Francesco, il Papa che ha parlato al cuore del mondo
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Francesco, il Papa che ha parlato al cuore del mondo

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Ho preso le distanze dalla chiesa cattolica molti anni fa, e tuttavia ho conservato una certa fascinazione per il messaggio evangelico, al quale tento da sempre di uniformare la mia vita.

Tra le tante figure che hanno attraversato gli anni della mia giovinezza fino all’età adulta, Jorge Maria Bergoglio ha rappresentato un punto di svolta.

Francesco, il Papa che ha parlato al cuore del mondo. E’ stato capace di riavvicinarmi a quella chiesa che mi aveva delusa, anche se non ci sono mai ritornata.

Questo ricordo della figura di Francesco non ha pretese né storiche né esaustive. E’ uno sguardo di profilo, un punto di vista, che privilegia alcuni episodi piuttosto che altri, senza dimenticare le sue fragilità e contraddizioni. Ma chi non ne ha, mi domando mentre sto scrivendo.

Molte posizioni che ha assunto Papa Francesco sono state inevitabilmente non condivisibili, ma oggi prevale il sentimento profondo per un uomo che ha dismesso ogni orpello e ha saputo parlare al cuore del mondo.

Dunque oggi faccio un’eccezione tratto un argomento che è molto vicino alla spiritualità e alla religiosità, argomenti che non ho mai trattato prima. Non aspettatevi una riflessione equilibrata né “politicamente corretta”. E’ una scrittura di getto, senza filtri, onesta e intima. Il ricordo di un Papa che ha dato la scossa al mondo.

Francesco, il Papa che ha parlato al cuore del mondo

È sabato mattina e sto ascoltando i commenti che accompagnano le celebrazioni dei funerali di Papa Francesco. Siamo in molti, in presenza e attraverso gli schermi, per salutare un Papa che ha lasciato un segno profondo nel mondo e il cui messaggio va ben oltre la cristianità e la Chiesa cattolica: ha toccato i cuori di tutto il mondo.

E’ da lunedì che sono attonita. Né in quel fausto giorno né dopo mi è sfuggito un commento, una parola, un gesto di contrizione. Si potrebbe dire che la notizia mi abbia gelata. Dunque questi potrebbero sembrare pensieri sparsi e disorganizzati. me ne scuso con le mie lettrici e i miei lettori, ma con fatica riesco a mettere ordine tra i miei pensieri.

Francesco ci ha fregati tutti. Ci ha fatto credere che dopo il ricovero si stesse riprendendo, mentre in carrozzina si ostinava, incurante dell’opinione dei medici, a sortite improvvisate nelle piazze, alle celebrazioni ufficiali in preparazione della Pasqua, il giorno in cui Cristo, per chi crede, è risorto. Il giorno dopo, mentre tutti pensano alle scampagnate, lui ascende alla casa del Padre.

La sua sofferenza ce l’ha nascosta a lungo eppure era tangibile. Ci ha donato anche quella, e ha voluto essere fino alla fine accanto al popolo che amava. Accanto a tutti noi, indipendentemente dal colore della nostra pelle, dal nostro orientamento sessuale, dal nostro portafogli.

Come non pensare alla croce?

Chi osserva anche da lontano è un popolo che va molto oltre quello della Chiesa. E’ il caso non solo mio ma anche del mio compagno, argentino, con il quale abbiamo atteso, quella sera di dodici anni fa, che pronunciassero il nome del nuovo papa.

Era il 13 marzo del 2013, Jorge Maria Bergoglio era il nuovo Papa. Io e il mio compagno ci siamo sentiti chiamati come coppia a rispondere. Io italiana, lui di La Plata, molto vicino alla Buenos Aires in cui Bergoglio è stato Arcivescovo.

The Election of Pope Francis

La notizia arriva come una sorpresa.

La mattina dell’11 febbraio del 2013, Papa Benedetto XVI comunica nella lingua del suo pontificato, il Latino, le sue dimissioni. Dal 28 febbraio del 2013 alle ore 20.00 non sarà più Papa.

Un fatto inatteso, ma non rarissimo nella storia della Chiesa, sebbene si debba andare indietro di un millennio per trovare qualche precedente. Comincia il conclave e, soprattutto, cominciano le manovre di potere.

Ne parla un testo che trovai anni fa in rete e che non mi risulta sia mai stato tradotto in italiano: The Election of Pope Francis, di Gerard O’Connell. O’Connel si presentava non solo come autorevole corrispondente in Vaticano, ma come un buon amico di Bergoglio, da molto tempo, per questo lo acquistai di getto, divorata dalla curiosità. La figura di Francesco mi attirava, certo, ma più ancora mi interessava capire come un Papa come lui aveva potuto essere indicato dai cardinali in un tempo in cui il rito romano, tradizionale, distante, quasi freddo, aveva caratterizzato la chiesa fino a quel momento.

