Ci siamo quasi! Tra nemmeno dieci giorni arriverà il momento della mia pausa estiva e ho tutta l’intenzione di godermi l’estate e stare meglio di come mi sono sentita negli ultimi tempi.
Godersi l’estate, questo il mio compito per questo agosto!
Una sorta di pausa per rigenerare il cammino, un tempo in cui liberare uno spazio potenzialmente infinito della giornata per fare ciò che mi piace o di cui ho veramente bisogno.
O non fare. Che anche l’ozio ha il suo perché.
Non so se anche per voi è lo stesso, ma l’estate per me è una sorta di focal point, un momento per riflettere sulla mia vita e su come la sto conducendo e aggiustare il tiro quando necessario.
Non vedo l’ora di dedicarmi a questo importante momento di riposo, verifica e svago. Come ognuno di voi, ne ho davvero bisogno. Di uno spazio di rigenerazione e di ascolto, in cui rinunciare a ciò che non serve o mi distrae dal mondo che mi accade intorno e regalarmi, finalmente, una pausa dalla sempre più pesante dipendenza digitale, di cui spesso non sono consapevole.
Non basterà silenziare le notifiche della mia app preferita, né dei messaggi su WhatsApp. Serve di più. Serve riappropriarsi completamente di una vita vera, non mediata da un monitor o da comunicazioni digitali.
Godersi l’estate, regalarsi il meglio
Il mese di luglio di solito è quello che dedico ai controlli sul mio stato di salute. Sono piuttosto rigorosi da quando, ormai anni fa, qualche disavventura mi è accaduta e ora sono tanto grata alla prevenzione da non rinunciarvi mai. Sono solo un po’ in ritardo, a causa del mio lavoro, tanto richiedente e così poco appagante negli ultimi mesi! Ma finirà e, forse, ritornerò a goderne appieno.
Intanto scrivo questo articolo appena finito di controllare gli esiti degli esami del sangue. Faccio caso per la prima volta al modo in cui li sto consultando. Me li hanno inviati via mail, con tanto di password e chiave segreta. Un tempo li avrei commentati insieme al mio medico di base, prenotando una visita specifica e magari ascoltando le solite indicazioni che avrei seguito per i primi tempi e poi avrei dimenticato.
Oggi, nell’era del tempo che non si può mica perdere per cose come queste, mi limito a controllare se c’è qualcosa fuori norma, digito in rete il significato degli acronimi che non conosco e non capisco, passo qualche minuto di ansia e poi se il medico Google ha dato la risposta più attesa, me ne torno alla mia vita quotidiana più serena, piena di mail da controllare continuamente e a qualunque ora del giorno in qualunque giorno della settimana, o di messaggi che sibilano dallo smartphone, come se dovesse cascare il mondo.
Ma è il mio mondo, notifica dopo notifica, a cascare sempre di più nel vortice di un impegno che va ben oltre il consentito.
Ecco qualcosa da rivedere durante la mia estate. Bisogna che metta mano alla finestra digitale che si è allargata un po’ per tutti. I danni, se ci facciamo caso, sono ben visibili.
Di come agire la disconnessione ho già parlato qui.
Godersi l’estate riscoprendo la lettura
Questa è un’estate speciale rispetto a quelle appena passate. Non ho progetti scrittori cui lavorare. Il mio saggio è in valutazione presso due case editrici e medito di inviare la proposta a una terza, non si sa mai.
Anche il blog rallenta, vittima del caldo e del super lavoro.
Devo ammettere che in questo modo le giornate sono più lunghe, senza affanni o compiti da portare a termine, così posso godere di letture affatto nuove come scoprirete, ma che rappresentano comunque una novità nella mia vita.
Sapete che alcune delle poche cose che ho “salvato” dallo svuotamento della casa di mia madre, già dei miei genitori e mia, sono i libri. Molti di quei titoli li possedevo già, ma ho voluto tenerli lo stesso. Altri sono grandi classici lasciati da parte per anni, che ora, in una nuova libreria, sono disponibili alla lettura e alla riscoperta.
Amo, come sapete, la letteratura del Novecento e non mi dispiace.
