Il Carnevale di Ivrea
Il mondo con i miei occhi

Berretto Frigio? Carnevale d’Ivrea!

L’avevo detto e l’ho fatto: martedì grasso sono stata col berretto frigio allo storico Carnevale di Ivrea. Era la mia prima volta.

Ci sono andata per curiosità e per le altre ragioni che ho raccontato qui, ma mai avrei immaginato di apprezzare così tanto una festa altrimenti derubricata come apoteosi dello spreco, catarsi di massa oppure occasione per dimenticare per qualche giorno la più o meno cruda realtà. Così in effetti è il Carnevale.
Invece mi sono immersa in un rito che abbraccia tutti gli e le eporediesi, coinvolgente al punto da sentirmene completamente parte, ricco di significati e rituali tutti da scoprire.

E poi sono riuscita a evitare impatti significativi con le arance, tutte mature. Insomma ne sono uscita non solo indenne ma felice, autenticamente rigenerata.

Perché tra la gente io ci sto proprio bene. E la gente del Carnevale merita di essere incontrata. Sempre naturalmente con il berretto Frigio in testa.

Col Berretto Frigio al Carnevale di Ivrea

Il Carnevale di Ivrea è l’evento per eccellenza del territorio. La città, nota per la fabbrica – utopia Olivetti, ormai consegnata alla storia, oggi si identifica con il Carnevale la cui preparazione e durata va ben oltre le quattro giornate in cui le vie della città si riempiono di aranceri, cavalieri, turisti e curiosi e tutto si ferma, per consegnare i pieni potere al Generale.

Storia e leggenda si intrecciano per uno spettacolo che attinge da differenti fonti storiche e spazia tra i secoli, di cui è protagonista la Mugnaia, simbolo di libertà e autodeterminazione di una donna che ci rappresenta tutte, nota per aver negato al tiranno lo jus prime noctis e di aver avviato la rivolta.

Altre figure di rilievo sono il Generale e lo Stato Maggiore Napoleonico, il Sostituto Gran Cancelliere, il Podestà garante della libertà cittadina, il corteo con le bandiere dei rioni rappresentati dagli Abbà, i Pifferi e i Tamburi.

Fino alla mitica battaglia delle Arance che riempirà la città di un profumo che ti resta addosso e nelle nari a lungo, un misto tra agrumi e sterco di cavalli. Poetico. Magnifico.

Nulla sarà come prima quando avrò afferrato la prima arancia e provato l’emozione di partecipare in prima persona alla battaglia, tirando contro le quadriglie. Altro che catarsi, una doccia di adrenalina, un boost di energia. Ci voleva.

Il Carnevale che non ha bisogno di interpreti che ne spieghino le ragioni storiche e culturali perché lo fa bene da solo, sul sito che trovate a questo link.

Godetevi lo spettacolo ma non dimenticatevi di indossare il Berretto Frigio, simbolo della rivolta e della libertà che ogni anno va riconquistata, metafora di una realtà che non si può mai dare per scontata.

Carnevale di Ivrea

Il viaggio del berretto frigio, dalla Persia al Carnevale di Ivrea

Il berretto frigio ha origini antichissime. Era un copricapo tipico dell’abbigliamento persiano già dal VI e il II sec. a.C. Realizzato in pelle di capretto era poi tinto di un vistoso colore rosso. Il nome deriva dalla regione in cui si utilizzava, in Asia Minore, la Frigia, oggi Anatolia Centrale.

L’uso al Carnevale è probabilmente riferibile alla Rivoluzione Francese, in cui il berretto frigio fu indossato dai galeotti di Marsiglia, liberati nel 1792 e divenuto presto simbolo stesso della libertà.

In seguito divenne simbolo di Rivoluzione e a partire da allora questo tipo di copricapo appare sul capo di Marianne, la raffigurazione allegorica della Repubblica Francese.

I Cavalieri del Castellazzo alle prese con la battaglia contro il “popolo” in una città tutta en travesti

Avvertenze (spassionate)

🎊 Indossate il Berretto Frigio, che si può acquistare in loco. Necessario se volete far parte davvero della festa e non diventare bersaglio degli aranceri

🎊 Indossate abiti adeguati. Per proteggermi da schizzi e succhi vari avevo addosso una cerata, pantaloni sacrificabili ad eventuali macchie e scarpe anfibie, meglio se di gomma. In auto consiglio un cambio per evitare di impiastricciare l’abitacolo

🎊 Arrivate presto per evitare di non trovare parcheggio

🎊 Se non avete particolari esigenze, il bello della festa è sbocconcellare ogni genere di street food carnevalesco in giro per la città. Da provare il vin brulè (vino cotto con chiodi di garofano) e il mitico bombardino (zabaione caldo tipo Vov). Anche gli eporediesi, dolcetti tipici alle nocciole, sono imperdibili.

