Quando non ci pensi più
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Quando non ci pensi più

L’ultimo romanzo di Sandra Faè, “Quando non ci pensi più” l’ho letto quest’estate tutto d’un fiato.

Che io sappia è l’ultimo a essere pubblicato con GoWare, una start up che punta sul digitale e le nuove tecnologie con la passione per l’editoria.

L’ho acquistato subito non appena è stato disponibile sugli store per due ordini di motivi.

  1. Sandra scrive bene
  2. Sandra è un’amica
  3. Mi sento parzialmente responsabile per la copertina (ma questa terza ragione non rileva ufficialmente 😳 )

 

Appena è arrivato mi sono immersa nella scrittura come sempre fresca e precisa di Sandra, ma poi, e non so dire il perché, ho atteso parecchio tempo prima di farne una Pillola d’Autore.

Ma ormai è fatta, e seppur tardivo è giunto il momento di parlarne nel blog, perché il romanzo (si è capito?) mi è piaciuto molto.

Tocca argomenti durissimi con la leggerezza e la freschezza che ormai è la cifra distintiva della narrativa di Sandra.

E questo per me è un bene assoluto.

 

Quando non ci pensi più

 

Un titolo che potrebbe avere come sotto titolo Quando meno te lo aspetti, perché il racconto offre molte sorprese ai protagonisti in cerca di una riparazione dalla vita, questo almeno il tema portante che a me è parso di cogliere in questo romanzo.


Che si apre presentandoci subito Marta, la protagonista, che incontra in modo fortuito (per chi non crede al caso) il suo Lui di un tempo passato ora prigioniero di una vecchia fotografia di quattro amici che non sono più.

Un passato sfuggito troppo in fretta, lasciando ancora un sapore non pienamente gustato in bocca.

 

Lorenzo, il suo Lui, è l’altro protagonista della nostra storia che vede Sandra cimentarsi con la narrazione in prima persona multifocale, proprio quella con cui io avebo avuto tanti problemi, come vi ho raccontato qui.

 

Ma riesce nell’intento e così attraverso le voci prima di Marta e poi di Lorenzo comprendiamo il tormento che Marta vince disegnando, anche ciò che non è capace di vedere con gli occhi.

Come il Castello di Ferrara, in un giorno di troppi pensieri e di attese estenuanti di un passaggio fugace dell’uomo che non è più suo e che ha deciso di rincorrere, anche se di nascosto.

 

Disegnare, come sempre, mi rimette in pace con il cataclisma che ormai ha preso la residenza nella mia testa.

 

Lorenzo si è rifatto una vita. Accanto ha un cappottino nuovo di zecca e una figlia, cui lui ha dato il suo stesso nome, Marta.

Sarebbe potuta essere sua, se solo su quei sedili intonsi della Panda di tanti anni prima fosse successo qualcosa. Invece, niente, nonostante la compicità dell’amica di sempre, Giovanna.

 

La quarta amica della fotografia, Giovanna, è per Marta uno specchio in cui guardarsi. Giovanna che è stata schiaffeggiata più volte dalla vita e che ha preso l’ultimo troppo dritto in faccia, e non si è più risollevata.

 

Sandra la descrive sconfitta, anche nel fisico:

 

Adesso è obesa, veste sempre di nero, va al cimitero tutti i giorni e dimostra vent’anni in più di quelli che ha

 

E forse ha le sue ragioni per essere così.

Lo comprendiamo quando la vediamo andarsene dal cimitero dove dimora suo figlio e la sua bicicletta, un posto dove i fantasmi dei morti si scambiano frasi con i fantasmi dei vivi.

Come quello di Andrea, che di quel Lorenzo che ha fatto del male alla sua unica amica è complice, e cui Giovanna non ha perdonato, perché non sa perdonare nemmeno se stessa.

 

Andrea che è già vinto di suo, dentro una vita che gli sta troppo larga e che non riesce a riempire.

