Una delle riscoperte di un’estate, quella 2024, che ha ridato fiato alla mia creatività, è stata la “riapertura” del mio canale YouTube, rimasto a lungo fermo. Lanciando il progetto di video pillole sul tema dell’autonomia femminile, su cui avevo pubblicato questo pamphlet, mi sono resa conto di quanto sia importante trovare la giusta chiave per comunicare efficacemente.
Una bella voce? Un linguaggio fluente? Una buona dose di empatia? I contenuti? Tutto questo insieme. Non so se l’ho trovata, ma di certo ho fatto molta esperienza sulla strada e ho intenzione in questo articolo di condividerla con voi e sentire che ne pensate.
Mi concentrerò per questa riflessione sullo strumento che “possiedo” da più tempo: uno strumento che ha avuto nel decennio scorso molto successo e che oggi, nonostante gli strumenti online si siano moltiplicati, si difende ancora bene, anzi, benissimo: il blog.
La chiave per comunicare efficacemente con un blog
La chiave per comunicare efficacemente in realtà non è una soltanto ma un compendio di strumenti che dobbiamo agire insieme, con la massima cura, come abbiamo visto nell’introduzione.
Il tono di voce, una capacità espressiva efficace, una buona dose di empatia e contenuti di qualità sono la chiave. Come trasferire queste competenze all’interno di un blog?
Mi occupo del mio blog dal 2015, anno di pubblicazione in rete di Volpi che camminano sul ghiaccio. Lo faccio con grande soddisfazione e qualche oscillazione di entusiasmo, legata ai picchi e alle valli di attenzione che riceve. Tutto assolutamente normale e nulla che al momento mi abbia fatto ripensare a quella scelta che si è consolidata nel tempo.
Un blog non è solo una risorsa per i blogger in termini di riflessione, anche intimistica, e di trasmissione di idee e competenze. Ma anche per chi, lettrice o lettore, cerca un’occasione di apprendere, condividere, svagarsi.
Funziona se siamo capaci di comunicare efficacemente, altrimenti, prima o poi si ferma al palo.
Dunque, quali sono le qualità che penso di possedere e che ho usato per tenere vivo il mio blog?
Ne ho individuate 4:
intimità
responsabilità
contenuti
cura
Parliamo di intimità
Scegliere un blog come strumento di comunicazione per me ha significato dover sopperire a una certa mancanza di tecnica e conoscenza di base che ho dovuto affinare e colmare con tanto tempo e passione.
Una volta appreso il come si fa, credo sia importante evitare una eccessiva attenzione alla tecnica per lasciarsi andare a un flusso intimo di conversazione con i lettori. Evitando lunghe e prolisse argomentazioni scientifiche, richiami continui a dati statistici o storici di qualunque tipo, e partendo dall’esperienza personale, che è poi la cosa davvero originale che possiamo trasmettere, credo si possa fare una buona esperienza in rete.
Tenete conto che i dati possono essere comunicati anche attraverso link o meglio info-grafiche, ma a meno che non trattiate un argomento tecnico/scientifico che richieda approfondimento (ma non è il focus di questo articolo) ciò che dovete evitare è di essere confusi con una testata giornalistica più o meno efficace.
In poche parole, dite la vostra!
La vostra opinione, ma anche il vostro approccio alla questione, il modo con cui ci siete arrivati.
Qualunque tema si presta alla cifra dell’intimità, utilizzandola stabiliamo un rapporto personale con i lettori. E’ una delle cose che per esempio io stessa cerco, quando apro il link di un articolo e vado a leggerlo. Voglio sentire la voce di chi scrive.
Intimità per me significa anche espressione delle emozioni. Tutte, quelle belle e “accettabili” e quelle che lo sono meno. Fanno parte di me e delle cose che scrivo su un blog. Perché ometterle?
La responsabilità
Sappiamo bene che oggi come oggi cancellare o ritrattare un’opinione sul web è abbastanza semplice, basta riscrivere. Ma non è sempre così, alcuni strumenti restano per sempre. Pensate a un video su YouTube di cui magari non vi ricordavate tanto è vecchio, o un post su un social network di cui, nel tempo, potreste pentirvi.
Per chi comunica questo è un elemento nuovo, che alla scrittura tradizionale non appartiene.
Un’autrice o un autore scrive perché le sue idee, le sue storie, le sue esperienze restino nel tempo, per questo ci mette tanta attenzione. E lo fa con responsabilità, perché in ogni momento sarà chiamato a risponderne.
Un blog è ciò che più si avvicina a un modello di responsabilità nel comunicare via web. Non perché non si possa cancellare o modificare qualunque cosa sotto il profilo tecnico, ma perché se la comunità funziona, i commenti arrivano e la discussione decolla, allora ciò che viene sostenuto si consolida e sedimenta nelle menti e nei ricordi della comunità intorno al blog. Accade nel bene e nel male, conviene ricordarselo.
