Adoro le domeniche assolate passate a bordo della mia MTB!
Ormai non passa fine settimana in cui non infiliamo i nostri caschetti protettivi e un paio di guanti, indispensabili in questa stagione, e ce ne andiamo in giro per la Serra di Ivrea in bicicletta, esplorando i mille sentieri che attraversano le colline sopra il lago di Bertignano.
Ho raccontato di questi luoghi e di come li ho attraversati nell’articolo Perdersi tra i sentieri della Serra e poi, ritrovarsi. Date un’occhiata ;)
Luoghi meravigliosi che hanno l’odore dei cavalli al trotto e il profumo di muffe che forse un giorno diventeranno funghi.
Ma anche di terra rivoltata nella notte, per opera delle robuste unghie dei cinghiali.
Qui gli animali selvatici sono di casa e in questa stagione, la stagione della caccia, non è difficile incontrare i cacciatori che, accompagnati dai loro cani, vanno a stanarli per ucciderli.
Di tanto in tanto si perdono qualche cane che ha seguito tracce che lo hanno portato lontano. Se sopravvive di solito in qualche giorno lo ritrovano.
A noi è capitato di incontrarne uno. Perso nel bosco, smarrito.
Un bell’esemplare di Alpenlaendische Dachsbracke, un cane di cui mi sono follemente innamorata.
A tu per tu con un Dachsbracke
Non ero mai stata a tu per tu con un Alpenlaendische Dachsbracke e non ne conoscevo né le origini, né le fattezze, né tantomeno l’utilizzo.
Mi sono documentata: si tratta di un cane da seguita alpino di origine austriaca, specializzato nella ricerca degli ungulati feriti, ma anche nel ritrovamento di altri selvatici feriti di dimensioni più piccole, come la lepre, e, ahimè, la volpe.
Ma come resistere a quella specie di cagnetto dal pelo nero e fulvo, con le orecchie giganti cadenti e una coda lunga e ballerina che si è palesato zampettando sulla strada sterrata su cui pedalavamo?
La prima cosa cui ho pensato è che lì intorno ci fossero cacciatori.
Vi confesso il mio totale terrore al solo pensiero che un cacciatore possa passarmi accanto. Temo di non essere riconoscibile in quanto umana e di essere scambiata per una preda, rifilandomi un pallettone.
C’è poco da scherzare, le notizie di incidenti di questo tipo nei boschi sono frequenti, quindi sono molto circospetta quando, in questa stagione in cui so che la caccia è aperta, mi diletto a camminar o pedalar per boschi.
Ma i passi lunghi e veloci del Dachsbracke, scanditi dal suono profondo di una campana che portava attaccata al collo, non andavano verso niente e nessuno.
Si era perso!
Poco male, penso, ritroverà la strada, il fiuto non gli manca di certo. Intanto lo guardo meglio e mi accorgo che non è un piccolo cane, ma un cane basso, avrei detto un bassotto, con una corporatura solida e forte e un’andatura rapida e costante. E con un naso che di tanto in tanto rivolge a terra e lo sguardo che si leva lontano.
Con una certa noncuranza si avvicina a me, come se fosse una visita di cortesia. Gli occhi gioiosi mi fissano e subito scodinzola e mi viene incontro, come rivedere una vecchia amica.
Mi fermo, apro il cavalletto e scendo dalla bicicletta e lo accarezzo. E’ affettuoso, socievole, e mentre corro verso una cascina lì vicino, che magari ne sa qualcosa di questo cagnetto, mi segue, quieto e non smette mai di camminarmi intorno. Peccato che sul collare non vi sia traccia di un numero di telefono da chiamare! Tantomeno, di un nome.
Chi sei piccolo bassotto dal pelo nero?
Non me ne sono accorta subito, ma il mio cagnetto è ferito. Una brutta ferita proprio nell’addome, verso la zampa posteriore. Sanguina, di un bel sangue rosso. Osservo meglio la ferita, per fortuna è superficiale. Ciò che l’ha ferito non è andato in profondità, gli organi interni sono illesi.
