Ogni volta che ci vado, poi devo attendere qualche edizione prima di tornare di nuovo al Salone del Libro, la più grande kermesse della mia città, Torino. Le ragioni sono molte e qualcuna emergerà da questo racconto; quella principale è il caos che sin dai primi giorni caratterizza il Salone, con i suoi record su visitatori, espositori e vendite che si rincorrono al rialzo.
Un’estasi di parole che caratterizza questa manifestazione che viene “spinta” ogni giorno dai media come la migliore di sempre. Eppure è una grande manifestazione, la più grande di Torino e ha una bella storia che ho raccontato qui.
Negli anni il Salone è profondamente cambiato pur restando sé stesso: segue il gusto dei lettori, che sono sempre di meno e sempre più veri e propri cercatori di personaggi famosi da instagrammare, e il mercato del libro, che non se la passa bene e che ha bisogno di fatti o parole clamorose per poter tirar avanti, più che di contenuti, quelli che un tempo scatenavano dibattiti e arricchivano il senso di ciò che ancora non vediamo ma esiste, per lasciare lo spazio a ciò che vedono tutti e che tutti, inevitabilmente, commentano.
Così anche quest’anno, pur essendo stata recidiva (sono stata al salone due volte, giovedì e venerdì in tardo pomeriggio) sono sopravvissuta. Alla sete, alla confusione, al rumore, agli innumerevoli incontri che si fanno e cui dedicare del tempo, comprese le presentazioni dei libri che interessano e le persone che non vedi mai, se non in questi giorni.
Salone del Libro 2024, sopravvissuta!
Vita immaginaria è il titolo della XXXVI edizione e vorrei dire sin da subito che lo adoro. Mi porta dritto al cuore della mia esperienza di lettrice e scrittrice ed è l’ennesima edizione da superlativi assoluti di ogni genere e sorta: aumento dei visitatori, editori, giovani, ospiti.
Prezzo del biglietto? Notevole. Si formano code impossibili se acquistato in loco, alla modica cifra di 22 euro – avevate solo da acquistarlo online. Cinque giorni costano 40 euro, mentre online il prezzo è “solo” 14 euro più prevendita (1 euro). Ma l’impressione è che siano molti a girare con biglietti omaggio, con la conseguenza che mi sento la solita babba del villaggio. Ma va bene così.
Il punto è: merita davvero tutti questi “issimi”? Cosa è cambiato dal Salone delle prime edizioni?
Un salone gattopardesco
Partiamo dall’ultima domanda: cosa è cambiato dalle prime edizioni? Il Salone è molto diverso da quando me ne sono innamorata e mi chiedo se sia ancora lui o se sia come quegli innamorati che con gli anni cambiano, e non li riconosci più.
Così il Salone è come un Gattopardo, cambia ma rimane uguale a sé stesso. E’ la kermesse delle foto opportunity, della rincorsa al personaggio, della difficoltà di godersi gli stand senza ricevere spintoni o ascoltare schiamazzi. Del rumore assordante che cancella le parole e la fantasia. Del momento magico in cui afferri un libro attirata dalla copertina e cominci ad odorarlo, con le mani e con gli occhi, per vedere se ti entra dentro.
Il Salone del Libro merita davvero i superlativi? Cosa è cambiato dalle prime edizioni?
Sono queste le domande che mi ponevo mentre girovagavo tra gli stand in cerca dei luoghi in cui si presentavano due libri che mi interessava riscoprire: Tanta fatica per nulla, di Edi Lazzi, Edizioni Gruppo Abele, e Come farfalle nella ragnatela, di Lara Ghiglione e Vanessa Isoppo, Futura Edizioni.
Il primo superlativo lo dedico alla confusione, sempre issima. Io al Salone del Libro mi sento disorientata: la ressa mi indispone ovunque, specie qui, quando vorrei solo potermi avvicinare senza ricevere spintoni o gomitate agli stand per osservare da vicino i libri da scoprire. Che poi al Salone sono sempre venuta per questa ragione, altrimenti, che senso ha?
L’organizzazione è affidata a Annalena Benini, giornalista del Foglio. Come cambiano i tempi, eh? Cambiano anche gli ospiti, meno autori e più personaggi, che vendono con la loro immagine.
