Crescita personale,  Speaker's Corner

Tirrenia docet

Condividi

Lo scorso week end si è tenuto presso il Centro di Formazione CONI di Tirrenia il primo modulo di preparazione per l’esame da Ufficiale di Regata Nazionale.

Se vi state chiedendo di cosa si tratta, significa che non seguivate Velaleggera, il blog che ora ha trovato spazio qui sulle Volpi nella rubrica Passione Vela. Vi invito a dare un’occhiata e a scoprire cosa significa essere un Ufficiale di Regata, almeno per me, in  :arrow: questo articolo.

Tirrenia è collocata in un territorio molto bello, non mi aspettavo un tale panorama: un’area boschiva folta e curata, con un numero infinito di pini marittimi e animali liberi nel bosco, che non ti aspetti.

Il centro del CONI è una struttura ben attrezzata: atleti di tutto il paese e di tutte le discipline si trovano lì per gli allenamenti o per seguire programmi particolari, esattamente come è accaduto a noi.

L’aria salmastra fa credere di essere al mare, anche se il mare, noi aspiranti giudici nazionali, non lo abbiamo visto nemmeno da lontano. Abbiamo capito subito che dovevamo studiare e basta.

Ed è quello che abbiamo fatto.

Tirrenia docet

Un CdR è una squadra e sarà forte, come per una catena, quanto l’anello più debole

 

Tirrenia docet
Ufficiali di Regata Nazionali in formazione 2018
Tirrenia docet
Idem, ma con Dodi Villani che ha fatto l’altra foto :)

 

 

 

 

 

Siamo belli, non è vero?

E numerosi! 11 per la specialità CdR (Comitato di Regata, per cui concorro io) e 9 CdP (Comitato delle Proteste).

Cosa sono le proteste? Anche di questo ho già parlato qui.

Mettere insieme Ufficiali Zonali provenienti da zone diverse aveva uno scopo preciso: farci conoscere e trattare parti del Regolamento di Regata in modo più approfondito di quanto non avessimo già fatto, ma in un contesto diverso da quello cui siamo di solito abituati.

Ma c’era un altro scopo, dichiarato esplicitamente dal responsabile della Formazione, Dodi Villani: uniformare la preparazione di tutti noi, garantire ai regatanti lo stesso livello di competenza, attenzione, e professionalità, indipendentemente dal campo di regata in cui li facciamo giocare o giochiamo noi.

I dopo cena o le colazioni lunghe credo abbiano contribuito allo scopo  ;-)

Di cosa abbiamo parlato?

A chi sta pensando di candidarsi l’anno prossimo o a chi semplicemente è curioso di sapere di cosa diavolo si parla in questi corsi propedeutici, dico subito che gli argomenti erano importanti, anche se per lo più già noti:

  • Il Regolamento di Regata e le annotazioni
  • ruoli e funzioni dell’UdR
  • l’organizzazione della regata
  • la sicurezza a terra e in acqua
  • posa e dimensione del campo, le correnti, il vento
  • le proteste
  • le procedure per gli appelli
  • l’uso delle bandiere
  • la conduzione della regata
  • le problematiche a terra

Un buon risultato è avere chiare le proprie lacune

Devo approfondire un po’ di cose, tra cui: influenza delle maree e della corrente sulla tenuta del campo di regata, Appendici A e R, udienze e squalifiche. Regole dalla 40 in poi.

E sapete cosa ho deciso? Tre regole o procedure al giorno et voilà, in nemmeno un mese ho ristudiato tutto! Ci vuole metodo :=)

E voi, fate mai un bilancio di cosa sapete e cosa non sapete quando frequentate un corso di formazione?