Tiro un sospiro di sollievo ma le cose si complicano. Ora è urgente che lo trovino o che lo si affidi a qualcuno che possa curarlo.
Lo dico per chi dovesse trovarsi in situazioni simili: se non sapete chi chiamare, il 112 è un’ottima risorsa. Ci hanno ascoltati con attenzione e hanno subito individuato chi poteva intervenire. Nel nostro caso un canile lì vicino e, per tramite dello stesso, gli stessi proprietari, che ne avevano denunciato la scomparsa il giorno prima.
Dunque il “mio” bassotto è in giro ferito da un giorno e una notte?
Eppure, sembra così tranquillo… Non mostra né paura né sofferenza, e mi pare impossibile visto che lo sbreco che brucia parecchio gliel’ha fatto quasi sicuramente un cinghiale che il piccolo avrà attaccato con coraggio e resistenza encomiabili, come compete alla sua razza canina.
E’ la caratteristica di un Alpenlaendische Dachsbracke. Ha coraggio e forza da vendere, per questo è stato usato per la caccia anche ai grossi ungulati come cervi e cinghiali.
Sarà, ma a me la cosa che colpisce è che sta molto attento a che io non mi allontani. Dal canto mio, gli prometto che non lo lascerò, fino a quando non avremo trovato la sua famiglia e qualcuno che possa curarlo.
Il canile ci informa che i proprietari ci raggiungeranno a breve. Ma io in quell’ora mi sono innamorata di quel cagnetto così impavido e affettuoso, con una dignità di fronte al dolore encomiabile e una indipendenza che mi ha davvero sorpresa.
Un clacson suona lontano per dire che è quasi il momento di lasciarlo. E io devo abbandonare l’idea di tenerlo con noi, se per sorte non avessimo trovato il legittimo proprietario. Che cosa posso fare se non riempire questi minuti con una super dose di coccole, come documentato dalla foto di questo post?
Una vecchia storia
Desidero un cane da quando ero bambina. Possedevo invece un’enciclopedia di animali in cui il capitolo “cani” era completamente sdrucito a causa delle ditate e dei baci che davo ripetutamente a quelle foto. Il mio preferito di allora era il cane da pastore scozzese, il Collie che tutti noi bambini conoscevamo come Lassie, nota e appassionante serie tv dei tempi andati. Qualcuno se la ricorda?
Ma la vita non mi ha mai messo di fronte alla possibilità di tenerlo davvero un cane, intendo tenerlo in un contesto adeguato e non prigioniero di un appartamento.
Ho pensato che quello di domenica scorsa fosse l’incontro del destino, che forse era giunto il momento, l’occasione, perché potessi finalmente rendermi conto che oggi qualche condizione per tenere un cane ce l’avrei pure. Ma ne ho la competenza? Ho il tempo necessario da dedicargli?
Sono domande cui al momento non so rispondere e in ogni caso l’arrivo dell’auto e dei tre uomini a bordo ha interrotto ogni riflessione. Sono scesi chiamandolo per nome.
Teo.
Come se niente fosse, Teo scodinzola verso di loro, si ferma, si prende una carezza, entra nella sua gabbietta e sena dire una parola, pardon, una abbaiata, si lascia sistemare sul sedile posteriore. Senza nemmeno un’occhiata riconoscente. Così mentre lo guardo il sogno svanisce.
I suoi proprietari sembrano felici. Da loro apprendiamo di aver appena fatto conoscenza con un Alpenlaendische Dachsbracke. E’ il più anziano dei tre proprietari ad affermare con sicurezza che la ferita, che conferma superficiale, sia stata opera di un cinghiale.
Ci chiedono come possono esserci grati, chiediamo soltanto che lo curino al meglio. Voglio pensare che sia così.
Mentre l’auto si allontana, io e Carlos ci guardiamo ed è un po’ come sapessimo già tutto.
Carlos indica un periodo. La prossima primavera. Chiedo perché e lui sostiene che in primavera i cani nascono più forti.
