Chi ti ama non tenta di cambiarti
Femminile, plurale

Chi ti ama non tenta di cambiarti

 

E’ una mattina come tutte le altre, eppure apro gli occhi come se un tuono avesse appena squarciato il cielo silenzioso.

Meccanicamente mi giro verso il lato sinistro del letto, allungando un braccio teso di brama. Le mani accarezzano il materasso, invano.

Non c’è.

Smarrimento e paura, per fortuna dura solo un secondo.

Poi la mente ragiona. La mente sa ciò che il mio cuore rifiuta: non c’è, partito per un viaggio di lavoro.

Resterà via per un po’, ma di certo tornerà, e il cuore quel lavoro un po’ lo detesta, perché gli provoca continui sussulti.

 

Mi sollevo, ignorando il rumore delle giunture delle caviglie e barcollando raggiungo il bagno.

Lo specchio mi guarda, appannato.

I capelli sembrano usciti dalla centrifuga, il volto è segnato dalle lenzuola.

Un’altra notte è passata, mancano ancora quattro settimane.

 

Chi dice che non vi è amore senza sofferenza probabilmente ha passato mattinate come queste, magari anche peggiori.

 

Ma sa che c’è un solo modo per permettere che l’amore resti: accettare le ragioni dell’altro senza tentare di cambiarlo.

 

Chi ama non tenta di cambiarti

 

Quando abbiamo la fortuna di imparare questa eterna verità, è sempre troppo tardi.

Se si potesse evitare di crescere passando attraverso la sofferenza tutti resteremmo bambini per sempre.

Ci ha provato Peter Pan, eterno cercatore delle sue “ombre”, incapace di accettare tra i suoi chi cresce, rifiutando una parte importante di se stesso. (Qui qualche anticipazione sull’ennesimo – e imminente – remake)

Tornando all’amore, oggetto inusuale di questa riflessione sul blog, ci sono due lanternini che fanno luce su un amore sbilanciato, malato:

  • quando non siamo accettati per quello che siamo
  • quando cerchiamo di cambiare chi pensiamo di amare

 

Entrambe le strade portano a perdersi sull’isola che non c’è.

Riconoscerle in tempo ci aiuta almeno a comprare un biglietto per il ritorno.

 

Amore è … saper accettare l’altro e se stessi

 

Lo vado dicendo ogni giorno: il lavoro è il modo che abbiamo per realizzarci nel mondo.

Non l’unico ma quello più accessibile, più pervasivo della nostra esistenza.

Il lavoro è ciò che ci rende autonomi, ci dà una certa indipendenza economica, lascia intendere qualcosa di noi, ci permette di misurarci, di confrontarci, di crescere, di contribuire a un disegno più grande, qualunque esso sia.

 

Il lavoro è emancipazione.

La scelta di quale lavoro o professione esercitare è dunque un atto di profonda libertà e affermazione di sè.

 

Ciascuno di noi assegna a ogni parametro un certo valore per determinare se un lavoro è ciò che fa per noi, ovvero se è in grado di realizzarci o realizzare l’obiettivo che in quel momento per noi è importante.

Un lavoro soddisfacente ci permette di tornare a casa la sera (o dopo un mese) soddisfatti, certi di aver percorso la nostra strada, non importa se con fatica.

 

In una relazione essere realizzati porta serenità, forza, determinazione per affrontare la vita in comune.

 

Sentirsi frustrati, problematici, pessimisti, comporta una inevitabile ritorsione sulla relazione.

A volte si potrebbe arrivare a pagare prezzi molto cari.

 

Accettare le esigenze e le motivazioni dell’altro è dunque di fondamentale importanza per l’equilibrio.

Tuttavia, ciò è impossibile se prima non si è compiuto lo stesso atto d’amore nei confronti di noi stesse.

 

Tutte noi prima o poi impariamo che 

 

Lasciar andare non significa perdere.

 

Comprimere le aspirazioni dell’altro invece è la strada più rapida per rompere l’amore.

 

 

Non cercare di cambiarmi!

 

Quante volte da adolescenti abbiamo cambiato colore dei capelli, acconciatura, squadra preferita, abitudini, passioni, solo per essere notati/e da qualcuno!?

E’ un passaggio naturale e persino sano se vissuto con leggerezza e consapevolezza.

