Pulp Fiction al Pentagono
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Pulp Fiction al Pentagono

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Questa settimana mi ha molto colpita la notizia di una sorta di Pulp Fiction al Pentagono. Un momento di preghiera (?) e un ministro Pete Hegseth, che cita la Bibbia e in particolare il libro di Ezechiele.

Peccato che la citazione somigliasse più a quella creata da Tarantino per uno dei suoi film migliori, Pulp Fiction. Se non lo avete mai visto, questo è il momento di rimediare.

È agghiacciante che al Pentagono si preghi parlando di sterminio e di guerra.

L’errore di citazione è solo il compendio di una classe dirigente al potere largamente inadeguata.

Il problema è che nessuno è sembrato interessato alla differenza.

Quando Ezechiele diventa Tarantino

Ci sono scene che raccontano un’epoca meglio di qualsiasi saggio. Questa settimana ne ho viste ben due.

La prima: alla Casa Bianca, Donald Trump al centro di una preghiera collettiva, mani tese, invocazioni solenni, telecamere accese, spiritualità trasformata in coreografia del potere.

La seconda: al Pentagono, il segretario alla Difesa Pete Hegseth che cita con tono devoto un presunto passo di Ezechiele 25:17. Solo che Ezechiele c’entrava poco.

Sì perché il celebre monologo reso immortale da Samuel L. Jackson (adoro) è entrato così, senza bussare, nel lessico pseudo-sacrale dell’America armata.

La versione di Hegseth

Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni lato dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto colui che, in nome del cameratismo e del dovere, guida gli smarriti nella valle delle tenebre, perché egli è davvero il custode di suo fratello e il ritrovatore dei figli perduti. E colpirò con grande vendetta e furioso sdegno coloro che tenteranno di catturare e distruggere mio fratello. E saprete che il mio nominativo è Sandy 1 quando scatenerò la mia vendetta su di voi.

La versione di Pulp Fiction:

JULES: E allora ascolta questo passo che conosco a memoria, è perfetto per l'occasione. Ezechiele, 25:17. "Il cammino dell'uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti, e la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare e infine a distruggere i miei fratelli, e tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te.

Ora pubblico il vero Ezechiele, dal versetto 25:15 – 25:17. Giudicate voi a chi possa essere oggi riferita questa invettiva, quando parla di Filistei.

Dice il Signore Dio: Poiché i Filistei si son vendicati con animo pieno di odio e si son dati a sterminare, mossi da antico rancore, per questo, così dice il Signore Dio: Ecco io stendo la mano sui Filistei, sterminerò i Cretei e annienterò il resto degli abitanti sul mare.
Farò su di loro terribili vendette, castighi furiosi, e sapranno che io sono il Signore, quando eseguirò su di loro la vendetta.

Ora, ho perso la familiarità con le Sacre Scritture da moltissimi anni ma non ho mai perso l’abitudine di approfondire direttamente sui testi qualunque citazione io faccia. Sarebbe stato quanto meno opportuno che anche l’autorevole esponente del Governo USA avesse fatto lo stesso.

Si può anche ridere della gaffe, ma il punto vero è un altro. Quanto e perché dobbiamo sopportare la mistificazione, a qualunque lato della verità essa appartenga?

Viviamo in un tempo in cui non serve più dire il vero: basta usare violenza al pensiero nel luogo giusto, con il tono giusto, davanti al pubblico giusto, ed esso diventa reale.

Più la scena è solenne, più lo sfondo è istituzionale, più il linguaggio richiama Dio, patria, destino e famiglia, più smetteranno di chiedersi da dove arrivino le parole. E soprattutto a cosa servano e che significato profondo possano avere.

Quando la religione da fede diventa scenografia non è stato fatto un torto solo a chi crede ma a chiunque sia destinatario di quel messaggio falsificato e volgare.

Nemmeno qui siamo risparmiati da queste deificazioni manipolatorie, pensate all’uso spropositato di rosari e santini.

Accade ovunque da sempre: il potere invoca il cielo quando vuole mettere a tacere la terra.

Benedice eserciti, consacra i confini, invoca la protezione dell’identità e missioni divine per giustificare interessi prosaicamente umani.

La guerra è il massimo fallimento della politica e della civiltà.

La guerra non è né necessaria né giusta. Solo mostruosa.

Tra citare male la Bibbia e usarla male non c’è alcuna differenza. Ma se la politica recita un copione adattato, che almeno il pubblico eviti di applaudire e levi la sua voce.

Almeno Tarantino sapeva di stare facendo cinema.


Che impressione vi ha fatto questa vicenda? Come valutate questo uso della religione adattata al potere?


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Luz
3 mesi fa

Io l’ho trovato agghiacciante. Un segno molto pericoloso di questi tempi. Comunque, ogni volta, torno a pormi una domanda: capisco il folle di turno al potere, ma tutti quelli che lo votano, dinanzi a queste scempiaggini, non hanno un brivido? Si pentono di averlo scelto? Tornerebbero a votarlo? Ecco, a me i proseliti fanno pure paura. Come tutti quelli che gli vanno dietro del tuo entourage.

Luz
Rispondi  Luz
3 mesi fa

del “suo” entourage, naturalmente, non del tuo. :D

Giulia Mancini
Giulia Mancini
3 mesi fa

quando i potenti citano la Bibbia per giustificare le loro nefandezze mi si accappona la pelle. Stessa cosa quando certi ministri tirano fuori i santini. Come vorrei che in quel momento venissero colpiti da un fulmine, ma è un sogno che non vedrò realizzato…

newwhitebear
3 mesi fa

Ormai non c’è più limite all’uso improprio e manipolatorio di religione, affermazioni e quanto altro per giustificare le proprie azioni e farle coincidere col proprio pensiero.
Hai citato alcune azioni di Trump e di Hesgeth ma hai dimenticato il cattolico Vance che giustifica la morte di innocenti come effetti collaterali della guerra.

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