Il mondo con i miei occhi

Una Pasqua di speranza

Il sole si è fatto strada tra le nubi che sin dalla notte si erano ammonticchiate sul cielo di Viverone. Le ha portate un vento gelido che ha riaffermato il suo diritto ad essere pienamente primavera, come parlasse a un sole che ha portato i suoi doni in anticipo: calore, colore, risveglio.

Così è cominciata questa giornata di Pasqua, la seconda “nel nido“. Così avevo descritto il mio stato d’animo a circa un mese dalla pandemia, una definizione che ancora ci appartiene.

Rileggo quelle righe e penso alla lucidità con cui descrivevo quei momenti, frutto non della paura ma della consapevolezza che ciò che sta accadendo sarà foriero di qualcosa di nuovo e così è stato, anche se non è andato tutto bene, questo è bene dirselo.

L’elenco delle cose che dovevano essere fatte meglio è lungo e arcinoto. Dentro di me resta una profonda ferita per l’incapacità di uno Stato di cui mi sento parte di affermare un diritto universale quale quello alla cura, senza che esso debba passare dalla disponibilità economica.

E invece in questa pandemia le differenze sociali si sono viste, eccome.

Mi torna in mente Primo Levi e il suo “I sommersi e i salvati“, l’ultimo suo lavoro e quello cui io riferisco il suo insuperabile dolore che lo portò alla scelta più tragica e definitiva, la morte.

Ve ne porto una citazione, tra le più note:

«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

Che cosa davvero è successo, alla fine di tutto questo, andrà indagato, approfondito, conosciuto. Solo lo sguardo severo e giusto della Storia potrà volgersi indietro e guardare in faccia questo vissuto e, forse, comprenderlo, collocarlo, giudicarlo.

Con questi pensieri mi accingo a festeggiare la mia giornata di Pasqua. Saremo in tre, un amico solo si unirà a noi rispettando le distanze eccetera eccetera, la mamma, ormai con una miracolosa convocazione all’ultimo momento finalmente vaccinata con la prima dose, da mia sorella a godersi un po’ i suoi nipotini, e noi due, che godiamo di poco e facciamo grandi sogni.

Non è così che si resiste, in fondo? Pensando alla bellezza che può ancora essere generata?


Una Pasqua di speranza

Una Pasqua di speranza

Coltiviamo la speranza, che, come scrivevo l’anno scorso, è l’unico contagio positivo che in quetso momento mi sento di diffondere.

Così oggi solo pensieri belli. Come quelli che l’hanno scorso hanno scatenato le Volpi sui balconi e sui terrazzini, a scambiarsi foto di pranzi rimediati a mò di festa e tanta, tanta allegria nel tentativo di passare oltre.

Siamo ancora qui ma con consapevolezze nuove, con la certezza che tutto è cambiato e che anche noi lo siamo.

Sappiamo già come?

Per quanto riguarda me, ho modificato radicalmente le mie esigenze, i miei comportamenti , le mie priorità.

Oggi sono una donna oltre i cinquanta che ha in mente un nuovo futuro e che non si lascia più trascinare dai “Chi te lo fa fare”, ma ha deciso di agire nella direzione del “suo sentire” e non del “suo dover fare”.

Qualche traccia di questa nuova consapevolezza c’è già, in nuce: il coaching, la campagna come dimensione di vita, lo scrivere, unica prepotente costante della mia vita, anche da reclusa 🙂

E voi care Volpi, quali nuove consapevolezze vi porta questa Pasqua di speranza?

Piccoli ritocchi al blog

Colgo questa occasione per avvisare tutti i miei cari lettori che il post previsto per martedì relativo alle similitudini dell’amore uscirà martedì 13 aprile perché è molto corposo e in questi giorni ho preso un po’ di tempo per un assoluto relax di cui avevo molto bisogno.

Torneremo dalla settimana successiva alla tradizionale pubblicazione prevista per il martedì.

Inoltre ho scelto di rimuovere il pdf sul public speaking che avevo messo come ancora in cambio di nuove iscrizioni. Succede che io trovi sempre più nuovi iscritti che il giorno dopo, una volta scaricato il regalo, si cancellano dalla mailing list.

Evidentemente qualcosa non ha funzionato ma decisamente non è questo il senso che volevo assegnare a questo scambio, dunque lo interrompo qui. Sono certa che comprenderete.

Per il resto proseguo con la mia ultima ultimissima revisione. Sta andando davvero bene. Sono felice. Mi auguro lo stesso per voi.

Buona Pasqua, care Volpi!

