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Una bella storia per Natale

Il 2023 è stato un anno difficile, pieno di momenti di rabbia e tristezza. Troppe le brutte notizie che lo hanno caratterizzato, non vedo l’ora di lasciarmelo alle spalle.

A inizio mese mi stavo avviando a una fine d’anno senza infamia e senza lode, fiacca, stanca, silenziata, privata della compagnia del mio compagno, all’estero per lavoro.

Per fortuna il viaggio in Argentina mi ha risvegliata e ho ritrovato quell’energia e quella visione del futuro che mi ha sempre caratterizzata. Ho girato la clessidra e lasciato che la sabbia della tristezza scivolasse via facendo posto a nuove esperienze, nuove relazioni, affetti, incontri, modalità.

Una bella storia di Natale. Come il viaggio a Ingolstad che vi racconto in questo post. Buona lettura!

Una bella storia per Natale

Forse stiamo davvero invecchiando, ma se devo dare un titolo al mood del 2023 circa le relazioni e la famiglia, potrei sintetizzarlo così: alla scoperta e riscoperta dei legami lontani.

A marzo eravamo stati in Francia a trovare una mia cugina che vedo ben di rado, un viaggio che ci ha permesso di riscoprire la Provenza, sempre affascinante, anche senza la fioritura della lavanda, favolosa.

Poi è arrivato il viaggio in Argentina, per rinsaldare il legame con la famiglia dell’altra parte del mondo. E ora il fine settimana appena trascorso, quello dell’Immacolata, in cui siamo andati a cercare un’altra cugina, questa volta dalla parte del mio compagno, che vive in Germania, a Ingolstad.

Piccola fuga a Ingolstad

Non avevo mai sentito parlare di Ingolstad se non come la città dell’Audi (su cui ho scritto una breve riflessione su questo post su Facebook) e mi ero fatta un’idea piuttosto cupa della situazione. La immaginavo come una greve città industriale, tutta condomini e quartieri popolosi, ma mi sbagliavo. La città è gradevolissima, con le sue mura storiche e i suoi castelli e fortificazioni, così ben conservati.

Questa zona della Baviera è famosa per i wurstel, i bretzel, gli spatzle e l’ottima birra, ma anche per la quadrettatura blu e bianca che la caratterizza. Una regione spesso al centro di conflitti rovinati in guerre di cui la città conserva i ricordi, nei muri bombardati della seconda guerra mondiale o nelle imponenti bocche di cannone effigiate con stemmi araldici delle dinastie di sovrani bavaresi.

La città è rigorosa e accogliente e ancora di più i suoi dintorni, dove abbiamo alloggiato dopo un lungo, lunghissimo viaggio in auto (non so se lo rifarei).

La scelta del viaggio in autostrada è stata dettata da due fattori: uno, il principale, relativo ai costi, l’altro a questioni logistiche. Raggiungere la casa di Elisabeth e Walter da Monaco, che si trova a ottanta chilometri da Ingolstad, avrebbe richiesto tempi e costi ancora più elevati.

E poi c’era da mettere alla prova la nuova auto, la piccola Toyota Yaris appena ritirata dal concessionario e ribattezzata Tucia, ibrida e a rate. Una meraviglia di guida, un dettaglio non da poco per quasi dieci ore di viaggio che al rientro, causa fine settimana lungo, sono diventate quindici. Un incubo cui si può sopravvivere soltanto con letture ad alta voce, podcast, canzoni, spuntini, fermate in autogrill e riflessioni sparse.

Al Brennero, tanto per non farci mancare niente, abbiamo trovato anche la neve ma non ha creato problemi perché a quel punto eravamo già in Austria dove tutto sommato il traffico è migliorato. E poi, che gioia i paesaggi innevati!

A Torino non siamo più abituati a godere dell’immensa luce che produce il bianco morbidamente deposto su pini e pendii.

Ilse e Walter, la mia bella storia di Natale

Una bella storia di Natale
Eccoci!

Avete presente quando incontrate qualcuno per la prima volta e vi pare di conoscerlo da sempre? Così è successo con i due nonnini che ci aspettavano pazienti per la cena, nella loro bella dimora di Leting, un sobborgo di Ingolstad, calda e accogliente e circondata da un bel giardino di neve che ovatta i rumori.

Appena arrivata a casa mi trovo davanti Elisabeth, ed è subito amore. Si fa chiamare Ilse e ha occhi pieni di ricordi e bellezza amplificati da un paio di occhiali spessi che sembrano nati con lei.

Ha 84 anni e vive a Ingolstad da sempre, ma le sue origini sono austriache e le conserva con orgoglio nel cuore e nella nazionalità, che non ha mai voluto modificare.

"Sono austriaca, lo sarò sempre" 

mi dice, raccogliendo le forze per dirlo più forte

"Quando sono arrivata qui mi hanno detto che potevo diventare tedesca a patto di rinunciare alla mia nazionalità austriaca. Ho rifiutato. Io non dimentico le mie radici, non dimentico chi sono"

Cinquanta chili di vita

Walter, suo marito, di anni ne ha 83 e vive in Germania da quando ha dovuto scappare laggiù dopo essere stato cacciato dalla sua Cecoslovacchia, nel 1946.

Ha le lacrime agli occhi quando racconta di come da un giorno all’altro tutta la sua famiglia, tedesca in terra che la Germania aveva perso dopo la caduta di Hitler, ha dovuto far sù le poche cose che si potevano portare con sé ed emigrare forzatamente in Germania.

