Il mondo con i miei occhi

L’Argentina che ho lasciato

Care Volpi, sono tornata per raccontarvi l’Argentina che ho lasciato, il paese dove vive l’altro ramo della mia famiglia e che sento anche un po’ casa mia.

Ho lasciato un paese in preda allo shock di un cambiamento politico molto forte che a suon di seghe elettriche e proclami ha mandato in soffitta vent’anni di peronismo, lasciando gli argentini in un sospeso misto di preoccupazione e curiosità. Non c’è consapevolezza di cosa possa accadere davvero e di come la famiglia politica cui Milei fa riferimento, che ha ormai braccia e gambe in tutto il globo, Italia compresa, abbia dato già prova di sé lasciando al suo passaggio più povertà, meno democrazia, e più violenza, anche contro le donne.

La visione della storia non si indossa come un paio di lenti colorate. La lettura del contesto politico internazionale richiede attenzione e soprattutto memoria, la cui assenza è spesso foriera di fragorosi danni.

Spero di sbagliarmi. L’unico modo per saperlo è stare a vedere.

Ma veniamo al viaggio. Decidere come raccontare la ricca esperienza che ho fatto in questi quindici giorni non è stato semplice.

Fuori dai circuiti tradizionali del turismo propinato a noi europei, mi sono presto resa conto che non stavo viaggiando per vedere ma per incontrare. Persone, culture, diversità, somiglianze.

Ho programmato questo viaggio scegliendo di vivere il paese dalle sue fondamenta e così questo mio racconto non vi parla tanto di ciò che ho visitato ma di come tutto ciò che ho incontrato ha prodotto un cambiamento dentro di me.

Ogni viaggio ti cambia. L’Argentina ha lasciato il segno.

L’Argentina che ho lasciato

E’ la terza volta che visito questo paese e tuttavia essendo la sua estensione maggiore di quella europea, ne ho visto solo piccole parti. La piena disponibilità di una famiglia molto più larga di quella italiana e le loro diversità mi hanno permesso di entrare nella complessità di un paese che dall’ultimo viaggio è molto cambiato.

La città in cui sono rimasta per il tempo più lungo, La Plata, che significa letteralmente “argento” ma che è anche il nome del denaro corrente, ha subito notevoli trasformazioni, allo stesso modo di Buenos Aires, la Capitale Federale, che ha allargato di molto la sua superficie costruita usando in modo intelligente la ricchezza di corsi d’acqua che la caratterizza e che caratterizza il paese. Dall’aereo questa volta ho potuto apprezzare pregevoli geometrie urbane con villaggi costruiti intorno a laghi artificiali in cui piccole abitazioni possiedono spazi verdi e sbocchi sullo specchio d’acqua che creano immagini davvero suggestive.

La vita quotidiana in Argentina

Il primo impatto con la vita quotidiana però è assillato da una domanda: come si può sopravvivere con il 130-140% di inflazione?

Per rendere l’idea, nel periodo in cui sono stata laggiù una empanada, la tipica comida express che è di fatto una specie di calzone, fritto o al forno, ripieno di carne ben condita, è aumentata da 250 pesos a 300, fino a raggiungere cifre pari al doppio nelle città e nei luoghi del turismo.

Vivere con uno stipendio che si consuma lungo l’arco dei trenta giorni è difficile e tuttavia non si respira aria di rassegnazione ma di abitudine alle difficoltà che non abbattono. Una resilienza che mi ha sorpreso, che non ritrovo nella vita quotidiana del mio paese e che è dovuta in larga parte ai numerosi sussidi pubblici contro la povertà che ora, se le minacce di Milei si concretizzeranno, saranno tutti cancellati.

C’è un’industria nazionale che produce larga parte dei beni di consumo quotidiano. Vi faccio qualche esempio concreto: una crema per il viso prodotta laggiù costa 800 pesos circa (qui il link al cambio ufficiale, un cambio molto volatile come immaginate) la stessa quantità di prodotto di una marca europea molto nota, importata, vale più del doppio, alcuni casi anche il triplo.

Lo stipendio medio di un dipendente pubblico è pari a circa 200 dollari al mese, per acquistare un reggiseno di una nota marca di importazione avrei dovuto pagare una cifra equivalente a più di cento euro. Ho dovuto rispondere alla demoralizzata commessa che in Italia, dello stesso modello, ne avrei potuti acquistare tre.

Ma l’industria nazionale esiste e difende il lavoro. Qualcosa che dovremmo imparare a riscoprire anche qui, nel paese in cui ormai non produciamo nemmeno più carta o matite colorate con capitali interamente italiani. E vale lo stesso per le auto, i frigoriferi, i computer e via discorrendo.

E tuttavia il denaro sembra circolare, copioso.

Pensate che sull’aliscafo per Colonia, tre tavolette di cioccolata che qui valgono due, due euro e mezzo l’una, di note marche da banco che non citerò, costavano ben 32 dollari. Avete letto bene, 32 dollari!

Come si può maneggiare tanta sperequazione? Una possibile risposta che mi sono data è legata alla possibilità di rateizzare gli acquisti data dalle carte di credito/debito. In molte vetrine dei negozi ci sono cartelli che indicano quante rate senza interessi possono essere emesse, in genere da tre a cinque. Si può acquistare anche ciò che potrebbe apparire inarrivabile, giocando sul fatto che il prezzo che fermi oggi, anche a rate, è più basso di quello che dovresti sostenere domani, al termine della rateizzazione.

Negli stessi negozi, chi paga in contanti ottiene sconti del 30%. Ma devi andare in giro con borse piene di biglietti di carta che valgono pochissimo.

Ma così si va avanti, quasi assuefatti, perché un pezzo di carne di bovino, cibo tradizionale della parrilla, la tipica grigliata argentina, costa circa tre euro al chilo e ci si può sfamare. Il resto, rate.

La Plata e Buenos Aires sono città vivaci e con qualche contraddizione. Come ristoranti con menù per pranzo pari a un terzo dello stipendio medio di un dipendente pubblico. O zone residenziali oggetto di trasformazioni urbane con terreni a prezzi accessibili su cui costruire, a seconda delle disponibilità, ville o case ben ristrutturate oppure accontentarsi di edifici vetusti che somigliano più alle foto delle favelas che tutti abbiamo in mente.

Qui però, con l’eccezione di una parte della periferia di Buenos Aires, non sono così estese e nemmeno ghettizzate ma in continuità con la linea degli edifici che nelle vie squadrate di La Plata si incrociano con le famose diagonali che attraversano la città e ne segnano il centro, la Plaza Moreno e la sua Cattedrale. Magnifica.

Iguazù, terra d’acqua e di Giaguaretè

Iguazù significa grande e grandi, anzi, grandissime sono le cataratte, le cascate, che il fiume che porta lo stesso nome produce. E’ terra d’acque nella selva misionera, il contesto in cui vive il giaguaretè, ovvero il giaguaro, il felino più grande del sud America. Qualcuno dice di averlo avvistato, ma io non ne ho avuto notizia diretta e soprattutto, non sono certo andata a cercare…

Invece abbiamo visitato il Parco Guiraoga, gestito amorevolmente da professionisti che accolgono animali selvatici feriti, cuccioli di adulti uccisi dai bracconieri o animali abbandonati dopo un periodo a contatto con gli umani come animali da compagnia.

Bisogna sapere che ogni animale esotico che viene in contatto con l’uomo è condannato alla prigionia perché non sarà mai più in grado di vivere in libertà. Tristissimo, non è vero? Dunque pensateci bene quando acquistate un animale esotico per tenerlo in casa come se fosse un cagnolino.

La Selva misionera è la parte di foresta amazzonica che giace sul suolo argentino in cui storicamente vive la comunità Guaranì, portatrice di costumi e di idiomi sempre meno parlati, nella provincia e nel paese in generale.

Il turismo è il pane quotidiano e il punto di attrazione sono le cascate più estese del mondo. In quei giorni, di un caldo umido soffocante e non ancora in alta stagione, le piogge straordinarie hanno reso lo spettacolo d’acqua ancora più entusiasmante. Solo la settimana prima, gran parte delle passerelle della Garganta del Diablo (la gola del diavolo) erano state distrutte così che osservarla da vicino è stato impossibile, almeno a piedi.

Così abbiamo deciso di farlo via acqua.

Sì, avete capito bene: via acqua. A bordo di un gommone con due motori da cento cavalli ciascuno insieme a una trentina di persone siamo stati fin sotto le cascate, per un’avventura davvero entusiasmante. Ho un video che posto qui (io sono cappuccetto rosso accanto al mio argentino preferito).

L’avventura sul gommone alle cascate di Iguazù

Navigavamo lenti verso le rapide e i turbini di acqua generati dal salto del fiume e mi sentivo come quei “missionari” (da qui misiones), per lo più gesuiti, che secoli fa hanno pensato di portare fin qui il cristianesimo.

Terra da conquistare, non solo spiritualmente, con le buone o con le cattive, per redimere un popolo di “selvaggi” che è stato derubato di ogni cosa compresa la libertà. Ancora oggi nel linguaggio e nelle vicende personali di questa gente, quel pezzo di storia è affatto dimenticato. Come una ferita larghissima e dolorante che ogni turista riporta alla vita.

Mentre gli spruzzi di acqua marrone raggiungevano il mio viso (il terreno qui è di un colore rosso-bruno davvero esclusivo) mi domandavo con che occhi quei missionari avessero guardato quell’immensità. Quella straordinaria forza che la natura qui esprime e che fa paura.

Proprio dove il creato assurge alla massima potenza, piccoli uomini bianchi che soli non sarebbero sopravvissuti nemmeno un giorno, hanno potuto pensare che la loro piccola e modesta esperienza potesse sostituire la saggezza e la cultura di popoli così inclini e avvezzi al ciclo della vita da secoli. Quanta arroganza!

Non so se è stato merito di questi pensieri o delle acque che via via si sono fatte ruggenti, ma dentro di me qualcosa ha chiesto con urgenza di venire fuori. Sul gommone ho cominciato a sorridere, poi a ridere forte e infine ad urlare. Non per la paura, ma per l’immensa gioia di essere lì in quel dato momento. Un urlo di gioia, di scoperta, di liberazione, di catarsi, con l’acqua che copiosa cominciava a bagnarmi come uno straccio al vento e alla pioggia.

In quel luogo, di fronte alla maestosità della natura, invece di sentirmi piccola e fragile mi sono sentita immensa, forte, presente, viva.

Questa sensazione, così pervasiva, mi ha accompagnato per tutto il viaggio e mi accompagna ancora adesso, nel momento in cui scrivo e in cui sono tornata, a fatica, alla mia solita vita.

Come se quella natura maestosa avesse potuto vivificare la mia esistenza. Davvero, ne avevo bisogno.

Il Rio de La Plata, la città, i gauchos e Colonia

Il resto del viaggio è stato tutto un via vai nella provincia di Buenos Aires e in Uruguay, a Colonia. Per raggiungerla ho realizzato un mio sogno: attraversare il Rio de La Plata. Questo fiume è in realtà un mare di cui non si vede l’altra sponda. Le sue acque marroncine e i venti che soffiano generosi fanno di questo specchio d’acqua una gioia per i naviganti e un’autentica scoperta per tutti gli altri.

Lasciare il porto di Buenos Aires, con la compagnia di garze e aironi cenerini che surfano su assi di legno tra navi in rovina abbandonate sui moli, è un’esperienza unica.

Alla fine della traversata Colonia, in nomen omen, l’ultimo avamposto portoghese riconquistato dagli argentini e poi dagli spagnoli e infine liberato.

Laggiù sì che si respira ancora aria di colonialismo, e non solo nell’architettura tradizionale ancora intatta, ma nella storia stessa della città.

Che differenza con l’orgogliosa terra argentina! Terra di generali che hanno lottato per l’indipendenza, terra di Montoneros, di militari e di repressioni, terra di rivolte e di grandi esperimenti sociali ora sull’orlo del fallimento. Terra orgogliosa che conserva intatta la propria storia di autonomia e liberazione.

Una terra di gauchos e di greggi al pascolo nella Pampa sterminata, di mate e thermos di acqua calda sotto il braccio. Terra che accoglie e si rapporta con familiarità e gentilezza in cui le persone contano e non sono soltanto numeri, in cui l’altro non è solo qualcosa da consumare ma da incontrare, vivere, conoscere, farsi amico.

Una terra che mi ha insegnato che viaggiare non è vedere i luoghi che incontri nelle riviste di viaggi e turismo ma incontrare le persone, conoscere e andare a fondo delle cose. Come un viaggio dentro noi stessi che ho provato a solcare senza scarpe. Ecco come e perché qualcosa è cambiato.

Altri articoli già pubblicati:

La trilogia del mate

12 Comments

  • Luz

    Che bellissimo articolo, Elena. Si percepisce tutta la tua emozione per questo viaggio. Mi piace il tuo approccio: la conoscenza di cose e persone, l’osservazione della situazione politica (questo nuovo leader è davvero inquietante), la fortissima sperequazione. Quei 300 pesos sono circa 15 euro mi pare di capire, per non dire del prezzo del resto delle cose che hai potuto osservare. Come ci si adatti a una situazione così estrema è un mistero, popolo tenace.
    Le cascate sono una meraviglia, ho guardato quasi tutto il video, è una cosa del tutto particolare e divertente che facciano queste riprese, resta un bel ricordo. Terra di missionari, sì, con tutto quello che deve avere comportato adattarsi a questa natura immensa.
    Negli States nel ’97 ebbi modo di fare un’esperienza simile a Niagara.

    • Elena

      Cara Luz ora che ho visto le cataratas, dopo aver ammirato le Cascate delle Marmore, voglio visitare il Niagara e tutte le altre, sono uno spettacolo di pura potenza della natura! Sono felice che il mio racconto ti sia piaciuto. Mi ci è voluto un po’ a selezionare tra le tante cose che ho visto quelle da raccontare, perlomeno quelle da raccontare subito, perché non è detto che, se @Marina ha ragione, mi torni presto o tardi la voglia. Quella doccia del filmato, chiamata così per attirare turisti è stato quasi un battesimo. Una sferzata di energia e di rinnovamento che sento ancora addosso. Ah, potenza dell’acqua!

  • Brunilde

    Grazie per averci trasmesso le tue emozioni!
    In questi giorni sto leggendo tutto quello che trovo sull’Argentina e sulla scelta elettorale che a noi pare così scellerata.
    Il dato storico ( vedi Olanda, ultima della serie ) è che a fronte di incertezze e a grandi cambiamenti, la gente, il cosiddetto popolo, si arrocca in difesa,e la destra è bravissima a cavalcare paure e a garantire ( almeno a parole ) sicurezza.
    In Argentina pare davvero che la disperazione e la sfiducia nei confronti della classe politica, percepita, forse non a torto, corrotta e unicamente dedita ai propri interessi, fosse al punto di non ritorno. E quando non si ha più nulla da perdere, c’è solo rabbia, e perchè allora non provare…la sega elettrica?
    Non riesco a immaginare come facciano, giorno per giorno, le persone a cavarsela con un’inflazione che azzera il potere di acquisto degli stipendi.
    Spero prima o poi di andare a visitare questo paese che so essere interessante e bellissimo. Foz de Iguazù sono un mio sogno: mentre mi trovavo in Brasile ho cercato più volte di andare e non sono mai riuscita, chissà forse è un segno che devo andarci dall’Argentina!

    • Elena

      Mia cara Brunilde, valchiria viaggiatrice, mi fa specie sentirti dire che ti manca un paese perché conosco il tuo amore per il movimento e la conoscenza di luoghi e persone così diverse da noi. Ti ho girato qualche video delle cascate lato argentino, dal lato brasiliano non sono andata. La ragione è che ci avevano detto che per via dei visti avremmo impiegato due ore solo a passare la frontiera. Poi in seguito abbiamo scoperto che altri non avevano avuto problemi. Questo ti dà il senso di come la tensione tra paesi sia forte al punto da tentare di boicottare bonariamente il transito per difendere le proprie bellezze, in questo caso, le cascate. Non c’è paragone comunque tra le due viste e soprattutto, essendo la maggior parte dell’acqua distesa sulla superficie argentina, notevoli e imponenti sono quelle che ho visto. Mi ha fatto pensare. La stessa cosa è capitata all’incrocio tra i due fiumi, il Paranà e Iguazù, su cui si staglia un imponente e largamente inutilizzato ponte stile Calatrava che collega il Paraguai al Brasile. Anche in quel caso siamo stati disincentivati a valicare il confine. Non che mi interessasse mettere piede purché sia sul territorio brasiliano, dall’altro lato del fiume riuscivo a scorgere un luogo appena al di sotto della campata centrale in cui tra ruote panoramiche e spettacoli di mangiafuoco si allestivano spettacoli a uso e consumo dei turisti. Però mi ha colpito. Così ho osservato e mi sono resa conto che c’è una certa diffidenza per non dire distanza tra l’Argentina e i paesi limitrofi. Insomma, tutto il mondo è pase. Conoscendoti, sono certa che riuscirai a organizzarti per visitarla come piace a te. Ben ritrovata!

  • Giulia Mancini

    Mi sono chiesta in questi giorni perché gli argentini abbiano votato un uomo come Milei che non é per niente rassicurante e che vuole privatizzare tutto. Ora leggendo il tuo post sull’alta inflazione che c’è capisco un po’ di più, e sono ancora più preoccupata.
    L’Argentina deve essere un paese bellissimo sotto l’aspetto paesaggistico da quello che ho intravisto nel tuo post (oltre che da quello che sapevo in generale).

    • Elena

      @Giulia mi è impossibile pubblicare tutte le foto che ho scattato e che soddisferebbero la tua curiosità. Sono talmente tante che non riesco nemmeno a organizzarle per conservarle (Google è quasi pieno non so se esistano alternative economiche). Quanto al resto dal 10 dicembre giorno in cui MIlei si insedierà, vedremo quanto dei proclami che ha fatto sarà capace di realizzare nel bene e nel male… Comunque è un paese da visitare

  • Carlo Tosi

    Ciao Elena, come mi ha emozionato ascoltare il tuo viaggio . Non mi sento estraneo alle tue parole : nel 1992 ero in Argentina con mia figlia e proprio a Mar del Plata , dove Lei partecipava al mondiale Optimist dove vinse l’individuale femminile e a squadre. Era l’anno che la moneta cambio’ da Austral a Pesos con la parità del dollaro e cominciarono i guai dovuti al cambio ma anche dai personaggi che andarono a comandare. Poi sono tornato altre volte sia per vacanza che per lavoro e mi ricordo il 2002 con una crisi economica come quella attuale, ma forse anche peggio. Alle stazioni degli autobus la gente vendeva le cose di casa , oppure barattava di tutto. Le banche erano prese d’assalto per poter prendere qualche dollaro. Poi il 2012 è stata l’ultima volta che sono andato e dove veramente mi sono goduto questo paese meraviglioso che meriterebbe di essere governato e gestito da persone almeno normali, visto anche le tragedie che hanno vissute dagli anni 70 fino alle la guerra delle Malvines (che ho visitato nel 2012)
    Le cascate di Iguasù sono forse una delle poche cose che mi mancano. Ho visto il filmato e condivido con te le sensazioni che hai provato. Ci devo andare…sì ci devo andare
    Un carissimo saluto a te e Carlos e speriamo di ritrovarsi
    Carlo Tosi

    • Elena

      Carissimo Carlo che piacere ritrovarti! Conosco la tua passione per l’Argentina e il tuo commento lascia intendere come un paese così vasto e ricco sia difficile da conoscere e visitare per intero, anche se ci si è stati molte volte come hai fatto tu. La sua storia è da sempre complessa e forse in questa atavica difficoltà sta anche la reazione che di recente il paese ha avuto nei confronti di chi viene percepito come una soluzione già vista e in favore di un nuovo che avanza i cui messaggi sono però assai preoccupanti, anche se vedo che Milei dopo aver vinto si è molto moderato, avrà fatto i conti con la realtà, capita a tutti. Certo le persone meritano ciò che auspichi, un periodo più sereno e ben governato, da persone normali. Ma laggiù adesso di normale c’è poco o niente. Alle cascate ci devi andare Carlo, assolutamente! Non è come navigare a vela sul Rio de la Plata ma è qualcosa di altrettanto piacevole. Uno spettacolo della natura che ti si aggrappa al cuore.
      Ti mandiamo un abbraccio grande grande, i tuoi insegnamenti e il tuo supporto nel percorso da Ufficiale di Regata non lo dimenticheremo mai. Ciao Carlo

  • newwhitebear

    A leggerti capisco che è stato un viaggio che ha lasciato il segno. Hai viaggiato con gli occhi di chi vuol vivere la vita delle persone e non quello del turista che cerca qualcosa da vedere e fotografare.
    Bello il video e le descrizioni dei punti più importanti che hai visto.
    Solo dove parli di prezzi c’è stata un po’ di confusione coi pesos, dollari e euro ma il senso era chiarissimo. Oggetti di poco conto venduti come se fossero pezzi rari.

    • Elena

      Caro Gian, mi scuso per la mancata chiarezza con cui mi sono espressa. Ciò che volevo dire però mi pare sia passato: c’è sproporzione tra oggetti di uso quotidiano magari carissimi e altri più accessibili e viceversa. E un aumento dei prezzi che si può misurare durante un viaggio come il mio, figurati nel corso di una stagione o di un anno. Insomma, mi auguro che gli argentini escano presto da questo incubo ma sinceramente non nutro molte speranze.

  • Grazia Gironella

    Che bellezza, Elena! Mi è arrivata l’adrenalina fino a qui. Viaggiare da viaggiatori e non da turisti deve essere un’esperienza del tutto diversa, che si porta a casa nel cuore e nella mente, non nelle foto. Non l’ho mai fatto, ma chissà. Un abbraccio forte. 🙂

    • Elena

      Cara Grazia, è un’esperienza che dobbiamo scegliere di fare fin dalla programmazione del viaggio e si deve mettere nel conto che al rientro molti dei luoghi “standard” di cui chi ha sentito parlare di quel dato paese (o che ha visitato) di cui ti chiederanno resteranno domande senza risposta e susciteranno perplessità. Ma potrai raccontare di usi, abitudini, dettagli piccoli e grandi, paesaggi che rischiano di essere derubricati a “comuni” o poco caratteristici e che invece sono autentiche perle da scoprire. E capaci di sorprenderci. Di molti luoghi non ho foto. Anche questo è un tema che mi sovviene ora e di cui nel post non ho parlato: sono stati giorni di quasi totale disconnessione. Dai social, dal blog, dai programmi di messaggistica. Insomma una vera vacanza, una fortuna che intendo replicare più spesso. Ricambio l’abbraccio e ti spero bene

Dicci la tua

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ricevi gli aggiornamenti dal blog

Diventa follower delle Volpi!

Avrò cura della tua privacy