Storie libri e racconti

In viaggio verso la mia Itaca (e il Salone del Libro)

Prima di raccontarvi perché ho scelto la metafora del viaggio per descrivere come mi sento in questo momento della mia vita desidero abbracciare tutta la popolazione dell’Emilia Romagna ancora sotto lo scacco dell’alluvione e del maltempo.

Gli emiliani e i romagnoli sono una forza della natura, anche quando questa si dimostra tanto avversa. Sanno come non perdere la speranza e risalire la china. C’è molto da imparare, da loro e da quanto è successo.

Non si tratta infatti di eventi straordinari, ma delle conseguenze del mutamento del clima dovuto all’impatto antropico.
Che facciamo, continuiamo a contare le vittime o cominciamo a parlare (e a realizzare) di prevenzione?

Bergonzoni ha dichiarato qualche giorno fa alla stampa:

L’uomo è in pericolo?

No, l’uomo è il pericolo

Mi sembra una buona, tristissima sintesi.

In viaggio verso la mia Itaca

E veniamo a me e alla nuova parentesi che si apre sulla mia vita, il nuovo lavoro di cui vi ho parlato nel post precedente. Per chi se lo fosse perso, potete trovare le novità qui.

Dopo lo switch tra un incarico di lavoro e l’altro, la sensazione più viva che mi porto addosso è proprio l’idea di essere da tempo in un viaggio di cui ho sognato la meta ma che ancora non è a portata di mano.

Tutti noi nascondiamo nel nostro io più profondo ciò che vogliamo diventare. Facciamo bene a non sbandierarlo e a non perderlo di vista, a non fissarsi troppo sull’obiettivo e, appunto, goderci il viaggio che fin lì dovrebbe portarci.

Così faccio anche io, che sento la metafora della navigazione di porto in porto molto in sintonia con il mio sentire.

Mentre attraversavo queste trasformazioni, che sono state molte in questi mesi anche a livello familiare, come tutte le Volpi ben sanno, mi sono “arrivate” due poesie che mi hanno molto colpita.

Una di queste la propongo oggi, l’altra ve la proporrò la prossima settimana. quella di oggi è stata scritta da Kostantinos Kavafisla e si intitola Itaca. Mi piace talmente tanto che ho deciso di pubblicarla interamente nella parte finale di questo post.

Mi rappresenta nel mio chiudere con il passato e nello stesso tempo tenere aperto qualcosa delle persone che ho incontrato.

Quando passo il guado non ci penso più, vado avanti, mollo gli ormeggi e apro le vele, seguendo il vento che c’è e che mi porterà altrove.

Nel salire a bordo provo un po’ di tristezza, ma appena sento il profumo della salsedine e il vento tra i capelli, non vedo l’ora di godermi il viaggio, entusiasta.

Di questo nuovo viaggio sarete parte, se lo vorrete, care amiche e amici che leggono il blog!

SalTo#23

Lo scorso week end Torino è stata epicentro della cultura. Si è tenuta al Lingotto una delle edizioni più visitate del Salone del Libro di Torino guidato da Nicola La Gioia che ha fatto un ottimo lavoro, “attraverso lo specchio” della 35ma edizione.

Io ci sono stata lunedì, ieri, di solito il mio giorno perché essenzialmente detesto le code e gli assembramenti, da sempre.

Sembra incredibile: l’ultima volta che ci sono stata era il 2018 ed ero con mia madre. Ricordi che mi fa piacere rileggere qui.

Ciò che è accaduto quest’anno mi ha fatto ritornare in mente quello che già nel 2019 scrivevo in un post in cui richiamavo l’attenzione sui problemi organizzativi che la grande affluenza (ogni anno è record!) genera al Salone del Libro. Evidentemente non si è ancora riuscito a porvi rimedio.

Anche la distribuzione degli stand mi ha un po’ disorientata, e ho avuto l’impressione, rispetto alle altre edizioni, che ci fosse molta più attenzione agli ospiti anche non strettamente letterari, piuttosto che ai libri in sé.

