Julio Guerra e i medici cubani che hanno curato Torino durante la pandemia
Il mondo con i miei occhi

I medici cubani a Torino durante la pandemia. La Brigata Henry Reeve

 

In questi giorni sono stata parecchio impegnata per risolvere i notevoli problemi tecnici che una videoconferenza in streaming su Facebook comporta, specie se la affrontiamo per la prima volta.

Di sicuro ne valeva la pena.

Perché l’esperienza de i medici cubani a Torino durante la pandemia, giunti con la Brigata “Henry Reeve”, inviata presso le OGR dove è stato allestito un ospedale Covid19, valeva ogni sforzo perché potesse essere raccontata a più persone possibili.

Vantaggi della digitalizzazione e piccolo upgrade per la sottoscritta quanto a dimestichezza con gli strumenti tecnologici 😀 

Dopo il post sulle videoconferenze on line presto scriverò qualcosa anche  a proposito di come usare al meglio lo strumento che ha permesso questa sfida: StreamYard

Ma ora parliamo di loro.

 

I medici cubani a Torino durante la pandemia: la Brigata Henry Reeve

 

Ricordare quei giorni fa male. 

Paura, disorientamento, annichilimento e tanto, tanto dolore.

Questi solo alcuni dei sentimenti ricorrenti che ci hanno attraversato nei mesi di pandemia. 

In quei giorni l’Italia, con il Piemonte e Torino secondi solo alla Lombardia e all’Emilia quanto a contagi, ma con recrudescenze ancora pericolosamente presenti, era sulla bocca di tutti.

Dall’estero si chiudevano le relazioni con il nostro paese e ai nostri concittadini venivano negati accessi, lavoro, scambi.

Isolare “Gli italiani”. Ricordate? Io sì.

Mentre tutto ciò accadeva, mentre gli Stati Uniti dichiaravano di voler un vaccino tutto per sé e di procedere a chiudere anzitempo le relazioni con L’Europa senza peraltro affrontare il Covid19 che stava esplodendo all’interno dei propri confini, Cuba, abituata alla solidarietà internazionale da sempre, offriva la sua collaborazione concreta a noi tutti, inviando, in accordo con il Governo Italiano, un contingente di medici esperti in gestione di catastrofi e gravi epidemie.

Una brigata, la Henry Reeve, sempre pronta ad andare dove esiste più necessità come in Pakistan, dopo il terribile terremoto, o in America Centrale, dopo le piogge torrenziali provocate dalla tormenta tropicale Stan.

Cuba, sede della scuola internazionale di medicina che ha reso e rende possibile laurearsi decine di migliaia di giovani che non avrebbero i mezzi per poterlo fare, nonostante il blocco ha raggiunto uno straordinario livello di qualità nella bio-ingegneria medica, nella medicina e chirurgia e nel trattamento dei peggiori flagelli virali.

Julio Guerra è il medico a capo della Brigata.

Ieri ho avuto il piacere e l’onore di intervistarlo e di approfondirne la storia che potete trovare a questo link.

 

Chi è Julio Guerra, a Torino per sconfiggere il Covid-19

Veniamo a condividere ciò che abbiamo, non ciò che ci resta

 

Una dichiarazione che non ha bisogno di commenti, la sua.

D’altra parte, il dottor Julio Guerra non è un medico qualunque. 

Capo della Brigata Medica “Henry Reeve”, il contingente di medici cubani inviato a Torino, presso le OGR, ha coordinato il lavoro di altri 37 medici in delegazione.

Quando risponde alle nostre domande, ormai alle prese con i preparativi per il rientro, Julio è orgoglioso nel dire che “La collaborazione con i medici e il personale italiano è stata eccellente” e anche che “Non sono state segnalate situazioni di contagio tra gli italiani e i cubani incaricati della gestione dell’ospedale”.

Motivo di orgoglio e testimonianza di una professionalità che ha caratterizzato i medici e gli operatori sanitari di stanza alle OGR la cui collaborazione con i medici della Brigata ha potuto risolvere casi molto complessi e alleviare la pressione sugli ospedali torinesi, che  come è noto, sono anche un riferimento per l’intero Piemonte e non solo.

 

I medici cubani a Torino durante la pandemia erano 38 medici .

Non una casualità ma una scelta precisa.

Nel mondo sono circa 30.000 gli operatori sanitari cubani in circa 60 paesi. E negli ultimi mesi, per aiutare il mondo a fermare Covid-19, l’isola ha attivato il cosiddetto ‘Contingente Médico Henry Reeve’ contro catastrofi ed epidemie, con 25 nuove brigate di solidarietà.