Tra i molti libri disponibili, quest’estate ho deciso di leggere alcuni romanzi di avventura editi da Sonzogno, una storica casa editrice ancora oggi attiva che pubblicizza nella sua home page l’ultima biografia di Taylor Swift pubblicato per il suo vasto pubblico. Per chi come me fino a poco tempo fa non sapeva nemmeno che fosse una cantante e ha scoperto che è in grado di orientare le scelte degli americani circa il prossimo Presidente degli USA, beh, potrebbe essere una lettura illuminante sulle sfaccettature del potere.
I miei Sonzogno però sono molto più vecchi.
Ora sto leggendo “L’orso grigio” di James Oliver Curwood. Non sapevo fosse un pezzo di quasi antiquariato, almeno lo è in Inghilterra.
Di solito non leggo romanzi d’avventura ma questa estate va così e devo dire che si è rivelato una compagnia attraente e stimolante.
Curwood è stato uno dei cantori del Grande Nord Americano, insieme al più famoso Jack London. Di lui ho già letto “La trappola d’oro”, di cui avevo scritto una recensione, mai pubblicata sul blog (ora che ci penso, non so davvero perché, visto che è un romanzo bellissimo).
Questi romanzi mi offrono la possibilità di riscoprire modi di scrivere, situazioni, tecniche e dettagli ambientali e sociali ormai perduti, come in un grande documentario affrescato da una bellissima storia.
È lo stesso per “L’orso grigio”, la storia umanizzata del più grande orso grigio incontrato dall’autore che è stato un grande cacciatore di animali selvatici.
E’ la storia di due sodali di caccia, James, entomologo e naturalista curioso, e Bruce, dinoccolato montanaro esperto di caccia all’orso, che rincorrono il loro totem ad ogni costo, per catturarlo, domarlo, ucciderlo.
Sembrava una storia del passato e invece leggendolo mi sono resa conto di quanto, dopo quasi cent’anni, la nostra capacità di lettura e rispetto per la natura sia cambiata appena e non sempre in meglio.
Leggere la prefazione di James, un uomo che ha cominciato la sua vita sulle montagne con la caccia e che l’ha chiusa rifiutandola, per il grande rispetto che quegli animali gli hanno suscitato e le lezioni che gli hanno impartito, mi fa pensare a quegli stupidi Presidenti di Regione che abbattono orsi per l’incapacità dell’uomo di relazionarsi con loro, di rispettarli e lasciarli semplicemente vivere, allontanandoli come loro allontanerebbero l’uomo dai loro territori, minacciando, sì, ma senza uccidere.
L’uomo che mostra tutta la sua perfidia, la sua supposta superiorità soltanto perché capace di premere un grilletto. Un uomo che non è in grado di conoscere né di accettare di non essere l’unico essere al mondo e che troppo spesso mostra tutta la sua perfidia piuttosto che la sua grande capacità di amare.
La prefazione de “L’orso grigio” scritta di proprio pugno da Curwood:
Questo libro vorrebbe raggiungere lo scopo di dimostrare che il maggiore interesse offerto dalla caccia consiste, invece che nell'uccidere, né più né meno che nel lasciar vivere. Non si nega, d'altra parte, che si debba talvolta uccidere per aver salva la vita e procurarsi il cibo.
Ma in realtà questi bisogni sono assai meno crudeli del totale istinto di massacrare come accadde purtroppo all'autore stesso nelle montagne della Colombia Britannica, quel giorno in cui nello spazio di due ore uccise sul pendio della montagna niente meno che quattro orsi giganti che contavano insieme la bellezza di circa 120 anni!
E purtroppo questo non è che un solo esempio delle stragi veramente inique che mi debbo rimproverare e che avvennero per meno istinto sanguinario. Possano ora i miei libri sugli animali lumeggiare i loro pregi attraverso una trama romantica e interessante, dato che anche nella vita delle fiere c'è il lato tragico e sentimentale, il buffo; e non mancano fatti del più alto interesse né grandi avvenimenti nella complessa materia per libri istruttivi e realistici.
Quest'anno (1916) ritorno al paese di Thoe e Muskwa. Credo che se rivedessi Thor non stenterei a riconoscerlo per la sua stupenda struttura e Muskwa, che in due anni aveva raggiunto il pieno sviluppo, non mancherebbe a sua volta di riconoscere me, non avendo esso certamente dimenticato lo zucchero di cui solevo beatificarlo nelle innumerevoli volte in cui trascorse la notte accoccolato al mio fianco. E neppure le frequenti nostre cacce fatte in comune alle radici alle bacche o nelle nostre finte lotte in campo aperto che ci procuravano tanto divertimento.
