Anche i kiwi piangono
Storie libri e racconti

Anche i kiwi piangono: storia di una raccolta d’autunno

Condividi

Toni è passato accanto alla nostra pianta di kiwi e ha sentenziato:

“È tempo di raccoglierli. La prossima settimana arriva il gelo e li brucia tutti”.

Così è iniziata la raccolta dei kiwi. E ho scoperto una cosa che non sapevo: anche i kiwi piangono.

Lo fanno sia durante la potatura che la raccolta. Le piante di kiwi hanno una linfa molto abbondante.
Quando vengono potate o quando si staccano i frutti, la linfa può uscire lentamente dai rami, come se la pianta stesse lacrimando.

Così ho sperimentato il sapore delle loro lacrime mentre scendevano copiose sulla mia testa, come una dolce pioggia novembrina.

Toni è il contadino che vive nella stessa borgata in cui abbiamo preso casa, sulle ridenti colline della Serra di Ivrea. Possiede moltissima terra, perlomeno molta per noi, dove coltiva uva, specialmente da vino, e altra frutta, soprattutto kiwi.

Il raccolto di uva quest’anno è stato abbastanza disastroso, a causa di qualche errore e di una stagione ballerina, ma anche del mancato ascolto del vecchio padre ultracentenario il quale aveva suggerito una modalità di concimazione differente. Il vecchio Toni è stato udito affermare che mai, nella sua lunga vita, aveva assistito a un raccolto così scarno.

Per chi vive della terra, un errore nella concimazione o una stagione sbagliata cambiano l’economia della famiglia e naturalmente, anche l’umore, le disponibilità, le energie.

Una scelta, quella di vivere della propria terra, che riguarda anche generazioni più giovani: in Storia di una vignaiola racconto la storia di Elisa, sua nipote, che continua la tradizione di famiglia con qualche guizzo in più.

Mentre per noi pollici verdini, impegnate a mala pena nella cura delle nostre piante da appartamento (ne abbiamo parlato la scorsa settimana), sarebbe una vera tragedia, del tutto possibile.

Storie di padri e di figli. Testimoni che passano con fatica da una mano all’altra.

Per fortuna l’uva rimasta era di buona qualità ed è stata portata come sempre alla Cantina della Serra, dove acquistiamo il vino da tavola. Almeno so cosa beviamo.

Devo ammettere che raccogliere i kiwi non è la parte che preferisco. La pianta è sana grazie alle potature ad hoc che fortunatamente non hanno dato altri esiti che dolci lacrime primaverili, su cui non si è insediata alcuna colonia di Pseudomonas syringae pv. Syringae e Pseudomonas viridiflava, due nemiche terribili di queste meravigliose piante da frutto.

Un frutto che fa tenerezza; i kiwi piangono non solo quando li raccogli, ma anche quando li poti, e se pensate che per prendersi cura di loro devi stare sotto la loro folta chioma, è facile immaginare la doccia naturale cui si va incontro.

Così è successo anche lo scorso fine settimana, ma poco male: abbiamo tirato su un bottino da centocinquanta chili di kiwi. L’inverno è assicurato.

Ora guardo la nostra pianta di kiwi con un rispetto diverso. Non avevo mai pensato che una pianta potesse “piangere”.


Quando si raccolgono i kiwi?
I kiwi si raccolgono in autunno, generalmente tra ottobre e novembre, prima delle gelate che possono danneggiare il frutto.

Con il tempo ho dovuto imparare a variare perché tutto questo ben di dio non può essere sprecato.

La prima cosa da fare sono le marmellate, che richiedono un po’ di tempo, specie per quanto riguarda la sbucciature della frutta, ma che mi danno tanta soddisfazione.

