Killers of the flower moon
Pillole d'autore - Recensioni

Killers of the flower moon. La strage degli Osage

Martin Scorsese è uno dei maggiori registi viventi. Il suo cinema è spesso crudo, spietato, cucito intorno alla debolezza di esseri umani ingenui, disorientati, crudeli.

Killers of the flower moon, la sua ultima fatica, è candidato a dieci Oscar tra cui quello alla regia, il che fa di Scorsese il regista vivente che ha ottenuto più nomination in assoluto. In lizza per gli Oscar c’è anche Lily Gladstone, la prima nativa americana in assoluto che potrebbe vincere il premio per la migliore attrice. Le faccio i miei migliori auguri perché la sua interpretazione è semplicemente fantastica.

Lunedì 11 marzo sapremo come sarà andata ma intanto voglio parlarvi di questo film e del perché mi ha colpito così tanto. Per la rubrica Pillole d’Autore ecco la mia recensione di Killers of the flower moon.

Killers of the flower moon, la strage degli Osage

Sabato pomeriggio non avevo che la forza di stare sul divano senza addormentarmi. Così ho sbirciato sulle piattaforme cui sono abbonata, Amazon Prime e Netflix. Killers of the flower moon è disponibile sulla piattaforma Prime e dura più di tre ore, per cui, preparatevi. L’ho scelto senza averne mai sentito parlare, attratta dalla presenza di Robert De Niro, uno degli attori americani che più amo.

Interpreta William “King” Hale, massone al 32° grado, che con Ernest Burkhart, alias Leonardo DiCaprio, è il protagonista di ciò che accadde nella terra degli Osage in Oklahoma negli anni venti. A Fairfax infatti avvengono inspiegabili omicidi e femminicidi.

Il film è l’occasione per tornare a parlare della vecchia America che ha fatto della libertà il suo mantra ma in cui l’avidità e la prepotenza dei pionieri si è autoassolta, sepolta da ignobili bugie e da una scia di sangue. Così accadde alla stirpe degli Osage, assassinatə per mettere le mani sulle royalties che derivavano dallo sfruttamento dell’oro nero, scoperto per caso sulle loro terre.

Ma procediamo con ordine. Non sapevo nulla degli Osage prima di aver visto questo film. Avevo sentito parlare dei Cherokee, dei Sioux, Piedi Neri, Dakota, Nakota e Lakota, persino dei Corvi, ma non avevo mai sentito parlare degli Osage. Così sono andata a cercare.

Conosciamo la storia di molte tribù indiane d’America: segregate nei territori, raggirate e sterminate per le loro terre e le ricchezze che contenevano. A dispetto di alcuni film western che vedevo da piccola, la storia che ci hanno raccontato era falsata dall’imperialismo dei coloni di cui in qualche modo parla anche questo film.

Genocidio dei nativi americani, o genocidio indianoolocausto americano. Ovvero l’eliminazione di intere comunità di nativi delle Americhe, il cosiddetto Nuovo Mondo in seguito alla colonizzazione europea alla fine del XV secolo e si protrasse fino alla fine del XIX secolo. Si stima che in seguito alla colonizzazione europea siano morti tra 55 e 100 milioni di nativi. Una strage senza vergogna e forse senza paragoni.

La mattanza degli Osage

Killers of the flower moon tradotto significa gli assassini della luna fiorita o della luna dei fiori. Un titolo che ho trovato molto evocativo e di cui mi sono occupata soltanto dopo aver terminato la visione del film.

La storia che ci racconta Scorsese parla di omicidi sistematici e reiterati della popolazione indiana degli Osage cui capitò la “sfortuna” di scoprire sui propri terreni considerevoli riserve di petrolio. Divenuti rapidamente ricchi grazie al petrolio, furono raggirati e uccisi per trasferire quelle royalties e il denaro conseguente dalle loro famiglie a quelle locali.

L’oro nero fu scoperto per la verità alla fine dell’ottocento, ma fu solo nel 1907 che gli affari decollarono. I membri della tribù Osage possedevano i diritti collettivamente e li dividevano equamente tra i componenti della tribù, uomini e donne che fossero. In questo modo, gli Osage divennero la popolazione con il reddito pro capite maggiore del mondo. Per fare un esempio, nel 1926 un famiglia Osage composta da marito, moglie e tre figli possedeva un reddito annuale di 65 mila dollari, pari a più di un milione di dollari odierni.