Come poteva essere accaduto che dopo il Papa tedesco, così amico dei conservatori, almeno così ci appariva, e abbarbicato in quelle stanze da cui Bergoglio ha voluto uscire, potesse arrivare un Pontefice come Francesco, senza pregiudizi, che ha riabilitato omosessuali, valorizzato le donne, denunciato le guerre con ogni energia e parlato sempre a nome e in favore dei migranti, trattati come vuoti a perdere.

The Election of Pope Francis contiene molti aneddoti, mi è impossibile riportarli tutti. Ma alcune storie mi tornano in mente più di altre.

Per esempio di quando l’autore racconta di come Bergoglio divenne Arcivescono di Buenos Aires, nel 1998, e quasi subito dovette risolvere una questione molto delicata legata un pesante scandalo finanziario nell’arcidiocesi che risolse con fermezza.

O di come, convintosi della necessità di un maggior ascolto dei suoi preti, fin troppo soli in un paese difficile, decise di aprire una linea telefonica a loro riservata che potevano usare, giorno e notte, per parlare con lui di ogni dilemma o questione.

Un rapporto, quello di Francesco con il telefono, di vecchia e provata amicizia. Quello stesso strumento che da Santa Marta, ogni sera, usava per chiamare il Patriarca di Gerusalemme, Pizzaballa, per testimoniare la sua vicinanza e il suo dolore per la guerra senza fine a Gaza e in Palestina.

E poi O’Connel ci racconta del momento in cui, secondo il suo parere, i cardinali impegnati nel conclave, si accorsero che Bergoglio poteva diventare Papa. Siamo nelle giornate preparatorie prima del conclave, quando i favoriti sono O’Malley, Scherer e Scola (nel conclave, come nella politica, i nomi che circolano prima sotto tutti “bruciabili” e verranno infatti “bruciati”). E’ il momento di fornire elementi al collegio dei cardinali per individuare le caratteristiche del nuovo Papa. Prendono la parola diciassette cardinali, Bergoglio è uno di questi.

Riporto qui una parte di quel discorso, potente:

Quando la Chiesa non supera sé stessa per evangelizzare, diventa auto referenziale a si ammala. Il maligno che sempre si aggira nelle istituzioni ecclesiastiche ha le sue radici nell'autoreferenzialità. Nella Rivelazione, Gesù ha detto che è alla porta e sta bussando, per entrare. Naturalmente Gesù immaginava un movimento da fuori a dentro, ma io penso qualche volta che Gesù bussi dall'interno perché desidera andare fuori! La Chiesa autoreferenziale cerca sempre di tenere Gesù dentro con sé, mentre egli chiede solo di uscire.

Un passo significativo che mette in luce la dottrina di Bergoglio. Il suo è un cristianesimo radicale, nel senso della radicalità dell’aderenza al messaggio del Cristo. La sua chiesa non sarà né potente né autoreferenziale. La sua sarà una chiesa di tutti. Quanto stonano quei potenti in fila al cospetto di un uomo che passa in una cassa di legno senza valore, se non per ciò che cela entro di sé!

Un Papa di rottura

Fratelli e sorelle, Buona sera! Sapete che il dovere del conclave è di dare a Roma un Vescovo. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati alla fine del mondo per trovarne uno... ma eccoci qui

Il saluto del nuovo Papa è un saluto che parla al cuore, che riporta la semplicità, l’umanità al centro. Non è il Papa ma il vescovo di Roma.

Bergoglio non è un fine teologo come il suo predecessore, con il quale ha mantenuto sempre un rapporto di umana e cristiana comprensione. E’ stato un uomo di rottura, di gesti concreti, di viva e sincera testimonianza. Alcuni sono espliciti da questo punto di vista. Ricordate le papaline di velluto rosso firmate Prada di Ratzinger? Molto diverse dalle scarpe di pelle nera consumata, come quelle che usano i nonni quando hanno dolori ai piedi, che Francesco ha indossato per tutta la sua vita. Non è vero?

E che dire della scelta del nome? Un gesuita che sceglie Francesco. Chiunque conosca la storia del santo di Assisi ne comprende subito la portata. Francesco è il santo dei poveri, colui che ha rinunciato a tutto per la chiesa intesa come la redenzione del mondo. E’ il santo che aveva come compagna di strada una donna, Chiara, e alle donne ha dedicato i suoi sforzi per parificarle all’interno della chiesa, senza riuscirci. Un santo che amava gli animali e il creato, un santo povero, scalzo, vestito di niente.