Chiunque può chiederci conto di ciò che affermiamo. Questo stesso articolo sarà commentato, riconosciuto o criticato, non importa. Io sarò sempre qui a risponderne.
Lo devo a chi legge, un articolo o un libro, non fa differenza, non deve farla. Dobbiamo avere coscienza che chiunque abbia un ruolo nel largo mare della comunicazione ha una responsabilità. Prima di cominciare qualunque avventura, pensiamo bene a questa questione.
C’è un’altra cosa: la manipolazione dell’informazione e della conoscenza, è sempre dietro l’angolo. Non siate né vittime né carnefici.
L’importanza dei contenuti
Quando abbiamo scelto il nostro medium preferito per comunicare, si tratta di parlare di contenuti, che sono un aspetto altrettanto importante.
Insisto sempre sui contenuti perché a volte ho l’impressione che diamo troppa importanza alla riprova sociale, ovvero a quei numeretti che vediamo comparire sopra le icone dei social. Quanti scrivono passando la vita sul web a cercare gli argomenti che “tirano” per scrivere di quelli?
Facciamo una facile scommessa? Moltissimi.
Omologarsi ed entrare in quel filone di blogger che si rimpallano gli argomenti, legittimandosi a vicenda, è davvero ciò che desiderate?
Altra cosa è lo scambio tra una comunità che si confronta e che racconta l’esito delle proprie riflessioni, magari sollecitate da altre, sul proprio blog. Qui capita spesso, ad esempio.
Troverete nel mio blog molti articoli ispirati da riflessioni di altri e su altri blog articoli ispirati da me. E’ il bello, la ricchezza, di una comunità. La mettiamo a valore segnalando sempre da dove arriva l’ispirazione, una forma di rispetto e di correttezza.
La cura del blog
Curare è il termine che preferisco quando mi riferisco all’attività di aggiornamento del mio blog, credo che la ragione sia abbastanza chiara.
Preferisco la qualità alla quantità. Sono disponibile persino a cedere sulla periodicità, quello che in rete si chiama calendario editoriale, pur di non imbrigliare la creatività in un rigido programma di pubblicazione.
Lasciare libera la creatività di fluire, ecco come possiamo prenderci cura del nostro blog. Mollare le redini e abbandonarsi all’arte dello scrivere.
Un blog è come una pianticella sul davanzale della finestra della nostra stanza preferita.
Va annaffiata, ammirata, curata e fertilizzata con costanza, se vogliamo che fiorisca ed emetta il suo inconfondibile profumo.
Perché scegliere il blog come mezzo di comunicazione?
Non ho pretese di dare risposte universali, ovviamente. Tuttavia a me pare che questa domanda fondamentale sia davvero la chiave per comprendere la nostra presenza e la nostra voglia di comunicare sul web attraverso le nostre “case virtuali”.
Sono le nostre motivazioni profonde, possibilmente oneste, a descrivere la strada che il nostro blog prenderà, prima o poi, definitivamente.
Scriviamo perché abbiamo una competenza e vogliamo metterla a disposizione di tutti?
Perché vogliamo guadagnare con un blog?
Perché sappiamo scrivere (o almeno pensiamo di saperlo) e dunque è ovvio che curiamo un blog?
Oppure dobbiamo far conoscere il nostro inestimabile lavoro letterario o abbiamo qualcosa di importante da dire?
O scriviamo semplicemente per amore?
Scriviamo perché ci piace scrivere non è una risposta che mi ha mai convinto. Qui c’è qualcuno che legge e il nostro bisogno va più in là di un semplice esercizio divertente, formativo, liberatorio, eccetera eccetera. Noi vogliamo che le persone sappiano cosa abbiamo da dire, anzi, che lo commentino, lo discutano e sotto sotto lo apprezzino e lo valorizzino.
Per ottenere questi risultati, ci serve una cosa, l’autenticità.
Il blog deve rispecchiare chi siamo veramente
Magari stiamo solo solleticando il nostro narcisismo, argomento delicato che ho già trattato nel post Ho incontrato un narcisista. Magari vi farete una risata o magari ci rifletterete un po’ su.
Se ogni giorno avremo cura del nostro blog, l’idea che i nostri lettori si faranno di noi sarà di un certo tipo, non trovate?
E’ solo un esempio che serve a dire che nulla, ma proprio nulla, viene consapevolmente o inconsciamente tralasciato da chi ci legge. Ogni cosa ha un significato!
Come si fa ad essere originali, in un mondo che sembra già molto affollato?
E’ talmente semplice. Siate voi stesse, emozionatevi ed emozionate. Il fine della comunicazione è trasmettere un contenuto emozionando, io ci ho scritto un manuale sul tema, Tecniche di Oratoria
Ciò che avete da dire non lo possiede nessun altro. Questa è la forza della comunicazione!