Anche gli eventi sono molt-issimi, quasi tutti con personaggi che attirano il pubblico dei curiosi più che dei lettori. E’ pressoché impossibile accedervi, se non con prenotazioni effettuate per tempo o la disponibilità a fare lunghe, lunghissime code.
Eppure, gli eventi sono stati gettonatissimi: i 100 metri di coda per raccogliere la firma di Alessandro Barbero sono lì a testimoniarlo. Lui che ha dichiarato che la cosa che più gli importerebbe è tornare a essere uno sconosciuto, in modo da poter fare ciò che desidera. Il prezzo della fama. Anche questo, issimo.
Molti ospiti eccellenti si sono affacciati sulle questioni rilevanti per il paese, con qualche critica nemmeno troppo velata all’azione del Governo ma che mi ha lasciato l’impressione di qualcosa che fa fine e non impegna, come si dice dalle mie parti.
Sabato manifestanti pro Palestina hanno tentato di entrare al Salone, ottenendo la ormai solita dose di manganellate e la solidarietà del sempre eccellenti-issimo Zerocalcare. Insieme a molti lavoratori del Salone, ha condiviso le istanze e richiamato l’attenzione sulla libertà di espressione e sulla necessità della fine della guerra. Cessate il fuoco, subito!
Anche la lezione di apertura del Salone è stata notevole, affidata a Elizabeth Strout, la vi e di come ncitrice del Pulitzer con i suoi 13 racconti di Olive Kitteridge e di cui leggerò Lucy davanti al mare.
Con gentilezza ha raccontato di come la sua carriera sia cominciata molto tardi e con lentezza e di come tutto ciò non l’abbia mai dissuasa dallo scrivere. Sembra quasi allungare una pacca sulla spalla a tutte coloro che stanno provando da molto tempo a raggiungere la loro cima nella scrittura e che non sembrano arrivarci mai.
La vita immaginaria
La vita immaginaria, quella dei sogni ad occhi aperti e chiusi, diventa qualcosa di concreto, di raggiungibile, realizzabile. Un sogno terreno.
Qual è il mio? Pubblicare con una grande casa editrice. Sto ultimando la stesura del mio saggio sul cambiamento nelle grandi organizzazioni che, con mia grande sorpresa, ha ricevuto attenzione da molte case editrici.
Una mi ha invitato a discuterne al Salone. Non so ancora cosa accadrà ma ho imparato che coltivare la speranza fa bene, così come fa bene innaffiarla di contenuti e studi e riflessioni che non si fermano, mai.
Fare editoria oggi ha una missione: resistere al vuoto che avanza e mantenere viva l’attenzione al contenuto e non al contenitore, al messaggio e non a chi lo veicola, al libro e non alla sua foto su Instagram, con la quale far notare il proprio grado di intellettualismo senza doverlo per forza foraggiare.
Per farlo c’è bisogno di tutti. Fare editoria significa non perdere mai la speranza in un mondo migliore.
Che cosa ci sono andata a fare al Salone?
Mi piace guardare come è cambiato.
Ricordo molto bene lo stand Sellerio delle prime edizioni, nel lato verticale del padiglione centrale, in quegli stand che al massimo misurano tre metri quadrati. S e non ricordo male i padiglioni in totale erano due, forse tre. Ho scoperto Camilleri grazie a Sellerio, che quest’anno ha allestito uno stand, anzi due, spazioso, gorgeus, con un Ufficio Sellerio a fianco con tanto di poltroncine. Il mio sogno, la mia vita immaginaria, sarebbe quello di potermici sedere, un giorno, da autrice.
O Audible, presente al Salone con uno stand gigantesco, segno che la digitalizzazione della lettura è un processo inevitabile, anche se si è affermato con lentezza.
Audible che ha conquistato nuovi spazi anche attraverso l’uso dei podcast, con buona pace degli attori che gli audiolibri li leggono, interpretandoli, sostituiti in maniera sempre più efficace da robot o dagli autori stessi, che si leggono, come ha fatto Zerocalcare).
Inseguire i propri sogni
I sogni sono bellissimi quadri che appendiamo ai muri perché evitino di crollare. A me piace piantare chiodi che li sostengano.
