L’amore ai tempi della Resistenza

L'amore ai tempi della Resistenza

In un giorno buio per la democrazia nel nostro paese, torno a cercare le ragioni della mia stessa esistenza nelle Lettere di Condannati a morte della Resistenza

Buio perché accade qualcosa che non era mai accaduto.

Un autorevole rappresentante del Governo, il Ministro dell’Interno, che ha giurato sulla Costituzione antifascista che celebra nel 25 aprile la fine della guerra e la nascita della Repubblica, afferma di non celebrarlo, adducendo ragioni infantili e prive di fondamento.

La dichiarazione autorevole di Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta ai lager nazisti, ne ha sintetizzato il senso con queste laconiche, parole: 

 

Chi fa politica studi la storia

 

La storia, la conoscenza, sono strumenti inestimabili per comprendere il passato e il presente e disegnare così il nostro futuro.

Per questo noi le piazze d’Italia il 25 aprile le vogliamo riempire, come dice il mio Segretario, Maurizio Landini.

Le riempiremo di donne e uomini democratici che testimonino che la Liberazione è stata soprattutto la vittoria dell’amore, della giustizia, della libertà contro l’odio e la guerra.

La festa appartiene a tutti noi. A tutti coloro che nelle istituzioni democratiche si riconoscono.

Le lettere dei condannati a morte della Resistenza

Scelgo di parlare di queste lettere perché sono la testimonianza più vera del cuore, della passione e degli ideali di queste donne e di questi uomini, eroi valorosi del nostro tempo.

Einaudi le pubblicò raccogliendole in un libro con la copertina arancione il 25 aprile del 1965 per conto del Comune di Torino, che ne fece dono a tutti gli alunni dell’ultimo anno della scuola media inferiore.

Torino è medaglia d’oro della Resistenza. Vivo in una città da cui mi sento pienamente rappresentata, specie di questi tempi.

É stato il primo libro che mi sono comperata, al mercatino delle cose usate, il nostro Balon.

Ogni volta che lo apro, ormai logoro e con qualche orecchia di troppo, ma incredibilmente intatto nonostante gli anni, mi sembra diverso.

Capita anche con altri libri, lo ammetto, ma con questo…. c’è un legame speciale.

Forse perché fu mio padre a parlarmene, la prima volta.

Rileggendo quelle pagine mi accorgo che quelle storie, apparentemente sepolte nel passato, sono ancora vive e capaci di trasmettere valori, convinzioni, dolore ma soprattutto amore. Amore per le generazioni future.

Tra queste lettere poche testimoniano il ruolo delle donne nella Resistenza. Quelle che sono giunte fino a noi sono state scritte nel periodo dall’8 settembre 1943 al 2 aprile del 1945.

Negli ultimi anni, grazie anche al movimento femminista, il ruolo delle donne nella Resistenza è stato riscoperto, come non si stanca di testimoniare Lidia Menapace, che ho avuto l’onore di incontrare di persona.

Vi ho raccontato le mie impressioni nel post

Lidia Menapace, partigiana per sempre . Sempre attuale, come i valori che questa straordinaria donna trasmette.

I partigiani: giovani e indomiti eroi

Ciò che colpisce di questa ennesima lettura sono l’età giovanissima di questi eroi e le struggenti parole che essi, in punto di morte, dedicarono alle proprie compagne, alcune di loro appena conosciute.

Segno che nel momento più triste l’amore è capace di svolgere una funzione quasi catartica e, di certo, fa sentire meno soli e consapevoli che c’è qualcuno per cui stiamo lottando.

L’amore ai tempi della Resistenza è stato il motore di questi uomini e di queste donne.

Un amore incondizionatamente profumato di futuro

Vale la pena di ricordare, perché vent’anni di distruzione sistematica dell’impianto scolastico uscito dalla Resistenza pesa come un macigno sulla capacità delle generazioni di leggere il presente con le conoscenze del passato.

La rimozione, le vili parole di chi questa identità collettiva dovrebbe preservarla, consente agli eredi degli oppressori di mostrarsi come “nuove soluzioni”.

Troppi i corsi e ricorsi della storia per stare a guardare.

A queste donne e questi uomini dobbiamo la nostra libertà.

Non è sottile la distinzione tra un eroe e un uomo comune.

È questione di istanti: decidere da che parte stare.

Un istante che richiede forza e preparazione e che a volte può durare tutta la nostra esistenza, per quanto lunga possa essere.

