Warning: include_once(/home/velalegg/public_html/elenaferro.it/wp-content/plugins/wp-super-cache/wp-cache-phase1.php): failed to open stream: No such file or directory in /home/velalegg/public_html/elenaferro.it/wp-content/advanced-cache.php on line 20

Warning: include_once(): Failed opening '/home/velalegg/public_html/elenaferro.it/wp-content/plugins/wp-super-cache/wp-cache-phase1.php' for inclusion (include_path='.:/usr/local/php71/pear') in /home/velalegg/public_html/elenaferro.it/wp-content/advanced-cache.php on line 20
Ti dico ciao, papà ~ Volpi
Ti dico ciao, papà
Storie libri e racconti

Ti dico ciao, papà

È passato del tempo, quanto non ha importanza.

Stamane, mentre osservavo la pioggia uggiosa ammantare di grigio la città, era come fosse stato ieri.

Quando ti dissi che sarei tornata subito, il tempo di una sigaretta sul balcone, una mattina in cui l’alba sembrava non voler spuntare.

Mamma dormiva nell’altra stanza, o forse sonnecchiava soltanto.

Ricordo le boccate avide sul filtro e lo sguardo spento sul pavimento del balcone, la totale assenza di rumori. La mia paura.

Rientrai e fissai i miei occhi dentro i tuoi. Mi guardasti e so che mi vedesti. Lo so.

Superasti le barriere della morfina e io ti strinsi le mani delicata e forte, mentre sentivo esalare il tuo ultimo respiro.

Mi hai detto tutto senza alcun fiato.

 

Hai cominciato a farlo molti anni fa, quando abbiamo stabilito quel contatto che non abbiamo interrotto più.

Tra di noi era sufficiente uno sguardo, una parola, un’emozione e sapevamo tutto l’una dell’altro.

Pensavo bastasse a salvarci da noi stessi.

Invece non mi resta che il ricordo di quella notte buia, piena dell’odore dell’alcol denaturato e dell’aria viziata nella tua stanza triste.

 

Il biglietto l’ho trovato il giorno seguente, nel tuo portafoglio, mentre cercavo i documenti per cominciare il calvario che ogni dipartita porta con sé.

Era scritto a mano, con una grafia precisa e ordinata che quasi non riconoscevo come mia.

Avevo usato uno di quei foglietti di carta riciclata che portavi di tanto in tanto dalla fabbrica e che poi ritagliavi con cura per farne tanti piccoli notes.

L’ho aperto con cura.

E vi ho letto la stessa frase che mi ha svegliata di colpo, stanotte.

 

Tutta la vita dobbiamo imparare a vivere e, cosa della quale

forse ti meraviglierai, tutta la vita dobbiamo imparare a morire

 

Il De brevitate Vitae di Seneca.

 

Non sono più riuscita ad addormentarmi e sono corsa a cercare il resto.

Ho letto e ho capito cosa volevo dirti quel giorno di tanti anni prima quando ti consegnai quell’appunto pensando che l’avresti gettato.

Invece l’hai tenuto con te e l’ho scoperto così, quando era troppo tardi per dirti grazie.

 

Tutto quel tempo mi hai sempre tenuta con te.

Per questo oggi ti dico ciao, papà.

 

Dal De brevitate vitae – Seneca

 

 

Nihil minus est hominis occupati quam vivere: nullius rei difficilior scientia est. Professores aliarum artium vulgo multique sunt; quasdam vero ex his pueri admodum ita percepisse visi sunt, ut etiam praecipere possent: vivere totā vitā discendum est et, quod magis fortasse miraberis, tota vita discendum est mori.

Tot maximi viri, relictis omnibus impedimentis, cum divitiis, officiis, voluptatibus renuntiassent, hoc unum in extremam usque aetatem egerunt ut vivere scirent; plures tamen ex his nondum se scire confessi vitā abierunt; nedum ut isti sciant. Magni, mihi crede, et supra humanos errores eminentis viri est nihil ex suo tempore delibari sinere, et ideo eius vita longissima est, quia, quantumcumque patuit, totum ipsi vacavit.