I tutor

Credo che al di là delle materie trattate, la cosa più bella sia stata la decisione di Federvela di individuare dei tutor-formatori per ciascuno di noi. A me è stato assegnato Gianni Magnano, lo ringrazio sin da subito per la sua disponibilità e per le risposte alle domande che senza dubbio gli arriveranno, così come i dubbi che da qui fino a fine agosto (data del fatidico esame)  gli sottoporrò, in acqua come a terra, povero lui  :mrgreen:

Eravamo tutti in attesa di conoscere a chi eravamo stati assegnati, segno che l’idea del tutoraggio ha riscosso il giusto consenso.

D’altra parte, quante volte abbiamo frequentato dei corsi di formazione frontali o anche partecipati che hanno chiuso la saracinesca il giorno stesso in cui sono terminati, e chi si è visto si è visto?

Oppure che abbiano messo solo formalmente a disposizione caselle email, telefoni, persone di supporto, che poi in realtà non avete trovato mai?

Per questo è doveroso ringraziare tutti i docenti che ci hanno dedicato il loro tempo in questo lungo fine settimana: Gianni, Eugenio, Antonio, Alberto, Dodi, Mauro, Guido, Beppe, Paolo, Carlo-Giuliano.

E naturalmente la nostra Viviana. Colei che si prende cura di tutti noi.

E ora domandone finale: quali sono secondo voi le caratteristiche di un buon formatore?

Dico le mie, in attesa che voi diciate le vostre.

Una consolidata esperienza

Una buona conoscenza della materia, sul piano pratico e teorico

Capacità di comunicazione

Capacità di tenuta dell’attenzione

Applicazione di metodiche coinvolgenti e, a seconda della materia, simulazioni pratiche e problemi

Ce ne sono altre secondo voi? Segnalatele. Il punto però è un altro.

Come vedete non ho messo tra le caratteristiche l’età.

Spesso ci si lascia trascinare da facili giovanilismi e si sostiene che anche la formazione debba svecchiarsi, e di conseguenza i formatori che la svolgono.

Largo ai giovani dunque!

Ma in questo modo non vi pare che invece di colmare e comporre le esperienze che provengono da culture, condizioni, attitudini differenti, si perda piuttosto di vista qualcosa?

Perché siamo sempre al confronto/scontro generazionale e non al compenso tra generazioni differenti?

Voi a chi dareste più retta? A un giovane formatore o ad uno più maturo? E perché?

A presto, care Volpi. E buon vento!

 

[mc4wp_form id=”1868″]

 

Condividi
0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami per
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

7 Commenti
Recenti
Vecchi Più votati
rosaliap
8 anni fa

La relatrice ha sfoderato da subito una forte capacità comunicativa, cercando di stabilire con noi corsisti una forte empatia e dimostrando capacità assertive. Il role playing mi piace molto l’ho provato in altre situazioni. Nel corso a cui faccio riferimento abbiamo lavorato a gruppi utilizzando il metodo del cooperative learning. E’ stato molto utile, scoprire che in ogni gruppo ognuno assume un ruolo in base alla propria indole e alle proprie capacità :)

newwhitebear
8 anni fa

sono un semplice curioso salito a bordo di straforo che gli piace leggere quanto di interessante gli vien proposto.
Da ignorante della materia mi limito a dire che quello che hai scritto è chiaro anche a me.

rosaliap
8 anni fa

Ciao Elena, bel post complimenti! Io frequento diversi corsi di formazione durante l’anno. L’ultimo, incentrato sulle metodologie didattiche, è stato davvero interessante grazie alla capacità comunicativa della relatrice ma anche alla strutturazione del corso, basato soprattutto sulla pratica. Ecco, i corsi che prediligo sono quelli in cui viene richiesta partecipazione e interattività. D’altronde sarebbe paradossale che un corso sulla didattica non si avvalesse a sua volta di nuove strategie di insegnamento. Non sopporto molto i corsi dove il relatore sale in cattedra e parla, parla, parla… infischiandosene dell’uditorio e dei suoi effettivi bisogni.

7
0
Che ne pensi? Dì la tua!x