E l’amore,  a fare la differenza.

Permettetemi di non continuare oltre con le mie parole ma di affidare il resto a queste lettere. Sono brevi abbastanza da restare per sempre nel vostro cuore, come lo sono nel mio.

 

Cara mamma,

vado a morire, ma da partigiano, col sorriso sulle labre e una fede nel cuore. Non star malinconica io muoio contento. Saluti amici e parenti, ed un forte abraccio e bacioni alla piccolo Imperio e Ileno e il Caro Papa, e nonna e nonno e di ricordarsene sempre.

Ciau Vostro figlio

Domenico Caporossi (nome di battaglia Miguel) aveva 17 anni ed era nato a Mathi Canavese, in provincia di Torino, il 4 agosto del 1927. Era iscritto al Partito Comunista Italiano e fu partigiano nella guerra di liberazione con il grado di sottotenente della 80° Brigata Garibaldi, quella che operava sulle montagne dove sono cresciuta, le Valli di Lanzo e del Canavese. Il 17 febbraio del 1945 era sceso dalle montagne per recarsi in visita alla sua famiglia a Ciriè. Catturato dalla Divisione “Folgore” fu torturato per 36 ore consecutive e fucilato senza processo il 21 febbraio del 1945 nella piazza di Barbania (Torino).

Grazie Miguel

 

Cari papà e mamma,

per la prima cosa perdonatemi del dolore che vi arreco ma non dovete disperarvi, in un mondo migliore ci troveremo senz’altro senza più tutte queste infelicità che ci opprimono. Non ho la mente ferma stassera per scrivervi, ma il coraggio non mi manca e non deve, non deve mancare a voi. Sarò sempre presente fra voi e vi dovete figurare solo che io sia partito per un lungo viaggio dal quale un giorno ritornerò.

Ho detto alla mia fidanzata, ormai quasi lo era, che venisse trovarvi, potete nel caso andare presso di lei. Vogliatele bene come ad una figlia spero che lei capisca e vi porti un pochino di quell’affetto che ebbi io. vi ricordo e vi penso sempre, il mio ultimo pensiero sarà per voi che ho amato tanto anche se non l’ho sempre dato a vedere. Mi dispiace di non aver potuto coronare il mio sogno, una vita dolce con voi, con lei, con qualche figlio. Ho avuto tanto dolore nel vedervi oggi al tribunale, tanto dolore per il dispiacere che vi reco perché capisco che tu mamma vivrai come no so come, ma devi farti forza, ti ripeto. […]

Ore 14 – Si avvicina la mia ora, ma un solo pensiero mi domina: voi. So quanto vi mancherà ora il mio affetto, ma vi ripeto non preoccupatevi: dall’alto vi guarderò sempre e vi seguirò.

Ore 1.45 – Il tempo corre verso l’attimo fatale, pensate tanto a me: mi raccomando ancora cercate l’affetto di quella ragazza, è tanto buona e credo saprà comprendervi e volervi bene; mi farete tanto piacere. Addio mamma e papà

Erich

 

Cara Teresa,

ti scrivo in questo ultimo momento della mia vita, in questo attimo supremo in cui tutto appare in una luce diversa, perché voglio e devo confidarti i miei ultimi pensieri, i pensieri di un morituro ai quali devi anche credere.

Mi devi scusare se non ho potuto dedicare a te negli ultimi tempi tutto il tempo che avrei voluto, ma tu sai il compito al quale mi ero dedicato per un fine superiore e per il bene della nostra Patria, fine di cui non mi pento anche se in questi giorni ed in questo periodo sono condannato a morte.

Non ti ho scritto prima per evitare un dolore e perché non volevo tu sapessi quale sia il mio destino ormai: non ho alcun rimorso per il mio operato; ho agito per quello che ritenevo e ritengo il bene del nostro popolo; ti scrivo invece ora per giustificare il mio atteggiamento e perché tu mi comprenda meglio.

Ho sempre pensato a te, tanto, sei stata l’unica donna alla quale ho creduto, con la quale ho sognato una dolce vita, che avrei desiderato di poter realizzare, ma il caso e il Signore han deciso altrimenti.

Vorrei solo tu credessi, ed ora devi credere, che ti ho amata immensamente, come l’unica persona, con i miei, alla quale fermamente credevo, vorrei che tu credessi che sempre, anche nei momenti più angosciosi ti ho pensato, ed il mio affetto non è mai venuto meno.