L’affluenza è stata da record e insieme alla pioggia ha messo a dura prova la città: code per gli ingressi, code per gli stand e gli eventi, i bar, persino i bagni, acqua dappertutto (con numerosi spazi esterni letteralmente abbandonati dai visitatori, com’è ovvio) una città bloccata dal traffico in cui anche Verdone si è sentito intrappolato, giustificando la sua ora e quaranta di ritardo per l’impossibilità di arrivare in tempo causa traffico. Sarà vero o solo una buona scusa?

La verità è che in città i mezzi pubblici sono messi maluccio, la metropolitana copre soltanto uno dei tre/quattro assi di scorrimento del traffico, i taxi si trovano con il lanternino e quando li trovi ti spiegano che non puoi pagare con il bancomat o con la carta di credito (capitato a me, due volte nello stesso giorno, può essere un caso?).

Dobbiamo attrezzarci meglio.

La grande affluenza al Salone dimostra però una cosa che mi rende davvero molto felice: il libro non è fuori moda, non è morto.

Lo posso dire forte, visto che in soli trenta minuti ho esaurito il budget dedicato agli acquisti in Salone! Vi ho raccontato tutto sulla pagina Facebook, andate a curiosare per vedere quali titoli e a quale prezzo sono riuscita a portarmi a casa, che poi, piano piano, ve li recensisco sul blog 😉



Osservazioni a parte, è molto importante che Torino sia riuscita a mantenere il SalTo#23 in città, impedendo ad altri di scipparci un’idea assolutamente nostra. Nicola La Gioia meriterebbe un plauso anche solo per questo, invece dell’aggressione verbale immotivata e violenta da parte di una parlamentare nota a Torino per lo scandalo dell’uso immotivato dei fondi consiliari per uso personale e condannata per peculato.

Che dire, mala tempora currunt.

Basterà la cultura a salvarci, quando anche la cultura rischia di essere monopolizzata, almeno nella sua forma della diffusione e condivisione con il grande pubblico?

Il viaggio è incontro. Il SalTo#23 l’occasione per farlo

Il viaggio è quello di un’amica del blog, Brunella, accompagnata da sua figlia Emanuela. L’incontro è il nostro, quello atteso da tempo e mai realizzatosi e che, complice il Salone, si può concretizzare.

Ci ritagliamo una cena, quella di venerdì sera, per avere un tempo per conoscerci davvero e osservarci, ascoltarci, scrutando occhi, gesti, comportamenti.

Siamo proprio noi? Sì, lo siamo. E siamo così concentrate nel conoscerci che, me ne accorgerò solo il giorno dopo, non facciamo nemmeno una foto insieme!

Vabbè, credeteci. Ci siamo incontrate davvero!

Che bello che un’amicizia nata sul blog si sia potuta concretizzare in un abbraccio, dopo molti abbracci virtuali e pensieri e parole condivise e regalate.

Brunella e sua figlia Emanuela si somigliano molto e si scambiano continue attenzioni e ripicche, gentilezze e sfottò. Hanno gli stessi occhi vivi dentro in cui leggi la vita che vogliono vivere appieno.

Scelgo per loro un ristorante con i tavoli all’aperto con affaccio sulla piazza più grande di Torino, Piazza Vittorio, con vista sul Po e la Gran Madre di Dio, per alcuni uno dei vertici del triangolo bianco della magia. L’idea era quella di una cena con vista: la pioggia ci ha costrette a fare altre scelte.

Chissà se hanno respirato la magia di Torino. Se si guarda bene la si può scorgere, negli squarci di cielo che si aprono tra le vie strette a mostrare la cupola della Mole, i pavè miracolosamente compatti su cui devi stare attenta a non scivolare, ma guai a chi li tocca, sono il simbolo delle vie della nostra città. I portici che con questo clima apprezzi ancora meglio, lunghi e a tratti umidi e spogli che incrociano vie pedonali di recente chiusura al traffico che offrono a noi e ai turisti un angolo di pace inatteso. Regalarsi un momento per sorseggiare tranquille un aperitivo in quelle vie pedonali è una coccola meravigliosa a fine giornata.

