Storie libri e racconti

Il Futuro di Cuba c’è

Il mio primo lavoro è questo diario di viaggio nell’isola di Cuba, avvenuto nel 2004 e subito raccontato in una forma diretta e scorrevole. 

Scritto di getto ogni sera del mio secondo viaggio a Cuba, in compagnia di un reporter di Amref e una mia carissima amica con l’intento di farne un documentario, intento poi svanito, Il Futuro di Cuba c’è è nato spontaneo su un vecchio quaderno di appunti che conservo ancora.

Se state pensando “Come mi piacerebbe viaggiare a Cuba!” oppure “Non vedo l’ora di ritornarci“, allora questo libro fa per voi.

Per scoprire l’anima vera di un paese che per molto tempo ha chiamato il suo leader per nome e che ora attraversa una fase di trasformazione che vede il popolo resistere da anni all’incredibile e anacronistico embargo contro Cuba.

Il futuro di Cuba c’è nelle cose che ho visto

Ospedali, scuole, incontri speciali, politica, religione, natura, agricoltura. La gente di Cuba, con tutte le sue contraddizioni che alla fine si rispecchiano nelle nostre, è spigolosa ma affabile e maledettamente dolce.

Scriverlo è stato come bere un sorso d’acqua fresca in una giornata afosa. E’ il libro che ha richiesto meno lavoro e meno stress scrittorio. Forse c’era davvero qualcosa dentro di me che chiedeva solo di uscire da tempo e lo scambio è avvenuto subito, mentre assaggiavo giorno dopo giorno l’alma de Cuba.

Più volte qualcuno di voi mi ha chiesto di proporvi un estratto. Non so perché, non l’ho mai fatto. Mi pare che questa sia l’occasione giusta. L’estratto che vi offro è il primo contatto con la religione tradizionale, la Santeria, e il suo universo di sante e santi.

Ho pensato che questo lato dell’isola, che nel diario sarà approfondito, è una di quelle cose che di Cuba non si conoscono.

Allora, tuffatevi per un attimo nel mar delle Antille, chiudete gli occhi e… Disfruten!

Qui “El Futuro de Cuba Existe” in lingua spagnola!

Un assaggio tratto da “Il futuro di Cuba c’è”

Paco è il nostro ospite a Cienfuegos. Gestisce la casa particular in cui siamo alloggiati per il nostro soggiorno nella città.

Paco ci raggiunge in centro, ha una grossa novità. Sa del nostro interesse per la santeria, ha passato una intera serata a raccontarci l’origine legata alla religione yoruba di matrice africana, l’universo di santi e di figure di riferimento, il funzionamento dei riti. Per essere certo che io non sbagliassi a trascrivere i nomi, mi sottrae il mio prezioso diario di viaggio e comincia a scrivere. Sono talmente tanti che deve fare mente locale: Olofi, Dio, Yemaya, la Vergine Santa, Chango, Santa Barbara, Olga, Santa Teresa, Ogun, Sant’Antonio, e così via. Mi sento come proiettata in un romanzo di Amado.

Gli chiedo come mai senta il bisogno di associare questi santi a santi conosciuti alla religione cattolica. Lui con chiarezza estrema ci spiega che quando gli schiavi neri furono importati nelle americhe per lavorare nei campi di cacao e di caffè, per sopravvivere all’estirpamento dalle loro terre, dalla loro famiglia e dalla loro cultura, si strinsero tra sé e costituirono delle comunità nelle quali non vollero perdere i riferimenti alla loro cultura. La religione era il modo più efficace, più intuitivo per stare insieme e ricordare. Donne e uomini provati dal duro lavoro dei campi, trattati come bestie, umiliati, trovavano conforto nei loro santi, perché non avevano altro modo per difendersi e per sopravvivere. La storia di Cuba è anche questa. In questo Paese, come in molti altri Paesi dell’America del nord e del sud, tra il XVI e il XVIII secolo i mercanti spagnoli, portoghesi, olandesi e inglesi approfittarono della regola dell’ asiento, il monopolio che il governo spagnolo concedeva ad alcune compagnie mercantili, per deportare milioni di africani in particolare dell’Africa sub-sahariana, nelle colonie dell’America appena conosciuta e immensa.

C’è un posto vicino a Dakar, davanti all’isola di Goree, detta l’isola degli schiavi, chiamato La Casa degli Schiavi, i cui spazi angusti, i cui muri graffiati da mani disperate, danno il senso della violenza, del terrore, della morte, che hanno provato milioni di africani. I neri che oggi sono a Cuba discendono da quei sopravvissuti e vivono ogni giorno con il pensiero a quei tempi. Sulla porta che conduce fuori dalla Casa un cartello recita “ Goree – Dachau, quale cammino ancora dobbiamo percorrere prima di diventare uomini?” e sotto “Non esiste un popolo senza memoria. L’avvenire di un popolo non potrà essere luminoso se non si fonda sul suo passato”.

Questi uomini hanno difeso il loro passato, hanno difeso la loro stessa esistenza, anche contro l’ortodossia cattolica delle colonie spagnole, che non ha potuto inglobarle ma che ha dovuto riconoscerle rendendole intelligibili, tentando di darne una lettura propria, per non perdere un occasione di influenza e di controllo.

Oggi i due universi si tollerano ma si ignorano. Nonostante il tentativo di colonizzazione culturale da parte delle colonie, questa religione resta viva come era un tempo.

Da Il futuro di Cuba c’è, di Elena Ferro

A un rito di Santeria ci ho partecipato sul serio. Ma questa è una delle storie che racconto in “Il futuro di Cuba c’è“.

Un regalo per i tuoi amici più cari

Ci avevate pensato? Di sicuro qualcuno che vi sta a cuore sta partendo per Cuba, o ne è un appassionato, per ragioni storiche, politiche o culturali, oppure c’è già stato e ha visto solo Varadero e l’Havana e non ha colto il senso della sua identità.

Questo è il regalo che fa per voi! Ora che è in formato cartaceo, sarà un piacere regalarlo a qualcuno che possa apprezzarlo. O a voi stess*.

D’altronde, è un diario che ho scritto per voi, come ho spiegato nella prefazione. Leggendolo, scoprirete il perché.

 

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2 Commenti
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newwhitebear
6 anni fa

ottimo. Se non hai cambiato una virgola, vuol dire che era bello. Datato? No, è sempre Attuale. Passo il libreria.

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