Ricordami, Tesi, ricordami sempre, è questo il mio ultimo desiderio, non posso né ti voglio chiedere di più: bramerei che ti recassi dalla mia mamma per consolarla e conoscerla. Ti prego anche di questo: fallo per l’amore che hai portato per me: rammenta con lei i dolci momenti vissuti insieme, sii per lei un pochino la figlia.

Ancora tanti baci, non ho più la fermezza di continuare.

Addio Tesi, mia fino alla morte.

Erich

Errico Giachino (nome di battaglia Erich), aveva 28 anni ed era uno studente torinese. Nato il 10 marzo del 1916, si stava laureando alla Facoltà di economia e commercio di Torino. Fu sottotenente del 15° Reggimento Autieri. L’8 settembre del 1943 va sulle montagne piemontesi dove con altri elementi dell’esercito in disfacimento organizza le prime formazioni armate della Resistenza. In rappresentanza delle Brigate Matteotti entra a far parte del 1° Comitato Militare Regionale Piemontese ed organizza le prime squadre S.A.P. (Squadre di Azione Patriottica). É arrestato il 31 marzo del 1944 dai Fasci Repubblicani di Torino e processato il 2-3 aprile dello stesso anno. Fu fucilato il 5 aprile del 1944 presso il Poligono Nazionale al Martinetto di Torino, luogo in cui ogni anno i torinesi celebrano la liberazione dal Nazifascismo. Si è guadagnato la Medaglia d’oro e Medaglia d’Argento al Valor Militare

La speranza per il futuro è già qui

C’è qualcosa che quest’anno mi fa sperare più che mai. Sono i milioni di giovani che in tutto il mondo, dietro l’esempio di Greta, si sono uniti per difendere il pianeta, la vita, loro stessi.

Dalle loro assemblee confuse e gioiose lanciano messaggi che sanno di pace, di lavoro, di dignità e diritti, di benessere e di un mondo più sano, da tutti i punti di vista.

Parlano di rispetto.

Quello che non esiste più, quello che è stato svenduto per quattro monete, quello che non sappiamo più riconoscere alla vita umana, che non ha colore, né razza, né appartenenza.

Quello che qualcuno ha in mente di trasformare in odio e disperazione.

La mia generazione non è riuscita a difenderci dal rigurgito di questi mesi.

Quella di oggi sì.

Greta e i ragazzi sì.

Fanno paura, per questo hanno scatenato gli istinti più beceri e bestiali.

Ma sono loro la nuova Resistenza.

Io ho fiducia in loro, ho fiducia nella bellezza delle loro parole così semplici eppure così vere.

 

Viva la Resistenza!

Buon 25 aprile a tutte e tutti!

PS: come vi avevo anticipato in questo post, questa è la riscrittura di un post del 2017. Ho tenuto i commenti perché non ho cuore di cancellarli.

Nel frattempo, come sempre accade, qualche amico è tornato e altri non ci sono più.

Resta il loro segno qui, sulle Volpi.

Ora, se vi va, aggiungete ci i vostri.

Commenti

  1. Luz traccia un’immagine inequivocabile del momento storico che viviamo e che getta lunghe ombre sul futuro.
    Genitori che calpestano i valori della Resistenza e della Liberazione indottrinando malamente i figli, i quali, crescendo, molto spesso assimileranno questi valori distorti e amorali e di conseguenza saranno un macigno oscurantista per la società futura come i genitori lo sono per l’attuale.
    Il risultato è già ben visibile (per chi vuol vedere). Basti pensare alla multietnica Trieste che invece di rappresentare un esempio di emancipazione e civile convivenza insozza una “celebrazione della varietà culturale”, come definito già dagli antichi greci, quale lo sport rappresenta, e lo fa nel peggiore dei modi: tentando beceramente di escludere dalla maratona cittadina gli atleti di colore (la storiella della provocazione, quel nascondersi dietro a un dito dopo essere stati da più parti attaccati, rende becero, una volta di più, il gesto, chiaramente politico e antisociale)
    Come ho avuto modo di esprimere in differenti contesti: Abbiamo voluto la lega al potere? Becchiamoci anche questa!
    Le lettere di quei grandi ragazzi (perche troppi di loro erano appena ragazzi o poco più) che si sono sacrificati anche perché oggi la gente avesse il diritto a fomentare sentimenti d’odio da campagna elettorale permanente (anziché star chiusi al viminale a lavorare per il bene comune e dissociarsi ottusamente da una celebrazione civile di importanza storica fondamentale [altra inelegante sparata da ricerca del consenso elettorale]) e indottrinare malamente i figli ed esercitare altrettando malamente il diritto di voto e scansare come fosse peste l’emancipazione culturale, bisognerebbe fotocopiarle su fogli di cartone pressato e farle ingoiare senza neppure un bicchier d’acqua a quei genitori irresponsabili, pseudoeducatori da centro sociale, organizzatori e imbonitori di piazze antitalianisti che operano scientemente per agevolare l’imbarbarimento e alimentare la recrudescenza di dottrine fasciste.
    E allora evviva Greta Thunberg, evviva quei ragazzi che prendono le distanze da tutto questo e si rendono attivio e fattivi, evviva la Resistenza, evviva la Libertà (anche quando va a discapito di chi ne gode?).
    Buona 74^ Liberazione e onore ai caduti che l’hanno reso possibile.