 

Se tuttavia viviamo a lungo accanto a qualcuno che non accetta il nostro modo di essere, di vestire, la musica che ascoltiamo, le amiche che abbiamo, il modo in cui ci svegliamo al mattino, il lavoro che facciamo, il linguaggio che usiamo eccetera eccetera, forse dovremmo interrogarci se ciò che crediamo amore lo è per davvero.

 

Dietro le storie difficili di molte persone abusate o sottomesse c’è una scarsa fiducia in ciò che siamo e una grande difficoltà ad affermarlo.

 

Intervenire in questo casi per fare in modo che non degenerino nelle forme di violenza e sopraffazione che di tanto in tanto affiorano nelle cronache cittadine è compito di esperti, cui lascio la parola.

 

Ma so che possiamo, specie come donne, indicare un’altra strada.

 

Testimoniare con la nostra vita affermando noi stesse e rispettandoci, senza tentare di cambiare per volontà di nessuno se non la nostra e impedendo agli altri di cambiarci.

Per farlo occorre profonda accettazione, amore, autonomia, connessione e il coraggio di mostrarci.

Perché il rispetto e la fiducia, la stima, sono i fondamenti dell’amore che non dovrebbero mai mancare, né verso l’altro né verso noi stesse.

 

Se qualcuno cerca di cambiarci, non è amore

Se qualcuno pretende che ci comportiamo come qualcun’altro o che addirittura diventiamo qualcun altro, allora dobbiamo allontanarci subito, come suprema forma di protezione.

 

Impariamo a riconoscere le persone che ci vogliono bene.

 

Testimoniamolo sempre, sorelle, anche quando accettare l’altro è fonte per noi di sofferenza.

Una sofferenza cui lasciamo spazio perché sappiamo che quando passa saremo più forti.

E forse, anche più libere e al sicuro.

 

E voi che ne pensate, care Volpi?

 

26 Comments

  • Rebecca Eriksson

    Nelle relazioni un cambiamento è inevitabile, perché bisogna rapportarsi agli altri e non si può pensare solo a se stessi. Forzare un cambiamento dell’altro o farsi condizionare al punto da perdere se stessi è invece deleterio.
    Non vale mai la pena rinunciare a se stessi per gli altri.
    Una delle cose più romantiche che mi sono state dette è stato “hai cambiato il mio modo di mettere la spesa in cassa”, riferendosi al fatto che quando vado al supermercato penso già a come mettere le cose poi nei sacchetti, dando priorità alle cose pesanti che devono passare per prime davanti alla cassiera.
    Questo l’ho vissuto come un complimento, avendo insegnato qualcosa di pratico.

    • Elena

      Ciao Rebecca, quanto è più efficace mostrare che raccontare, anche nella vita! Invece di tante parole e filosofie, il nostro modo di vivere quotidiano può testimoniare quel cambiamento di cui c’è bisogno. Anche in un piccolo gesto come quello che tu descrivi in prossimità della cassa! Peraltro, lo faccio anche io. Sarà che il pragmatismo appartiene all’universo femminile più che al maschile, anche se non vogliono ammetterlo. Ci sono però dei momenti in cui i nostri modi di fare cozzano. Lì si gioca la sopravvivenza del rapporto. La mediazione non è mai l’imposizione di un modello sull’altro… Così la vedo io… Buona domenica!

  • Barbara

    Diciamo che è laterale al tema del post, se guardi al tuo ragionamento dall’altra prospettiva. Nel caso di quelle persone gravemente obese, chi li ama dovrebbe tentare di cambiarli. Per salvargli la vita. 😉
    Quindi il “chi ti ama non tenta di cambiarti” potrebbe anche divenire un “chi ti ama tenta di migliorarti”, tutto dipende dal cambiamento, appunto. Ci sono persone che hanno tentato di cambiarmi che mi hanno solo fatto del gran bene. 😉

    • Elena

      Questo è interessante : “ci sono persone che hanno tentato di cambiarmi che mi hanno fatto un gran bene”. Sai che sto pensando a questa frase e non riesco a riportarla a una mia esperienza… Non che io non abbia avuto o abbia ancora bisogno di smussare qualche angolino, ma l’idea di cambiare per via di qualcuno mi lascia perplessa… Ci devo ragionare sopra. Tu cosa ne pensi?