Ne faccio di due tipologie:

  • una che faccio cuocere non più di mezz’ora/tre quarti d’ora, con il 50% di zucchero rispetto alla frutta utilizzata. Una marmellata che conserva il suo colore verzolino e che rimane un po’ più liquida dell’altra , anche perché non uso pectina o additivi di altro genere
  • l’altra tipologia di marmellata contiene una quantità leggermente superiore di zucchero ed è caratterizzata da una lunga cottura, fino a tre ore. Raggiunge così un colore marroncino, dovuto alla caramellizzazione dello zucchero, e ha una consistenza decisamente più densa. E’ la mia preferita, ma non la più presentabile.

L’altra opzione con cui vado avanti tutto l’inverno sono i centrifugati. Sono un’ottima soluzione per mangiare il frutto crudo, anche a colazione, anche se pulire poi la centrifuga è una bella rottura di scatole. Quest’anno mi sa che ridurrò di molto il suo utilizzo.

Per gli spuntini, che in questo periodo faccio due volte al giorno (la mia nuova educazione alimentare per il riequilibrio ormonale, ve ne ho parlato qui), mi avvalgo del frutto intero, ma voglio provare una tecnica che grazie al nuovo acquisto, la mitica friggitrice ad aria, quest’anno posso sperimentare: la disidratazione.

Se avete suggerimenti, sono i benvenuti. Per ora so solo che devo tagliare i kiwi a rondelle e farli essiccare per almeno un’ora nel fornetto friggitrice. Chissà se il gioco varrà la candela.

Novembre è anche il mese in cui è finalmente partita la ristrutturazione della vecchia casa in cui dimora la pianta di kiwi di cui vi ho appena parlato. Una casa di campagna che vorremmo diventasse la nostra futura dimora.

Il percorso è stato davvero lungo e tormentato. Avevo persino pensato di potervi ospitare mia madre nei suoi ultimi anni, ma le cose, come sapete, sono andate diversamente.

Tempi lunghi dovuti al fatto che, pur essendo una casa normalissima, si trova in una zona soggetta a vincoli paesaggistici e ambientali, così sono state davvero molte le autorizzazioni da richiedere e lunghi i tempi per ottenerle.

Se a questo aggiungete l’atavica mancanza di personale dei piccoli comuni, avete il quadro di un ritardo che, rispetto alle intenzioni, è durato quasi tre anni.

Ma ora siamo partiti e, incrociando le dita, speriamo di finire per la prossima estate!

Non vi nascondo l’emozione nel vedere gli esiti dei primi lavori di demolizione già avviati e la sagoma di un progetto fino ad ora soltanto immaginato su carta e che ora, piano piano, prende forma.

Come spesso accade, quando si cominciano lavori di questa importanza, arrivano le “gradite” sorprese. Al momento, dopo solo una settimana dall’inizio lavori, abbiamo scoperto un’intero vano sotto un pavimento che sembrava soltanto da rinforzare. Altro che cantina, si trattava della porcilaia, ovvero della fossa dove stipare le risultanze del piccolo allevamento di maiali che un tempo, forse più di cento anni fa, si trovava in quel luogo. Persone e animali hanno sempre vissuto a stretto contatto, specie in campagna. La vita di oggi ce lo ha fatto quasi dimenticare.

Si tratta di sorprese che mi hanno fatto pensare.

Agli uomini che hanno costruito quei muri con l’aiuto delle sole mani, con materiali ricavati dal contesto del luogo, come pietre e fango fatto poi seccare al posto della calce.

A quelle ferite nei muri che il tempo ha lasciato dietro di sé e a quelle pietre sporgenti. E penso a quanto lavoro e quante mani ci siano volute per tirare su un’intera casa a quel modo. Quanto lavoro e quanto sudore in questa casa. Desidero sia trattata con rispetto.

Così ho preso una decisione e sono stata irremovibile.

La ristrutturazione dovrà rispettare il più possibile la muratura e la configurazione originale dello stabile, nel rispetto delle scelte fondamentali fatte da chi l’ha costruita.

