Marcia Perugia Assisi
Itinerari

La mia marcia Perugia–Assisi: 24 chilometri di pace, fatica e felicità

Condividi

Una decisione repentina, un cammino più lungo del previsto, un weekend in ottima compagnia che è diventato un piccolo lusso per il corpo e per l’anima . Questa in sintesi è stata la mia marcia Perugia-Assisi, in cui ho ritrovato la fiducia in me stessa, nelle mie forze, nella mia possibilità di realizzare i miei sogni.
E qui ve la racconto!

Buona lettura care Volpi

La mia marcia Perugia–Assisi: 24 chilometri di pace, fatica e felicità

Avevo deciso all’ultimo momento utile, approfittando di un pulmino che aveva ancora un posto libero e una compagnia perfetta per un viaggio di questo tipo.

Sei ore di autostrada e sabato sera siamo a Perugia, in un antico casale completamente ristrutturato che sembrava una reggia (se qualcuno fosse interessat3, posso fornire dettagli in privato!)

Non vi nascondo che avevo su di me molte perplessità circa la possibilità di arrivare fino in fondo. Sono “bloccata” forse più psicologicamente che fisicamente, dopo il distacco totale del tendine di Achille, le cui vicissitudini vi avevo raccontato qui. Ogni volta che cammino più di un’ora risento quel dolore e mi spavento: capiterà ancora?

La Marcia Perugia–Assisi è lunga 24 chilometri, l’impresa sembrava davvero fuori portata. Ma qualcosa mi ha spinta a partire. E non sono state tanto le lusinghe dei miei co – camminanti, intenti a selezionare le migliori pasticcerie della zona per evitare il “nervosismo” con gli zuccheri, ma la voglia di lanciare una sfida a me stessa.

Vediamo dove puoi arrivare, Elena, Se proprio non ce la farai, tornerai indietro, mi dicevo.

La partenza della marcia

Alle sette del mattino eravamo già tutti operativi. E la serata non era stata per niente all’insegna del francescanesimo: spaghettata e vinello, conditi con tante risate e tanta allegria.

Il punto di ritrovo della marcia era al “Giardino del Frontone”, Perugia, uno spazio minuscolo e stracolmo di gente. L’organizzazione a mio avviso si è lasciata sorprendere da una marea letterale di pellegrin3, al punto che i pochissimi bar aperti per una inevitabile e sostanziosa colazione, per molti dopo molte ore di viaggio, erano al collasso. Ho fatto venti minuti di coda per ordinare, altrettanti per andare in bagno!

Sulla piazza solo tre Sebach per quasi duecentomila persone: andiamo, perugini, uno sforzo in più lo potevate anche fare!

Diciamo che la pace mondiale sembrava più raggiungibile dei servizi igienici.

Poi alle 9.15, dopo una serie di interventi motivanti da parte degli organizzatori, la partenza. Da quel momento ho camminato senza interruzioni di nessun tipo per sei ore.

La prima ora e mezza con lo striscione della mia Camera del Lavoro al collo, poi, con i bastoncini e un’andatura più mia e quindi meno stancante, se così si può dire.

Per l’occasione ho tirato fuori gli indumenti tecnici che usavo in barca a vela, perfetti anche per questa occasione. Indossarli mi ha fatto sentire di nuovo “nei miei panni”. Una sensazione con cui ho cominciato alla grande questo cammino.

Il cammino: 24 chilometri di pace e libertà

Ricordo soprattutto la calca, la gioia e i sorrisi stampati sul volto di tutt3 e un caldo davvero feroce. Il cappellino a tesa larga della foto, ricevuto in regalo in una delle molte regate Optimist, ha svolto egregiamente la sua funzione.

Quando si affronta un cammino così lungo occorre vestirsi “a cipolla” e io così ho fatto: pantaloni tecnici, le mie amate Caldera 6 fucsia sparato, collaudate compagne di strada di molti tentativi di cammino e di corsa precedenti, calze contenitive sportive, maglietta in cotone, giubbino taglia vento, gilet caldo, tutti indumenti che pian piano hanno trovato posto nello zaino, anche questo un Ferrino super collaudato.

Così mi sono fatta strada tra la lunghissima lumaca colorata che il corteo della pace aveva disegnato. Difficile mantenere la stessa compagnia per tutto il viaggio: i ritmi di camminata sono molto diversi, così i bisogni di pause o di ristoro. Ma ammetto che molte volte accettavo di buon grado di allontanare il mio passo e restare da sola, in una meditazione camminata in totale relazione con me stessa, profonda, intima, unica.

Anche questa è la bellezza del cammino di Francesco!

E poi come evitare di osservare e magnificare il contesto in cui il corteo si stava snodando?

Il percorso della marcia è meraviglioso: campi verdi e di ulivi, paesini, colline morbide e tanta luce. Ero già stata in Umbria con Carlos, il cui viaggio meraviglioso avevo raccontato qui, ma così è davvero un’altra cosa!

La solidarietà si toccava con mano, anche se non ne ho approfittato per così dire: a ogni tappa qualcuno offriva pane e olio, acqua, sorrisi. In un posto tappa ho ricevuto abbracci dispensati da volontari, gratuiti e caldissimi.

Grazie, mi hanno dato l’energia per continuare, per farcela, nonostante la mia gamba gigia.

Camminare è stata l’unica cosa cui ho pensato per sei ore che sono passate in un amen, senza quasi accorgermene. Tra sconosciuti che sono diventati compagni per qualche tratto, e volti noti incontrati, accompagnati per un tratto e poi lasciati.

Un’esperienza particolare e indimenticabile. Lungo la marcia le conversazioni nascono e si dissolvono con la stessa naturalezza del passo. Ci si ferma insieme, ci si perde, ci si ritrova. Sempre, senza alcuna costrizione.