La storia di Julio però testimonia la tradizione di solidarietà e di aiuto che caratterizza Cuba in campo medico.

Ha avuto esperienze pregresse in Venezuela, Guatemala e Gibuti, come molti altri della Brigata, testimoniando con forza e convinzione il valore della scelta che Cuba ha fatto di investire sulla salute e sul mantenimento della stessa, come testimonia nella sua intervista con noi.

I biglietti di ringraziamento lasciati nell’ospedale per i medici che insieme hanno risolto casi difficili sono lì a testimoniare il segno di un passaggio che non è solo scambio e solidarietà umana, ma condivisione.

Anche di pratiche e di conoscenze in campo medico.

Un campo in cui da tempo Cuba, insieme all’istruzione, investe, pagando il prezzo dell’embargo che dal 1960 opprime l’isola.

 

La Brigata Hernry Reeve

 

Il contingente internazionale di medici Henry Reeve, specializzato in catastrofi e gravi epidemie, è stato creato il 19 settembre 2005 da Fidel Castro.

Dal sito Italia Cuba apprendiamo che Henry Reeve, anche conosciuto come “L’inglesito della manigua”, era un capitano di Brigata nato a Brooklyn e giunto a Cuba l’11 maggio del 1869.

Divenne  per tutti “L’Inglesito” perché conosceva poco lo spagnolo, parlava poco e quel poco era nel suo inglese che cercava di adattare alla lingua locale.

Si distinse nel 1876 nelle battaglie cubane contro il colonialismo e morì vicino a Cienfuegos dopo aver partecipato a più di 400 azioni armate.

Passò alla storia perché perse una gamba nel settembre del 1873, lanciandosi su una canna di cannone con il suo cavallo.

Non smise per questo di combattere per la causa, con ogni mezzo.

Quando si uccise aveva solo 26 anni, sparandosi a una tempia, ferito molto gravemente al petto, all’inguine e a una spalla, quando le truppe spagnole lo avevano catturato.

Ha lasciato un grande esempio di solidarietà tra uomini ansiosi di libertà e giustizia.  

 

Quando gli chiedevano di dove fosse, l’inglesito rispondeva:

 

Io sono del paese dove si muore

 

A testimonianza di una vita dedicata alla lotta contro il regime coloniale imposto dalla corona spagnola.             

Henry Reeve è stato onorato dal governo cubano nel 1976 in occasione del centenario della sua morte con un francobollo postale.

 

Entendemos de amor, no de odio!

 

Questo il titolo dell’iniziativa che abbiamo svolto il 22 giugno (qui il video integrale su Facebook) per ricordare questo scambio di affetto e solidarietà tra Cuba e la mia città.

 

 

Per me è stato motivo di grande orgoglio aver potuto organizzare un momento di dibattito e di riflessione, nonché di gratitudine e solidarietà con il popolo cubano cui sono molto affezionata, come ben sapete.

Un evento che è stato seguito da moltissime e moltissimi persone, anche in diretta da Cuba, e che ha visto la partecipazione dell’Ambasciatore di Cuba in Italia José Carlos. Rodriguez Ruiz, Susanna Camusso e Irma Dioli tra gli altri.

 

La presenza della mia organizzazione, a testimonianza dei valori di solidarietà e fratellanza che sempre caratterizzano la CGIL, di autorevoli esponenti di Italia Cuba e dell’Ambasciatore di Cuba in Italia hanno reso il momento speciale e davvero indimenticabile.

 

Per me anche l’occasione per ringraziare con tutto il ❤️ tutte le donne e gli uomini che senza distinzioni si sono presi cura di noi durante la pandemia.

 

E di accettare una nuova sfida per la comunicazione che utilizzando gli strumenti digitali può far arrivare contenuti “di nicchia” a un pubblico più vasto.

Ma di questo, ne parliamo un’altra volta, sempre qui, sulle Volpi 😉 

Muchos cariños.

 

Chi di voi conosce da vicino Cuba?
Cosa ne pensate di questa iniziativa di solidarietà?

 

14 Comments

  • Giulia Lu Dip

    Mi sembra una bellissima iniziativa di solidarietà da parte di Cuba che considero un paese molto speciale. Ci sono stata nel 2000 ed è stato un viaggio molto bello, soprattutto perché fuori dai soliti giri turistici, visitammo molto bene l’Havana. Al di là delle storture del regime, i cubani sono tutti molto preparati e competenti, purtroppo l’embargo ha creato una situazione terribile, ma forse proprio per le difficoltà che ha attraversato il popolo cubano conosce bene il valore della solidarietà.