Manterrò non la porcilaia ma la sua storia e le sue finestrelle incastonate nei mattoni. E poi le nicchie, che sono presenti in tutte le stanze, le volte che disegnano ogive, i caminetti e persino lo specchio ovale, piccolissimo e ad altezza donna di un secolo fa, murato in una colonna appena prima della porta di uscita, così da poter immaginare la padrona di casa darsi un’ultima controllata prima di uscire.

Perché si può vivere con abiti e costumi modesti, ma sempre con grande dignità.

Lascerò intorno alla casa ciò che c’era: il vecchio pozzo per l’acqua piovana, l’orto, e, naturalmente, la gigantesca pianta di kiwi.

E terrò persino la rosa, ormai vecchia e forse anche un po’ malaticcia. Ma i muratori l’hanno salvata dalla demolizione del pilastro su cui viveva da tempo, così gli abbiamo trovato un altro angolo in cui rifiorire e osservare allegra tutti i cambiamenti che nei suoi luoghi stanno avvenendo.

Sarà lei ad osservarli.

E sarà lei a raccontare a chi verrà dopo di noi la storia di questo luogo, che presto sarà casa nostra, casa mia.


E voi? Avete mai raccolto i kiwi direttamente dalla pianta?

Condividi
0 0 voti
Article Rating
Iscriviti
Notificami per
guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

10 Commenti
Recenti
Vecchi Più votati
paola sposito
1 anno fa

Ciao Elena. Parto dalla storia che questa tua casa porta con sé e dentro di sé. Immagino la tua meraviglia e la tua emozione nello scoprire un luogo che parla dei lavori (e quindi anche dello stile di vita) che conducevano coloro i quali hanno abitato quel luogo prima di voi. E poi mi ha colpito lo specchio murato nella colonna come una sorta di piccolo vezzo che si concedevano le donne che lavoravano nei campi. Arrivo ora ai tuoi kiwi ed all’amore per la terra che la vostra cura verso di essi fa emergere: mio nonno aveva una grande piantagione di kiwi in una zona da secoli coltivata ad agrumi ed ulivi e lui, considerandosi un innovatore, vi aveva seminato anche avocado, annona, e guava. Con un passato da potestà nel suo paesino natale, poi geometra alla Sovraintendenza ai beni culturali, già settantenne si era scoperto appassionato delle colture ‘esotiche’ che negli anni novanta iniziarono a diffondersi: amava quegli arbusti che si arrampicavano, attorcigliando i loro rami, intorno a pilastri di cemento e che negli anni avevano creato un fitto tetto di foglie sotto cui regnava il buio e il caldo umido. Poi mio nonno è morto e le sue figlie hanno trattato quei frutti come figli non voluti, cioè senza amore. E così quella enorme distesa verde è stata ceduta a chi per fortuna ha voluto continuare a prendersene cura. Auguri a voi per questa fantastica scelta di vita!

Marina Guarneri
1 anno fa

Un albero di kiwi, m’incurioscisce molto: mi piacciono i kiwi, ma non ne vado matta, anche se le tue marmellate sarebbero da provare, magari su qualche bella crostata! Un incoraggiamento per i lavori in corso e occhi a cuore per la rosa salvata!

Giulia Mancini
Giulia Mancini
1 anno fa

Che bello sentire questo tuo entusiasmo, tra la raccolta dei kiwi e la ristrutturazione della casa concordo con Grazia, stai vivendo una nuova fase della vita.
Direi che con i kiwi fai il pieno di vitamine che ti daranno la giusta energia per affrontare la ristrutturazione.

Grazia Gironella
1 anno fa

Mi emoziona sentirti raccontare del kiwi, della rosa, della casa vecchia-e-nuova. Ho l’impressione che sia una nuova fase della tua vita, quindi una rinascita. Se farai un rituale di purificazione e benedizione, parteciperò a distanza. :)

Marco
Marco
1 anno fa

Una bellissima cronaca del riscatto di un luogo, e della gente che lo ha abitato.

10
0
Che ne pensi? Dì la tua!x