  • Barbara

    Uhm, bisognerebbe ragionare forse sul cambiamento. Perché chi ti ama non tenta di cambiarti, d’accordo. Ma chi ti ama non deve nemmeno tentare di fermare il tuo cambiamento. Perchè siamo convinti di non cambiare mai, e invece in realtà siamo esseri in cambiamento, continuo cambiamento, sottile e impercettibile di giorno in giorno, lampante e visibile dopo un decennio. Peter Pan non cambia perché non cresce. Chi cresce, cambia. Non solo esteticamente, ma accumula esperienze e cambia anche prospettive. Ma che succede se il cambiamento che noi desideriamo non è accettato dall’altro? Che succede se quello che noi consideriamo cambiamento positivo, l’altro lo sente come un cambiamento negativo? E certe volte magari lo è, ma non riusciamo ad accorgercene?
    Qualche sera fa, sbagliando tasto del telecomando, ho visto uno di quei programmi americani sulle obesità gravi: c’è qualcuno, uomo, donna, madre, padre, figlia, con un’obesità grave, parliamo dell’ordine sopra i 200 kg, gente che deve sottoporsi all’intervento bariatrico (riduzione dello stomaco), ma prima deve comunque dimagrire per non rischiare la morte durante l’operazione. Non ho mai visto finora un fattore genetico che li abbia portati a questa obesità, in ogni puntata è sempre saltata fuori una spiegazione psicologica, che coinvolge tutta la famiglia (traumi infantili, insoddisfazioni gravi, abitudini alimentari sbagliate, eccesso d’amore, pure quello!) In qualche caso, sono proprio i conviventi a boicottare il cambiamento verso la dieta sana. O peggio non hanno fatto nulla per cambiare una situazione grave, arrivando quasi al rischio morte per il proprio caro.
    Certo siamo all’estremo, ma la paura nascosta è che se la persona cambia, anche il loro ruolo nella vita di quella persona rischia di cambiare.
    Senza contare il confine sottilissimo tra cambiamento e miglioramento, tra paura di cambiare e accettazione. Ho conosciuto parecchie persone che dietro all’accettazione di sé nascondevano invece la paura di provare a cambiare qualcosa nella loro vita. Se ci pensi, anche nel lavoro succede. Come diceva mio padre: Sai quello che lasci, non sai quello che trovi. E’ accettazione o è paura? Come fai a ricercare la felicità se cerchi di stare immobile?

    • Elena

      Ciao Barbara, concordo su tutto. Non è il tema del post ma sono convinta di quanto tu affermi circa la resistenza degli altri al tuo cambiamento
      Né ho scritto più volte perché mi è capitato di provarlo personalmente. Sono passata da una situazione di dipendenza, fiducia e ascolta di un gruppo di persone affine a una situazione di autonomia (la faccio breve ma breve non fu, è durata qualche anno). Ebbene, mi hanno fatto la guerra. Chi esce dal gruppo è sempre un problema perché mette in discussione il gruppo, grande o piccolo che sia. Guardo anche io quel programma di tanto in tanto, mi impressiona sempre ciò che hai riportato tu : per arrivare a pesare oltre 200 kg dobbiamo proprio volerci fare del male senza avere nemmeno il coraggio di ammetterlo… Domani vado a fare una camminata, va’…

  • Giulia Lu Dip

    Sono d’accordo con te Elena, chi ci vuole cambiare non ci ama, purtroppo da adolescente sono caduta in questa trappola, probabilmente a causa delle mie insicurezze. Quando ho cominciato ad amarmi e ad accettarmi per quella che sono, mi sono posta anche diversamente nei confronti degli altri, credo che una chiave sia anche questa…

    • Elena

      Ciao Giulia, certo che hai ragione! Quando finalmente ci accettiamo per come siamo cambia il nostro rapporto con gli altri e con il mondo. Cresciamo e non siamo più disponibili ad accettare qualunque soluzione o compromesso. Ricordo con immensa gioia, senso di libertà e emozione quei momenti. Da lì indietro non si torna…

  • mattinascente

    Si ama da grandi come si è stati amati da piccoli? Si ama da grandi come si è visto amare da piccoli? “Dicono che bisogna insegnare ai bambini ad amare la madre, il padre, la maestra; bisogna insegnar loro ad amare tutto e tutti. E chi è questo maestro di amore, che vuole insegnare ai bambini ad amare? Colui che giudica capricci tutte le loro manifestazioni e che pensa alla propria difesa contro di loro? L’adulto non può diventare maestro d’amore senza un esercizio speciale e senza aprire gli occhi della coscienza. Dobbiamo essere educati, se desideriamo educare.” (M.Montessori) Grazie per la bella riflessione e buona giornata.

