Il mondo con i miei occhi

Gorgeous Umbria

Come si può intuire dal titolo di questo post, la scoperta dell’Umbria è stata un’esperienza inattesa e meravigliosa.

Vero è che negli ultimi anni i miei gusti in fatto di vacanze sono cambiati.

Evito località molto infrastrutturate e quando posso scelgo l’opzione “viaggi in libertà”.

La barca a vela è un’ottima alternativa alle spiagge (da cui preferisco tenermi lontana, ricordate il perché? :D).

Quando le risorse scarseggiano, prediligo i viaggi tra il verde, le campagne e le montagne con un pizzico di storia e cultura. Si rivelano sempre una fonte preziosa di relax e ricarica.

Non ero mai stata in Umbria. Il titolo di questo post, Gorgeous Umbria, credo riassuma bene le sensazioni che ho provato.

Natura, storia, antiche bellezze medioevali, religione, spazi verdi e gialli di boschi di tartufi e campi di grano hanno riempito gli occhi e il cuore.

Gorgeous Umbria

Per la seconda volta mi sono rivolta a Airbnb per trovare una casa che potesse fungere da base per le nostre escursioni in Umbria.

La prima volta era stata in occasione del viaggio in Sicilia per il matrimonio di mio cugino. Mi ero trovata molto bene così abbiamo deciso di tornare a questa modalità di vacanza che risponde esattamente alle nostre esigenze.

Abbiamo trovato una casa in pietra, un tempo limonaia, del XVII secolo! Situata in una porzione di casale sulla collina di Civitella dei Conti, a 350 metri di altezza, ha un giardino dotato di una fantastica vasca idromassaggio.

Inutile dire che l’abbiamo sfruttata a dovere, specie la sera, dopo le lunghe camminate in giro per i borghi!

Abbiamo sfruttato l’occasione senza battere la fiacca. Conoscevo appena l’Umbria e da tempo volevo visitarla, ma ero consapevole che raggiungerla partendo da Torino sarebbe stata una vera sfacchinata! Muovendosi in auto (consigliato, per via dei treni poco funzionali) dovete mettere in conto che vi servirà più di mezza giornata per arrivare in qualunque punto del baricentro d’Italia… e a giugno, fa caldo!

Arrivando si ha subito l’impressione di ricevere un dono unico: colori nitidi come quelli delle montagne verdescuro o del giallo dei campi di grano quasi maturo, l’azzurro esplosivo del cielo.

Ovunque segni di un passato lontano ma ancora molto presente; nei borghi in pietra così come nelle rocche difensive o nei casali che spuntano da boschi di cipressi sulla cima dei colli verdeggianti.

E appena rallenti un po’ ritrovi il canto degli uccelli che in città è da lungo tempo perduto. Cose che mi fanno sentire viva.

Leggero il movimento di turisti durante tutta la settimana, in quasi tutti i luoghi che abbiamo visitato. Fanno eccezione ovviamente Assisi, meta soprattutto di molti stranieri, e Perugia, dove lo scorso fine settimana è stata celebrata la ricorrenza Perugia 1416, con tanto di ingresso di Braccio Fortebracci in città con tutti gli onori e con un discreto seguito di pubblico per ricordare la sua vittoria nella battaglia di Sant’Egidio. Bravi!

I borghi umbri

Visitarli tutti sarebbe stato impossibile, così abbiamo operato una scelta in base all’asse di percorrenza delle strade umbre, sempre gratuite e trafficate.

Per visitarli occorre dotarsi di un buon paio di calzature comode e di tanta volontà. Si trovano tutti in posizione elevata, sulla sommità dei rispettivi colli e sono raggiungibili anche per mezzo di ascensori o scale mobili che collegano i principali parcheggi delle città.

Ma volete mettere la bellezza di scoprire, passo dopo passo, ogni sfaccettatura? Tracce di un passato lontano che potete scorgere nei fossili imprigionati nelle pietre utilizzate per le lunghe scalinate o le murature oppure nei resti di chiese e palazzi in cui un tempo avremmo trovato eserciti, signori, maniscalchi, contadini, allevatori, maestri d’ascia.

