Non ho mai avuto il pollice verde quanto a piante da appartamento. O, meglio, non ci ho mai lavorato granché su.
Non saprei dunque dire se ciò che mi manca sia solo un po’ di dimestichezza con la flora da appartamento, oppure alcune ghiotte informazioni per mantenerla rigogliosa.
A meno che per pollice verde non si intenda il tempo necessario a prendersi cura di loro, splendide creature che da anni resistono in qualche angolo di casa alle sollecitazioni dirette e indirette e che, imperterrite, continuano a vivere. In tal caso, temo di esserne quasi totalmente sprovvista.
Posso però dire che nonostante me, le mie piante da appartamento vogliono vivere. Anche se io e loro ci guardiamo da sponde opposte della nostra quotidiana esistenza. Ci ammiriamo, ci piacciamo, ma senza che mai scatti quel qualcosa che mi farebbe dire: sì, vi amo.
Fino a quando un giorno non è entrata nella mia vita un’orchidea.
Le mie piante da appartamento vogliono vivere
Ma prima di raccontarvi la storia della mia orchidea, torniamo per un attimo alle mie piante.
Come forse qualcuno di voi sa, possiedo un appartamento in città. Durante il giorno è quasi sempre chiuso, poiché siamo entrambi in giro per lavoro. I suoi ambienti sono spesso al buio o al massimo in penombra, non proprio l’ideale per delle povere creature in deficit di fotosintesi.
Per questa ragione non sono mai riuscita a tenere in casa piante da appartamento che invece, per esempio, mia madre amava moltissimo e coltivava con una mano notevole e in taluni casi persino magica.
Gli ambienti che frequento, eccetto l’ufficio, dove per ragioni opposte passo intere giornate e che gode di una bella luminosità, sono quindi perlopiù inospitali per le piante. Il lato positivo è che quando vado via non devo mai preoccuparmi troppo di come dare loro da bere, visto che quelle che possiedo sono sistemate in un terrazzino che in primavera diventa davvero piacevole e su cui, magia della tecnologia, ho installato un sistema di irrigazione automatico, il che mi permette di avere qualcosa di verde e talvolta di fiorato sul balcone.
Una gioia per i miei occhi, un miracolo della natura. Dipendesse solo da me, tutto ciò dubito che succederebbe.
Nonostante questo handicap strutturale, amo le piante e amo i fiori. Mi impegno segnandomi in ogni angolo, su app specializzate, avvalendomi dei promemoria di Alexa, come e quando innaffiarle e concimarle. Più o meno la cosa funziona. Ma credo che la ragione principale si che le mie piante, appunto, vogliono vivere.
L’esperienza con la mia orchidea
Nell’appartamento cittadino c’è un angolo, su una mensola in bagno, che aveva tutte le caratteristiche per ospitare una pianta da appartamento in un contesto adeguato: soleggiato ma non troppo, sufficientemente umido, luminoso.
Avevo visto orchidee nei bagni degli altri e le avevo invidiate. Non pensiate che mi aggiri a perlustrare le toilette dei miei amici come una sorta di passatempo feticista. Piuttosto mi è capitato per un certo numero di volte di essere ospite a cena a casa di amici e di aver scoperto che la maggior parte delle persone che coltiva orchidee lo fa utilizzando i propri… bagni!
Non ho mai avuto una grande dimestichezza con queste piante tropicali che producono (quelle degli altri) fiori bellissimi. Non nascondo che me ne sono state regalate molte, come penso a molte di noi, ma nessuna era sopravvissuta oltre la prima mesata o la prima fioritura.
Però mi ci sono impegnata parecchio e ho collezionato tanti vasetti trasparenti e avanzato tanto concime in polvere da soddisfare i fabbisogni di un fioraio.
Ilse
Dopo l’ultima volta, avevo deciso di appendere la pianta al chiodo.