Chi poteva amministrare tutta questa ricchezza se non i bianchi? Fu messo in piedi un vero e proprio sistema predatorio, una rete a maglie strette intorno alle famiglie Osage fino a pretendere di sposarne le donne, giovani e belle ma pur sempre pelle rossa, al solo fine di subentrarne nei diritti, una volta decedute.

Il film è molto più di un thriller. I colpi di scena e gli omicidi e femminicidi avvengono senza nessuna pietas o rimorso da parte dei predatori bianchi. Rappresenta il primo grande racconto della capacità di indagine e dei metodi della neonata FBI, che disegnò numerosi cerchi concentrici prima di arrivare al responsabile del sistema, il brutale e spietato William “King” Hale. Il “mio” Robert De Niro.

Trama e ispirazione

Scorsese ha letto e adattato il libro di David Grann del 2017, Gli assassini della terra rossa, che ha avuto il merito di fare luce su questa terribile storia. Robert De Niro è William “King” Hale, il Re di Fairfax, che i giornali descrivevano come in “splendida forma, con una postura fiera ed eretta, un benefattore”,

William Hale era tutt’altro ma ci sono voluti molti anni per dimostrarlo. Regolava ogni aspetto della vita della comunità in cui si era insediato, grazie a una fitta rete di sodali ai suoi ordini.

Le sue origini erano povere: la sua carriera da cow boy a “Re” comincia con la scoperta del petrolio nei possedimenti Osage, sulla cui terra vive. Non essendo un membro della tribù, si industriò a pensare a un modo legale per entrare in possesso dei beni degli Osage di cui si occupava, per modo di dire, gestendo i loro beni e i loro affari. Ma amministrare non bastava, voleva possedere, a qualunque prezzo.

Così studiò un sistema perverso per concretizzare il suo piano. Usò il suo modesto nipote, nel film Leonardo DiCaprio, come sempre magistrale nell’interpretare il giovane Ernest Burkhart. Un uomo vile e manipolabile, privo di qualunque valore. Indotto dallo zio William, Ernest nel 1917 sposa Molly, una delle donne più ricche degli Osage. Da quel momento, tutto accade lentamente ma scientificamente. Fino all’epilogo finale, in cui Molly offre a suo marito l’ultima opportunità di dirle la verità.

Mentre “il Re” commenta ciò che è accaduto con incredibile cinismo:

Sarò solo un'altra normale tragedia quotidiana

Perché questo titolo, Killers of the flower moon?

Cosa significa luna fiorita? C’è più di una spiegazione da addurre. Visto che nel film, fatta eccezione per una bella immagine di un prato fiorito di viola e azzurro, non vi è una vera e propria spiegazione, tutte le piste che ho trovato potrebbero essere quelle buone. Mi direte quale vi pare più plausibile una volta e se avrete deciso di vedere il film.

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  • Cominciamo dall’interpretazione più “secolare”. Il “Regno del terrore”, ovvero il lungo periodo di assassinii di indiani Osage e di uomini ad essi legati hanno avuto inizio nel mese di aprile/maggio del 1921, con il ritrovamento della prima donna Osage assassinata. Luna fiorita poiché in questo periodo le colline e le praterie dell’Oklahoma sono piene di fiori, i coyote ululano alla luna piena e le corolle dei fiori più piccoli e fragili cominciano a disperdere i loro petali al vento e in breve tempo vengono sepolti sotto la terra. Metafora poetica della morte di uomini e donne che riponevano la loro piena fiducia negli uomini bianchi che si professavano loro amici e nei confronti dei quali avevano abbassato tutte le loro difese.
  • Anche l‘almanacco del vecchio contadino parla della luna dei fiori. Oggi è un sito che contiene le previsioni del tempo, i grafici di semina, i dati ed eventi astronomici, e ricette e articoli riguardanti l’agricoltura. Secondo The Old Farmer Almanac, la luna fiorita è la prima luna di maggio e nel 2024 raggiungerà il suo apice il giorno 23. Dovreste vedere il massimo della fioritura, quella dopo la quale i fiori cominciano a perdere la loro florida bellezza.
  • Ma c’è anche un’interpretazione più animistica: la “Luna fiorita” è il periodo in cui molte antiche culture compiono rituali dedicati al ciclo celeste delle stagioni e del continuo divenire, al fine di onorare la potenza e riconoscere il ruolo della luna nell’universo. Si riteneva che quello fosse il periodo di massima espressione delle energie, ovvero il momento migliore per manifestare i propri sogni. Un momento particolarmente introspettivo e in cui si è più vulnerabili. Questo carattere introspettivo sembra suggerire un bisogno, una necessità, per una civiltà che si ritiene padrona del mondo di guardare con più attenzione dentro sé stessa e alle sue origini.