Tutto a Torino fa pensare a qualcosa di più della città dell’auto e a qualcosa di meno di una città pienamente inclusiva: i turisti intenti a frequentare il Salone non vedranno lo stato putrido delle periferie, dove la povertà tocca i limiti del cuore e va oltre, sfondandolo.

In questa città la mia vita si è dipanata sin dal suo inizio e ci “navigo” da sempre.

Di nuovo parlo di navigare! Un pensiero più che frequente in questi giorni.

Sono ancora alla ricerca della mia Itaca care Volpi. Viaggio con un bagaglio leggero ma ricco. Provvisto di tutto ciò che mi serve e di me stessa.

Un viaggio che non è mai finito…

Itaca, di Kostantinos Kavafis


Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sara` questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, ne’ nell’irato Nettuno incapperai

se non li porti dentro

se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.

Che i mattini d’estate siano tanti

quando nei porti – finalmente e con che gioia – toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi, va in molte citta` egizie

impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca – raggiungerla sia il pensiero costante.

Soprattutto, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull’isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare


In viaggio verso la mia Itaca

17 Comments

  • Luz

    Quest’anno me lo sono perso ma da quello che ho visto non me ne sono pentita, fra pioggia incessante e bolgia di visitatori il mio giornetto e mezzo sarebbe stato infernale. Il prossimo anno però voglio ritenerlo un appuntamento da mantenere. Deve essere stato bello incontrare una persona che stimi da tempo! Quanto alla poesia di Kavafis… veramente stupenda. 🙂

    • Elena

      Si, una poesia molto ricca. La prima che ho incontrato in questi giorni di nuovo difficili. La seconda la pubblico martedì. Questo Salone è stato un ingiusto addio a La Gioia e di questo mi dispiaccio. Non so cosa combinerà la nuova direttrice. Ma qui in città se ne parlerà presto e vi aggiornerò…

  • Giulia Lu Mancini

    Non sono mai stata al Salone del libro di Torino, qualche volta ci ho pensato, ma non è stato mai possibile organizzarmi sia per il lavoro (scadenze varie che si accavallano) sia per la distanza (perché Bologna-Torino è un viaggio non tanto breve). Chissà se un giorno capiterà mai, vedremo.
    Per l’Emilia Romagna sono davvero dispiaciuta e costernata di fronte a quello che è accaduto, purtroppo temo che non sia l’ultimo di questi eventi così gravi, ci vorrà molto tempo prima che si ritorni alla situazione pre-alluvione…

    • Elena

      Oggi come oggi @Giulia con i treni si viaggia abbastanza bene. Ma certo ci sono altri problemi: il tempo, i costi. E per quanto mi riguarda qualche volta anche la pigrizia. Diciamo che per affrontare un viaggio così ci vuole una forte motivazione. Non so se per il Salone così come lo conosco lo affronterei… Abbraccio te e tutti gli emiliani-romagnoli

  • newwhitebear

    Hai scritto giusto quando parli di qualcuno che vuol colonizzare la cultura. Questa è universale e solo il tempo la trasforma in eterna. Il resto è spazzatura.
    Hai ragione quando affermi che dopo aver lasciato il porto guardi in avanti e mai indietro. Recriminare che se… non serve a nulla. Si è fatta una scelta? Si è rivelata errata? Se ne fa un’altra senza guardarsi indietro.

  • Sandra

    @Elena, no i costi li ha recuperati l’editore, io manco faccio il biglietto autore, pago il prezzo pieno. Ma immagina se non avesse recuperato il costi dello stand + appartamento + mancato incasso. Per un editore piccolo seppure solido e virtuoso sarebbe stato un danno ancora più grosso. Ho visto tanta solidarietà, non da parte di tutti, ma le situazione estreme, si sa, rivelano la vera anima della gente. No, un criterio nella gestione degli spazi non l’ho vista neppure io, senza la cartina/sapere a priori dove fossero gli editori che ci interessavano era impossibile trovarli.

