Non so voi, ma per me gli ultimi giorni dell’anno sono quelli in cui si sommano effetti di aspettative disattese e sofferenze che annebbiano le luci con cui la città è addobbata.
Mentre tutto fuori è allegro, dentro di me alberga una rimembranza fatta di memorie, ricordi e persone che non ci sono più. Un mood capace di spegnere ogni entusiasmo.
Eppure con altrettanta forza si fa avanti una domanda: posso ancora sentire, nonostante tutto, lo spirito del Natale?
Posso ancora chiamare questo periodo “Natale”?
La mia risposta è sì. Perché ho ancora voglia di regalarmi qualche giornata di gioia e felicità. Da cercare non nelle cose che ho intorno ma in quelle, ben custodite, che albergano dentro di me.
Si può sempre chiamarlo Natale
Natale significa giorno della nascita.
E’ strano, ma davvero non avevo mai portato attenzione al significato letterale di questa festa legata alla tradizione religiosa e diffusa in tutto il mondo.
In poche parole mi sono domandata: cosa sta nascendo in me in questo periodo di Natale?
Tra pranzi familiari e festosi, addobbi, regali, luci intermittenti colorate, sta nascendo o rinascendo qualcosa di nuovo dentro di me?
E come intende manifestarsi nel mondo?
Serve un cambio di prospettiva
Se cambio la prospettiva da cui tento di rispondere a questa domanda, allora il pensiero si illumina e il Natale passa dall’essere una giornata dedicata a pensare a chi non c’è più a un momento in cui sancire cosa tutto questo ha generato di nuovo dentro di me.
Un cambio di prospettiva per poter ancora chiamarlo Natale, ecco di cosa avevo bisogno!
In questo modo, il fatto che da qualche anno la mia famiglia si sia ridotta al lumicino e dietro di me non ci sia più nessuno a parare i colpi della vita, cessa di essere il limite di queste giornate e diventa occasione per sperimentare una me pienamente in campo e capace di affrontare con creatività e coraggio i tornanti della vita.
La bellezza di questo tempo per me è la possibilità di sperimentare la ricerca di verità e senso dentro di me prima ancora che al di fuori, in quel luogo in cui ho rinviato per molto tempo sentimenti, istinti, visioni premonitrici incomprese o giudicate troppo frettolosamente scarne, imperfette, fallaci, per riscoprirne poi tutta la forza e la verità.
Dunque questo Natale posso concedermi un cambio di prospettiva: abbandonare la cornice di scarsità (cosa mi manca) e abbracciare quella dell’abbondanza (cosa ho ereditato e cosa possiedo, qui, ora).
E un senso di potenza, di apertura totale mi pervade e mi fa superare e guardare finalmente dal mio punto di vista le cose e i fatti intorno a me.
E d’improvviso tutto mi appare più chiaro: chi sono io, chi sono le persone intorno a me e cosa cercano. Per scoprire anche di essere stata strumento “gratuito” di interessi di altri e decidere di potare qualche inutile ramo, sapendo di avere ben chiaro quali scelte compiere.
In noi vive la forza di superare ogni avversità. Serve solo lasciarla emergere
Questa forza interiore so che mi aiuterà a superare i momenti di sofferenza legati alle difficoltà di salute della mia cara zia, la sorella di mia madre.
Gabriella ha preso il posto della mia adorata nonna nella mia esistenza difficile di bambina prima e di adulta poi, e ora cerca la forza per uscire da questo terribile stop che il suo cuore le ha imposto, dopo che i medici hanno risolto il grave problema di salute che la affliggeva.
Anche per lei voglio che sia un Natale di scoperta: di una forza inesauribile che esiste sebbene spesso, troppo spesso, la si lasci sepolta tra mille domande e incertezze e paure.
Tiriamola fuori, nasciamo o rinasciamo un’altra volta.
Smettiamola di pensare ai Natali che non ci sono più. Tutti vorremmo ritrovarli ma sappiamo bene che è impossibile.
Dedichiamoci al nuovo che si affaccia a noi, quella grande forza e consapevolezza capace di rompere gli argini del passato, incrostazioni, dipendenze emotive, e finalmente lasciarci andare a noi stesse.
Come quando il fiume potente rompe ogni argine e può finalmente invadere l’alveo in cui la natura lo ha collocato.
Quando scopriamo questa forza in noi, nulla ci può fermare.
Esiste una verità, la più grande e più vera di sempre. Va ascoltata e protetta. Sempre.
Buon Natale care Volpi.
Come accoglierete questo Natale?
Quali sono le cose che sentite nascere dentro di voi e che vale la pena di celebrare?




Ciao Elena. Vista la data in cui scrivo augurarti Buon Natale mi sembra fuori luogo ma questo tua riflessione è veramente molto bella per non commentarla.
Leggendo il tuo post del 2017 ‘Natali che non ci sono più’ intuisco con quanta sofferenza e fatica tu abbia dovuto affrontare non solo i Natali ma anche il tuo quotidiano privata dell’amore e della guida del tuo papà.