E qua e là un coacervo di simboli, pittorici e scultorei, di quel continuo affidarsi al divino i cui segni si colgono non solo nei luoghi sacri ma ovunque. Stemmi dei casati regnanti, compresi quelli ribaditi ovunque che testimoniano il periodo della dominazione papale. Ma anche statue che rispondono a un sentire religioso più popolare, che affida ad esempio alla figura della Madonna e degli angeli il proprio destino.

Il male si manifesta in molte forme: malattia, povertà, mancato rispetto delle regole e l’afflizione della colpa come conseguenza. Un’esistenza durissima per i più, vissuta nei cunicoli dei borghi in cui brulicava una vita spesso senza speranza.

Molte le rappresentazioni degli angeli, di cui uno in particolare occupa da qualche tempo i miei pensieri, dopo l’esperienza di Lucca: San Michele.

Qui riporto un particolare dell’affresco sulla volta dell’altare nella basilica inferiore di Assisi. L’arcangelo Michele è raffigurato mentre sconfigge Lucifero e tiene a bada con un solo sguardo gli altri demoni che impediscono la salita delle anime a Dio.

Gorgeous Umbria
Volta nella navata centrale della Chiesa di San Francesco inferiore

Il potere dei simboli, quanto è riconoscibile in queste testimonianze del passato che parlano anche a noi!

Ogni luogo visitato ha lasciato qualcosa di sé nel mio cuore.

Sulle colonne tortili della chiesa paleocristiana di San Fortunato a Todi ad esempio, sapevate che potete scorgere, in basso, l’eterna lotta tra il bene e il male?
Raffigurata da un uomo nudo (il demone? un frate?) intento a risalire la colonna per raggiungere, sull’altro lato, una figura di donna vogliosa che lo adesca e lo attende.

E che dire della commozione che si prova quando si entra nella Chiesa Inferiore di San Francesco dov’egli fu sepolto, per sua stessa scelta. Un’esplosione di colori e di devozione per gli angeli e in particolare per Michele, cui Francesco era particolarmente legato perché egli ha il potere di presentare le anime a Dio.

Accanto alla tomba e ai cimeli di San Francesco troviamo anche le epigrafi dei suoi “apostoli” e tra questi quelle di Chiara, la cui storia è riassunta su splendide pale lignee. Ella si consacra alla povertà e all’amore di Dio ed entra, contro il volere della famiglia, nella comunità dei francescani e diventerà, insieme a Leone, figura simbolo dell’apostolato di Francesco.

Il rapporto tra Francesco e Leone, che gli sopravvisse per cinquant’anni, è intuibile dai resti di alcune loro conversazioni. Una di queste, conservata presso il Duomo di Spoleto, è scritta su una pergamena autografa in pelle di capra. Francesco risponde ai dubbi di Leone sul rispetto della “regola” e lo incoraggia verso la via autentica della fede che è propria di ciascuno e non può essere universalizzata.

Ecco il testo:

Frate Leone, il tuo fratello Francesco, ti augura salute e pace. Voglio riassumere in una parola, figlio mio, con l'amore di una madre, tutto quello che abbiamo detto durante il nostro viaggio, in modo che tu non sia obbligato a venire fin qui per chiedere consiglio.
Così ti dico: qualunque cosa ti sembri giusto fare per piacere al Signore, per seguire i suoi passi e la sua povertà, ebbene: fatelo tu e quelli che sono con te, con la benedizione di Dio e con la certezza di obbedire a me.
Ma, se credi utile per il bene della tua anima e per tuo conforto, e se vuoi, Leone, venire da me, vieni.

Le Rocche di Albornoz

Nei borghi dunque popolo e podestà convivevano, gente comune poverissima e chiese simbolo della potenza papale. Religiosa, ma soprattutto politica, temporale.

Borghi conquistati, sottomessi, passati di mano in mano, difesi da eserciti e mercenari che trovavano nelle rocche in posizione elevata le opere difensive della fede.

Fede che, come testimonia il Duomo di Spoleto, l’unico che io abbia mai visto con il pulpito all’esterno, presso la piazza antistante l’entrata, è segno divino ma soprattutto, molto più pragmaticamente, di quel potere temporale che va esercitato anche al di fuori della ritualità religiosa in senso stretto.