Ed è proprio con addosso questo esempio che Papa Francesco ha attraversato gli scandali come, ad esempio, lo Ior o Sloane Avenue, così come l’uso improprio dei fondi della Santa Sede. Non sempre si è mosso come avrebbe voluto, ma, indubbiamente, si è mosso.

Resta la ferita della pedofilia e della violenza, mai rimarginata. Chissà che non sia proprio questa la principale missione del prossimo capo della chiesa.

Un Papa che quando ha saputo della sua elezione, ha chiesto a tutti i suoi amici e parenti dell’Argentina, compresa la sua amata sorella, di non spendere i soldi per il viaggio per l’inaugurazione del pontificato, ma di destinarli ai poveri.

Volle dunque che restassero tutti a casa, eccetto Sergio Sanchez, leader dei cartoneros, i raccoglitori di cartoni che sopravvivono vendendo carta e cartoni recuperati nelle periferie delle città più povere dell’Argentina. Volle che assistesse lui alla sua messa, seduto in prima fila insieme ai grandi del mondo. A modo suo, Sanchez era un sindacalista.

Ma anche un Papa che ha ricomposto fratture epocali

Bergoglio ha lavorato incessantemente per il dialogo, con tutti e tra tutti.

Ha ricucito con l’Islam, dopo la frattura generata da Benedetto con frasi inopinate che satinarono polemiche e misero a rischio l’incolumità dei cristiani nei paesi musulmani. Ristabilì i rapporti con l’Oriente e in particolare con la Chiesa ortodossa russa, intiepiditi solo dopo lo scoppio della guerra imperialista di Putin che ha visto il Patriarca schierarsi al suo fianco.

Bergoglio era “venuto dalla fine del mondo” e fu per questo capace di parlare a tutto il mondo.

Forse è stato un papa più politico di quanto mi apsettassi.

Ricordo, perché ne scrissi in questo articolo dal titolo Cuba, missa est, la scelta di aprire il dialogo con Raul Castro, così come le pervicaci trattative con la Cina che pretendeva di nominare i suoi Vescovi. Ma anche le parole chiare su la guerra a Gaza, che gli hanno fatto guadagnare (ma è davvero un peccato?) l’antipatia del Primo Ministro Israeliano, assente e non a caso, dai funerali, insieme alla Cina e alla Russia.

Un Papa scomodo perché poco a suo agio con i potenti. Perché ha scelto di essere dalla parte degli emarginati, dei migranti, dei carcerati, dei poveri e dei transgender ai quali ha aperto la Chiesa come mai prima.

Ha parlato di Clima e Ambiente nell’enciclica Laudato Si, in cui parla di cambiamento climatico , nel 2015, quando il mondo ancora non aveva in agenda questa drammatica condizione del pianeta di cui avremmo dovuto prenderci cura. E poi Fratelli Tutti, firmata ad Assisi, la casa di San Francesco, la sua enciclica sociale, in cui Papa Francesco ammette “Questo Santo dell’amore fraterno […] mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale”.

Francesco visto da più vicino

Francesco è stato un Papa a fianco dei lavoratori, come la chiesa che lo ha seguito. Lo ha dimostrato più volte e in ben due occasioni ho avuto il privilegio di vedere da vicino questo Papa che beveva mate, telefonava a sconosciuti bisognosi di conforto, e camminava da solo per le strade vuote di una Roma in pinea pandemia, come un passante qualunque.

La prima occasione è stata nella mia città, Torino, quando il Papa venne per celebrare incontro con il mondo del lavoro, il 21 giugno del 2015.

La nostra gioia: Francesco è a Torino

Da sinistra:; la mamma di Monica, mia mamma, io, Monica. Dietro, Guido

Gadget per l’udienza del Papa con la CGIL

Feci di tutto per ottenere il passi per essere presente nell’area più avanzata accanto al palco del Papa, nell’evento messo in piedi nella Piazzetta Reale, proprio a fianco del duomo dove si ostende la Sindone,

Eravamo in tanti e io ci andai con i miei amici e con mia madre, come testimonia l’unica foto che ci ritrae insieme in quel giorno gioioso.

Ricordo ancora le sue parole, quando si congedò da noi, come farebbe un buon padre con i suoi figli: spronandoli.

 Osate, siate coraggiosi, andate avanti, siate creativi, siate “artigiani” tutti i giorni, artigiani del futuro!