La sistematica distruzione delle antiche culture dei nativi americani mette a nudo uno degli aspetti del popolo americano che continua a sorprendermi: la distanza, spesso siderale, da un sistema di valori guida e la confusione che ne scaturisce. Una superficialità e uno spirito degli affari fin qui celebrato che nasconde un grande potere economico nato lasciando dietro di sé una scia pesante di dolore e di morte.

Il trailer ufficiale del film

Curiosità

William Hale viene rilasciato nel 1947 dopo aver corrotto un giudice. Gli viene imposto il vincolo di non mettere più piede in Oklahoma. Non lo rispetterà ma nessuno gliene chiederà conto.

Ernest sarà condannato al carcere a vita. Gli verrà concessa la grazia e si trasferirà in una roulotte in un parcheggio di una città nella terra degli Osage.

Molly divorzierà e si rifarà una vita. Morirà della malattia che l’ha afflitta per anni, la malattia dei bianchi, il diabete. Nel 1937 .

Ma la curiosità più bella è il cameo finale: quando pensate che il film è davvero finito, ecco la sorpresa: entra in scena Scorsese in persona e legge una nota che fa più o meno così:

La Signora Molly Kobb, di anni 50, è morta alle 21 di sera nella sua casa. Era una puro sangue Osage ed è stata seppellita nel vecchio  cimitero di GreyHorse accanto a suo padre, le sue sorelle e su figlia. Sulla lapide non c'era alcuna menzione degli omicidi

Martin Scorsese

La musica finale suonerà come una punizione per ognuno di noi.


Conoscevate la storia degli Osage? Che ne pensate del cinema di Martin Scorsese?


Nella foto di copertina: Mollie Burkhart (la seconda da destra) ha perso tutte e tre le sue sorelle in circostanze ancora tutte da chiarire. Rita Smith (a sinistra) morì durante un’esplosione della sua casa, Anna Brown (la seconda da sinistra) fu uccisa con un colpo alla testa e Minnie Smith (a destra) morì di ciò che i dottori chiamarono “una peculiare e terribile malattia” che rimase senza nome.

Foto The Osage National Museum/Courtesy of Doubleday

8 Comments

  • Luz

    Io lo vedrò presto, intendo farlo fin da quando uscì nelle sale. A parte il tema dei nativi che mi è caro a prescindere (essendomi laureata con una tesi su questo straordinario grande popolo), mi piacciono i film che fanno emergere casi dimenticati dalla Storia o proprio ignorati.
    È vero, quello dei nativi è stato un genocidio vero e proprio. C’è poco riguardo a quanto sia stato un fenomeno gravissimo e immorale. L’America bianca e borghese non lascia che si sviluppi una vera narrazione. Il cinema, a partire da Soldato blu, fino a Balla coi lupi e poi diverse altre produzioni fino a questa, rimane una narrazione di nicchia. Solo ultimamente la chiesa cattolica ha riconosciuto il genocidio culturale dei nativi canadesi (vi ho dedicato un post due estati fa), e in generale il problema resta occultato, sussurrato. È una delle pagine nere della storia degli Stati Uniti, ma loro sono molto bravi a non far passare quasi nulla di ciò che è stato.

    • Elena

      C’è una abitudine alla rimozione che riguarda molti popoli, i nord americani ma anche noi, che non 19 milioni di emigrati siamo il popolo più mobile della terra e ora lasciamo che le persone muoiano in mare. Conosciamo il tuo interesse per i nativi e dunque questo è film fa per te. Stanotte sarà tempo di Oscar io tifo per Matteo Garrone e la nostra Lily, guidata autorevolmente da Scorsese, in forma più che mai per tutte e tre le ore della durata fino al cameo finale. Mi dirai. Bentornata

  • Giulia Mancini

    Ciao Elena, ho visto il film appena Amazon Prime l’ha proposto, però ho diviso la visione in due parti vista la lunghezza del film. Non conoscevo la storia degli Osage e, in effetti, mi ha colpito molto, ero convinta che gli indiani di America non fossero mai stati ricchi ma solo del tutto depredati dai bianchi. Certo la ricchezza degli Osage è stata pagata cara. C’è una cosa che non ho capito bene del film, Di Caprio sembrava sinceramente innamorato della moglie ma forse, succube dello zio, non ha fatto nulla per impedire gli omicidi.
    Un film molto interessante perché apre una finestra sulla storia americana meno conosciuta. Gli americani sono un popolo strano, pieno di contraddizioni tra esaltazione della libertà e della democrazia, da una parte e l’ascesa sul sangue dei nativi americani e più tardi lo schiavismo dei neri africani, dall’altro.