Capisco che cercheremo una cucciolata e da lì il nostro cane. C’è ancora una discussione se sarà maschio o femmina, io sono per il maschio, Carlos per la femmina. Ma abbiamo deciso con uno sguardo: faremo spazio nella nostra casa a un piccolo, tenace, energico e fedele Dachsbracke alpino.
Il mio primo, desideratissimo e tanto atteso, cane, obiettore di coscienza.
E io sono felice e spaventata allo stesso tempo. Confusa e felice.
Per chi avesse curiosità ulteriori su questa razza e le sue caratteristiche, qui c’è il link all’Associazione Italiana Alpenlaendische Dachsbracke




che simpatica vicenda e spiace che Teo non l’abbia potuto tenere tu, l’avresti accudito con affetto facendogli dimenticare la precedente esistenza da “aiuto-cacciatore”.
ml
(noto con piacere che l’amore per la Serra e per la bici ci accomuna)
La bici (elettrica) è una scoperta relativamente recente ma che è già entrata nella mia routine del week end :) Avrei davvero voluto tenere Teo ma sai che cosa mi ha colpito di più di lui? la completa assenza di attaccamento. Come si è subito legato a me, accogliendomi come una sorta di salvatrice, così quando ha visto i suoi padroni se ne è distaccato ed è andato via senza voltarsi indietro. Lo so, sto personalizzando, ma questo atteggiamento fiero mi ha davvero colpito… L’unica cosa che mi spiace è che tornerà a fare il lavoro “sporco” ; Ma in fondo pare sia la sua natura… Per fortuna, tra poco è primavera ;) Benvenuto, ciclista della Serra!
Bellissimo progetto!
Non ho mai avuto cani, mi piacciono moltissimo ma non me la sento di prendere questo impegno, abitando in città e non avendo una ” rete” su cui contare quando vado via.
Mi conosco, alle 9 di sera in inverno, o alle 8 del mattino la domenica mattina non ce la farei a usicre e portare fuori il cane, che come tale ha le sue esigenze e bisogno di muoversi.
In compenso, sono stata una appassionata gattara.
La mia ultima bimba pelosa mi ha lasciato tre mesi fa: fa ancora male, mi manca moltissimo.
E questa volta non credo troverò l’energia di ricominciare da capo con un nuovo gattino: la capacità di amare incondizionatamente un compagno di vita peloso forse si è esaurita col dolore dell’ultima perita.
Forse…
Cara @brunilde, come ti capisco. Anche io sono sempre stata una gattara soddisfatta e felice e credo di aver saputo gestire anche il dolore della perdita, sia quando è avvenuta per vie naturali che quando una gattina ha deciso di abbandonarmi (di questo ho raccontato qui e là sul blog). Ma un cane, un cane è davvero una sfida, hai ragione! Sto valutando con attenzione il da farsi. Conto anche molto sul fatto che non sono sola e in due la gestione, fatta eccezione per i viaggi, è molto meno onerosa. E che al mattino ormai mi sveglio presto comunque e qualche passeggiata in più non può che farmi bene! Un abbraccio e quando torni, bentornata!
Da bambina non ho mai voluto un cane perché mi facevano paura, in realtà era una fobia trasmessa da mia madre, acuita dal fatto che in Puglia c’era molto randagismo. Poi da grande ho superato questa fobia perché mia sorella ha preso due cani, il primo era un bastardino di piccola taglia color miele che abbaiava sempre, si chiamava Chicco, purtroppo a 13 anni si è ammalato ed è morto dopo qualche mese. Dopo un po’ è arrivato Aron, un bracco tedesco bellissimo, credo sia il cane più intellligente che abbia mai incontrato, oggi è molto vecchio e non riesco a guardarlo senza provare una stretta al cuore. Diventa una persona di famiglia.
Prendere un cane è un atto di grande responsabilità, oltre che di amore. Ti auguro che il vostro cagnolino vi dia tanta gioia.