    1. Ciao Calogero, grazie per questo tuo commento accorato. Mi verrebbe voglia di andare a Trieste colorata di lucido da scarpe marrone e con uno striscione “siamo tutti atleti africani” tentare la maratona (con scarsi risultati, ovvio). Forse bisogna farlo davvero. Ma forse il vento è cambiato. E un’ultima precisazione : io non ho voluto la lega al potere, ho fatto il possibile per sconfiggerla. E lo farò sempre. Buona domenica caro

      1. Da buon italiano (pure meridionale) figurati se l’ho voluta io.
        Dico “noi” per far capire a chi la sostiene (e vivendo in una città del nordest sono circondato da leghisti più o meno convinti) che siamo tutti sulla stessa barca: nel momento in cui l’italiano perde diritti, fa figuracce internazionali a causa degli esponenti istituzionali che lo rappresentano e patisce le conseguenze negative di una politica incentrata sulla prostituzione elettorale di partiti e cosiddetti movimenti che elargiscono mance elettorali sempre più sostanziose (le quali fanno aumentare il debito pubblico ma non favoriscono in alcun modo la crescita del paese nè l’occupazione), a pagarne le conseguenze non sono soltanto gli italiani che non hanno votato lega ma anche quegli altri, italiani pure loro (checché ne vogliano dire) che la lega l’hanno votata.

        Buona domenica anche a te, Elena.

  2. Leggere queste lettere stringe il cuore di commozione, ma anche di ammirazione per la forza d’animo e la fede nel mondo migliore che questi giovani contribuivano a costruire, dopo il buio che il mondo aveva attraversato. Condivido il pensiero di Liliana Segre, chi fa politica studi la storia.

    1. C’è qualcuno che sostiene che questa nuova generazione di giovani, l’ultima, nasca con i valori della democrazia e dell’amore contro la violenza ben radicati. Me lo auguro, perché voglio avere speranza quando intorno tutto sembra svilito a mero mercato e selfie. Per fortuna c’è qualcuno che ci crede ancora Giulia. Grazie per essere passata di qui anche oggi

    1. La storia @Nadia è nostra amica. Anche se a volte ci rattrista o ci spaventa ci sta mettendo di fronte all’inevitabile. Ed è sempre meglio sapere, non trovi?

  3. Lettere struggenti, bellissime, pur nella tragedia in cui furono scritte.
    Da insegnante di Storia alle medie, ti dico che l’atmosfera sta cambiando. Molti alunni mostrano chiari segni di adulazione nei riguardi del fascismo. Lo fanno in maniera discreta, alcuni in maniera beffarda, ma tant’è. Io mi batto strenuamente, cercando di conservare un piglio signorile, ma non immagini la mia rabbia dinanzi a parole equivoche durante le interrogazioni e le verifiche scritte. I loro genitori li indottrinano bene.

    1. Quanto tu affermi è molto preoccupante. Sono affermazioni che sentono senza dubbio o a casa o nel loro circuito amicale /familiare dove ormai vige l’acqua legge della superficie delle cose. La scuola, una volta fonte di crescita umana e culturale, ora mi pare faccia passi indietro. Il vostro lavoro è stoico. Vi stimo molto, resistete!

