Undici esercizi di autonomia femminile
Crescita personale,  Il lato femminile

Undici esercizi di autonomia femminile

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Provate a pensare all’ultima immagine mediatica (fotografica, televisiva o altro) che ricordate di aver visto e che ritraeva una donna. Fatto?

Ora ditemi: quanti anni ha quella donna e quanta stoffa ha addosso? Sta svolgendo una professione in particolare o è in posa? Ma soprattutto:

E’ un’immagine in cui vi identificate?

Ho scritto questi undici esercizi di autonomia femminile perché sono stanca di stereotipi e perché il tema dell’identità femminile mi ha sempre affascinato.

Non è certo il monolite che di solito si rappresenta, ma qualcosa che ha a che fare con la pluralità e con le differenze e con la fatica quotidiana per affermarla.

Il mondo purtroppo legge se stesso al maschile, dimenticando quanta varietà e pluralità c’è nei generi e quanto sia doloroso negarne l’esistenza.

Sono orgogliosa della mia femminilità, ha molte forme e difendo il mio diritto a rivelarla.

Ma spesso, a causa dei condizionamenti sociali, non è facile esercitarla e, soprattutto, viverla pienamente.

Per questo ho scritto 11 esercizi di autonomia femminile. Perché non abbiamo ancora finito di lottare per ottenerla

11 esercizi di autonomia femminile

Per affermare noi stesse e il nostro potere, cui non vogliamo rinunciare.

Potete acquistarlo qui, a soli 1,90 euro 

Quale degli undici esercizi di autonomia femminile preferite?

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Andrea Rodini
Andrea Rodini
9 anni fa

Scusate l’intrusione di un maschio, ma questo tema mi sta molto a cuore.
Faccio il musicista e da tempo pongo un quesito alle mie allieve: quale è il modo “femminile” di approcciare la musica?
Quale artista donna ha veramente portato la visione del mondo al femminile nella musica? Perché di una donna brava in musica si dice che è “cazzuta” o “ha le palle” (Le artiste donne per prime vogliono sentirselo dire).
E per estensione mi si è posta la seguente domanda che non ha ancora trovato una risposta, neppure dalle mie amiche più illuminate ed intelligenti: quale è la visione del mondo al femminile? Considerato che il vivere civile è fondato anche su regole molto “pratiche”, come verrebbe organizzato il codice civile? È il codice della strada (una cosa a caso)?

Cioè in pratica: chi sono le donne? Cosa desiderano? Come organizzerebbero il mondo?

Grazie

Andrea Rodini

Marina
9 anni fa

Salve a tutti! Io, per deformazione esistenziale, faccio la ola per il punto numero uno, perché é giustamente collocato in cima alla lista. La cultura, io la intendo nel senso in cui l’ho imparato dalla lingua tedesca, anni fa, ossia nel senso di “civiltá”: Kultur indica un fenomeno di dinamica progressione evolutiva dell’umanitá. Un percorso sempre vivo, sempre in movimento.
Vorrei non dover distinguere tra maschi e femmine, ma solo tra persona e persona. Purtroppo questo lo impedisce troppo spesso quella cultura che non é intesa come Kultur, ma come tradizione, una conoscenza tràdita che tradìsce le nostre esistenze. Insomma:impariamo dal passato, e da quanto chi ci ha preceduto ci tramanda. E a volte, é proprio il caso di dirlo: che situazione trEmenda!
:P

mattinascente
9 anni fa

Bellissime parole, da incorniciare e regalare alle proprie figlie. Mi piace molto il punto 8. Grazie e buon pomeriggio.

Barbara
9 anni fa

Standing ovation. Me lo programmo per condividerlo il giorno della donna, che dovremmo smetterla di accontentarci del mazzolino di fiori una volta l’anno.

mariateresasteri
9 anni fa

Un articolo davvero meritevole, grazie di averlo riproposto. Su ognuno dei punti che hai elencato ci si potrebbe confrontare a lungo, adesso però mi viene da riflettere soprattutto sull’ultimo, relativo al mondo del lavoro. Io ho sempre lavorato il triplo rispetto ad alcuni colleghi uomini, con stipendi decisamente inferiori, ma non è tanto questo il punto. La cosa secondo me peggiore era constatare come persino i capi donne ritenessero consciamente giusto che per un uomo fosse giustificato prendere compensi più alti, perché convinte che valessero di più. Questo, insieme ad altre cose, mi ha sempre fatto pensare come una rivoluzione debba partire principalmente da noi. Non si può cambiare il modo di percepire una donna se noi stesse ci percepiamo in un certo modo, no?
(Ovviamente non mi identifico affatto nell’ultima immagine mediatica che ricordo… )

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