Qual è secondo te la chiave per comunicare efficacemente?
Cosa caratterizza il vostro blog rispetto a quello delle/degli altri?




Secondo me un modo giusto per tenere un blog è cercare sempre di scrivere contenuti non solo curati ma che interessino. Quante volte mi sfiora l’idea di costruire altri post “tecnici” su come si fa teatro, ma poi mi dico che sarebbe una fatica per la mia piccola community venirmi dietro, e rinuncio. Anche perché il mio non è un blog divulgativo freddo e senza un confronto con chi legge. Cercare di spingere al commento significa confrontarsi, venirsi incontro, ma per farlo bisogna suscitare interesse nell’altro.
E poi rispondere. Ci sono blogger, magari anche molto bravi, che non rispondono ai commenti, lo trovo del tutto sgradevole.
Cara Luz, il blog è una comunità che dialoga. Non rispondere ai commenti è come rinnegare il patto iniziale con cui lo si è aperto. Non conosco, o meglio, non seguo, blogger che non rispondono, concordo che sia sgradevole e maleducato. Ce ne sono alcuni che hanno uno stile in attacco e che contestano quello che si dice, ma la risposta è il minimo sindacale. Mentre ti leggevo, a proposito dei tupi dubbi sui post tecnici sul teatro, mi tornavano in mente le ragioni per cui non ho mai scritto post tecnici sul sindacato. Un po’ è per il motivo che dici tu, i miei lettori non mi seguirebbero, ma penso che soprattutto la scelta riguardi me: io per tutta la giornata parlo di questi temi. Nel mio tempo libero seguo i miei pensieri, le mie passioni, le mie fantasie. E per fortuna voi siete ancora qui a leggerle e a rendermi felice
Ho cominciato a scrivere sul mio blog per parlare dei miei romanzi, ma anche per condividere pensieri e metodi scrittori, poi il blog è diventato anche un luogo dove parlare di me e delle mie idee, condividere opinioni, paure e impressioni sul nostro tempo e sulla vita in generale. Alla fine é diventato una specie di diario. Forse è l’unico luogo in cui sono molto me stessa, senza filtri.
Forse, in questo senso, prevale la voce intima.
Cara Giulia, ho già fatto la stessa osservazione in passato su altre questioni, la riconfermo anche ora: abbiamo sentiment simili e lo stesso è accaduto con i nostri blog. Credo che restare in rete, come in qualunque altro progetto in itinere, richieda un continuo movimento, interiore ed esteriore, un cambiamento che accompagna le fasi della nostra vita.
All’inizio anche io ho aperto il blog per promuovere il mio romanzo. Poi ne ho scritti altri, ho scritto manuali, ma via via, un po’ sull’onda della delusione sul riscontro, un po’ sul fatto che era cambiata la mia idea di blog, ho “virato” su altri approcci.
Oggi è più di un diario personale, è un taccuino su cui scrivere insieme. Io e voi che mi leggete. Come ho scritto nel post e come ha sottolineato @Gian, la relazione che si stabilisce qui è la risultante più preziosa di questo lavoro, talvolta faticoso, che è scrivere on line un blog.
La ricchezza più grande per cui sono rata e per cui, numeri o non numeri, vado avanti.
Il primo blog l’ho aperto nel lontano 2007 si windows space che poi ha chiuso. Passato su Splinder non mi sono mai posto quale massaggio volevo veicolare, perché pubblicavo post che in qualche modo rispecchiassero il mio essere e non il mio apparire. In dettaglio è stato un arricchimento personalòe perché ho trovato persone splendide con cui interagire. Poi nel 2010 Tiscali, proprietario della piattaforma ha deciso di chiudere e sono traslocato qui.
La mia filosofia e il mio approccio è rimasto costante. Cosa ho veicolato? Non lo so se abbia colpito qualcuno. Non mi sono mai preoccupato dei numeri. Ho sempre mostrato il mio essere perché è così che intendo confrontarmi con gli altri.
Ciao Gian, sei un pioniere del blog! Hai scalato molte piattaforme per continuare a essere te stesso: i risultati sono arrivati. Una comunità che non solo ti sostiene, ma ti apprezza e ti vuole bene. I commenti che ricevi sono la riprova. Grande!
Io ho deciso di ridurre il numero dei post. Pubblicherò ogni tanto.
Non mi sono mai posto molte domande su come risultare efficace (e questo spiega alcuna cose!), ma ho sempre pensato che chi per caso sbarca sul mio blog dovesse comprendere bene chi sono e la mia visione delle cose. Alla fine penso di esserci riuscito.
Cosa spiegherebbe? Comunque chi ti segue sa cosa aspettarsi. E’ quello che si intende per “nicchia”. I blogger la cercano instancabilmente (me compresa) tu l’hai trovata