Molti uomini saggi, abbandonati tutti gli impedimenti, avendo rinunciato alle ricchezze, agli incarichi pubblici, ai loro piaceri, un’unica cosa hanno cercato di imparare fino all’ultimo scorcio della loro vita, imparare a vivere;

nulla è di minor importanza per un uomo affaccendato che il vivere: di nessuna cosa è più difficile la conoscenza.

Dappertutto vi sono molti insegnanti delle altre arti, e alcune di esse sembra che i fanciulli le abbiano così assimilate da poterle anche insegnare: tutta la vita dobbiamo imparare a vivere e, cosa della quale forse ti meraviglierai, tutta la vita dobbiamo imparare a morire.

Tanti uomini illustri, dopo aver abbandonato ogni ostacolo e aver rinunziato a ricchezze, cariche e piaceri, solo a questo anelarono fino all’ultima ora, di saper vivere; tuttavia molti di essi se ne andarono confessando di non saperlo ancora, a maggior ragione non lo sanno costoro.

Credimi, è tipico di un uomo grande e che si eleva al di sopra degli errori umani permettere che nulla venga sottratto dal suo tempo, e la sua vita è molto lunga per questo, perché, per quanto si sia protratta, l’ha dedicata tutta a se stesso.

Nessun periodo quindi restò trascurato ed inattivo, nessuno passato sotto l’influenza di altri; e infatti non trovò alcunché degno di essere barattato con il suo tempo, gelosissimo custode di esso.


Grazie a Skuola.net per la traduzione

27 Comments

  • Veronica

    Un pezzo di vita molto commovente. Eventi del genere non capitano mai per caso, ma perché c’è qualcosa da imparare, qualcosa da perdonare o perdonarsi, qualcosa da comprendere. In una situazione così triste e desolante c’è un grosso significato di vita e di speranza. Un grande abbraccio.

    • Elena

      Ciao Veronica, benvenuta e grazie per le tue parole. C’era qualcosa da comprendere, è stata una benedizione poterla cogliere. Abbraccio ricambiato. A presto, quando vuoi io sono qui

  • Giulia Lu Dip

    Sì, si resta figli per sempre, mia madre l’ho persa quando avevo 31 anni e c’è tutto un pezzo della mia vita vissuto senza di lei. Mio padre l’ho perso quattro anni fa, lui per fortuna è vissuto molto più a lungo e in buona saluta tranne l’ultimo anno e mezzo. Nonostante tutto credo non si sia mai pronti a perdere i propri genitori, perché è una parte di noi che se ne va per sempre.

    • Elena

      Passavo il tempo a immaginare cosa avrebbe detto o fatto in talune situazioni. E mi sembrava presente. Poi ho imparato a fare da sola. È doloroso ma necessario

    • Elena

      Quel che foglietto è mio. Glielo scrissi perché lo tenesse con sé dopo una brusca discussione. Ma non credevo lo avrebbe fatto. Ritrovarlo mi ha stupito e commosso. Puoi immaginare il perché. Abbraccio ricambiato

  • Giulia Lu Dip

    Mi hai fatto pensare a mio padre e ai suoi ultimi giorni dolorosi della malattia. Purtroppo anche mia madre è partita troppo presto, molti anni prima. Però le persone amate restano con noi, nel nostro cuore.

    • Elena

      Perdere prima del tempo un genitore è difficile, perderne due dev’essere molto molto doloroso. CRedo che quando ciò accada si sia destinate ad essere figlie epr sempre. Intendo che resta qualcosa di noi incompiuto che non possiamo colmare. E’ solo una sensazione, mi piacerebbe sapere se mi comprendi e cosa ne pensi

  • Calogero

    Sono ricordi che fanno crescere, questi. Nientè è meglio che scoprire una verità ignorata per maturare. Serbalo come un tesoro, Elena, perché tale è.