26 Comments

  • Sandra

    La sintesi del post è: sono felice. Il che mi rallegra molto, che sia rivolto alla Pasqua, al vaccino di tua mamma o alla revisione.
    Al momento, è quasi ora di pranzo, stiamo trascorrendo una Pasqua davvero splendida a casa, con l’asporto del nostro ristorante preferito di cui parlo sempre, e una mega galattica sorpresa dell’Orso con una sorta di caccia all’uovo per casa, indescrivibile.
    Un caro abbraccio festoso.

    • Elena

      No, la caccia al tesoro dell’uovo è una cosa bellissima, pensa che non ne avevo mai sentito parlare (io da piccola mai fatta) e a causa di una pubblicità in tv Carlos mi ha spiegato che da loro, in Argentina, si usa sempre. Orso ha avuto un’ottima idea, sono cose che mettono una certa allegria e ne abbiamo veramente bisogno. Noi siamo stati in un posto meraviglioso in Val Chiusella. Quando sono in mezzo al bosco non chiedo di meglio. Un abbraccio festoso e sì, le tre cose che hai citato mi rendono davvero felice. Me la godo 🙂 Grazie per essere passata anche oggi

  • Giulia Lu Dip Mancini

    Mi chiedo come possano esistere persone così, si iscrivono per scaricare il pdf e poi si disiscrivono? Mi sembra un atto di una cialtroneria incredibile mah!
    Al di là di questo mi sembra che la tua Pasqua sia nel complesso serena, ti mando un grande abbraccio e tanti cari auguri a te e famiglia.

    • Elena

      Si cara Giulia, serena e tranquilla. Non mi faccio molte illusioni circa la correttezza o cortesia delle persone. Mai come in questo periodo mi sembra che tutti abbiano le briglie sciolte. E’ anche vero che non obbligo nessuno a restare iscritto, quindi non posso più di tanto biasimarli. Ma non mi va di essere presa e … scaricata dopo solo un giorno! Chiudo i battenti! Chi vuole saperne di più sul public speaking comprerà il mio manuale Tecniche di oratoria. Chi invece vuole seguire il blog perché apprezza ciò che scrivo ho sperimentato che lo fa lo stesso, anche senza gift. E sono le mie lettrici e i miei lettori migliori :* Grazie per essere passata anche oggi e ancora auguri

  • Grazia Gironella

    Buona Pasqua anche a te, Elena! Io sono… anzi, non sono… No: non mi piace definire qualcosa che ancora non capisco, e si sta manifestando con il bisogno di staccare da tutto quello che non è strettamente necessario. Purtroppo in questo sta ricadendo non solo il superfluo, ma anche il meno importante, al punto che mi domando se resterà qualcosa, alla fine. Non è un momento facile. Se sia buono o meno, lo scoprirò, spero presto. Un abbraccio forte. 🙂

    • Elena

      Cara Grazia, tu sei. E ogni cosa, se la guardi bene, scopri che è illuminata. Ti abbraccio forte forte. Buona pasquetta, la Pasqua ormai è andata come è andata

  • newwhitebear

    Speriamo che questa Pasqua porti nel futuro qualcosa di nuovo. Però è dei dubbi che sarà così. Qualcosa è cambiato, si è rotto e sarà diffiicile rimetterlo in sesto. Proviamo a guardare al futuro con occhio meno pessimista.
    Buona Pasqua.

    • Elena

      Ciao Gian, io sono convinta che il nuovo sia già qui. Non so se sarà migliore, ma ci faremo i conti. E poi tu negli ultimi mesi hai accumulato così tante noie (wp, il PC,) che peggio di così non può andare! Ma hai visto che bella primavera c’è fuori? Ps : le margherite della foto sono del mio giardino, mi sono dimenticata di dirvelo! Non che sia fondamentale, ma non mi aspettavo crescessero così libere davanti a casa mia. Ho trasmesso il concetto?

  • Marina

    Oggi, che è il giorno di Pasquetta sono più serena di ieri, più rilassata, più ottimista. Perché è sempre così: i pensieri tristi, la malinconia, le negatività non passano inosservati, ma falliscono sempre di fronte alla speranza che non muore mai. E noi la fiammella la teniamo sempre accesa.