Ma poi ho fatto quel viaggio in Germania, a Ingolstadt, che vi ho raccontato qui, dove ho conosciuto i miei lontani cugini Ilse e Walter e passato due splendidi giorni a base di risate, salcicce al sangue, biscotti alla cannella e approfondite lezioni di… orchidee.
Ilse ne possiede parecchie. Le tiene tutte in fila sulla bella finestra che dal soggiorno si affaccia sul patio, nella città che è conosciuta come patria dell’Audi, in Baviera.
L’amore per la musica (nel post ho pubblicato un piccolo video in cui Ilse suona la zitara, impagabile) e per l’insegnamento le ha trasmesso l’attenzione per la cura e il tempo per realizzarla. Cose che a me effettivamente mancano e nemmeno mi sento di addurre scuse da questo punto di vista.
Dopo averle raccontato della mia esperienza non proprio positiva con le orchidee e con le piante in particolare, mi ha regalato il suggerimento definitivo. Chi tra voi conosce bene l’arte della floricultura si farà una grossa risata, ma io il problema principale che avevo e che ho con le mie piante è proprio il quantum e il quando annaffiarle.
Ebbene, udite udite, voi apprendiste coltivatrici di orchidee, la soluzione è davvero semplice. Un bagno in acqua a temperatura ambiente una volta a settimana per un’oretta e il vaso di orchidee è idratato. Basta assicurarsi di aver fatto percolare ogni singola goccia restante nel lavandino, rimettere la pianta nel suo vaso, in posizione luminosa ma non con il sole addosso per evitare, specie in estate, che ustioni le foglie, e il gioco è fatto. Non ci vuole molto altro per far prosperare la vostra orchidea!
Periodicamente, questo bagno di acqua a temperatura ambiente dev’essere arricchito con l’apposito concime. Io uso quello in polvere ma immagino possa andare bene anche uno liquido, purché sia specifico.
Che ci crediate o no, dopo aver recepito queste brevi e semplici indicazioni, non vedevo l’ora di tornare a Torino e acquistare la mia prima orchidea della nuova era!
Così ho fatto e oggi, anche se la fioritura non c’è più (ma si tratta del tempo di riposo della pianta) le sue foglie sono grasse e verdi. Sanno tanto di salute.
Tutte le mie piante vogliono vivere, ma la mia orchidea più di tutte le altre.
Cosa sono le mie piante, per me
Ora immagino vi chiederete perché vi ho raccontato questa storia.
La verità è che quell’orchidea è molto di più di una pianticella rigogliosa che ripaga di molte soddisfazioni. E’ Ilse.
Ilse che qualche mese fa ha avuto un brutto incidente e che è stata tra la vita e la morte per tanto tempo. E che ora che è di nuovo tra noi fa sembrare il tempo che ci ha diviso esserci passato sopra come un carro armato, lasciandoci stremati ma vivi.
Ilse che non so se rivedrò mai. Incontro fugace come fugaci sono quei viaggi alla ricerca di radici lontane che restano per anni sepolte e che, magari per poco tempo, riemergono in superficie.
Per mostrarci parti di noi e della nostra esistenza di cui non sapevamo nulla e che non immaginavamo ci potessero mancare tanto.
Così, almeno ,mi pare. Le mie piante e la mia orchidea sono le persone a me care che sono lontane o che non ci sono più.
Esse vogliono vivere e io le accompagno. Per tutto ciò che sono, per tutto ciò che hanno osservato in silenzio e per tutto l’amore che contengono.
Siete da pollice verde o da pollice grigio? C’è qualche pianta che rappresenta per voi qualcosa di speciale?