🎊 Portate tutto ciò che vi serve perché non troverete i negozi aperti, ad eccezione di quelli dedicati alla ristorazione. Le vetrine sono protette da giganteschi teli di plastica e i rioni sono abbelliti dalle insegne delle varie squadre che si contendono il primato del Carnevale.

🎊 Se volete vedere i carri prima della battaglia, dovrete essere in piazza sul presto, intorno alle 13.30, quando cominciano a sfilare.

🎊 Se intendete partecipare alla battaglia del prossimo anno (ci sto pensando) dovrete iscrivervi per tempo a una delle squadre che si contendono il premio. Quest’anno hanno vinto i Diavoli, lasciatevi suggestionare dai colori e dalla storia di ogni contrada. Il costo per un aranciere o per salire sui carri e tirare varia dalle cento alle cinquecento euro. Non conosco nessun eporediese che non ci sia salito o che non abbia tirato almeno una volta.

🎊 La Mugnaia è la vera regina della festa. Chi la interpreta fa un vero e proprio investimento, di tempo ma soprattutto economico. I costi mi dicono siano superiori a qualche decina di migliaia di euro. Il suo nome è segreto fino al giorno di partenza del Carnevale, il sabato. Ma la sua attività non dura solo lo spazio della sfilata e della rappresentazione della battaglia ma va oltre, al funerale del Carnevale e alle numerose cene e momenti aggregativi cui partecipa, fino a quando non si comincia a preparare il prossimo evento (di solito verso ottobre).

Dimenticavo: ogni squadra ha una sua divisa corredata da una borsa in cui riporre le “munizioni”. Sono ben nove, identificate da precisi colori : Asso di picche, Aranceri della Morte, I Tuchini del Borghetto, Scacchi,  gli Scorpioni d’Arduino, Pantera nera , I Diavoli, I Mercenari, I Credendari Aranceri.

I Guerrieri nella “tana” dei Tuchini, il Borghetto

Trovate più informazioni su tutti i protagonisti del Carnevale qui.

I miei amici stanno nei Mercenari. Nella piazza a loro riservata, alle porte del Borgo Storico, innumerevoli casse di arance attendono solo di essere afferrate e tirate. Lo farò anche io, per circa dieci minuti, schivando i proiettili arancio come se dovessi difendere un muro a pallavolo. E’ stato fantastico, il corpo sa che cosa deve fare anche quando non l’ha mai fatto.

Al centro della piazza quattro “vecchi” del Carnevale giocano tranquillamente a carte, mentre intorno infuria la battaglia.

Dietro le reti che proteggono i turisti fiumi di vin brulè. Ne distribuiranno centinaia di litri.

Tutto mi è familiare.

Il prossimo anno parteciperò al Carnevale di Ivrea?

Ci sto pensando. La squadra l’ho già individuata ;). Se qualcuno vuole aggregarsi…


Chi di voi conosceva lo storico Carnevale di Ivrea? Che effetto vi ha fatto questo racconto?


3 Comments

  • Giulia Mancini

    Non sono mai stata al Carnevale di Ivrea (però ne ho sentito parlare spesso, é piuttosto famoso)ma neanche a quello di altre città, mi piacerebbe andare al Carnevale di Venezia, ma, tra una cosa e l’altra, non è mai capitato…
    In realtà il carnevale casca sempre in un periodo intenso di scadenze lavorative, per me il primo trimestre dell’anno è terribile, l’unica sarebbe andarci di domenica con il rischio di trovarsi pressati tra la folla.
    Anni fa vidi il famoso Carnevale di Cento, cittadina molto vicina a Bologna, é un carnevale molto bello, almeno per quello che ricordo.
    Hai fatto bene ad andarci, ti sento molto carica, quindi vuol dire che ti ha fatto bene!

    • Elena

      Se pensi che è a una quarantina di chilometri da Torino e in 55 anni non ci ero mai andata. Però poi ti innamori. Sai che ho saputo di giapponesi che vengono apposta ogni anno?

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