    • Elena

      Ciao cara Mattinascente, il tema dell’amore legato alle prime esperienze d’infanzia mi sembra centrale. Sono convinta che nessun sentimento possa essere provato se non lo abbiamo mai provato su noi stesse. Parlando di amore è logico tornare all’infanzia. Ma quanti di noi si sono sentiti davvero amati? Sarebbe a dire che oggi pochi sono capaci di amare? Io credo che si possa imparare ad amare. Io l’ho fatto. Ci sono riuscita tardi ma ci sono riuscita (e mi occorre ancora un pò di pazienza per gli ultimi ritocchi… ). Buona domenica

  • newwhitebear

    un rapporto funzionale è proprio quello accettare gli altri con le loro debolezze e farci accettare dagli altri con la nostra personalità.
    Questo non implica che ciascuno fa quello che vuole, perché fatalmente la relazione si sgretola. Piuttosto è quel sottile compromesso per cui ognuno di noi spontaneamente rinuncia a un pezzetto di se stessi e accetta quelli dell’altro/a.
    Se avessi seguito l’istinto non credo che la mia relazione duri da 48 anni. Sia io che mia moglie abbiamo accettato tanti piccoli compromessi perché ci vogliamo bene.

    • Elena

      La cosa più difficile Gian è stato accettare me stessa. Credevo di avere difetti invece avevo solo particolarità, spigoli ancora da limare o cui trovare l’incastro. Le relazioni sono meravigliose se ci fanno diventare persone migliori. Io sono diventata migliore. Perché ho imparato a cogliere il bello che c’è anche nei lati che mi parevano più distanti dai miei. Comunque il tema fondamentale è la fiducia, come l’esperienza di @Antonella ci insegna. Quella che si conquista e che si difende. Anche con l’istinto che spesso ne sa più di noi… Bella questa coppia serena che si ama e si aiuta a crescere che tu descrivi. Sei fortunato, o forse avete solo tanto merito…Buona serata

  • Grazia Gironella

    Un rapporto sano funziona proprio come dici. Credo però che si arrivi a capirlo dopo tanto tempo. Io sono cresciuta con l’idea che trovare l’anima gemella volesse dire trovare la metà che mi mancava (sai, il famoso “pane e Liala”), perciò ero portata a diventare come la persona che stava con me, come se potessi sciogliermi. Questo implicava sia il cambiare me stessa che il voler cambiare il mio partner, visto che entrambi dovevamo corrispondere a certi requisiti. Ci ho messo molti anni a capire che sono una persona integra e non mi manca metà di niente. Non ho mai incontrato partner che si approfittassero della mia ignoranza, ma l’atterraggio nella realtà non è stato comunque dei più agevoli. Perciò sì, è così: o si ama e si è amati per ciò che si è, o l’amore è inquinato.

    • Elena

      Inquinamento dici. Mi piace, perché un amore sbagliato porta dolore, malessere, inquinamento del nostro io. La mezza mela è una vecchia storia cui non ho mai creduto. La complementarietà invece è un concetto più complesso che ci sfida a individuare gli aspetto di noi che subito possono apparire spigoli ma poi possono diventare incastri meravigliosi. Il tempo che ci vuole è il tempo della vita e delle esperienze: spesso, molto spesso, fanno male, ma ci rendono le donne consapevoli che adesso siamo. Anche io sono incappata nell’errore dell’identificazione, altrimenti non avrei scritto il post. Ma me ne sono accorta, a volte subito a volte mi ci è voluto più tempo, ma me ne sono accorta. E sai cosa? Mi ha fatto molto male. MI sono giudicata, mi sono ferita. Anche questo mi è servito, perché cresciamo con un’idea sbagliata dell’amore, come accettazione passiva, adattamento, “stringi i denti e vai avanti”. Poi quando trovi un amore libero e consapevole capisci che ci hanno preso in giro. Non è mai troppo tardi. Abbracci