Ma soprattutto mi riconoscerebbe nel suo vivo ricordo per quel giorno per lui fatale in cui lo abbandonammo improvvisamente alla sua libertà tra i monti
Nel 1916, un ex cacciatore americano chiede venia e parla dei suoi errori.
Nel 2024, 112 anni dopo, altri non sono capaci di rispettare coloro che vivono accanto a noi, di qualunque mole e qualunque fattezza siano provvisti.
Curwood ci parla di come abbia cambiato opinione, conoscendoli da vicino e apprezzandoli al meglio. Non c’è bisogno di umanizzare una fiera per rispettarla. C’è bisogno di apprendere che l’essere umano non possiede il mondo.
Non lo possiede ora, non lo possedeva un tempo, e non lo possiederà mai, per quanto si impegni.
Tanto vale vivere in armonia con ciò che abbiamo accanto, magari abbandonando quello stupido modo che abbiamo oggi di relazionarci con il mondo che è internet e i suoi ammennicoli, per lasciarci andare a un contatto con ciò di più vero e ricco e geniale esista nel nostro mondo imperfetto: la natura che ci circonda e che, se solo glielo permettiamo, è pronta ad abbracciarci.
Quest’estate mi godrò fino in fondo il suo abbraccio.
E voi care Volpi, quale regalo intendete farvi questa estate?
Qualunque esso sia, che sia un’estate bellissima per tutte le Volpi!




Ciao Elena. Siamo già stati qualche giorno in Sila i primi giorni di Luglio. E menomale, perché poi il nostro cane è stato punto da un calabrone all’interno della bocca e questo incidente ha condizionato la vita di tutta la famiglia. Sarà un mese di Agosto all’insegna dell’ansia di sapere cosa ne sarà di me da Settembre in poi: molto probabilmente dovrò andare via da casa per lavoro. Comunque ci saranno sempre i miei libri a farmi compagnia. Un regalo per questa ultima parte di estate? Qualche altro giorno di vacanza in montagna con la mia famiglia. Ti auguro di passare una buona estate, di rasserenarti e rigenerare corpo e mente .
Cara Paola, mi spiace leggere che la tua estate si cominciata con una brutta disavventura e con un carico di ansia e di preoccupazioni per il futuro lavoro. Sarebbe semplice dirti “non ci pensare” ma so che è difficile. Però potresti goderti la parte di cambiamento che tutto ciò ti porta e che potrebbe innescare un sano ricircolo di energia! Mi racconterai? Per il momento buona estate anche a te !
Parliamo di estate, ma spesso la vacanza si riduce al mese di agosto e neanche tutto il mese, comunque lunga o breve che sia, per la mia vacanza, quello che desidero é staccare un po’ da tutto e riposare mente e spirito. Buona vacanza anche a te Elena
Cara @Giulia, hai proprio ragione, la vacanza si riduce a uno scampolo di agosto che attendiamo come un’epifania e che dura poco, troppo poco! Goditi il tuo scampolo cara amica, e mio mi godrò il mio. Di riposo ne abbiamo bisogno entrambe
Ohibò, ora vedo soltanto i tuoi commenti e quelli di Newwhitebear, perciò leggo… te che ti rispondi da sola! Bah. Per me è un periodo strano. La natura è una compagna per mia fortuna sempre presente, e ne sono grata ogni giorno. Aspetto di riprendere le attività con i gruppi cui sono collegata, in gran parte sospese per il caldo. Le vacanze, invece, sembra che nelle mie aspirazioni abbiano cessato di esistere. Strana, questa cosa, anche se forse non tanto, dato che non lavorando ho più spazio per respirare. Sono molto immersa nel mio quotidiano, che vivo come molto importante e degno di attenzione, più del solito. Un giro in mente ce l’ho, però: Lipizza con i suoi cavalli, Lubjana, il castello di Predjama e i laghi del Triglav. Chissà. Un abbraccio e tutti i miei auguri per un periodo di rigenerazione che sicuramente meriti alla grande.