Ed è proprio sulla sommità di questa città che si trova la più bella Rocca di Albornoz che abbiamo visitato.

Eretta da Egidio Albornoz, vicario spagnolo inviato da Innocenzo VI, esiliato ad Avignone, per ristabilire il potere temporale della Chiesa in previsione del rientro del Papa in Italia, la Rocca è una fortificazione perfettamente conservata.

E pensare che Egidio era partito solo con qualche amico e familiare al seguito. Come se nemmeno il Papa credesse nella fattibilità dell’impresa.

Eppure in un paio d’anni raggranella consenso e denari tali da riconquistare spazi al futuro vaticano, mettendo insieme un esercito e occupandosi di difendere le nuove riconquiste appunto costruendo le splendide Rocche di Albornoz.

Quella di Spoleto è la mia preferita, soprattutto perché da lassù si può ammirare uno straordinario ponte romano praticamente intatto, il ponte Cesare, che unisce due valli e che oggi è in fase di ristrutturazione.

La più deludente è stata invece quella di Narni, tappa che abbiamo preferito a Terni proprio per questa ragione. Ci ha deluso sia per il prezzo del biglietto, incomprensibilmente più alto delle altre Rocche, vista anche l’assoluta mancanza di opere pittoriche e scultoree al suo interno, ma soprattutto per l’incompetenza della maschera all’ingresso che non ci ha fornito gli strumenti per comprendere cosa avremmo visto, omettendo di fornirci una mappa esplicativa che ha reso la nostra visita monca.

Resta comunque una bella passeggiata, anche se di nuovo in salita. Ci si deve abituare presto in Umbria, una regione tutta distribuita sui colli e dunque tutta da “scalare”.

La bellezza delle cascate delle Marmore

In tempo di siccità, poter godere del potere delle acque umbre è un’esperienza magnifica e una doccia di spruzzi è quanto di meglio si possa chiedere in giorni tanto calienti!

Della Cascata delle Marmore avevo ricordi risalenti addirittura alle elementari, ma non l’avevo mai visitata, né con la scuola né in altro modo.

È strano come restino impresse nella nostra mente cose di cui abbiamo patito l’assenza e come questi ricordi, che restano per sempre vividi, al momento momento opportuno tornino con prepotenza a risanare ogni ipotetica ferita da assenza.

Vi è mai capitata una cosa simile?

Lo spettacolo della cascata comunque è magnifico e il dono dell’arcobaleno che sempre regalano le acque cascanti ad arte del Velino nei giorni di sole è il miglior riquadro possibile per un’opera della natura e dell’uomo maestosa al punto da togliere il fiato.

Anche in senso letterale!

Dal punto di osservazione superiore a quello inferiore si contano 600 gradini e 150 metri di dislivello da percorrere a piedi. Se in discesa è stata fatica, immaginate al rientro.

Per fortuna le lunghe camminate dei giorni precedenti per ammirare Todi, Orvieto (il cui duomo è un’opera divina) e Spoleto ci hanno preparato a questa sfacchinata.

Tutte le foto della vacanza

Ho pubblicato per praticità sulla Pagina Facebook delle Volpi che camminano sul ghiaccio le foto e i video di questi viaggi. Vi invito a dare un’occhiata 😉

C’è anche un video che documenta la nostra scarpinata sui monti Martano (sono due e li abbiamo “visitati” entrambi) per fare #SOTA (cos’è il SOTA? Leggi qui)

Grande soddisfazione per Carlos che ha attivato per la prima volta i due punti corrispondenti alla cima…

Le letture del viaggio, da Grossman alla Atwood

Avevo ancora un centinaio di pagine di “Stalingrado” che ho terminato nei primi due giorni. Mi ha lasciato un vuoto dentro che ha confermato non solo quanto avevo già scritto in proposito qui, ma la bellezza di una storia che non ha un lieto fine perché la guerra è sempre spietata ed è impossibuile ne abbia uno.

