato un percorso, ma chissà quanti altri ce ne sono.

Resta il fatto che decidere di alzare la testa è un gesto di salute per noi stessi e per la nostra società

Il silenzio non è degli innocenti. Il silenzio è figlio della paura.

Se vuoi qualcosa, devi prenderlo.
Se vedi un’ingiustizia, devi difenderti
Se non parli tu a tuo nome, lo faranno altri

Cominciamo a muoverci.

Commenti

  1. Grazie di avermi pilotato fino a questo post! Ho tifato per te fin dall’inizio e sei stata moooooolto più paziente di me, che sarei sbottata molto prima. 🙂
    La frase sull’intelligenza e l’educazione me l’appunto, spero di ricordarmela al prossimo parcheggiatore scemo. Sono ancora convinti che le bionde al volante siano tranquille…

    1. 🙂 🙂 Grazie Barbara . La pazienza non è il mio forte ma spesso mi aiuta a evitare reazione istintive. No, non siamo tranquille, siamo solo un po’ ribelli…

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