Hai dato un’occhiata al mio ultimo video? Parlo di dieta del reset ormonale e di come sta andando (niente niente male…)




Sono un pollice nero, tutte le mie piante in terra sono morte, ma questo perché dopo un po’ le piante hanno bisogno di essere travasate e messe in un vaso più grande, c’è poco da fare. Non avendo un balcone su cui mettere le piante alla fine ho smesso di comprarle. Tuttavia ho una pianta di quelle in idrocoltura che non hanno la terra ma delle palline porose e vanno innaffiate periodicamente in base a un indicatore apposito che segna il minimo e il massimo di acqua da mettere, quella pianta ce l’ho dal 2004 e ancora vive. Una volta l’anno fa pure dei piccoli fiori che durano un paio di giorni.
Ciao @Giulia, ma che bella idea l’idrocoltura! Sarei curiosa di vederla la tua piantina fiorita! Se hai letto i commenti, hai appena scoperto che c’è una speranza anche per i pollici neri! E’ la zamia, la suggerisce @newwhitebear nel suo commento. La questione del vaso più grande per me è controversa. Anche io sapevo come te che a un certo punto le piante dovessero essere travasate. Tuttavia ho travasato un ficus elastica in un vaso più grande e da allora… ha smesso di crescere! Uno shock da cui non mi sono ancora ripresa!
Ti racconto una storia.
Le orchidee mi piacciono, ma quando me le regalavano una volte sfiorite le buttavo via: impaziente com’ero, sempre di corsa,figurarsi se volevo tenermi una pianta solo foglie e aspettare una eventuale rifioritura!
Ma un’amica, una persona speciale, laureata in agraria, pollice verde fantastico, grande amore per i fiori , inorridiita per il mio comportamento, mi faceva da orchidea sitter: quando sfioriva la pianta di turno, me la prendeva lei, la accudiva, e ogni tanto me la restituiva fiorita!
Siamo andate avanti cosi a lungo, fino a quando quella amica speciale si è ammalata… ma questa è un’altra storia, molto dolorosa.
Da quando lei non c’è più, tengo le orchidee su una mensola della grande finestra che ho in cuicina, che mi sono fatta dare apposta dal falegname. Sono passati anni, le piante sono aumentate nel tempo, al momento ne ho quattordici, tutte infilate in vasi uguali, di ceramica bianca.
Nell week end le annaffio, se ho tempo ( e voglia ) faccio l’ammollo, come fai tu, se no dò un goccino d’acqua a ciascuna, e basta.
Periodicamente e a turno rifioriscono, allora le metto in vasi più belli e le tengo in salotto, a farmi compagnia e a colorare la casa: alcune hanno fiori candidi e grandissimi, altre screziati di viola, una di un giallo delicato con cuore rosso scuro, e un’altra di un violento colore purpureo.
Guardo queste meraviglie, penso alla mia amica e a quanto può essere consolatoria la bellezza.
Me l’ha insegnato lei…
Hai colto il senso della mia riflessione @Brunilde. A me serviva una spinta, una motivazione in più per amare questa pianta e l’ho trovata. So che Ilse non sta benissimo, e mi immagino che e piccole cure che offro a questa pianta possano raggiungere in qualche modo anche lei che è molto lontana. Chissà, un giorno magari avrò anche io una mensola piena di rigogliose orchidee. Intanto provo a fare rifiorire questa, mi sembrerebbe già un bel traguardo…
Direi pollice verde. Con me le piante vivono. Se fosse per mia moglie muoiono dopo un giorno. Ho avuto due piante di orchidee che per dieci anni hanno fiorito. Poi anche loro invecchiano come noi umani. Le stelle di Natale durano anni e fioriscono. Quella attuale è un alberello solido. Ho una zamia, una splendida pianta originaria del Madagascar, che ha festeggiato i 18 anni. È in piena salute. Se cambiassi il vaso diventerebbe ancora più rigogliosa.
Amo il verde esterno e interno che curo con pazienza.