    • Elena

      Ciao Giulia, il film è davvero lungo e mi sono stupita di averlo visto tutto di un fiato, perché ormai il mio target sono le serie e, la sera soprattutto, oltre un episodio non vado. Ma questo mi ha davvero rapita! Il personaggio interpretato da DiCaprio è secondo me uno dei più interessanti e ambivalenti di tutto il film. Sì, anche a me sembrava fosse innamorato, ma può un essere privo di morale provare amore per un altro essere umano? Perché così è Ernest, anche se earnest in inglese significa sincero. Una sincerità che non riesce a resistere a colui che lo domina, letteralmente e per il quale è disposto a compiere ogni genere di omicidi e furfanterie. QUando parlo dello specchio della società americana penso soprattutto a lui. Non me ne vogliano, ma la sua stupidità e superficialità mi fa pensare a una parte significativa del popolo d’America, magari non di New York ma del resto sì. Altrimenti il paese più potente del mondo non sarebbe messo così, a rischio di un nuovo mandato per uno come Donald… Buona domenica!

  • paola sposito

    Ciao Elena. Mi fa piacere che tu abbia parlato di questo film che ho visto non più di quindici giorni fa e che mi ha colpito particolarmente. Non avevo mai sentito parlare della tribù degli Osage e non conoscevo la loro storia: sicuramente insolito vedere una tribù indiana vivere in un lusso ed una ricchezza tradizionalmente considerati appannaggio dei bianchi colonizzatori. E invece questi nativi d’America, uomini e donne, guidano auto costose, vestono alla moda e mangiano cibi sofisticati, lontani dalla loro tradizione. Da sempre l’uomo bianco ha considerato inferiori le razze ‘altre’ dalla sua e meri oggetti da manipolare e annientare gli esseri che ne fanno parte: per questa ragione e per assicurarsi il loro denaro William Hale, con calcolata ferocia, organizza gli omicidi delle sorelle Brown e della madre. Io sono una divoratrice di film e sicuramente avrò visto altro Di Scorsese che, ovviamente, non ricordo‍♀️ ma la sua firma è una certezza di successo per i film che dirige e quindi non mi stupisco che anche questo sia in corsa per gli Oscar. Magari quando si saprà qualcosa potresti fare un altro post?

    • Elena

      Ciao Paola, la notte degli Oscar si avvicina ma nonostante le nomination non è detto che il film acchiappi davvero qualche premio… In lizza ci sono film del calibro di Oppenheimer e Povere creature che mi dicono essere molto bello (ma che non ho ancora visto). È piuttosto raro che veda un film a casa, ultimamente guardo solo serie. Ma ero un po’ stanca di The Crown, di cui aveva parlato Luz nel suonare blog, e sono andata a cercare altro. Farò senz’altro se non un post un richiamo e un aggiornamento del post se vince qualcosa. Quanto a Scorsese, cito solo due film, per me epici : Taxi Driver e Quei bravi ragazzi. Personaggi che risuonano da un film all’altro… Buona serata Paola!

  • newwhitebear

    Ammetto la mia ignoranza sia sulla storia degli Osage sia sul cinema in generale. Però concordo con te sulla condanna morale dei bianchi americani che in nome del dio denaro e della forza del dollaro hanno perpetrato soprusi e omicidi nei confronti dei deboli. Questo spiega anche perché sono così odiati nel mondo.
    La cosa più singolare e disgustosa è quel falso moralismo di cui sono impregnati.

    • Elena

      Beh considera che anche io prima di vedere il film non sapevo nulla degli Osage e questa è un’altra buona ragione per vederlo e per apprezzarlo, perché restituisce una parte importante della storia di quel paese, anche al si là degli omicidi. Sono affascinata dalle storie dei popoli nativi, questo film e il post mi hanno fatto tornare ai tempi in cui, all’università, mi occupavo di etnie anche se africane. Ha come risvegliato qualcosa dentro di me che non si è mai disperso. C’è molto sapere e conoscenza in questi antichi popoli che hanno storie comuni : sono stati quasi sempre sterminati o oppressi. E noi la chiamiamo civiltà

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