Grossman è spietato nel farci innamorare di personaggi che a uno a uno scompaiono, mirabilmente descritti anche nei loro ultimi minuti di vita prima che la guerra li porti con sé.

Ho dovuto lasciar passare una giornata senza cominciare altri romanzi per accomiatarmi, lasciando che tutta la bellezza di questa storia si congedasse da me.

Non vi tedio oltre; aggiungo solo che è stata molto interessante la lettura della post fazione a cura del traduttore, Robert Chandler. Mi ha aiutata a cogliere e ad attualizzare alcuni passaggi del romanzo e a calarli nell’esperienza di vita dell’autore.

Come al solito i testi curati da Adelphi vanno letti tutti, fino in fondo!

Il secondo libro letto è stato il mio primo romanzo di Margaret Atwood, Lesioni personali.

Chi conosce bene questa autrice sostiene che abbia avuto la sfortuna di cominciare da quello più noioso. Potrebbe essere vero.

La storia è interessante e la protagonista, una giornalista di lifestyle che ha toccato con mano il dolore di un cancro al seno con cui fatica ad andare avanti, ci fa entrare lentamente e progressivamente nel buio della sua esperienza di donna, di amante, di giornalista, di persona a tutto tondo.

Forse qualche lentezza di troppo e qualche indugio eccessivo su alcuni tratti della sua personalità.

L’ho terminato però, e questo già è significativo. Ne parlerò sulla rubrica Pillole d’Autore? Può darsi, se suscita un po’ di curiosità in voi, care Volpi!

Ora torno a Grossman a al suo più famoso “Vita e destino”.


Cosa vi incuriosisce di più dell’Umbria?

Quali autori avreste portato con voi?

13 Comments

    • Elena

      Ecco, lo sapevo che avevamo mancato qualcosa di bello! Se proprio devo dirtela tutta, ci siamo persi anche Gubbio! Vuol dire che ci tornerò! Quanto ai libri, le vacanze sono gli unici momenti in cui torno a casa la sera con il corpo stanco e la testa brillante, a differenza delle giornate lavorative dove spesso accade il contrario. Così approfitto per leggere. Ad Assisi ho trovato una piccola libreria con in vetrina Stalingrado. Stavo per entrare e “celebrarla”. Avevo per fortuna una borsa piccolissima e questo mi ha salvata dall’ennesima abbuffata!!! 😀

  • Sandra

    Sono stata svariate volte in Umbria e ci torno sempre volentieri, ci siamo stati anche per Pasqua. Conosco bene i posti che hai visitato e anche altri.
    E’ perfetta per arte, cultura e natura. E per il relax c’è il mio amato Trasimeno. Top.

    • Elena

      Ecco il Trasimeno altra meta prevista ma che abbiamo dovuto lasciare indietro. CI siamo passati accanto, avrei volute vedere almeno Castiglione e farmi un bel giro in barca ma nisba, niente da fare, le città ci hanno assorbito. Tu sei un po’ più vicina, anche io ci tornerei più spesso se non fosse così centrale, accidenti!

  • Grazia Gironella

    Sono del tutto incapace di leggere mentre viaggio, perciò finisco con il dedicarmi soltanto alle guide Lonely Planet. Quando viaggio… SE viaggio! Siamo fermi dall’inizio del covid, e per motivi diversi sembriamo intenzionati a restare in questo stato ad libitum. Leggo quindi con doppio piacere la tua esperienza, tanto più soddisfacente della mia di parecchi anni fa, quando io, Paolo e la nostra akita Kami ci siamo fatti venire in mente di andare in Umbria d’inverno. Scelta infelice: il clima privava il paesaggio del verde che amiamo e rendeva ogni visita meno godibile… per non dire che andare in giro con il cane significa fare i turni ogni volta che si entra a visitare qualcosa. Ci rifaremo! Forse ti chiederò una mappa. 🙂

    • Elena

      Cara Grazia, sono a tua disposizione! Pensa che il nostro host ci aveva detto che L’Umbria è bella anche d’inverno! Insomma, punti di vista. Però penso che con un po’ di neve quei paesaggi sarebbero stati molto suggestivi. E poi, qui in Piemonte ormai non nevica più, magari laggiù ritrovo i paesaggi della mia giovinezza. Baci baci