Con me le piante vivono. Definitivo! Mai sentito di una stella di Natale che dura anni, è la pianta tipica che dura dalle feste alla primavera, poi, inevitabilmente, almeno a me, muore. Pianta tipica peraltro dei regali tra colleghi, ma ormai abbiamo perso l’abitudine, non è detto che sia una cosa buona. Invece non avevo mai sentito parlare della Zamia. Sono andata a curiosare su internet ed è chiamata anche Pianta di Padre Pio, forse è per questo che è adattissima ai pollici neri (sembrerebbe invece a un primo sguardo molto più delicata). Insomma, segnalo a tutte le lettrici e i lettori questi suggerimenti che vengono dai commenti perché sono utilissimi!! Grazie @Gian
Pollice verde presente. Questo argomento mi è particolarmente caro, non solo perché amo le piante e ne ho una cura maniacale, ma soprattutto perché adoro le orchidee Pensa che ho un tronchetto della felicità che mi è stato regalato alla nascita del mio primogenito, vuol dire che sta andando a fare 24 anni e attenzione! ha pure subito due traslochi! Avevo anche un ficus benjamin dei tempi del mio matrimonio, che però l’anno scorso ha mollato e proprio non ce l’ha fatta più (ma ci può stare: era vecchietto!) e, dulcis in fundo, anch’io ho il davanzale con tre magnifiche orchidee, una con i fiori bianchi, una viola e una maculata (stupende). Con le prime che ho avuto sono stata sfortunata, mi sono seccate ( io a lutto), poi ho capito cosa fare (rinvaso, potatura e concime), adesso anche se perdono i fiori aspetto la nuova fioritura in primavera: si riempiono di gemme carnosissime e quando sbocciano sono uno spettacolo. Il mio vero segreto è l’acqua alla banana (provala, miracolosa: tieni una notte a mollo nell’acqua tiepida la buccia di una banana tagliata a pezzettini; il giorno dopo la filtri e la allunghi con altra acqua; poi bagni le orchidee con il metodo classico). Il significato che ha la tua orchidea, però, è unico e molto bello, anche il nome che le hai dato. In bocca al lupo per Ilse!
Guarda @Marina, non avevo dubbi sul tuo pollice verde! Le tue manine sanno fare cose meravigliose con la lana, figurati con le creature verdi! Anche io avevo un tronchetto della felicità che mi hanno regalato perlomeno vent’anni fa. Siccome in casa la situazione è quella che ho descritto nel post, l’ho portato in ufficio. Accidenti quanto crescono! In questi anni ho cambiato ufficio molte volte e fino a un certo punto sono riuscita a spostarlo. Ma l’ultimo trasloco è stato anche l’ultimo saluto al tronchetto: non usciva più dalla porta! Allora proverò subito questa tua acqua alla banana (è davvero un suggerimento originale, non l’avevo mai sentito). Magari sospendendo il concime, non vorrei ingrassasse troppo :) Saluti da Ilse
Sì sì, sostituisce il concime classico. Contiene potassio, un elemento importantissimo per le orchidee. ;)
Ti tengo aggiornata :)
Aggiornamento per @marina e tutte le Volpi: annunciaziò, annunciaziò. Ho usato il metodo della banana suggerito da Marina sei giorni fa. Non so se è il potassio, ma oggi la mia orchidea ha messo i butti e una foglia nuova!!! Sono all’apice della felicità
Pollice verdino, direi, ma avendo tanta natura intorno tendo a prestare più attenzione al verde all’esterno che al verde all’interno, dove peraltro non ho un’ottima esposizione. Per un periodo ho avuto anch’io un’orchidea regalata, però, e ho usato proprio il sistema di cui parli. Peccato che la fine sia stata infausta… Auguri a te, alla tua orchidea, a Ilse e alle persone che ci accompagnano da lontano.
Certo che non porta bene questo commento alla mia Ilse!!! Fortunella, tu hai un bel verde esterno tutti i giorni. Ma dì la verità, coltivi tu o cresce libero e bello :)?
Fuori è la natura a pensarci, nel giardino però c’è anche il lavoro di mio marito… Io sono una specialista della contemplazione. XD
Ah ho capito, contempli tuo marito mentre si occupa delle piante… Ottimo