 

Andrea prova un disagio mai conosciuto prima. L’alcol non serve, forse la sostanza in grado di lenirlo non è ancora stata scoperta. Ad Andrea tocca ora il compito più arduo che un uomo possa capitare di dover portare a termine: perdonarsi. Allora piange, lascia che le lacrime scorrano sul viso prima e sulla camicia dopo, scaglia lontano il bicchiere che va in frantumi e scheggia il bordo del tavolino indonesiano. E rimane lì, assente e incurante del trillo del cellulare che rimbomba con insistenza. Dall’altra parte c’è la segretaria, che chiama per ricordargli un appuntamento importante con un fornitore tedesco. Si tratta di un incontro fissato da mesi, fondamentale per concludere un contratto risolutivo in questo periodo non facile. Il padre di Andrea è all’estero e nessuno può sostituirlo. In ufficio si prende tempo, si beve un altro caffè e si prova a richiamarlo ancora. Niente. Andrà a ramengo anche quell’affare, l’unione commerciale con un noto marchio di materie plastiche che avrebbe potuto risollevare le sorti dell’azienda familiare, ormai prossima al collasso, grazie alla concorrenza cinese, dicono, ma forse è più veritiera la teoria di un’incapacità di fondo di Andrea di governare la fabbrica e la propria vita. Andrea fissa la parete di fronte a sé, dove è stato appeso il dipinto di un autore giovane ma di sicuro talento, il cui valore è destinato a crescere nel tempo, un investimento sicuro, aveva garantito il gallerista. Il suo inferno è qui e non può sconfiggerlo. Giovanna ha ragione.

 

Un’altro specchio con il quale forse l’autrice vuol dire a se stessa e a noi tutti che dobbiamo stimarci di più, volerci più bene, perché la fortuna è ciò che non siamo disposti a riconoscere fino a quando non la perdiamo per sempre.

 

L’amore è una chimera

 

Mentre Marta è intenta a cercare di ritrovare le tracce delle emozioni per un amore rimasto prigioniero di quella Panda, la sua vita presente offre a lei un perfetto surrogato, potremmo dire succedaneo, di quell’amore.

Mirko, suo amico e confidente, compagno di appartamento, che le offre quella stabilità emotiva che di certo non le basta ma che per un po’ è abbastanza.

Mirko che le ha dipinto la vita di verde mela e che le offre l’occasione che aspetta per ricominciare davvero, scoprendo per caso un errore, un’imperfezione, che diventa per loro un vantaggio competitivo non indifferente.

E che fa nascere un progetto lavorativo complicato intorno a un robot che sta invadendo di politeness le case degli italiani, Brian, vestito come un damerino e perfetto, come il figlio che tutti desidererebbero.

 

Marta si butta, visto che di sfondare nell’editoria, proprio non c’è verso.

 

“Bellissime le filastrocche, le illustrazioni però un po’ scadenti. È disposta a cedere solo i testi?” e “Disegna proprio bene, sa? Queste frasi qua in rima che accompagnano le figure però, mah… Non ci darebbe solo le tavole?” Incapace di venire a capo della questione, ostinata a non voler scindere l’opera, mi è rimasta nel cassetto. Ora però forse, ci siamo. Se firmo, mi fermo!

 

(Chi di noi che scrive non ha sentito più volte risposte di questa natura?)

 

Brian è la sua nuova certezza. Costa anche meno dell’originale.

Qualcosa che dà un senso alla sua vita, piena di invenzioni sagaci per nascondere ciò che non ha avuto. Un figlio.

 

Una mancanza che richiede una giustificazione:

 

una menopausa precoce, più gestibile rispetto a “non ne vogliamo”.

 

Brian che la porta da William, che presto diventerà Willy,  per diventare un progetto tutto loro, forse non solo professionale.

 

La scrittura di Sandra, intensa e precisa

 

Un romanzo che è una revanche dalla vita che Sandra, a me pare, rincorre in ogni pagina della sua scrittura breve e intensa, capace di colpire il lettore per la sua immediatezza e la sua precisione.

 

I dettagli sono tutti in primo piano, i personaggi vivi, anche quando portano dentro un dolore che potrebbe ucciderli.

Le pagine sono colorate di vita vissuta anche un po’ buffa, perché buffo è spesso il nostro modo di viverla e qualche volta di esserne succubi, magari involontariamente.

 

Quando non ci pensi più è un romanzo scritto per chi scrive.

Per dire che la vita non finisce tutta in quelle pagine vergate a mano e tenute in un cassetto ma può essere degnamente vissuta anche senza che esse prendano il volo.

Una vita che ci offre la possibilità di raccontarla ma, soprattutto, di viverla.

 

Domanda finale per l’autrice

 

(Ma solo per chi ha letto o leggerà)

Ma poi, Girgimiglio, che fine ha fatto?

 

Se vuoi leggere Quando non ci pensi più, puoi acquistarlo subito cliccando qui

 

 


Sandra Faè è nata e vive a Milano.