Puoi coltivare i sogni nelle sale destinate al silenzio, e tenerti alla lontana dalle lunghe code per servizi igienici al di là dell’immaginario, accessibili solo a costo di lunghe code.
O respirare attraverso il bosco degli scrittori, straordinaria installazione che è come un’oasi di pace in mezzo a grattacieli di cartongesso.
Ho fatto il pieno di sogni, ma la mia borsa dei libri è rimasta semi vuota.
Il Salone non mi ha conquistata fino in fondo, ma mi batterò perché possa restare a Torino. In fondo ci sono momenti in cui non resta che aggrapparci a una solida e stabile pila di libri. Ma cartacei, per favore
Fuori dal salone del Libro il gazebo della CGIL ha raccolto più di duemila firme per supportare la presentazione dei 4 Referendum abrogativi contro le norme che precarizzano il lavoro e per la sicurezza negli appalti promossi dalla CGIL. Potete trovare i quesiti referendari a questo link. Si possono firmare anche online, basta uno Spid o una carta d’identità elettronica.
Siete stati al Salone? Quale impressioni ne avete ricavato? Qual è la cosa che vi ha colpito di più e quella che vi ha infastidito di più?




Quest’anno è stata la mia prima volta al Salone e nonostante un’organizzazione da quinta elementare, a me è sembrato bellissimo.
Da tutte le parti si sente e si sparge pessimismo riguardo ai libri. Ai lettori in declino, ma il fatto stesso che in 5 giorni 222 mila persone, pagando un biglietto, sorbendosi code, si sono recate in un luogo dove regna il libro, non è cosa da poco.
Quattro padiglioni giganteschi, con libri ovunque, con editori piccoli, grandi, microscopici. Quanta passione. Quante storie. Io l’ho visto come un incontro d’amore fra chi i libri li produce e chi i libri li legge.
Caro Marco, mi è dispiaciuto tantissimo non poterti incontrare, ma sono molto felice che tu ti sia divertito e abbia potuto passare una giornata particolarmente bella. Il viaggio è stato lungo, mancava ancora ti deludesse. I numeri vanno letti bene. Non sono 222 mila persone che pagano il biglietto, ma molte meno. Molti erano bambini delle scuole costretti a visite estenuanti, accompagnati da insegnanti pessimi (che discorsi ho sentito, insegnanti che al Salone del libro cercano di dissuadere i bambini a comprare libri non si può vedere). Ma la vita immaginaria ha funzionato, uno slogan ottimo per il regno del libro (che bella immagina, a proposito). Ho sorriso quando hai definito l’organizzazione da “quinta elementare”. Sottoscrivo. Siamo un po’ provinciali. Ma vorrei sapere se anche tu/voi avete avuto l’impressione che si parlasse più di personaggi che di libri, che è poi il punto del mio articolo. Ho equivocato?
Io credo che sia normale la dualità libro/personaggio. I protagonisti erano i libri? Sì, certo, la gente comprava. I protagonisti erano i personaggi scrittori o gente di spettacolo? Sì, pure. Ma è normale.
Se ci fosse stato Dante al salone, sarebbe stato poeta o personaggio? Entrambe le cose.
Si ma preferirei approfittare del Salone per incontrare qualche autore che vale la pena di conoscere e che non sia inflazionato da social e messaggi tv. Diciamo che avrei fatto a meno di Fedez e avrei incontrato volentieri autori che provengono da culture differenti dalla mia. Le sezioni di approfondimento a mio avviso non avevano questa caratteristica, a parte la sezione dedicata al tedesco. E alla Liguria, ospite d’onore mentre si consumava lo scandalo Toti. una gran bella sfiga
In realtà, per me che era la prima volta, la quantità di eventi e di incontri era pressoché infinita. Solo per il sabato vi erano almeno 14 pagine di 20 eventi ciascuno. Non sono riuscito a sfogliarle tutte. C’erano anche eventi sul self publishing.
Poi è chiaro che Sabato gli eventi sold out con file chilometriche erano per Barbero, Silvia Avallone, De Giovanni, Paolo Giordano.
Io ho seguito solo un piccolo evento nel box Sicilia perché era di facile accesso. Per gli eventi maggiori si scorgevano file senza capire bene che file fossero. Molta disorganizzazione.
