Anni fa scrissi un racconto ironico sull’ansia del viaggiare. Ero su uno dei tanti Frecciarossa che ho preso nella mia vita nel periodo in cui sui giornali si temevano (e raccontavano) eventi terroristici quasi quotidianamente.
E’ in credibile come la comunicazione possa effettivamente indirizzare e condizionare la nostra mente, i nostri comportamenti, i ricordi e le azioni. Succede e spesso non ne siamo consapevoli.
Quell’osservazione e il modo in cui l’ho tradotta in un racconto, leggero e, spero, divertente, mi è servita per comprendere che la paura, l’ansia e le sue conseguenze dipendono essenzialmente dal modo in cui guardiamo le cose, dal modo in cui ci rapportiamo con la realtà.
Il che ci offre una speranza e una strada per cambiare atteggiamento e paradigma di pensieri troppo spesso affollati e automatici.
L’ho revisionato e lo ripropongo oggi, con questa piccola riflessione che lo precede e che vorrei condividere con voi.
Intanto, buona lettura!
In viaggio con l’ansia – divertissement
Avete mai incontrato un passeggero ansioso? No? Be’, allora siete voi. Sì, proprio voi che controllate l’orologio ogni trenta secondi e aggiornate compulsivamente la timeline di X per vedere se il mondo è ancora in piedi.
Il passeggero ansioso si riconosce subito. È una creatura nervosa, tra i 30 e i 40 anni, vestita con un’eleganza che cerca disperatamente di mascherare il panico che gli brucia dentro. Ha gli occhi sgranati, un po’ da Gatto con gli Stivali, ma senza la tenerezza.
Ma cosa succede quando questo eroe dei tempi moderni sale su un treno?
Prima regola: diffidare di tutto e tutti. Appena entra nello scompartimento, scandaglia l’ambiente come un detective sotto copertura. Chi ha la barba troppo lunga? Chi indossa troppi strati di vestiti nonostante i 30 gradi misurati a spanne nel vagone? Chi sembra nascondere segreti oscuri in una valigia apparentemente innocente?
Ecco, le valigie. Il vero incubo del passeggero ansioso.
Non appena si siede, fa un rapido calcolo: passeggeri presenti – bagagli visibili = ansia crescente. E quando si accorge che c’è UNA valigia in più rispetto al numero di passeggeri… apriti cielo.
“È fatta. È finita. Siamo in pericolo.”
La gola si chiude, il sudore freddo scende lungo la schiena. Il cuore martella come una batteria rock. Deve fare qualcosa.
“A chi appartiene questa valigia?!”
Ma il mondo intorno a lui è indifferente. Cuffie nelle orecchie, nasi infilati nei libri, chi sonnecchia, chi lavora. Nessuno lo considera. Tragedia.
Per fortuna, un nonnino dall’aria rassicurante si degna di rispondere: “È di una coppia, sono andati al bar.”
Sollievo. Ma mica troppo.
Il passeggero ansioso non si fida. Tiene la valigia nel mirino, pronto a scattare al primo segnale di pericolo. Passano dieci minuti. Poi quindici. Poi venti. Dove diamine è finita questa coppia?!
“Ormai saranno scesi, al sicuro. La bomba sta per esplodere e io sono qui, inerme!”
Nel frattempo, lui ha già fatto tutti i calcoli: tempi di percorrenza, tempo medio di attesa al bar, margine di errore. I conti non tornano. È ora di agire.
Si alza. Va in bagno. Controlla. Ritorna. Si risiede. Tocca la valigia come se fosse un esperto artificiere. Nulla. Nessuno gli bada.
Poi, all’improvviso, eccoli. La famigerata coppia ritorna con aria rilassata, si siede sotto la valigia incriminata e inizia a chiacchierare come se niente fosse.
“Bene. Stavolta l’ho scampata.”
Finalmente il passeggero ansioso può respirare, bere un caffè e rilassarsi. O almeno così crede.
Quando torna dal bar, trova una borsa abbandonata sul sedile accanto al suo. La signora che gli sedeva vicino non c’è più.
“No. No, no, no. Ci risiamo.”
L’ansia torna a dilagare. Non può reggere un altro giro di paranoia. Soluzione drastica: cambiare carrozza.
Si alza, prende le sue cose e si allontana con aria risentita.
Dall’altro lato del vagone, la signora lo osserva con un sorrisetto soddisfatto e torna a godersi il resto del viaggio… finalmente in santa pace.
Siete mai stat* preda dell’ansia durante un viaggio? Come riuscite a controllarla?
Quali sono le cose che vi preoccupano di più?
Se vi è venuta voglia di leggere altri racconti, puoi consultare la pagina dedicata a questo link.




Sai cosa mi è tornato in mente a proposito dei treni? Quando c’era il serial killer tutto italiano Renato Bilancia che sparava alle donne sui treni. All’epoca prendevo spesso il treno per andare in Puglia dai miei e per un po’ ho evitato di prenderlo per la paura di restare vittima del serial killer. Per parecchio tempo non si seppe in che zona operasse, quindi ogni percorso poteva essere quello fatale. Poi anch’io ho vissuto la paura degli attentati, del resto anche quando sono in stazione a Bologna il pensiero all’attentato del 1980 mi sfiora sempre. Poi però viaggio lo stesso in treno, così come in aereo e in autostrada (anche in questo ultimo caso per esempio ti ricordi i massi gettati dal cavalcavia che fece parecchie vittime?)
Le paure vivono con noi, ma possiamo superarle.