  • Antonella

    Grazie per la risposta Elena, e devo dirti che proprio grazie al mio istinto sono a scoprire la verità e ad interrompere una storia che mi avrebbe portato a investire altri sentimenti, tempo, energie ….. Fidarsi sempre del proprio istinto

  • Antonella

    Molto bello e condivisile….., Ma quando non è la volontà a cambiare l’altro ma la necessità di capire l’altro perché ti rendi conto che qualcosa non torna…. Come ti comporti?….. Se dopo due anni hai la conferma alle tue percezioni che sia un bugiardo patologico e che probabilmente quella che ti diceva essere una separazione dalla compagna e in realtà non lo è……. Come ti comporti?

    • Elena

      Ciao Antonella, benvenuta nel blog! Arrivi con un carico pesante e mi chiedi un’opinione o forse è una domanda ad alta voce che rivolgi a te stessa. Quello che posso dire è che mi fido sempre del mio istinto. Di solito mi indica in anticipo la verità. Ti auguro di trovare la tua felicità. Tienici aggiornate

    • Elena

      Concordo. Deciderlo non è cosa semplice però, così come resistere alla tentazione di somigliare a un ideale. Ti è capitato? Non ti immagino alla ricerca di consenso ma potrei sbagliarmi

  • Sandra

    Molto bello e condivisibile questo post. Quando avevo 33 anni uscii per un breve tempo con un tipo che mi piaceva tantissimo, mi sentivo miracolata che avesse voluto mettersi con me (infatti è durata poco, si è rivelato tutta apparenza e l’ho mollato). Iniziai che dal primo appuntamento andai dal parrucchiere, al secondo chiaramente non potevo farmi vedere coi capelli non così perfetti e ripetei e via di sto passo. Quando, 3 anni dopo, l’Orso si affacciò alla mia vita evitai il parrucchiere del primo appuntamento, mi dissi “evitiamo ste cose, sono come sono, capelli compresi!” e siamo ancora qua, dopo quasi 15 anni ad amarci senza volerci cambiare, abbracciando pregi e difetti.
    Commento qui per comodità anche le splendide parole e lo splendido augurio della sepre cara Brunilde, grazie. Sono tutti percorsi difficili alla fine, perché vivere con profondità, come facciamo noi, è un esercizio di continua evoluzione, anche e soprattutto nelle relazioni con gli altri, quelli che amiamo e che vorremmo privi di piccolezze in realtà ahimè tipici del genere umano.

    • Elena

      Vivere con profondità, hai ragione @Sandra, così cerchiamo di vivere equi lasciamo tracce di questi esperimenti . Il mostrare i nostri lati apparentemente fragili ci libera dal dovere di essere perfetti quando la perfezione non esiste poiché non può essere un valore assoluto. Avevo un’amica che non si mostrava mai in pubblico, nemmeno a letto con il suo ragazzo, stuccata. Una schiavitù che ha perso quando ha acquistato fiducia in sé stessa e ha incontrato la persona giusta. Conta molto, come per te e l’orso. E poi te con i capelli arruffati devi essere splendidamente sexy ❤️

  • Brunilde

    Condivido e sottoscrivo ogni parola. Come moglie e compagna sono stata un disastro, incapace di equilibro.
    Due grandi storie d’amore mi hanno invece plasmato e resa la persona che sono ora: da giovanissima, quella con mia madre, e molto più avanti, quella con mia figlia.
    Due amori, con buona pace delle mie travagliate relazioni sentimentali, che mi hanno riempito la vita e insegnato il primo l’accettazione e l’accoglienza, il secondo il superamento dei propri limiti, e la rinuncia al giudizio.
    E a sentirmi finalmente me stessa e in pace: questo è l’augurio per te, cara Elena, e per tutte le amiche del blog.

    • Elena

      Grazie @Brunilde, amica cara, per l’augurio così dolce e apprezzato. Faccio fatica a pensarti una brava figlia e una brava madre ma una pessima compagna. È che troppo spesso abbiamo bisogno di cose che gli altri non possono o non sono disponibili a darci. A un certo punto della nostra vita arriva la certezza che essere noi stesse è il più grande vantaggio che possiamo concederci. Ci credo, è così. Un abbraccio

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