Ho visto ragazzine in file con romanzi in mano per firma copie dove mi domandavo: ma chi diamine è questo scrittore?
In ogni caso ho visto molto entusiasmo attorno al prodotto artistico chiamato libro e mi ha fatto molto piacere.
L’esperienza del Salone è sempre sorprendente. E’ come andare alle giostre. Sono contenta che ti sia piaciuta, spero altrettanto della mia città. Un abbraccio
Gli autori celebri sono personaggi, la loro fama è dovuta ai libri che hanno pubblicato, quindi trovo del tutto normale che se ne sia parlato parecchio. Forse non ho colto il punto del disappunto.
Ciao @Sandra, il mio disappunto è per personaggi e basta. Nel commento a @Marco ho fatto un esempio, Fedez, ma ne avrei altri. Capisco le necessità di marketing e di promozione ma sogno ancora un Salone con al centro i libri. Uno degli editori con cui ho parlato (non mi va di fare il nome, non ho il suo permesso) mi ha testimoniato tra le altre cose tutta la difficoltà che hanno le case editrici oggi con chi promuove i libri (Messaggerie principalmente, e chi fa casting di autori). La domanda è: avete un personaggio? Capisci? Non: avete un buon libro? Una bella storia? No! Avete un altro Mauro Corona? Capisci ora il mio disappunto? Non che cambi la mia vita, io Corona non lo seguo e mi leggo i libri che voglio, ma è un peccato che al Salone non si provi a superare questa devianza dell’editoria
Chiarissimo Elena e condivisibile.
Mi ci scontro di continuo del resto, il Salone va sul sicuro, ma anche la massa vuole spesso i libri di personaggi già noti per una fama pregressa che non c’entra con la narrativa o la letteratura.
E’ che la linea tra salone culturale e salone commerciale è molto sottile…
Ragazze, noi blogger al Salone di Torino abbiamo il biglietto gratuito. Sto leggendo che anche Sandra ha pagato il suo, ma una prossima volta informatevi. Nel sito dell’evento c’è una pagina dedicata a coloro che hanno un blog a carattere letterario cui è riservato l’accredito. E perfino per una persona più accompagnatore. Invece a PLPL a Roma non c’è ingresso libero per noi, e nemmeno per me come insegnante.
Elena, mi fa piacere che tu sia tornata dopo un po’ di anni. Quando ci sono stata io, due anni fa, avevi scritto di questi aspetti che ti convincono poco, ma abitando a Torino io non avrei mai dubbio se andare o meno. Come hai scritto, è un evento che alla fin fine si lascia guardare e vivere con un certo entusiasmo. I 100 metri di coda per Barbero lasciano sperare in un futuro migliore? Non credo, ma almeno sono qualcosa. Il Salone, dici bene, è anche soprattutto una kermesse, una vetrina. Io vivendo Instagram (anche se pochissimo) mi divertii a farne un mio racconto.
Eh ma te l’ho detto che sono babba! Però nel sito non ho visto nessuna pubblicità per la scontistica che non fosse quella prevista per la tessera musei (che non faccio da anni, sono sempre gli stessi). Figo che una romanaccia mi spieghi che potevo ben risparmiare, e per due volte!!!! Dunque cara Luz nonostante abbia apprezzato, pur con molti dubbi (hai ottima memoria mia cara amica) non tornerò se non fra qualche anno, come accade sempre. Credimi, avere le cose a portata di mano non sempre è un vantaggio. Si osservano più da vicino e da vicino non sono poi così straordinarie. Si conoscono storie, retroscena, piccolezze. Detto questo difenderò il Salone a Torino fino alla morte! Ma la verità è che non mi sorprende più. Voglio andare alla fiera di Francoforte, la più grande di Europa. Ci andiamo?