Il discorso integrale di Papa Francesco lo trovi qui 

Una sollecitazione simile a quella che ricevemmo sette anni dopo, a Roma, durante l’udienza speciale del Papa con la CGIL che ho raccontato per esteso in questo post.

Fu un’esperienza straordinaria e non priva di polemiche, anche al nostro interno.

Taluni di noi si interrogavano sulla laicità della nostra organizzazione e criticarono la scelta di partecipare all’udienza. Io invece vi aderii subito. Fu una giornata speciale.

Passai da Piazza San Pietro all’ingresso nella sala delle Udienze dopo molti e accurati controlli. La città era come in festa e io mi divertivo a osservare le guardie svizzere che all’ingresso mi parevano di una taglia accessibile e mi feci fotografare con loro.

Fui molto orgogliosa che la mia CGIL, il più grande sindacato del paese, non avesse alcuna titubanza o remora nell’essere al cospetto del Papa che più di altri si era schierato con i poveri, gli ultimi, per la pace. Non c’era alcuna distanza tra noi su quei temi ed è stata una grande intuizione rappresentarlo.

Anche in quell’occasione il Papa ci chiese di fare rumore. Disse: fate rumore e siate la voce di chi voce non ha.

Un’eredità difficile

Francesco lascia un’eredità difficile, con il rischio che il lavoro intrapreso, che andrebbe ultimato, venga interrotto o deviato. Vedremo cosa accadrà con il prossimo conclave.

Eppure nel senso di smarrimento che mi lascia dentro il venire a mancare di una voce tanto autorevole per la pace e per gli ultimi, una delle poche rimaste, una immagine mi fa pensare che anche questa morte non sarà vana. Zelens’kyj e Trump seduti su due seggiole rimediate, in una navata laterale di San Pietro, scambiandosi parole, sanno di una pace che può accadere. Così come le parole di Hamas, ripetute anche oggi, pronta a rilasciare tutti gli ostaggi in cambio di un cessate il fuoco duraturo.

Chi lo sa che tutto ciò non possa davvero accadere. A me resta il gusto di una giornata particolare che di sicuro è passata alla storia. Che questo possa essere l’ultimo, grande gesto d’amore di Francesco per il mondo.


E voi care Volpi, come avete vissuto questo momento? Cosa porterete di Francesco con voi?

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Marina Guarneri
1 anno fa

Non mi aspettavo che morisse, anche se all’Angelus della domenica precedente aveva una cera spaventosa e non riusciva nemmeno a parlare. Povero Papa Francesco, si era ristabilito da quella lunghissima degenza in ospedale… però se n’è andato all’indomani della Pasqua di Resurrezione, per me un’attestazione importante di santità.
Io, è strano dirlo, non sono una fan dei Papi, in generale. Li seguo, ma non me ne innamoro (mi si passi questo verbo); non ho mai avuto grandissima ammirazione per qualcuno, dunque anche di Papa Francesco avevo una stima ordinaria, legata alla sua missione orientata verso i principi di San Francesco, nulla di più. Qualche volta l’ho persino criticato, ma credo sia normale: le azioni non possono essere sempre condivise da tutti. Di sicuro mi è piaciuto il suo farsi vicino agli ultimi e ho riconosciuto il suo grande unico pregio di avere avvicinato alla Chiesa gente che se ne era irreversibilmente allontanata (tu ne dai testimonianza). Mi auspico che il nuovo Papa seguo lo stesso filone: abbiamo bisogno di conversioni o anche solo di persone che si accostano a Gesù Cristo senza vederlo come un estraneo o, peggio, come un nemico.

Marina Guarneri
Rispondi  Marina Guarneri
1 anno fa

Scrivo qui la risposta alla tua domanda, perché non riesco a inserire i commento sotto al tuo.
Nessun Papa ha mai suscitato in me un autentico fascino, come ti dicevo, né Papa Benedetto XVI, né chi lo ha preceduto. Ho avuto molta simpatia per Papa Giovanni Paolo II, era il Papa di mia nonna che lo adorava e io, di riflesso, vedevo in lui un grande uomo. Ho sempre considerato i Pontefici a guida di una Chiesa che non mi piace tantissimo. Credo ciecamente in Dio e nell’Eucaristia domenicale, ma molti contorni e molti contesti, purtroppo, non riescono a conquistarmi del tutto: vorrei una Chiesa più umile e, in questo, Papa Francesco ha dato un grande esempio, ma poi mi ha lasciato l’amaro in bocca in alcune occasioni in cui avrei voluto vedere la sua azione più incisiva. Siamo tutti uomini e ci sta, fallibili e peccatori, ma oggi il mondo ecclesiastico si è politicizzato e questo non mi piace per niente: definire un Papa conservatore o progressista è qualcosa che non concepisco e mi dà fastidio. Potere temporale e potere spirituale camminano in parallelo, ma non possono confondersi e oggi, purtroppo, assistiamo a questa brutta commistione. Sono stata riduttiva, per ovvie ragioni, ma spero di essermi fatta capire.