    • Elena

      Cara Marina, da queste poche righe intuisco ch’è ieri sia stata una giornata diciamo di riflessioni cupe? Non so a Roma, ma qui, a parte il freschetto, ha fatto bello tuttora il giorno e girando per le strade non ricordo di averle mai sentite tanto mute e desolate. La malattia mi fa paura ma ho più paura di ciò che ci aspetta. C’è sofferenza e disagio. Per questo non possiamo mollare la speranza. I fiori spontanei nei nostri nostri giardini sono una bella testimonianza. Loro ce la fanno sempre. Ce la faremo anche noi. Ti mando un grande abbraccio

  • Cristina

    Questo tuo post emana luce e consapevolezza insieme, è come un balsamo sull’anima. Come ha scritto la poetessa americana Amanda Gorman, dobbiamo “avere il coraggio di essere luce”.
    Ho trascorso le giornate pasquali in famiglia e tra attività mangerecce e letterarie il tempo è volato.Contraccambio gli auguri pasquali anche se in ritardo, all’insegna del vento e del sole!

    • Elena

      Cara Cristina, grazie per avermi fatto conoscere questa donna che mi ricorda la luce del guerriero di Paolo Coelho. Si, dobbiamo essere luce se non in assoluto, almeno in relazione a chi abbiamo accanto. È un momento di difficile, penso che ogni risorsa che ancora sentiamo di possedere debba essere messa a disposizione degli altri. Sono felice per la tua bella Pasqua. Le cose semplici, ormai lo abbiamo imparato, sono le più belle. Un caro saluto (ps: ma allora, le similitudini?, )

  • Franco Gabotti

    Ecco che arrivo addirittura nel dopo pasquetta; la festa è andata, immagino insieme a molti dei suoi proponimenti istituzionali. Auguri postumi allora, ma piuttosto un pretesto per ricordare ciò che hai evocato: il lago di Viverone dove noi vercellesi, quando eravamo giovani, si veniva per una breve gita, anche di mezza giornata. A Viverone ci arriva scendendo dalle vigne che la sovrastano anche Agnese, la protagonista di un mio racconto, ma ci arriva in un sogno, che da cupissimo si rasserena proprio guardando i riflessi del lago e il pallido orizzonte delle colline del Canavese.
    Grazie per questa immagine e per il tumulto positivo che ha provocato.

    • Elena

      Ciao Franco, ben arrivato sul blog! Felice di avere in comune con te un luogo così bello. Dove possiamo trovare la storia di Agnese? Sul blog c’è attualmente una rubrica aperta per la promozione di romanzi e racconti con al centro l’amore. Controlla il post sulle similitudini dell’amore, margarina ti interessa . Un saluto, ben arrivato tra noi

  • Franco Gabotti

    Grazie Elena per l’accoglienza (ogni volta appaio come nuovo perché ogni volta mi riscrivo avendo litigato con le password).
    Agnese adesso non c’è, è partita con il suo fagotto di “frottole”, mandata allo sbaraglio al Bando Neri Pozza dal quale, si sa, una volta entrati non si può più mettere fuori nemmeno la testa, pena la perdita del titolo di inedito. Non tarderà poiché, senza la speranza di passare nemmeno le prima griglia, uscirà dalla competizione entro maggio, quando sarà enunciata la dozzina dei migliori: lei è anche una ciclista agonista che ha imparato a perdere.
    Potrei forse narrare in quella sezione colorata di rosa qualche cosa di Agnese, ragazzina dal genere fluido, che si invaghisce di una compagna di classe: lei la meno dotata di bellezza forse della città e la compagna è la più ambita dai ragazzi dell’Istituto intero. Tra le due nasce un’intesa platonica, ma l’idea più folle nasce quando Agnese si scopre essere un personaggio di un fumetto e finisce per innamorarsi della sua stessa autrice.

    • Elena

      Beh Franco, sai mimetizzarti bene! Aspettiamo che Neri Pozza legga di Agnese e che se ne innamori. Se così non fosse (è pieno di uomini ciechi) saremo felici di ospitarla tra le Volpi per raccontarci del suo amore per la sua autrice. Le similitudini la aspettano. In bocca al lupo e la prossima volta fatti riconoscere subito altrimenti io e te finiamo per darci il benvenuto in eterno!!!! 😀

  • Luz

    Arrivo quando la Pasqua è passata, e spero che la tua sia stata almeno serena. Io mi sono rilassata, mi è piaciuto cucinare una bella lasagna domenica, gustare alcune prelibatezze della mia vicina (abbiamo trascorso la festa assieme, da quando abito qui ci teniamo compagnia). Siamo talmente stanchi da sentire un peso che ci opprime, questa pandemia ci sta mettendo a dura prova. Il lavoro a scuola è diventato oneroso, i problemi dei ragazzi si sono moltiplicati esponenzialmente. Sarà dura arrivare al 30 giugno, ma mai come quest’anno spero che quella data arrivi presto. Ricordiamo qualcosa della normalità di più di anno fa? A me sembra così lontana da essere una chimera. Quella libertà di fare, di pensare, di agire in virtù anche di un principio di piacere e non solo per necessità o in un perimetro di restrizioni, sembra così preziosa che la pensiamo come una conquista. Almeno sapremo apprezzarla. Non per sempre, ma almeno a lungo.