Cara Elena, sarà perché arrivando due anni fa da Roma a Torino ho dovuto organizzare il tutto, biglietti di ingresso compresi. Ma poi Marina anni fa, quando PLPL a Roma era ancora gratuito per i blogger, mi diede questa dritta. Purtroppo poi da quando è cambiata la direzione bisognerebbe fare tutti i giorni il biglietto. Noi con i nostri blog, in particolare se scriviamo recensioni, e con i profili/libro su altre piattaforme, facciamo quasi quotidianamente una bella pubblicità agli editori, è nata questa sorta di considerazione che dona una certa soddisfazione, ecco. :)
E’ una buona cosa, me la sono persa. Devo anche dire che dal sito del Salone alla pagina biglietti la scontistica per blogger non l’ho trovata, forse è accaduto lo stesso anche a @Sandra. C’era solo per chi ha la tessera Musei. Magari era da qualche altra parte e io, che ti ripeto sono babba e mi muovo sempre all’ultimo, non ho approfondito. Il prossimo anno mi faccio furba! Allora se non al Salone il prossimo anno o a Francoforte, ci si vede a Roma!!! :D
Luz, sono informatissima nonché un’autrice per cui avrei la doppia possibilità di spendere meno, la mia critica all’aumento parte dal presupposto che nel 2011, mio primo salone, costava 10 euro ora 22, questo dico. Io il biglietto lo voglio fare lì non prima, come ho scritto nel mio commento, quindi accetto di pagare di più senza registrarmi. “Una prossima volta informatevi” mi pare un’espressione un po’ fuori luogo. Forse dire “Sandra, non eri a conoscenza dello sconto blogger?” sarebbe stato meglio. Non cambia la sostanza, ma la forma ha la sua importanza. In ogni caso lo sconto blogger non era, da quest’anno con la nuova direzione, per tutti i blogger, ma toccava avere determinati requisiti.
Eppure non era quello il tono, Sandra, ma piuttosto proprio un “accidenti, perché non sapevate che voi, a maggior ragione voi autrici, avete il pass per il Salone?”. Non per fare la saccente, non mi conosci. Elena invece ha capito perfettamente il senso della mia risposta, ma forse dipende dal fatto che io e lei ci “frequentiamo” molto su questi spazi. Lo sconto blogger era certo, ricordo di aver letto i requisiti. Basta curare un blog a carattere letterario, i limiti sono imposti per coloro che hanno solo un profilo Instagram, in quel caso per ricevere l’accredito bisogna avere un certo numero di followers.
A me è piaciuto molto, al netto del prezzo folle del biglietto che non faccio mai prima, se non un anno, perché se poi non dovessi andarci sarebbero soldi buttati. Ho beneficiato di un arrivo domenicale alle 11 senza code, con parcheggio facile che ha ben predisposto il giro. Il resto lo racconterò nel mio blog in questi giorni.
Una domenica mattina senza code è davvero straordinaria. Il Salone piace sempre, dipende cosa si va cercando…
Eh niente, non sono mai stata al Salone, un paio di volte sono stata tentata di andarci perché c’era lo stand di streetlib e mi sarebbe piaciuto fare l’esperienza ma è capitato sempre in un momento di scadenze varie, quindi ci ho rinunciato. Oggi non ci penso proprio più, anche perché Torino non è comodissimo arrivarci da Bologna, ma in futuro mai dire mai.
Giulia, pensa che appena sono entrata ho visto il tuo amato Carofiglio, così fermo accanto a un paio di persone che l’avevano fermato.
Giulia, il prossimo anno io ci tornerò e voglio convincere Marina a seguirmi. Dai, magari ci si organizza tutte per vederci! :D
Ciao @Giulia, ma arrivare a Torino da Bologna è comodissimo! Con il treno poi scendi in stazione e prendi la Metro e sei al Lingotto. Quest’anno i trasporto pubblici erano davvero migliorati parecchio, con treni senza attese capaci di smaltire accessi ( e recessi) molto numerosi, come domenica sera, quando alle 19 si è scatenato un temporalone. Però capisco che tenersi libere o comunque agendare una giornata che sarebbe comunque pesante (il Salone richiede energie extra a una torinese, figurati a chi si deve sobbarcare un viaggio) è complicato. Sono sicura che prima o poi ci riuscirai, almeno una volta vale la pena. Per il resto c’è YouTube.
Se Luz e Marina organizzano l’anno prossimo chissà, così Elena ci ritroviamo anche con te e tutte insieme ci vediamo il Salone. Ah sarebbe stato bello incontrare Carofiglio (anche se l’ho visto da poco a Bologna in occasione della presentazione del suo ultimo libro).
Si mi piacerebbe organizzare una giornata con voi! Gli eventi sono super affollati! Difficile persino stringere una mano.