  • Elizabeth Sunday

    Arrivo qui da un tuo commento sul blog di Grazia Gironella. Trovare questo scritto, oggi, mi ha lasciata con le lacrime agli occhi. Mio papà se ne andò due anni fa, anche lui sotto effetto della morfina. Essere vicino a un genitore nell’ultimo loro istante in questa vita è un dono, toccante quanto la frase scritta da tuo papà.

    • Elena

      Buongiorno Elisabeth, sono felice di accoglierti tra le Volpi per quanto vorrai restare con noi. Grazie per aver condiviso i tuoi sentimenti e la tua esperienza, così simile alla mia e a quella di chissà quanti altri. Dici bene, sono così felice di essere stata presente nei suoi ultiimi istanti. E’ come se mi avesse consegnato solo in quei momenti tutto il senso della sua vita e della mia. Nonostante il dolore, lo shock e il turbamento, mi pare il momento più bello di tutta la sua malattia. Abbracci a te e al tuo papà

    • Elena

      QUella frase e quel foglietto sono da allora sempre con me. Hanno solo cambiato portafoglio. E’ tutto ciò che in fondo mi resta di lui, insieme alle mille immagini che ancora ogni tanto appaiono e mi fanno talvolta sorridere e talvolta soffrire. Abbracci Gian, e grazie per essere passato

    • Elena

      Grazie a te @Sandra per aver compreso il mio sfogo. Oggi va meglio, ma certi giorni il senso di soffocamento è esattamente ciò che si prova. Abbracci

  • Brunilde

    Affacendata a vivere, man mano che vado avanti avverto sempre più forte il richiamo alle mie radici, il bisogno di conoscermi più profondamente risalendo alle origini, a chi mi ha educato, forgiato, insegnato a camminare.
    Inoltandomi nella vita ho avvertito maggiore nostalgia dei genitori: ho perso mia madre prestissimo, una ferita che mi ha segnata profondamente e mi ha reso la persona che sono, mio padre più tardi, ma ero comunque giovane e figlia unica, ricordo bene la sensazione di essere sola al mondo, senza più legami nè radici.
    Il tempo non ha importanza. Forse non ha importanza neanche la cura con cui scelgo e dispongo i fiori in occasione delle ricorrenze, questa volta sulle tonalità del rosa, due grandi piante di crisantemi – margherite rosa cipria, e un mazzo di rose chiare, con il bordo rosato, bellissime e ” non da morti “.
    Ciò che conta è il senso di appartenenza quello di prospettiva che mi portano a vivere con maggiore profondità e leggerezza insieme, centrata sul presente, con un occhio al futuro e cuore e anima radicati nel passato.
    Felice festa di Ognissanti a te, Elena, e a tutte le volpi!

    • Elena

      Cara Brunilde, grazie per i graditi auguri. Ho passato questi due giorni di festa alla ricerca delle mie radici, come dici tu, e ne ho ricavato una grande serenità e consapevolezza. Ho passato molto tempo della mia vita ad allontanarmi da mia madre e poi, dopo la dipartita da mio padre, farci i conti. Leggere il tuo commento oggi mi ha fatto venire in mente una canzone di un’autrice che adoro, Carmen Consoli, “In bianco e nero” dall’album”Stato di necessità” che riascoltavo giusto ieri, al rientro da una lunga giornata passata a salutare i miei “vecchi” che non ci sono più e quelli che sono ancora con me, come scherzavano i miei zii ieri. Torniamo a Carmen, che ci racconta di una vecchia foto in bianco e nero di sua madre della quale scopre il medesimo suo sorriso. E si accorge che tutti i silenzi e le incomprensioni sono come uno specchio che parla a lei soltanto.
      In fondo “ciò che conta è il senso di appartenenza”, condivido. E sapere che e nostre radici, in qualche modo, determinano chi noi siamo oggi. Un abbraccio e grazie per le belle parole

La tua opinione scrivila qui :)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: