Il mondo con i miei occhi

Tutto può accadere in un attimo

Tutto può accadere in un attimo. Ho passato questi ultimi giorni con questa frase in testa, similitudine più che mai azzeccata, visto ciò che mi è successo.

L’altro giorno ho vissuto una pessima avventura che ho deciso di raccontarvi, per togliermela, letteralmente, dalla testa, esorcizzarla.

Era il primo giorno di mare. Una mezza vacanza a Cesenatico, in un periodo difficile e al termine di un anno pesante. Di giorno al mare, la sera con Carlos, che da qualche mese lavora a Ravenna. Una scelta sofferta, per via della malattia di mia madre e del suo ricovero, proprio in quei giorni terminato diciamo positivamente.

Volevo solo stare insieme a Carlos e distrarmi un po’. Riposare, staccare. Come molti di noi.

Il mare era un po’ mosso, ma non mi dava preoccupazioni. Adoro quando la natura si esprime e manifesta la sua potenza, mi sento viva, in sintonia con la sua potente energia vitale.

Ma le cose che stanno accadendo in questi giorni non sono manifestazioni naturali, sono i lamenti sofferenti di un pianeta che stiamo cambiando con la nostra impronta umana, sempre più pesante, sempre meno sostenibile.

Fenomeni che si dice siano impossibili da prevedere ma che si possono evitare se solo prendessimo sul serio il cambiamento climatico e le cose da fare per fermarlo.

A riva non vi era nessuna allerta meteo, nessuna bandiera che segnalasse un possibile evento straordinario, una circostanza poi confermata anche dalla stessa Capitaneria, che mi ha convocata per accertare i fatti. Procedono d’ufficio, dicono.

Dopo molti giorni di caldo c’era un bel freschetto tutto da godere e una spiaggia , la Pinarella di Cervia, poco affollata e molto, molto piacevole. Ingredienti ideali per una giornata di relax e di molte letture da recuperare. Momenti solo per me che mi stavo godendo appieno. Brevissimi.

Nessuno di noi bagnanti si è accorto della tromba d’aria. C’erano bambini accanto a me, il solo pensiero mi atterriva. non fai che pensare “e se avesse colpito uno di loro?”.

Il vento ha cominciato d’improvviso a spirare fortissimo, da più direzioni. Dapprima da sud est, sollevando i lettini liberi a riva e gettandomeli addosso, poi, soffiando subitaneo nella direzione opposta , scoperchiando attrezzature, giochi, lamiere e quant’altro.

Sono stata colpita da almeno tre lettini, uno mi ha preso la schiena e l’altro il capo, provocandomi un taglio esteso che mi ha scoperto la teca e un sanguinamento continuo, durato fino al ricovero in Pronto Soccorso e anche oltre.

Mentre cercavo di proteggermi verso il bar, tenendomi il capo e già rendendomi conto del danno e del sangue, un gigantesco castello gonfiabile rosso, di quelli su cui scivolano in bambini in spiaggia che ho poi scoperto pesare più di due tonnellate, si è staccato e mi è venuto incontro, proprio sulla mia traiettoria.

In quei momenti sai che non puoi fare nulla. Non avrei avuto né la forza né la prontezza di schivarlo, forse nemmeno se fossi stata in perfetta forma, di sicuro non con quella botta in testa per cui non sono svenuta solo per una grande forza di volontà e di mettermi in salvo. Succede, è l’adrenalina. Dio la benedica!

Così, guardando ruzzolare quel gigante verso di me ho provato una sensazione orribile che porto ancora dentro: l’ineluttabilità della morte. Non potendo fare nulla non avevo altro da fare che arrendermi, ammettere l’inanità di ogni mio sforzo.

Ricordo di aver rivolto un pensiero al cielo, perché soltanto il cielo mi avrebbe potuta proteggere, nessun altro.

Il gigantesco scivolo è caduto a circa due metri innanzi a me, poi è rimbalzato passandomi raso sulla testa e ricadendo dietro di me. Due metri che mi hanno salvato la vita. Una misura che difficilmente scorderò

E poi l’affetto delle persone che mi hanno tenuto compagnia per più di 45 minuti di attesa per il 118 , minuti in cui ho continuato a perdere molto sangue.

Due giorni dopo sono andata in spiaggia, per scongiurare il mostro della paura, per dare mie notizie e sapere di loro, dei bambini, degli altri bagnanti. Nessun altro si è fatto male, per fortuna.

La scoperta dell’ospedale di Cesena è stata gradita. Un’eccellenza italiana per la testa (un po’ di fortuna nella sfiga, scusate il gergo ma qui ci vuole) in cui ho trovato professionalità elevate e una cura e umanità di cui ogni paziente d’Italia avrebbe diritto. Ma alla domanda cui non riuscivo a rispondere sulla data del mio vaccino contro il tetano cui ho contro battuto “Sentite la ASL di Torino, consultate la mia anagrafica di paziente” ho ricevuto una risposta incredibile.

Ho scoperto che in quanto piemontese, la mia anagrafica e la mia storia medica non era accessibile dall’Emilia Romagna perché di un’altra regione, segno dell’assurdità di un sistema che si è denunciato inefficiente durante la pandemia ma che ancora non si è fatto nulla per correggere.

Cercate di tenervi tutto a mente, vaccini, coperture, malattie ecc, se andate in un’altra regione. E’ come emigrare all’estero per la nostra sanità, assurdo!

Ho anche appurato che in ospedale lavorano molte donne e che sono loro a “mettere a posto le cose”, potrebbe essere diversamente?

Ho scoperto che una ventina di punti in testa fanno proprio male e che hanno messo a dura prova anche il chirurgo, che, tenero, mi ha aiutata a non perdere conoscenza per lo spavento, la fiacchezza e l’apprensione per ciò che mi era successo. Perché io volevo stare sveglia, volevo reagire. Voglio reagire.

Quando tutto è finito, ho trovato mio marito fuori dall’ospedale ad attendermi trepidante, felice di rivedermi come se fosse la prima volta.

Così ora penso a quanto mi è successo e al fatto che ogni cosa accade per qualche ragione. Scoprirò la mia.

Tutto può accadere in un attimo

Strappando quel braccialetto ho pensato che ciò che abbiamo in un dato momento è tutto ciò che ci spetta.

Ora la mia mente è come se fosse stata anch’essa devastata da un forte vento che ha messo sotto sopra la mia esistenza e le sue certezze.

Mi ci vorrà del tempo per rimettere ordine e forse qualcosa che ha cambiato posto resterà dov’è. Il riposo, mai come in questa occasione, sia per me un momento di pausa da tutto. Per rivedere ogni cosa e la sua importanza ma soprattutto per celebrare la mia esistenza, perché sono qui e sono felice di esserci.

Sapevo già quali sono le cose veramente importanti. Adesso, ancora di più.

Grazie a tutte e tutti coloro che in questi giorni mi hanno espresso vicinanza, affetto e sincera partecipazione. Mi avete fatta sentire meno sola e consapevole che tutto ciò che seminiamo a volte torna.

Riguardatevi, tornerò presto a scrivere di cose belle.

28 Comments

  • Barbara

    Caspita, che brutta avventura.
    Il mare, quando è mosso, col cielo grigio e quell’aria frizzantina da temporale in arrivo, ma ancora lontano, è molto poetico. Il bagnasciuga deserto, solo qualcuno che passeggia, solo il rumore delle onde. Sarebbe il momento ideale per leggere.
    Beh, anche per giocare sulla sabbia, più umida del solito e senza nessuno che ti calpesta il lavoro. Invece mi ricordo mia nonna che non voleva proprio andarci. “Quando il tempo è brutto non si va in spiaggia, punto.” Sono quelle frasi che ti porti dietro per una vita, e quindi anch’io, mi sa lo stesso giorno ma dall’altra parte sul Tirreno, al primo “wrooooom” delle nuvole sopra la testa, ho fatto i bagagli. Non c’erano lettini e ombrelloni, ma una costa rocciosa debole che, sotto la pioggia, poteva anche riservare amare sorprese. C’era una frana transennata poco più in là. “La solita esagerata…” ma appena arrivati alla casetta, è venuto giù il finimondo.
    Nella zona del Cesenatico però non è la prima volta che succede. Mi pare ci fosse stata un’altra allerta a fine giugno, e anche negli anni passati capitavano trombe d’aria sempre in questo periodo, per fortuna rimaste in mare, a sicurezza dalla costa di Cesenatico, Bellaria, oppure più giù, Cattolica e Pesaro. Non dimentichiamoci anche il disastro di Numana, al Conero nel 2019. E ho ricordi di bambina di fatti simili, ma magari sono ingigantiti dal fatto che a quel tempo era tutto più grande di me.
    E’ andata bene dai. Il tuo angioletto è stato pronto a dare una manata, anzi, un colpo d’ala, al castello gonfiabile, due metri più in là. Sono momenti che lasciano il segno e, in genere, ci spingono a fare meglio proprio per quell’ineluttabilità. 🙂

    • Elena

      Si Barbara sono episodi ormai troppo ricorrenti e del tutto imprevedibili nella portata e nella tempistica. Ieri ho visto foto dell’ennesima grandinata in Romagna, quella che immagino abbia distrutto i parabrezza, allucinante. Grani di grandine grossi come meloni, non esagero! Eppure io amo la natura quando scatena i suoi elementi. Amo il vento e la pioggia, le nuvole quando giocano a farsi e disfarsi, le onde che si alzano. Voglio tornare a non avere paura del creato, voglio impegnarmi perché l’uomo smetta di distruggere. Questi fenomeni sono un canto di agonia. Occorre ascoltare. Grazie per la tua vicinanza. Il mio angioletto per fortuna non si è dimenticato di me

  • Marco Amato

    L’incredulità. Pensare che cose del genere, sempre remote e altrove, possano capitare da un momento all’altro, lascia sgomenti.
    Per fortuna sei qui a raccontarlo. Tieni duro. Il mondo ha bisogno di te, della tua forza, delle tue battaglie, della bellezza dei tuoi libri. Un forte e caloroso abbraccio.

  • Luz

    Cara Elena, finalmente leggo questo tuo post. Deve essere stato terribile e mi dispiace moltissimo per questo evento. Grave. Gravissimo. Quello che spaventa di questi accadimenti è come accadano all’improvviso, tu lo puoi testimoniare. Colpita da quanto ti circondava, e poi il miracolo di quel gonfiabile che non ti ha travolto per un pelo. Ah, Elena. È andata più che bene, malgrado quei punti. Guarda come la vita è appesa a un filo…
    Mi ricordo tantissimi anni fa, uno zio aveva un motoscafo, dovevano essere gli anni Ottanta. Era stato sconsiderato uscire con il mare mosso, se da lontano non avvertivamo granché a riva rientrare fu davvero difficile. Un’onda molto più grande delle altre sollevò mostruosamente la prua del motoscafo mentre mia sorella, allora poteva avere 6 o 7 anni, era stata appena fatta scendere. Un parente la prese da sotto e la trascinò sott’acqua spostandola dall’imbarcazione che, dopo essersi impennata, ricadde come pesasse diverse tonnellate. Per un pelo non ho perso mia sorella.

    • Elena

      Cara Luz sono eventi che passano ma che lasciano dietro sé molti pensieri, rimpianti, riflessioni. Timori. La vita È appesa a un filo. Io che ho, lo ammetto, molta paura della morte, sono stata sorpresa dal vedermela davanti travestita da gioco gonfiabile da spiaggia. Ma forse mi ha fatto bene. Si impara da ogni cosa che ci accade, come ha giustamente osservato una mia cara amica in questa circostanza. E io ho imparato a celebrare la vita nell’istante in cui essa accade. Grazie per i bei pensieri. Un abbraccio a te e a tua sorella, ❤️

  • Grazia Gironella

    Che situazione terribile! Sono felice che tu stia bene, dopo il grosso rischio che hai corso. Hai ragione, sta arrivando – è già arrivato – il momento di dare inizio ai cambiamenti necessari per fare fronte alla parte di danni che ormai non possiamo più evitare, e iniziare a pianificare in modo diverso per il futuro. Queste cose succedono e sono sempre più frequenti. Non si può più aspettare.

    • Elena

      Non si può attendere eppure leggo di continuo disagio posizioni politiche che vanno in tutt’altra direzione! Passerà, è già passata. Certo mi chiedo il perché, il significato profondità di quello che mi sta accadendo, ammesso che ci sia. Nel frattempo riordino le idee, lieta di non averle perse nl frattempo. Grazie per la tua vicinanza. Un abbraccio

  • Franco Gabotti

    Cara Elena che esperienza! Il tuo è stato un incontro ravvicinato con la Natura, in Essa non ha residenza il brutto e il bello, sennò sarebbe portatrice di una coscienza: il lungo braccio di un dio.
    Metaforicamente siamo costituiti da un tuorlo che contiene un intelletto e i suoi prodotti, un albume di contributi interattivi e un delicato guscio dentro il quale andiamo all’avventura. Con la consistenza di un uovo il mondo è un posto pericoloso per viverci dove, se tutto va bene, conquistiamo incolumi il traguardo indicato dalla data di scadenza.
    Riesco a farti credere che sono tutt’altro che pessimista? Forse, se aggiungo che sono molto affascinato dall’osservazione della Natura e dei suoi gesti e delle sue espressioni, tra le quali l’umano non mi appare certamente come quella più fulgida (già, dimenticavo: in Natura il giudizio è sospeso!) Ecco, spostando il punto di vista fuori dall’egocentrismo ci si può sentire parte di un grande “spettacolo”, nondimanco di una tromba d’aria.
    Tantissimi auguri e un sorriso per ogni punto.

    • Elena

      Grazie Franco, la tua riflessione è originale. Cambiare punto di vista, d’accordo. La Natura madre è pericolosa con i suoi figli perché non solo è sospeso il giudizio ma anche il bene e il male e tutto accade senza curarsi di ciò che produce. Ma noi umani un intelletto, la capacità di giudizio ce l’abbiamo. Dovremmo utilizzarla non per piegare la natura a noi stessi ma per danzare con essa senza farci del male, nel breve e nel lungo periodo. Mi capita di pensare “cosa avrei dovuto fare per…?” ma la smetto subito. Un inutile tormento. Sono qui, adesso anche questa esperienza terribile va interiorizzat. Mi ci vorrà tempo. I tuoi sorrisi aiutano, grazie. Buona domenica

  • Brunilde

    Stasera al tg immagini di lettini rotti e accatastati sulla spiaggia dalla violenza di una tromba d’aria a Francavilla nelle Marche. Per un attimo li ho visualizzati…sulla tua testa!
    La natura si sta davvero ribellando noi siamo piccole pulci arroganti su questa terra che è comunque più forte di noi, anche se abbiamo sempre preteso di usarla e piegarla ai nostri bisogni.
    Riprenditi presto e abbi cura di te!

    • Elena

      Non ho visto le immagini ma si devo aver opposto una specie di resistenza che me li ha accatastati addosso! In questi giorni arrivano notizie analoghe. Non si possono prevedere? Mah, sembra che qui non sia la prima volta che succede. Grazie per la tua disponibilità Brunella, sei molto cara. Buona domenica anche a te

  • Sandra

    Finalmente riesco a commentare, dopo aver letto con estremo stupore ieri. Un mix di fortuna (hai letteralmente scampato il gonfiabile) e sfortuna (essere lì). La potenza del tutto inaspettata deve essere per forza stata enorme, di solito i bagnini sono molto preparati e attenti e urlano a tutti di andarsene in fretta in casi simili, prima che accada ciò che è accaduto a te. Mi spiace enormemente, un’esperienza totalizzante in cui ti fa onore aver trovato lati positivi. Un grande abbraccio e speriamo che la restante parte dell’estate vada meglio.

    • Elena

      Hai detto di solito? La bagnina è sparita! C’è da dire che anche l Capitaneria ha ammesso che non avevano previsto il pericolo. Hanno dovuto recuperare gente in mare e intervenire in tante altre occasioni ma nessuna ovvio come la mia. La SFIGA. Giusta considerazione, è stata un’esperienza totalizzante. Mi auguro che dopo tutto ciò che sta succedendo, a me e alla mia famiglia, questo periodo smetta presto di fare danni e ci lasci un pace. Buona domenica

  • Cristina

    Carissima Elena, ti stringo in un abbraccio forte forte. Queste esperienze sono irraccontabili, eppure tu sei riuscita a farlo benissimo. Ho visto letteralmente le sdraio e il gonfiabile che ti veniva addosso e la furia della tromba d’aria. Dio benedica i soccorsi e le eccellenze sanitarie, e che non sia successo qualcosa di peggio.
    E’ vero, “tutto può succedere in un attimo soltanto”: oggi siamo qui, l’istante successivo siamo andati da un’altra parte. Per quello è importante lasciare qualcosa di bello e di buono, o se non altro sforzarsi di farlo. Tu lo stai già facendo con la tua bella persona, i tuoi scritti. Riposati e guarisci da questa brutta avventura.

    • Elena

      Cara Cristina ti ringrazio per le tue parole. Sto proprio riflettendo su questo in questi giorni, su cosa è accaduto e come rimettere ordine nella mia vita che ora mi sembra soampanata dal vento. Il compito di una storyteller è raccontare. Anche per esorcizzare la propria paura e per capire il significato profondo di ciò che anche tu osservi, o vero la necessità di essere presenti in modo positivo fino a quando ci è possibile con tutto l’amore che abbiamo. Grazie, un abbraccio forte anche a te

  • Maria Teresa Steri

    Mamma mia, che esperienza terrificante! Dal post su FB non avevo capito che ci fosse stata una vera e propria tromba d’aria, pazzesco. A questo punto ringraziamo il cielo per come è andata… Riposa il più possibile, ti mando un grande abbraccio e ti auguro una rapidissima ripresa.

    • Elena

      Si Maria Teresa, ringrazio proprio il cielo. Ho scritto quel post in una condizione pessima emotivamente poi mi sono resa conto che c’era la necessità di rimettere ordine, di razionalizzare. Da qui questo post. Riposo e penso. Un abbraccio e grazie per la vicinanza

    • Elena

      Grazie Marco! Si un bello spavento. Càscara ha cominciato il suo cammino un pò in salita, con mia mamma prima e ora io. Vediamo a settembre di dedicare la giusta attenzione. Grazie per la tua vicinanza

  • newwhitebear

    Ti capisco pienamente, perché essere in mezzo a una tromba d’aria è difficile anche raccontarlo. Io molti anni fa ci sono rimasto in mezzo e quando tutto è passato – i minuti sembrano ore – ho scoperto che infisso nel terreno a pochi metri c’era un tetto di lamiera. Non dico cosa è passato sopra la mia testa. Di tutto. Vuol dire che qualcuno ci vuole far vivere. Il taglio alla testa… beh! sanguinano dannatamente e ricucirlo non è una passeggiata. Quando mi è capitato – solo sette punti -, ho voluto fare lo spiritoso. Niente anestesia locale. Ma forse oggi non lo rifarei.
    Comunque è bello poter raccontare queste avventure, perché vuol dire che ci siamo ancora.
    Un grande abbraccio

    • Elena

      No Gian la prima cosa che ho chiesto al chirurgo è stata l’anestesia! E mi ha fatto un paio di richiami! Ha dovuto lavorare in un contesto non agevole per via di un paio di codici rossi piombati in Prontio, ma è stato davvero bravo per ora la ferita è pulita e ben allineata. Almeno così dicono io vedo solo un’enorme patacca bianca che mi prende mezza testa . Hai ragione tu, qualcuno ha deciso che dobbiamo esserci ancora. Il pensiero ricorrente di questi giorni è capire per fare esattamente cosa. Un grande abbraccio a te