  • Giulia Lu Mancini

    Ho visitato l’Umbria con mio marito l’estate dopo il terremoto del 1997 (sono andata a controllare su google perché non mi ricordavo) siamo stati un paio di giorni ad Assisi, a Gubbio e poi siamo stati alcuni giorni a Perugia ma pernottammo in un agriturismo a qualche km da Perugia, una specie di castello immerso nel verde. Di quella vacanza ricordo soprattutto la cappella di Assisi, la volta della Basilica, bellissima nonostante il parziale restauro in corso post terremoto.
    Poi Perugia un piccolo gioiello…
    Che dire, in Italia abbiamo tanti meravigliosi Borghi, me ne mancano tanti, per esempio dell’Umbria mi piacerebbe visitare proprio Spoleto e Orvieto che mi mancano, chissà in futuro.
    Per i libri ricordo che all’epoca stavo leggendo un romanzo di Andrea De Carlo Due di due, é la storia di due amici che dopo un lungo peregrinare decidono di trasferirsi nella campagna umbra nei dintorni di Gubbio (non conoscevo la trama del libro quando lo comprai prima di partire per le vacanze) curioso no?

    • Elena

      Credo nelle coincidenze e nella sincronicità, per cui quel libro ti è arrivato tra le mani proprio nel momento giusto. Chissà cos’aveva da dirti! Sono rimasta anche io, come avrai capito, incantata dalla cappella e dalla storia che trasuda. E’ un centro di religiosità senza pari, anche chi come me non pratica o segue una religione ne resta incantata, colpita. Una magia che si esprime con colori e forme meravigliose. Ecco, di questi viaggi avevo bisogno, dopo una pandemia piuttosto oppressiva da questo punto di vista anche nel suo prosieguo, come sta sperimentando @Grazia. Bisogna fare un piccolo sforzo per uscire e rompere l’incantesimo. So che anche tu stai per farlo, ti auguro davvero il meglio. Un caro saluto

  • newwhitebear

    Dell’Umbria ho ricordi sbiaditi di quando abitavo a Cesena e l’ho visitata diverse volte. Però ricordo il verde e le tante piccole città arroccate sui colli che punteggiano la regione.
    Se sono in giro per lavoro, non manco mai di prendere uno o più libri da leggere ma in viaggio di piacere no.

    • Elena

      Queste vostre testimonianze, circa le letture in vacanza o in viaggio, mi sorprendono. Sono tutte nella stessa direzione (le vostre) e contraria (la mia). E’ proprio vero che ognuno ha le sue abitudini circa la lettura. Pensa che io quando viaggio per lavoro (viaggiavo, ora è tutto o quasi smart anche a distanza!) , sebbene abbia sempre con me un libro, difficilmente lo leggo. Ho sempre la testa nel lavoro! Uffa- Ecco, per me la lettura è svago, davvero. E mi serve la testa libera per apprezzarla. Ma invidio naturalmente la tua capacità di regalarti momenti di svago anche durante i viaggi di lavoro!

  • Luz

    Ah, l’Umbria. Per me tutta questa regione ha il valore di un “genius loci”. Sarei vissuta benissimo sia in Umbria che nelle Marche.
    Se faccio viaggi lunghi ho sempre un libro con me. La scelta dipende dall’impulso del momento.

    • Elena

      Eh cara Luz, infatti dopo l’Umbria mi è venuta l’esigenza di conoscere meglio le Marche, e non solo per il buon (e abbondante) cibo ;D. Finalmente qualcuna che come me legge in vacanza, d’altra parte è l’unico momento in cui riesco a dedicarmi con una certa costanza alle letture preferite. Le ragioni però sono diverse dalle tue: ma come, ti annoi in viaggio? Ma con chi vai :DDDDDD smack

  • Luz

    Ho perso il commento, temo. Sintesi: l’Umbria mi piace moltissimo e ci sarei credo vissuta bene.
    Porto sempre un libro con me per i viaggi più lunghi. Il viaggio in sé mi annoia e ne approfitto per trasformarlo in tempo per leggere.

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