    • Elena

      Ciao Giulia, la Havana ha un fascino intramontabile, quel lungo mare con l’oceano che vuol provare a entrare lo porto nel cuore, insieme alla gente e ai colori. Credo che la resistenza di Cuba sia dovuta senza dubbio alla forza della sua gente e a una fede fortissima nella legittimità della propria, differente, esperienza politica e sociale. Sono grandi davvero, in questa occasione ancora una volta l’hanno confermato…

  • Barbara

    Allorquando durante la guerra l’accecamento nazionalista e politico raggiunse il suo apice, Emilio Fischer, il famoso chimico, nel corso di una seduta all’accademia, pronunciò con energia le parole seguenti: “Voi non potete far nulla, signori, la scienza è e rimane internazionale…”.
    da Come io vedo il mondo di Albert Einstein, perché poi della frase di Fischer non trovo altra trascrizione.
    E la medicina è una scienza. Per fortuna che i medici sono internazionali, soprattutto gli italiani. Credo infatti che in questo frangente noi popolazione italiana abbiamo ricevuto così tanti aiuti anche per merito dei nostri scienziati che a loro volta hanno sempre portato il loro contributo al resto del mondo. Pensiamo che a scoprire la SARS e adoperarsi per l’allerta mondiale fu un microbiologo italiano, Carlo Urbani, che purtroppo morì proprio della malattia.

    • Elena

      Ciao Barbara, senza dubbio anche l’Italia ha una storia in cooperazione internazionale, intendo personalmente. Emwrgency è l’esempio più brillante. Mi piace ricordare il contributo dei cubani e il motto del loro capo brigata : “Non siamo qui per donare ciò che ci avanza ma noi stessi”. A me è parso un valore grande

  • Sandra

    Caspita che bello, ero certa che sarebbe andato tutto bene. Che esperienza strarodinaria per te. Grandiosi i medici che da più parti del mondo sono venuti ad aiutarci nel periodo peggiore, va tutto il nostro grazie.

  • Grazia Gironella

    Storie come questa fanno bene. Non conosco Cuba, se non per qualche documentario, ma mi rendo conto che c’è da sapere molto di più. Grazie al contingente cubano e a te che hai partecipato e ci racconti. 🙂

    • Elena

      Ciao cara, grazie a te per aver letto. Una persona in più che decide di informarsi e approfondire val bene un’iniziativa! Buona serata

  • Brunilde

    Ho tracorso a Cuba un’unica vacanza, ormai 25 anni fa, e ne conservo un ricordo bellissimo.
    Sono rimasta colpita dall’arrivo dei medici cubani, ma anche dai pochi medici albanesi, inviati perchè ” L’Albania non dimentica quello che l’Italia ha fatto “.
    In questi tempi così cupi, in cui noi italiani siamo stati trattati come appestati, quando non derisi ( ricordate il medico inglese che in tv disse che avevamo chiuso il paese per poter fare la siesta? Che poi la “siesta” la fanno gli spagnoli, ma è il principio che conta ), solidarietà e riconoscenza sono un balsamo, qualcosa che fa sperare che l’essere umano possa ancora esprimere, appunto, umanità. La pandemia non ci ha reso migliori, ha soltanto evidenziato quanto di cattivo, e per fortuna anche di buono, c’è nell’uomo e nella nostra società cosiddetta civile. Ricominciamo da lì, dalla parte buona.
    Anche se, scusa l’amarezza, non ho fiducia in un paese che riapre stadi di calcio e discoteche e tiene chiuse università, aule studio e biblioteche ( e molto altro ancora ).

    • Elena

      Cara Brunella, hai fatto bene a ricordare il premier albanese, mi aveva commosso. Un paese così piccolo eppure così solidale. Cuba ha una lunga tradizione di solidarietà internazionale, durante la pandemia a me pare che i modelli di democrazie occidentali cui troppo spesso si guarda, penso a USA e GB, abbiano miseramente fallito. C’è una speranza, concordo, nellaggrapparci a quanto di buono ne è venuto fuori. Ma il brutto incombe sempre, perché è dentro di noi. Ognuno ha il compito di debellarlo. Un grande abbraccio, grazie per essere passata! Ps : a Cuba ci siamo sfiorate per un paio di anni

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