Per me il Natale è un bellissimo periodo che trascende il significato religioso ma anche quello consumistico dei regali e si concentra sulla voglia di avere famiglia intorno. Ma poiché anche io ho perso un papà che intendeva il Natale come un momento di gioia ed armonia familiare e mi è rimasta una madre che vive come dovere tutte le circostanze della vita, per me il giorno di Natale è una sofferenza: tra un pranzo che è più faticoso di una maratona e due sorelle che non si parlano più tra loro, per senso di dovere filiale, passo vigilia e giorno di Natale dietro i fornelli. Ma mi ostino a celebrare il Natale solo con la prospettiva di far vivere a mio figlio una atmosfera natalizia serena in una famiglia che si è ‘allargata’ ad una zia vedova, un cugino, una sorella (a turno!) e due nipoti che a volte tornano a casa dall’estero. Il Natale festoso, trepidante vissuto da bambini non c’è più per noi che siamo diventati adulti e forse non c’è nemmeno per chi è bambino adesso. Possiamo solo vivere il presente scegliendo, come hai fatto tu, un luogo e delle persone che ci facciano sentire a casa. Buon anno nuovo, cara Elena.
Carissima Paola, buon anno, giacché il Natale è passato, anche se la tua riflessione è sempre attuale. Leggendola mi rispecchio e un po’ mi rattristo. C’è una storia che si ripete tra sorelle che sembra dividerne molte, per fortuna non tutte, come è accaduto a me e mia sorella. Apprezzo molto la scelta di passare sopra a tutto per tuo figlio, di cui non conosco l’età ma che evidentemente tiene molto a questi momenti e in fondo è giusto fare un regalo a chi lo apprezza appieno. Il Natale di noi bambine non tornerà più e forse non è del tutto uno svantaggio. Oggi siamo in grado di fare delle scelte in autonomia e di vivere i valori del Natale sempre, indipendentemente dalle famiglie in cui ci ritroviamo o i tempi che stiamo attraversando. Dipende da noi. Auguro a te, a tuo figlio e alla tua mamma con un grande senso del dovere (che generazione la sua!) un buon 2025. Che sia ricco d’amore.
Proprio giorni fa riflettevo sul senso del Natale. Abbiamo la fortuna di appartenere a una cultura, quella cristiana, che ci offre spunti di riflessione interessanti. Per chi vive la fede in modo intenso, il pensiero corre a Gesù, al suo nascere ogni anno, per chi invece vive una fede “laica” come la vivo io, oltre alle preghiere che curo nel mio raccogliermi ogni sera prima di dormire, penso a una sorta di metafora. Un po’ come hai fatto tu. È il nostro rinascere a nuove cose, a nuovi occhi con cui guardare a questa realtà e soprattutto, hai ragione, a un passato che non può tornare.
Non pratico più la religione cattolica da moltissimi anni @Luz, ma non ti nascondo che di tanto in tanto mi manca. Mi manca l’intimità della preghiera, del rapporto con Dio, dell’illusione di essere ascoltate e curate da qualcuno, dall’alto. Chissà, per intanto trovo che sia una bella abitudine quella di consegnare alla sera una riflessione a qualcuno che poi è un modo per consegnarla a noi stesse. Auguro anche a te di rinascere nuova e più fresca che mai. Buon anno!
Da quando non c’è più mia madre, morta nel 1996, il mio Natale è sempre stato un po’ sottotono, però c’era mia padre e la grande famiglia di mia sorella con due figli ora grandi, poi sono arrivati i due bambini di mia nipote che hanno davvero risollevato le sorti del nostro Natale. Purtroppo in questi anni abbiamo perso mio padre e poi mio cognato davvero troppo presto, ma ci sono sempre i bambini con la loro voglia di festeggiare, quindi ogni Natale mi godo il presente finché dura. Forse è questo il senso del Natale, godersi i momenti in famiglia, piccola o grande che sia e apprezzarne il valore.
Cara Giulia, forse il mio è stato un post premonitore. Si può sempre chiamarlo Natale, e così è stato. Dopo tre anni di Natali pessimi, per varie ragioni legate anche per me a questioni di famiglia che in parte ho raccontato qui, questo è stato un buon Natale. Passato con la famiglia che mi sono scelta e lasciando andare quella con cui non mi va, per il momento, di stare, e gli amici, con cui ho passato serene e troppo alcoliche serate, ma ci sta. Si sceglie. Se le scelte sono in sintonia con quello che sentiamo dentro di noi, ci regalano momenti meravigliosi, dovunque siamo e qualunque cosa stiamo facendo. Ti auguro davvero che questo periodo sia per te di riposo e di serenità, circondata da chi ami e da chi ti ama. E che sia un buon 2025!
Il mio approccio al Natale è questo: tanta nostalgia per i Natali passati ma riesco a trovare gioia anche in quelli di oggi.
Buon proseguimento di queste feste, Elena.
Eh mannaggia questa nostalgia che un po’ mi rattrista e un po’ mi fa tornare a ricordi bellissimi che so non possono più tornare. Giusto cara Sandra trovare gioia in ciò che abbiamo oggi. non è poco, Buon Santo Stefano a te e all’Orso
Buon Natale, Elena!
Auguri cari Giuseppe!