  4. del tutto d’accordo su quanto scritto. Il 25 aprile non è una data qualunque ma segna uno spartiacque tra il passato e il presente. Che il passato sia stato terribile per molti italiani, è un dato di fatto che nessuno può confutare. Ma quella è storia, come dice Liliana Segre. Il presente è oggi e non si può fingere che il passato non esista. Chi ha giurato sulla costituzione, la deve rispettare. Se ritiene che sia da cambiare provi a farlo.
    Quindi viva il 25 aprile!

  5. Con sgomento mi chiedo se davvero sia questo il mondo migliore per cui tanti hanno combattuto e si sono sacrificati. Cerchiamo di resistere, ancora. Difendiamo ad oltranza quei principi di umanità, civiltà e cultura che oggi si vorrebbero asfaltare. No, non è un derby: è una grande giornata, nel cuore e nella memoria.
    Grazie Elena per questo prezioso post.

    1. Cara Brunilde, bello ritrovarti anche oggi. Ho trovato una dichiarazione di Laura Boldrini in proposito ché si addice bene al tuo commento. Lei ha scelto di sfidare gli omuncoli sul loro stesso terreno. Ha detto che non è un derby perché la partita l’abbiamo giocata 74 anni fa e abbiamo vinto. Un pò di speranza e fiducia intorno noi stesse ci vuole! Abbraccio

  6. In questi 2 anni l’Italia ha fatto passi da gigante all’indietro e la festa di oggi risulta quasi una beffa.
    W L’ITALIA CHE RESISTE come canta De Gregori, passa una splendida giornata e grazie per questo post!

    1. Cara Sandra grazie per gli auguri. Ho fatto un bel 25 aprile presso la sede del comando partigiano della Brigata Garibaldi di eporediese e basso biellese. Ho respirato aria pulita e incontrato persone che non vedevo da tempo. L’Italia resiste anche se qualcuno rema contro. Noi ci siamo. E non li lasceremo passare
      Abbraccio

    1. Si Giuseppe, l’unico problema è che a un certo punto il testimone va preso in mano dalle giovani generazioni. Sono stata da questo punto di vista piacevolmente sorpresa dalla commemorazione del 25 aprile a Rocchetta Tanaro. La locale sezione dell’Anpi è diretta da una ragazza di vent’anni nipote di un parrigiano. Anche lei dimostrava tanto amore e passione. Mi ha fatto credere che ci sia ancora speranza…..

    1. Ciao Antonio, bella la definizione di “memoria dimenticata” in effetti è così. Questi nostri piccoli gesti servono proprio per tenerla viva, più a lungo e vivacemente possibile… A presto

  7. Queste lettere fanno un gran male, come le parole che strizzate riempiono secchi di sdegno. Una pagina che mai si potrà dimenticare quella che fa eco con un giorno in cui si festeggia, anche grazie a immani sacrifici. Ecco un altro gran bel uso dei libri: la memoria.

    1. Eh sì Nadia, se non coltiviamo la memoria non potremo agire nel presente e costruire il futuro. I libri e le loro mille sfaccettature…

    1. Cara Emilia, quest’anno come non mai la riscrittura della storia e la polemica hanno accompagnato questo giorno, che proprio non le meritava. Non so se è per quello che ho voluto parlare dell’amore, è che l’amore è sempre alla base delle scelte più grandi e “di fondo” della nostra vita. Sono felice che ti sia piaciuto e che anche tu non pensi a questo giorno soltanto come un piacevole ponte. Buon 25 aprile!

    1. Ciao Antonella, per me il 25 aprile ha un significato molto grande e ogni anno in questi giorni ne parlo. A volte per ricordare com’è nato in me il seme della Resistenza, a volte per ricordare donne e uomini straordinari che ho avuto la fortuna di incontrare, chissà per quanto ancora. Nei nostri blog ci sono la vita e i valori in cui crediamo. Il mio non fa eccezione :): Un abbraccio e buon 25 aprile!

  8. Combattere per un ideale, morire per l’idea di libertà… sembrano concetti così lontani. Nel mondo attuale imperano il qualunquismo e il relativismo e ognuno si è creato ideali di plastica e di metallo ben diversi da quelli espressi dagli uomini della resistenza

    1. Ciao Rosalia, grazie per questo commento e benvenuta nel blog! Il qualunquismo e l’indifferenza sono i mali più subdoli della nostra società, ahimè.. Facciamo il possibile per ricordare adeguatamente da dove veniamo. Grazie e a presto

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