    • Elena

      Penso spesso alla scuola in questi mesi, ai ragazzi, privati di socialità e indirizzo, che le famiglie ormai delegano e la cultura langue, ahimè, e gli insegnanti, censurati e costretti dietro un video a inventare un nuovo modo di insegnare per i fatti loro. Tutto molto complicato. Eppure mi preoccupa sentirti così stanca perché penso che i ragazzi avrebbero bisogno di energie diverse e di attenzione e cura anche oltre quel 30 giugno che tu indichi come termine. Non so come la discussione sul tempo da recuperare andrà a finire, ma sono preoccupata perché a patto che sia una buona soluzione, e non è affatto detto, resta sempre il tema di come supereremo questo momento difficile e per andare verso dove. Anche a me il tempo del prima sembra ormai remoto. Ma non lo è. Non senti come stride tutto ciò? O è solo una mia impressione? Dobbiamo interrogarci come recuperare il tempo perduto o su come impiegare meglio quello che ci resta o ci viene regalato di nuovo?

      • Luz

        Secondo me dobbiamo guardare al futuro concentrandoci sulla possibilità concreta che si possa tornare alla normalità. Certo, non credo che accadrà di punto in bianco, e a riguardo sono prudente. Per esempio, penso che le stesse precauzioni saranno applicate al nostro rientro a scuola a settembre, perché siamo ancora in piena campagna vaccinale. Per dichiararcene usciti, non passerà meno di un anno. Dovremo avere a che fare con tempi che si allungano perché si è deciso di procedere con prima e seconda dose, non come in Gran Bretagna, dove il doppio della popolazione ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino. Certo anche lì i risultati li si vedrà col tempo, ma intanto hanno riaperto tutte le attività e questo non è poco.

        • Elena

          Cara Luz, questo è il modo a mio avviso corretto di approcciare questa nuova realtà che sarà molto più consueta di quello che avremmo voluto immaginare. Per me ormai il traguardo di avere i miei familiari più fragili vaccinati è quello cui ambisco di più, per quanto riguarda me invece attendo con fiducia il mio turno ma sono quasi convinta che sarà in là nel tempo. La speranza non mi abbandona però, mi sostiene e mi rinfranca. Per me e per gli altri che in questo momento arrancano, vedi mia madre che un giorno si e l’altro pure si abbatte. E’ dura Luz, in qualche modo il tuo lavoro ti sostiene. Mi sono fatta l’idea che i ragazzi siano più facilitati nel coltivare la speranza e la fiducia nel rientro alla normalità. Mi sbaglio?

  • Franco Gabotti

    Mi chiamo qui, tra amici educati alla sensibilità, a dire quanto la pandemia mi ha rivelato della società: la disillusione è parecchio grande se penso all’indisponibilita’ verso il prossimo che percepisco. Il fare supera e oscura la cura dell’essere, la premura non lascia scampo, si deve correre, il trend ci chiama e nessuno l’ha eletto, pochi sarebbero disposti a sottoscriverlo se messo a nudo, ma tutti proni di fronte ad esso. Perché? La risposta potrebbe essere un bel respiro (non siamo più capaci a respirare eppure ci farebbe un gran bene riappropriarsi del significato fisico e spirituale del respiro) e poi emettere un poderoso vaffa liberatorio. Mi pare di capire che se avessi mai bisogno di un favore, di un’attenzione per me importante, forse troverei solidarietà a parole, ma guai a toccare qualche diritto acquisito o magari soltanto un’abitudine. Vista dall’esterno della cristianità la Pasqua, insieme ad altre astrazioni simili, rappresenta una retorica fritta adatta ad una società fritta. Abbiate pazienza ma l’argomento mi mette di cattivo umore.

    • Elena

      C’è amarezza, oltre che tristezza Franco nel tuo commento. Ne avrai ben donde. Ci sono due modi per uscire da questa pandemia: pensando di più a noi stessi o pensando di più al resto oltre a noi che non abbiamo mai visto/considerato. Pensando a quale delle due opzioni mi “somigliasse” di più ho scoperto che avevo bisogno di entrambe. Di pensare di più a me, di considerare anche le opzioni degli altri. Per me questa è la speranza: cambiare qualcosa di me, imparare cose nuove, sperare che tutta questa sofferenza finisca. Si può fare solo a Pasqua? Ma no, hai ragione, ogni giorno regalatoci su questa terra può essere quello giusto per cominciare. Buona serata

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