Cara Giulia, grazie per gli auguri di gioia che sono certa arriverà. Hai ragione, avere un cane significa grande responsabilità e limitazione degli spazi personali, cosa cui ammetto non sono molto abituata. Sinceramente è la cosa che più mi spaventa. Poi ci si abitua, si superano le paure, i pregiudizi. Serve, specie a chi come me non ne ha mai posseduto nessuno, imparare. Mi prendo questi mesi in attesa della primavera per pensarci bene. Non voglio fare scelte sull’onda dell’emozione, né realizzare sogni che ho fatto molti anni fa e che potrebbero essere ormai “consumati”.
Ho avuto due cani ma dopo l’ultimo ho detto basta. Troppo dolore quando se ne è andato. Hia ragione. Per tenere un animale serve tempo, spazio e dedicare loro attenzioni. Ulteriore problema quando si va in giro e lui non può venire con noi, non è semplice sistemarlo a pensione.
Comunque molto bella questa storia.
Sono tutte cose che mi preoccupano Gian. Almeno una volta all’anno viaggiamo, spesso due. Una pensione francamente è una ipotesi che non vorrei considerare. Per fortuna il mio migliore amico ha un cane, una Setter Irlandese, diciamo che potremmo concordare un valido supporto reciproco. Il dolore? Ho avuto gatti, mi ci sono affezionata moltissimo e , sì, ho sofferto. Il dolore è inevitabile. Ma l’amore che ti danno dura molto, molto di più se sei fortunata. Tu che ne pensi? Maschio o femmina?
Dopo l’entusiasmo all’idea che tu realizzi il tuo sogno di avere un cane, sapere che esiste il dubbio maschio-femmina mi ha fatto venire voglia di “avvertirti”… generalizzando (indebitamente) la mia esperienza con il giovane Jey (un anno e mezzo). Avevamo sempre avuto femmine in famiglia, e Maya era in pratica invecchiata con noi. Dopo che Jey è entrato nella nostra vita, mi sono ricordata le parole di un allevatore, anni fa, alla mia superficiale domanda: “E’ meglio un maschio o una femmina?” “Non c’è una risposta. Comunque il cane preferito da ogni allevatore è sempre una femmina.” Ecco, con Jey è un’esperienza molto diversa dalle precedenti, bellissima ma ricca di piccole-grandi difficoltà nel quotidiano che ci sono nuove. Dovute al sesso? In parte credo di sì. L’indole da cacciatore, unita alla forza spropositata rispetto alla media taglia, fa sì che ci sembri sempre di portare a spasso… un missile, in pratica. Jey è ostinato all’estremo, turbolento e caciarone, ma anche molto dolce e affettuoso, quando vuole. In passeggiata deve fermarsi a fare le sue quattro gocce ogni mezzo metro, e impedirglielo – o velocizzare il processo – è come una seduta in palestra. Caricarlo in auto a fine passeggiata è regolarmente un sollievo! Ma forse è l’età… Certo un cane è un amico con cui convivere per una bella fetta di vita, perciò è importante valutare bene le caratteristiche della razza, del sesso e quant’altro disponibile, per rendere la vita in comune il più possibile liscia. Detto questo, sono più che sicura che sarete felici insieme! Se vuoi conoscere dettagli sul nostro missile, sai dove trovarmi. ;)
Cara @Grazia, aspettavo una tua “consulenza” ben sapendo della tua ricca vita con i cani :). Credo che la ragione per cui tutti preferiscono una femmina stia proprio nel racconto della vivacità di Jey (ma che razza è?). Sento molte storie come la vostra e in effetti sembra suggerire la femmina, soprattutto a una prima esperienza. Sì, non ho mai avuto cani e forse mi conviene cominciare con una taglia mediana (non amo i cani piccoli) e una femminuccia. Sto già immaginando i miei momenti liberi e di relax che oggi passo come mi pare e che con un cane credo cambierebbero molto… Tutto va valutato con grande attenzione… Avevi mai incontrato un Dachsbracke?