    • Elena

      Per i piccoli editori queste manifestazioni sono spesso un vuoto a perdere. Chissà se almeno sul fronte pubblicità ci ricavano qualcosa… Io mi sono fermata dieci minuti presso lo stand di una casa editrice femminista di Trieste, non ricordo nemmeno il nome, che con pazienza mi ha raccontato tutto il catalogo. C’è tanta buona volontà ma dietro c’è anche tanto bisogno… Almeno hai visto l’Oval tu? Io avevo poco tempo e, credimi, non l’ho trovato e sono andata via un po’ scazzata… Troppo casino

  • Sandra

    La bolgia di quest’anno è stata tremenda, ma almeno zero fila in biglietteria, per quanto abbiamo tardato causa ricerca parcheggio, a pagamento eh, mentre lo scorso anno fila di un’ora sotto un sole cocente e ragazza in coda accanto a me che svenne picchiando la testa. Quello mi segnò parecchio, perché l’unica risposta era che potevamo pensarci prima e comprare il biglietto on line, che se poi non vai addio soldi. Non sono troppo buona, è la mia opinione.

  • Brunilde

    Grazie Sandra, sei troppo buona! Sento che anche tu hai ricordi diversi delle edizioni del salone, nel passato. Cercherò di portarmi dentro le cose belle, e di cancellare il resto: le file, fuori sotto la pioggia e dentro, per accedere a qualsiasi cosa e la frustrazione di non riuscirci, la calca di sabato e il senso di soffocamento. Mi sembra che gli autori più importanti fossero concentrati la domenica ( sono innamorata di Carrere…) e io sono stata solo venerdì e sabato.

  • Brunilde

    Torino è una città affascinante nella sua austera eleganza sabauda. Offre tanto, e ogni volta tornare è una festa.
    Il salone mi ha deluso: lo so, non bisogna mai ricordate troppo il passato, ma un tempo c’erano autori importanti, anche stranieri. Quest’anno c’era di tutto un po’: uno spazio esagerato per bambini, anche piccolissimi, giornalisti, volti resi famosi dalla tv, bancarelle di gadget in mezzo ai libri…. da qualche parte credo ci fossero anche nani e ballerine. Senza offendere nessuno, ma Benedetta Rossi che cucina in tv avrà anche scritto un libro di ricette, ma c’entra qualcosa col Salone ? Forse si, e sono io che sbaglio…
    Nonostante avessi cercato di farlo con grande anticipo, non ero riuscita a prenotare gli eventi che mi interessavano, tutti sold out, tranne l’incontro con Xavier Cercas, molto interessante.
    Ho fatto un’ora di fila per ascoltare Peter Cameron ( ne valeva la pena) e ho assistito a un reading di Carolina Crescentini che leggeva Amelie Nothcomb.
    Venerdì sono riuscita a guardarmi un po’ intorno, sabato no, era un muro umano dovunque, davanti agli stand, nei camminamenti, ai bagni e al bar: mi girava la testa e non capivo più niente.
    Ho acquistato poco, visto che non c’era neppure un minimo di sconto, in compenso mi sono segnata vari titoli che richiederò alla mia piccola libreria di riferimento, un modo per tenere vive certe realtà .
    Festa nella festa, abbracciare finalmente Elena , di persona personalmente, per citare Lui. E’ stata davvero una grande emozione!
    Infine, è stato prezioso condividere i miei momenti torinesi con mia figlia, che da adolescente non apriva un libro, ed ora legge con passione: cuore di mamma ne è felice!

    • Elena

      Tua figlia è una ragazza meravigliosa, sono felice del vostro rapporto, bello e sincero. Quanto al Salone amica mia ci siamoa nche scambiate qualche idea, la penso come te. Da anni non lo frequento più nei week end, complice la mia presenza a Torino. Il lunedì non puoi godere degli incontri dal vivo (ma puoi rivederli in qualche video postato da altri) ma riesci a goderti quello che il Salone in fondo offre: una miriade di titoli sconosciuti in cui sguazzare come una anguilla! E poi segnatelo: il lunedì si sbaracca (se non passa l’idea di La Gioia di prolungarlo di un giorno, allora il discount day diventerebbe il martedì) e quindi gli standisti sono più propensi a disfarsi di merce invenduta. Un altro vantaggio del lunedì. Che però, come descrivi tu, si riempie di scuole… Insomma, il Salone è anche un po’ sofferenza 😀
      Però una meraviglia incontrarti, sei bellissima, non ho trovato parole migliori per dirtelo