Marina Guarneri
Rispondi  Marina Guarneri
1 anno fa

Ah no, c’è finito sotto al tuo! :)

Luz
1 anno fa

La notizia della sua morte, quel lunedì di Pasquetta, è stata come un fulmine a ciel sereno. Mi è dispiaciuto molto, consapevole comunque del fatto che a prescindere non sarebbe più stato lo stesso visto il suo stato di prostrazione fisica una volta uscito dall’ospedale. Gli ho voluto bene, e se lo facciamo noi, che non siamo cattoliche praticanti, ciò deve pur significare qualcosa (ma so di grande stima anche da tutte le altre religioni). Papa Francesco è stato un grande esempio di pontefice, ha toccato corde particolari, è “arrivato” e con molta umiltà a tutti. Insomma, un altissimo esempio di cristiano vero. Fra le grandi problematiche ricucite c’è anche il perdono chiesto alle comunità native americane per il genocidio culturale di cattolici e gesuiti, non è poco.
Ora la chiesa di Roma ha un problema vero, perché dal conclave dovrà uscire un pontefice che non potrà essere di rottura, ma di continuità.

Franco Battaglia
1 anno fa

Sono tra quelli che avrebbe voluto di più e lo ha visto sempre propositivo, ma mai risolutivo. Il mio Papa rimane Luciani, fatto fuori presto, perché stava ribaltando davvero la Chiesa (“troppo ricca”); Papa Francesco l’ho visto sempre come un “vorrei ma non posso”, certo contro le ingiustizie, le guerre, la fame.. come con il processo per il diaconato alle suore, intrapreso nel 2016 e lasciato lì perché in realtà nessuno nella Chiesa che conta lo ha mai voluto; infinite rimangono le intenzioni a vuoto, magari lui avrebbe voluto andare a Kiev o a Gaza, ma non lo ha mai fatto o, più verosimilmente, non lo ha potuto fare. Ecco..vorrei un Papa capace di avere tutto il coraggio che serve.. ma già ora, con le vergonose titubanze su Becciu, capisco che andiamo verso un ritorno all’antico, scarpette rosse, e crocifissi d’oro.. che lo Spirito Santo vigili..

Giulia Mancini
Giulia Mancini
1 anno fa

La domenica di Pasqua l’ho visto e sentito molto sofferente, per questo la notizia della sua morte il lunedì dell’Angelo non mi ha sorpreso troppo, pur commuovendomi parecchio. Mi mancherà la sua voce, l’unica in questi anni che ha sempre parlato a favore degli ultimi e della pace, senza fare sconti a nessuno. È stato un papa che mi ha sorpreso fin dalla scelta del nome ed è stato lì che ho capito che sarebbe stato molto diverso dagli altri.
La sfilata dei sepolcri imbiancati di questi giorni (tra politici italiani e stranieri) lo ha elevato ancora di più. Non so se avremo un altro Papa così, questo è stato davvero unico e molto importante nella vita della chiesa e nella nostra epoca martoriata.

newwhitebear
1 anno fa

Sentire alla TV che Papa Francesco era morto mi ha dato un senso di disorientamento. Non me lo aspettavo.
Premetto che sono un buon cristiano ma non di certo un buon cattolico ma Papa Francesco mi ha colpito perché a differenza dei suoi predecessori, parlo di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II e sopratutto Paolo VI, ha sempre parlato tenendo lo sguardo sui vangeli. Non si è mai arroccato dentro la sua chiesa né ha pensato di essere il potente di turno. Certo certe scelte o affermazioni posso essere discutibili, possono aver colpito in senso negativo – per chi ha sempre visto la chiesa schierata coi potenti di turno o far politica come un leader di partito. -. Tuttavia era la parola di Cristo che l’ha guidato.
Chi sarà il nuovo? Non lo so e non mi interessa. Lo giudicherò dai fatti e dalle parole.
Due parole sui cinque giorni di lutto e su tutto quello che ha ruotato intorno. Francamente mi ha infastidito ed è stato in netto contrasto con quanto Papa Francesco si era immaginato i suoi funerali.

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