Cara Giulia, non ricordavo affatto di Renato Bilancia, ma ho trovato in rete la notizia di un tale Donato Bilancia (che grugno) che ha fatto fuori a caso 17 persone! Ci credo che avevi paura, meno male che io ero ignara :). Si, le paure vivono con noi e qualche volta sono anche utili per tenerci al riparo dai guai. Ma che brutto quando prendono il sopravvento. Quanto ai massi in autostrada, ricordo bene che viaggiavo sempre con la testa in sù. C’è molto materiale per i tuoi gialli cara
Ciao Elena. L’unica ansia me la procura l’aereo su cui viaggio per niente volentieri. Il periodo a cui si riferisce il tuo racconto me lo ricordo bene: si stava bene attenti specialmente in aeroporto a non lasciare incustodito il proprio bagaglio e la voce all’altoparlante lo ricordava in continuazione. Mi è piaciuto molto questo racconto, molto ben scritto perché rende bene le paranoie e le paure che si hanno specialmente quando si lascia la propria zona di sicurezza.
Ciao Paola, abbiamo dunque ricordi comuni, per me molto vividi. Nel racconto parlo di uomini con la barba, nella realtà erano diffusi e reietti alla grande, c’era una sorta di pregiudiziale islamica che faceva agire comportamenti irrazionali e sbagliati ma comprensibili. Si ride delle nostre debolezze, ci aiuta a crescere. Dell’areo ho già raccontato negli altri commenti, hai la mia totale e piena solidarietà :)
No, ringraziando il cielo, questa è un’ansia che non ho; nemmeno l’aereo mi crea ansia (che di solito è ben riposta in chi ha paura di viaggiare). Sono abbastanza spanzata, non mi guardo attorno, non mi frega nulla dei bagagli né di chi condivide con me il posto a sedere. Pensavo che pensieri del genere, forse, potrebbero essere più frequenti prendendo la metro: se ne vedono di tutti i colori, facce strane, oggetti sospetti… C’è stato un periodo che avevo un po’ di soggezione perché mi veniva in mente il terrorismo islamico, ma ho sempre preso tutto con distacco e incosciente filosofia. La vita è destino! :)
I periodi in cui il terrorismo miete vittime torna un po’ questa ansia da ignoto che anche tu descrivi. Mi piacerebbe essere fatalista come te, ma la mia mente razionale mi spinge sempre a trovare un modo, una strada per governare i processi. Dunque, in treno sono guardinga, se posso scegliere mi siedo accanto a chi mi ispira una qualche fiducia. Una assurdità, visto che le maschere sono a portata di tutti, ma mi fa sentire più serena. Non ti parlo dell’areo perché ho avuto una vera e propria fobia che ho risolto anni fa ma che in effetti mi fa ancora vivere con una certa apprensione ogni volta che devo prenderne uno. Anche se ora prevale la bellezza del viaggio e della scoperta che descriveva @Brunilde. Anche di ansie si può guarire. Di cautela , no. In fondo se c’è fa parte di noi.
PS: spanzata non l’avevo mai sentita come parola! Sarà una romanata? :D
Come ben sai, mi piace andare in giro, anche da sola. E’ un modo di uscire dalla propria zona di conforto, di scavalcare comodità e abitudini, e costringersi a uno sforzo maggiore di attenzione, certo, che però ripaga in termini di maggiore pienezza dell’esperienza di viaggio.
Non ho mai avuto ansie del genere che tu racconti, solo paura di perdere treni e aerei, sbagliare binari, o gate, e smarrire i bagagli.
Hai ragione, l’ansia dipende dal modo con cui guardaimo la realtà. Il mio modo di guardare il viaggio, qualunque esso sia, anche un breve tragitto, è sempre di fiduciosa attesa : sono certa che mi riserverà qualcosa di buono! Sono un’inguaribile vagabonda felice…
Cara vagabonda felice, la tua grande esperienza di viaggiatrice è nota a tutte le Volpi e sai bene che ti invidiamo parecchio! Uno degli aspetti che con il racconto volevo toccare è la paura degli altri. Il sospetto, l’ansia di chi ci sta accanto, il timore che ci voglia fare del male e che stia per compierlo. Riguarda i viaggi, certo, perché sono le occasioni per incontrare persone sconosciute, ma riguarda anche il quotidiano, come un semplice viaggio in metropolitana. Soffro di anticipazioni negative? Può darsi, ma ammetto che a me è capitato. Bella la tua visione del viaggio come sorpresa: in effetti sempre riserva qualcosa di buono, di nuovo, una piacevole scoperta. Dimmi la verità, stai già pensando al prossimo viaggio, ne?
Mai stato ansioso né in treno né in aereo. Forse ero incosciente o forse fiducioso nella mia buona stella.
Comunque hai reso perfettamente l’idea di chi in viaggio sospetta di tutto e di tutti.
Questo racconto mi venne in mente durante un viaggio in treno, per la precisione su un Frecciarossa. Era un periodo di crisi internazionale su terrorismo ecc e davvero c’era un mucchio di gente guardinga, qualcuno terrorizzato. Sorridevo osservando, perché siamo davvero buffi quando siamo in preda alle paure irrazionali. Ma non ce ne rendiamo conto… La mia paura dell’aereo che ho avuto fino a qualche anno fa è risaputa, ne ho anche scritto sul blog. Ora è passata ma ricordo bene quelle sensazioni… Beato te che non hai mai sofferto da ansie da viaggio! Ma nemmeno l’ansia di perdere l’aereo? Non ci credo! ;)