Io avevo un unico cruccio: sapevo che se mi fossi fermata, anche solo un attimo, non sarei più ripartita. Le articolazioni si raffreddano, i tendini protestano (quello d’Achille ha già dato, e non dimentica), le ginocchia scricchiolano. Tanto vale andare avanti, proseguire, che dopo un po’ il dolore mica sparisce ma diventa parte di te e quasi non te ne accorgi più, così come non puoi accorgerti del sudore e del calore che ti riguarda su ogni francobollo di pelle. Così non mi sono mai fermata. Solo acqua nella borraccia, barrette nello zaino e avanti tutta.

L’arrivo

Poi a un tratto è apparsa Assisi. Ma il rettilineo che ci avrebbe condotto lassù era bloccato dalla polizia municipale, così l’illusione di un quasi arrivo si è dissolta subito. Ma il serpentone colorato ha cambiato direzione senza fare una piega!

E’ solo quando ho visto in lontananza la cupola di Santa Maria degli Angeli che ho capito che ce l’avevo fatta. Avevo fatto l’impresa. Assisi era là, immobile, in nostra attesa.

La voce dentro di me che mi aveva sostenuta per cinque ore ha cominciato ad urlare: “Ce l’hai fatta Elena, ce l’hai fatta davvero.”

Non ho vinto niente, se non la sfida con me stessa. Ma in fondo, in marcia come nella vita, è davvero questa la cosa più importante per andare avanti.

Pensieri finali su questa splendida avventura

Porto con me la voglia di pace e di lavorare, ogni giorno, per costruirla. Che la pace ha bisogno di attenzioni continue, di gesti continui, di una consapevolezza della nostra finitezza, dei nostri errori, ma anche delle nostre infinite potenzialità di ripartire, ricominciare. Di stare sempre in marcia, in cammino verso la bellezza.

Camminare ventiquattro chilometri è un atto di lentezza in un mondo che corre. A ogni passo lasci indietro un pensiero, una paura, una fretta.
La pace, forse, non è un traguardo ma un ritmo: quello del respiro che si accorda con quello degli altri, per qualche chilometro di vita condivisa che ci rende più forti.

Con una singola marcia non si porta la pace nel mondo ma si costringe il mondo a considerarla l’opzione preferibile. Però con una singola marcia si può fare pace con sé stesse.

La marcia Perugia Assisi è un potentissimo gesto politico, che la CGIL ha fatto bene a sostenere.
Perché scegliere di esserci, di camminare insieme, di fare fatica accanto a sconosciuti, è già una forma di resistenza.
I nostri corpi in movimento, le nostre voci, le nostre ferree volontà sono state un piccolo esercito pacifico che ricorda a tutti che la pace si costruisce con le mani, con i piedi, con la fatica e non solo con le (talvolta vane) parole.


E voi care Volpi, avete mai fatto la marcia Perugia Assisi? Che ricordi avete di lunghi cammini e sfide con voi stesse?

Condividi
0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami per
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

14 Commenti
Recenti
Vecchi Più votati
Marina Guarneri
9 mesi fa

Un’esperienza bellissima, brava. Non ho mai fatto questa marcia, ma da come ne hai parlato me ne hai fatto venire il desiderio. La spiritualità, per me, è una componente importante della vita e poterne fare tesoro grazie a un viaggio o una semplice (anche se impegnativa) camminata mi sembra una gran cosa. Le tue riflessioni finali, però, sono quelle che più mi hanno colpita, tutte vere, tutte profonde, tutte condivisibili.

Giulia Mancini
Giulia Mancini
9 mesi fa

Brava Elena, 24 chilometri in sei ore sono una bella sfida che, in questo caso, diventa un’esperienza importante, una condivisione di valori importanti e cosa può esserlo più della pace, oggi più che mai. Hai vinto la sfida con te stessa ma hai anche fatto parte di una cosa bellissima.
Ai tempi in cui facevo trekking (parecchi anni fa) mi è capitato di fare lunghe camminate, ma non ricordo quanti km. Sono stata in Umbria ed è una regione splendida.

newwhitebear
9 mesi fa

Non ho mai partecipato a questa camminata ma forse mi sono perso qualcosa. Fare 24 chilometri in 6 ore è un bel passo. Complimenti! Queste camminate servono per far capire ai governanti che la pace non è un gentile omaggio da parte loro ma è qualcosa che viene dal basso.
Dei quattro pensieri, che ho fatti mio, di certo il terzo è quello che mi è più vicino.

Grazia Gironella
9 mesi fa

Non ho mai fatto dei cammini, anche se mi ispira molto l’idea, però camminare è speciale per me, e nell’ultimo anno ne ho fatto una pratica frequente e regolare… come le mie ginocchia possono (e vogliono!) testimoniare. Sono convinta che il movimento della camminata in sé funzioni come gli esercizi per liberarsi dallo stress, sai quelli in cui si saltella muovendo le mani come a scrollare l’acqua? E’ un beneficio troppo marcato perché sia soltanto un piacere qualunque. Quando però sei con altri – come succede a me, che partecipo alle attività di diversi gruppi e conosco soltanto qualche persona qua e là – c’è la sorpresa degli incontri, che sono spesso fugaci, ma non per questo meno belli. Credo che nei cammini veri e propri questo beneficio sia ancora più presente. Magari un giorno ne faremo uno insieme. :)

Brunilde
Brunilde
9 mesi fa

Bravissima! Ogni gesto può avere un valore, in questo mondo impazzito di volenza e guerra.
E a te, complimenti per il coraggio e la resistenza!

14
0
Che ne pensi? Dì la tua!x