  • Giulia Lu Dip

    Leggendo il tuo post mi sono venuti i brividi, ringrazio quei due metri provvidenziali davvero. Questi sono gli eventi che ci fanno pensare all’esistenza del destino…Mi dispiace moltissimo per la tua ferita, meno male che è andata così e hai trovato una buona assistenza presso l’Ospedale di Cesena (è il Bufalini vero?) in effetti è un’eccellenza italiana. Non sapevo però che cambiando regione non si avesse accesso alla situazione clinica di un residente di un’altra regione, è veramente assurdo!
    Sai che diversi anni fa mi accadde qualcosa di analogo senza nessuna ferita però, ero in piscina a Bologna e all’improvviso, ci fu una mini tromba d’aria che fece volare via un ombrellone che si schiantò in terra, sbriciolandosi, a due passi dal mio lettino, una cosa così veloce che io feci solo in tempo a mettermi a sedere ma non avrei avuto assolutamente il tempo di scappare e salvarmi. Per diversi giorni non riuscii a dormire. Circa tre anni fa (o forse quattro) ci fu una grande tromba d’aria a Pinarella, ma arrivò fino alle Marche, che stradico alberi e distrusse diversi stabilimenti balneari. Insomma ci sono davvero tutti i segni di un cambiamento climatico di grave impatto, basti pensare anche ai danni di ieri in Germania, Belgio e Lussemburgo…

    • Elena

      Toccare gli effetti del cambiamento climatico con mani è incredibile Giulia. Questo episodio in effetti ha messo meglio a fuoco, almeno per quanto mi riguarda, cosa funziona e cosa no. Si può attendere quasi un’ora un’ambulanza? Si può confidare in un tempo ballerino senza allertare bagnanti e titolari dei lidi? A cosa servono esattamente i bagnini? E molto altro, compresa una sanità che abbiamo detto l’anno scorso doveva essere radicalmente cnbiata e invece non abbiamo fatto niente
      Oltre la paura comincia ad esserci lo sgomento per come affrontiamo l’evento cose. Quello che è successo in Germania e in Belgio è terribile e succede di continuo. Ormai è quotidianità. Siamo preparati per affrontarla? Intanto io cerco di recuperare le forze e la stabili, soprattutto emotiva
      È difficile. È stato un brutto colpo. Grazie per la tua vicinanza Giulia

  • Rosalia pucci

    Cara Elena che esperienza scioccante hai vissuro! Credo che trovarsi contro la forza devastante della natura determini un profondo senso d’impotenza che , come hai detto bene tu, rende disponibili a chiedere aiuto dall’alto. Il fatto che tu ne parli con lucidità è l’inizio che presto riuscirai a metterti la disavventura alle spalle. Un forte abbraccio

    • Elena

      Ciao Rosalia, per il momento il pensiero costante è a quel momento e se avessi dovuto /potuto fare altro per evitarlo. Accanto a me c’era anche la torretta della bagnina. Non si è palesata mai mi chiedo se fossi io a dover fare o altri… Grazie cara per la tua vicinanza. Abbracci

  • Rita

    Mamma mia che esperienza tremenda. Anch’io da ragazzina mi sono trovata in spiaggia durante una tromba d’aria… Ricordo la serenità di un attimo prima e il silenzio surreale di un attimo dopo. Il tutto è durato forse neanche un minuto, il tempo di sradicare addirittura gli ombrelloni e far volare al largo i pattini rossi dei bagnini! Io mi sono riparata sotto un lettino che si è solo piegato su di un lato, ho avuto fortuna. Tu non sei stata altrettanto fortunata… O forse sì, poteva andare molto, molto peggio! Quei benedetti due metri…. Un bacio

    • Elena

      Ciao Rita, sto scoprendo che questi fenomeni sonó meno rari di quanto credessi. Dunque mi chiedo se possano essere evitati i danni alle persone. Nel mio caso quei due metri mi hanno salvata. Mi sono resa conto di molte cose, di come il mio corpo invecchiando abbia perso velocità e forza ma di come la mia tenacia e presenza mi abbia fatto gestire le cose in modo funzionale alla sopravvivenza. Insomma, si scoprono moltissime cose di sé in questi momenti così tragici. Grazie per la tua vicinanza

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