Sposata con Emanuele, non ha figli, ma due fantastici nipotini.

Lettrice forte, appassionata di scrittura, Sandra ha pubblicato diversi romanzi tra cui, sempre con goWare, Ragione e pentimento, Le affinità affettive e Figlia dei fiordi, che hanno raggiunto i vertici della classifica di Amazon.

 

I libri di Sandra è il suo blog

 

20 Comments

  • Giulia Lu Dip

    Ho letto tre romanzi di Sandra, questo mi manca, almeno per il momento. Sandra ha uno stile fresco che ha il potere di farti immergere nella storia che racconta.

    • Elena

      Beh @Giulia, tu sei di sicuro una lettrice forte e @Sandra una scrittrice super prolifica. @sandra visto che molti lettori delle Volpi non conoscono questo romanzo, perché non fai loro un’offerta speciale? (ora mi uccide)

  • Barbara

    Ordinato appena uscito, letto appena arrivato, divorato in tre giorni netti. E se fosse possibile acquistare un Brian, vorrei mettermi in lista! 😀
    Sandra, i suoi romanzi e i suoi consigli di lettura sono una certezza.
    Dovremmo inventarci e assegnarle un bollino di merito, come i vini DOCG! 😉

    • Elena

      Mi piace l’idea del DOCG, tra l’altro molto appropriata per una buongustaia come lei! Hai ragione, il romanzo scorre veloce e Brian è un’invenzione davvero intelligente. Mi piace l’idea dell’imperfezione che assurge a icona. Un bel messaggio. Brava @Sandra!

  • Elena

    Chiedo scusa a tutti coloro che avevano commentato questo articolo. Per un malfunzionamento del sito (che ora dovrebbe essere ripristinato) sono stati cancellati alcuni commenti e non ho modo di recuperarli. Mi spiace molto, se passate di qui e ne avete voglia, vi chiedo di riscriverli, coì che possa rispondere e lo stesso Sandra :(((

  • Sandra

    @ Brunella, pensa che un’altra lettrice ha trovato noiose le parti di Giovanna, pur avendo apprezzato il romanzo nel suo complesso
    @ NewWhite Bear, Figlia dei fiordi era molto più rosa, direi che questo ha un’impronta più maschile, spero vorrai prenderlo
    Grazie a tutti

  • Brunilde

    Anch’io ho letto il libro mesi fa mentre ero in vacanza. Ho apprezzato la scrittura scorrevole e la caratterizzazione dei personaggi. Ho addirittura rimproverato Sandra per aver “trascurato” un po’ Giovanna, bistrattata dalla vita ma ancora sensibile e buona: io ai personaggi mi affeziono e me l’ero presa a cuore !

    • Elena

      Ah eri tu l’appassionata di Giovanna! Un bel personaggio maschile se devono essere sincera (senzatetto offesa per Giovanna) un pò troppo cupo. Mai in effetti funziona bene perché rende Marta ancora più spumeggiante. Io ho fatto la Ola quando è spuntato Willy

  • Sandra

    Grazie Elena, grazie Nadia.
    Che meraviglia di post, non è una recensione ma un insieme di emozioni che hanno… emozionata pure me.
    Mi chiedete di Girgimiglio, be’ è una dimensione lontana ma molto presente nella mia quotidianità, un luogo che neppure sotto tortura definirei inventato, una specie di posto perfetto dove mi rifugio con la fantasia, un posto- per dirne una – dove non piove mai sui pic nic e le gite al mare.
    Un abbraccio di cuore, amiche super speciali.

    • Elena

      Voglio anch’io il tuo mio Girgimiglio! Sono io a ringraziare te per le emozioni che mi hai fatto provare leggendoti. Ti auguro davvero il Grande successo che meriti. Baci

  • Banaudi Nadia

    Mi piace moltissimo questa pillola d’autore. Mi hai rinfrescato la memoria sul libro che anche io ho ormai letto diverso tempo fa. Hai ragione la capacità narrativa e la leggerezza sono un tratto distintivo di Sandra davvero piacevole che spero venga notato dal giusto editore e messo in rilievo come merita.
    E resto anche io in attesa di scoprire la risposta.

    • Elena

      In effetti questa pillola è un pò ritardataria ma certamente genuina e sentita. Se in questo paese contassero le qualità, Sandra sarebbe già con Giunti (perché non ci hai mai pensato, @Sandra?)

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