  • Grazia Gironella

    Hai scritto il post appositamente per me? Grazie! XD
    E’ straordinario come le Grandi Verità stiano nelle dita di una mano, non di più, ma ogni volta che le incontri hai questo sobbalzo interiore: “sì, è proprio così!” Amare la destinazione ignota, non “nonostante” le peripezie per arrivarci, ma “proprio perché” ce le fa incontrare, è una di quelle verità, per me. Spero che ci incontreremo anche noi, un giorno. 🙂

  • Sandra

    Brunella, che ho visto due volte, è una persona rara e straordinaria. Sono certa che la figlia abbia preso parecchio da lei. Avevo inteso che fossi andata domenica al Salone, da lì il mio commento su Instagram. Ho letto molte critiche alle file per gente prenotata con bracciale identificativo che poi no, dopo un’ora e mezzo o anche due di fila non è entrata all’evento. Questo è pessimo. Se penso che anni fa ho visto scrittori di una certa fama come Michael Cunningham senza sbattimento ora pare impossibile incontrare chiunque e ho rinunciato. Per ma salone è la scoperta di editori nuovi e tornare dai medio/piccoli che hanno poco spazio in libreria. Al momento pubblico con un editore di Forlì, Plesio, che non ha potuto esserci causa alluvione, noi autori, soprattutto due, abbiamo tentato di presenziare lo stand con le copie di libri in nostro possesso, io del mio manco mezza, e alla fine nella situazione davvero estrema abbiamo fatto sold out nonostante lo stand ci sia stato 3 giorni su 5. E’ stato un piccolo miracolo aver coperto almeno le spese e incassare qualcosa.
    Torino come città mi piace molto, va un po’ capita ecco.

    • Elena

      Ciao Sandra, congratulazioni per il tuo miracolo, almeno ti sei ripagata le spese e l’intenzione. Non sono andata domenica m come sai occupandomi di editoria raccolgo molte riflessioni, non solo di addetti ai lavori, anche se sui giornali, anche un po’ offuscato giustamente dalla grave situazione dell’Emilia Romagna i giornalisti hanno un po’ coperto alcune che considero pecche ma ormai, come ho scritto, nemmeno tanto recenti. Le code ci sono state perché inevitabili quando una manifestazione ha un grande successo di pubblico. Tuttavia internet dovrebbe aiutare di più a fluidificare non solo ingressi ma anche gli accessi. Se fossi venuta domenica scommetto che non ci saremmo beccate lo stesso se non con un apposito appuntamento! Torino va capita, concordo, ma anche Torino deve capire che quando si candida a essere città metropolita serve un’organizzazione diversa. Anche la distribuzione degli stand l’ho trovata incomprensibile, senza un filo, e ho fatto non poca fatica a trovare un filo conduttore. Certe scelte di occupazione degli spazi poi sono per me discutibili, come l’area esterna della ristorazione e l’area conferenze, molto spazio più o meno coperto dove in altre edizioni c’erano iniziative di territorio, specifiche con un senso. I piccoli editori fanno sempre più fatica ad esserci per tante ragioni non ultime la necessità di presidiare gli stand e di rientrare dei costi. Anche PubMe, dopo l’esperienza dell’anno scorso in cui aveva proposto agli autori una sorta di sostegno al presidio dello stand con la scusa dei firma copie, ha rinunciato. Insomma, è una grande Kermesse, giusto difenderla e valorizzarla ma certe volte mi spiace solo constatare che basterebbe quel quid in più per essere davvero al passo con le sfide che in questo settore sono molte. Un plauso a chi c’è stato e ha dato vita a una edizione che al di là delle polemiche ha fatto registrare ancora una volta un picco di accessi. Torino è ancora viva

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