In quei cinquanta chili a persona consentiti Walter è riuscito a trovare posto un aggeggio che sembra essere stato appena tirato fuori dalla teca di un museo. Una specie di macinino utile al solo scopo di tritare i semi di papavero per farne il dolce tipico cecoslovacco, il Koláč , che abbiamo trovato sul tavolo come gesto di benvenuto.

In rete ho trovato questa ricetta, piuttosto fedele all’originale.

Riporre una vita intera in una valigia di cinquanta chili non dev’essere stato facile. Gli ho chiesto perché non è mai tornato a casa, ora che la guerra è finita. Mi ha risposto con un gesto stizzito del capo. In quella terra non c’è più niente che mi assomigli, mi ha risposto.

Ilse e Walter stanno insieme da 60 anni. Lui è un ex operaio tessile che mostra con orgoglio le “sue” macchine per la tessitura, che chiama le sue bambine e si vede che è triste quando pensa che oggi non esistono più. Anche il settore è ormai quasi del tutto perduto.

Ilse invece è un’artista a tutto tondo. A fine cena mette in tavola dei dolcetti che sembrano usciti da un catalogo. Precisi, gustosi, cotti alla perfezione. Per quanto ne so, Ilse è prima di tutto un’artista della pasticceria!


La zitara e una canzone di natale per il blog

Ilse scrive poesie per amici e parenti, ma un po’ se ne vergogna. Peccato, perché sono bellissime.

Mentre le ascolto, pur non conoscendo nemmeno un parola di tedesco, ne riconosco la metrica, la melodia con cui lei mi convinco viva da sempre in piena armonia.

Ilse ha imparato l’Italiano quando è andata in pensione e lo parla in modo magistrale, conservando quella curiosità nell’apprendere che è propria delle persone con un grande intelletto.

Ma soprattutto lei è una musicista completa. Lo è stata per tutta la vita, dedicando molta parte del suo tempo ai ragazzi cui insegnava il flauto. E poi a un certo punto tira fuori la sua zitara, uno strumento che non avevo mai visto e che non conoscevo, e la suona con un’attenzione e una bravura strepitose.

Che dirvi, mi ha commosso. Sono sicura che commuoverà anche voi.

Spero di fare a voi lo stesso regalo che ha fatto a noi pubblicando qui un breve saggio della sua bravura e della sua poesia.

I ricordi che portiamo nel cuore non sbiadiscono

Così sarà per questo viaggio pre natalizio. Ci portiamo via storie di una famiglia che in molta parte esiste solo nelle memorie dei singoli, ma anche una preziosa lettera scritta da una mano ferma e una mente annebbiata: la nonna di Carlos, che ringrazia Ilse per le sue parole di conforto che la raggiungono, sola, nella sua casa in Austria.

Per tutto il viaggio fino ad ora e chissà per quanto tempo ancora penso alla grande bellezza che risiede nelle piccole cose e in gesti autentici di cui troppo spesso dimentichiamo il sapore.

Così, ogni sera, mi accovaccio sotto le coperte, godendo del calduccio della nostra coperta elettrica, e il primo pensiero, come un riflesso condizionato, torna alla mansarda di Ingolstad, cittadina di centoquarantamila abitanti, in cui l’Audi ha il suo quartier generale, e due cuori tenuti insieme dall’amore e dalla vita si scaldano al calor di una stufa a legna progettata da Walter per entrambi.

Nessun inverno potrà mai raffreddarli.


Care Volpi, vi è piaciuta la mia storia di Natale?

Anche voi avete la vostra?


Sulla memoria e sulle emozioni di una famiglia in diaspora ho scritto anche:

La casa di nonna

Viaggio in Francia alla ricerca delle mie radici

L’Argentina che ho lasciato

In viaggio verso la mia Itaca (e il Salone del Libro)

Nuda varcherò la soglia

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Giulia Mancini
Giulia Mancini
6 mesi fa

Pensa che sono stata in Baviera diversi anni fa e questa terra mi aveva incantato per la sua armonia da favola, i paesini della Baviera sono deliziosi, all’epoca siamo andati a visitare il castello di Neuschwanstein quello che ha ispirato Disney per il castello del principe di Cenerentola, una meraviglia e poi siamo andati anche a Monaco di Baviera, ma non siamo stati a Ilgostad.
È una bellissima storia quella che hai raccontato, fa riflettere su certe dinamiche che colpiscono le persone che, pur non avendo colpe concrete, si ritrovano emarginate e costrette a scappare come nel caso del cugino Walter.

Grazia Gironella
Grazia Gironella
6 mesi fa

Bellissima! La mia storia di Natale per ora è prendermi cura di Jey, il cucciolone che abbiamo adottato un mese e mezzo fa (detto a volte “il diavoletto indemoniato”). Vita all’ennesima potenza! Walter e Ilse faranno compagnia anche a me, come l’immagine di quei favolosi pasticcini. Serene feste, Elena. <3

Grazia Gironella
Rispondi  Elena
6 mesi fa

In Jey deve esserci un misto di cirneco dell’Etna e un’altra razza da caccia. Ringrazia per il benvenuto e ti lecca il naso. 😀

newwhitebear
newwhitebear
6 mesi fa

Molto bella questa storia in una terra, la Baviera, che i tedeschi del Nord guardano come noi guardiamo il nostro meridione. Di Monaco, Muenchen, ho molti ricordi. Ingolstadt no, non ci sono mai stato.

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