Eccomi care Volpi di ritorno dopo una piccola pausa estiva ricca e rilassante, durante la quale ho visto una serie splendida ispirata a Edgar Allan Poe di cui vi parlo oggi: La caduta della casa degli Usher.
Prima però vi racconto che ad agosto ho ripreso le pubblicazioni sul mio canale YouTube. Date un’occhiata subito cliccando qui!
La caduta della casa degli Usher. La serie
Una delle cose che adoro fare quando il tempo me lo permette è regalarmi qualche serie tv.
Di solito le scelgo sull’onda dei suggerimenti che ciascun provider offre ai clienti che si affacciano alla piattaforma. Oggi l’IA è in grado di profilare i nostri gusti e di proporci ciò che ha più probabilità di destare il nostro interesse.
Con “La caduta della casa degli Usher” non è andata così (in questo link trovate tutte le info, compresa la trama della serie ispirata al grande Poe).
Ho bypassato i suggerimenti di Netflix e ho dedicato un po’ di tempo a cercare qualcosa da guardare che fosse accattivante e con un sapore retrò, un misto in equilibrio tra la novità e qualcosa di noto.
Ho trovato la serie di Mike Flanagan ispirata al racconto The Fall of The Usher del mitico Edgar Allan Poe e l’ho vista tutta d’un fiato. Consigliatissima!
E’ sempre un rischio guardare una pellicola adattata o ispirata a qualcosa che ho già letto e che amo, ma in questo caso l’azzardo ha pagato. La serie si gusta tutta d’un fiato, ma perché chiamarla miniserie, ci sono otto episodi da un’ora circa ciascuno!
L’inizio è sommesso, ma tenete duro, la serie decolla subito, intrecciando le vite degli Usher, una famiglia davvero incredibilmente viziosa, mettendo in scena ciò che più ha caratterizzato il nostro Edgar Allan Poe, ovvero una vita smodata, ai margini, piena di abusi e incomprensioni e di abitudini strane, come quella di studiare matematica tra le tombe di un cimitero calcolando l’età dei morti. Strani metodi educativi all’epoca!
Ma qui come nei racconti si subodora la sua solida critica al puritanesimo che ha pervaso l’Ottocento americano.
La serie è godibile e ben scritta, ma forse con troppe citazioni prosaiche del lavoro di Edgar Allan Poe e alcune omissioni, che considero peccati veniali.
Tutto sommato mi ha divertita, anzi, mi ha affascinata, riportandomi a quel qualcosa di magico che la scrittura di un grande autore, che ha vissuto soltanto quarant’anni di ossessioni e fissazioni, ha da sempre evocato e che il regista ha saputo rendere magistralmente, fino alla commozione (quando guarderete l’ultima scena del primo capitolo, capirete il perché).
Una serie horror che è un ritratto senza sconti dell’umanità
Partiamo dalla trama e dalla fabula, eccellenti. Il racconto della famiglia Usher, già perduta per via di costumi, abitudini, comportamenti molto al di là non tanto del lecito quanto del morale, scivola via puntata dopo puntata in modo così avvincente e garbatamente ingarbugliato da rendere inevitabile il prosieguo bulimico della visione.
Nessuna idea per la vostra prossima maratona? Ora sapete cosa cercare.
Senza spoilerare voglio però parlarvi della figura a mio avviso più intensa della serie: Verna, la donna immortale (la morte?) che solca i secoli alla ricerca di ricchi spregiudicati che mettono insieme fortune alle spalle degli altri, provocando, come si nota in una delle scene finali della serie, bellissima, milioni di cadaveri, mentre, sono le sue parole, l’umanità potrebbe usare tutti i soldi che ha per salvarle, milioni di vite, ma si occupa di altro.
L’interrogativo di fondo di Poe resta. dunque è questo: di quale umanità stiamo parlando?
Di quale futuro e di quale genia siamo responsabili?
Perché spesso, troppo spesso, i malvagi restano impuniti e le persone candide soccombono?
E’ la stessa Verna, non a caso anagramma di Raven, il corvo, a darci la risposta.
Pochi istanti prima di dare l’estremo saluto alla migliore di tutti gli Usher, Lenore, la nipote del capostipite che pagherà l’orrendo patto col diavolo che condanna li Usher ad assistere alla morte di tutti i loro redi in cambio di un imperituro successo economico e di potere.
Potere, ma non felicità.
Lenore, dirà Verna mentre le porge l’ultimo saluto prima si spegnerla, quasi dolcemente, è stata l’artefice di un immenso bene che ha moltiplicato sé stesso in modo esponenziale. Lo ha fatto soltanto compiendo una scelta, difficile ma necessaria: salvare sua madre dalle grinfie di suo marito, uno dei rampolli degli Usher la cui fine ormai ci è nota, finito segato in due dal pendolo che lui stesso ha ordinato di muovere. Una scelta fatta per amore.
Ci si salva dunque e si muore lo stesso ma almeno lo si può fare avendo compiuto la scelta giusta.
Quanto c’è di Edgar Allan Poe nella serie?
Non è solo un omaggio, ma un tributo, al più grande di tutti. Il più terrifico, oscuro, incomprensibile, leggibile a così tanti differenti livelli di comprensione da rendere la rilettura ogni volta una scoperta essenziale, autore e poeta dell’oscurità che c’è dentro di noi e che qualche anno dopo Freud comincerà a scandagliare.
Mi perdonino coloro che stanno pensando a queste come a parole vistosamente esaltanti. Non replico. Vi invito alla lettura di qualcuna delle sue poesie o dei suoi racconti. O dell’unico romanzo che abbia mai scritto e pubblicato in vita, Le avventure di Gordon Pym.
Quanto c’è di Edgar Allan Poe in questa serie, “La Caduta della Casa degli Usher”?
Ecco quello che ho riconosciuto io:
- Il Pozzo e il Pendolo, nella tragica morte di un Usher, preda di sé stesso
- Il Cuore Rivelatore, nello scopo della ricerca di una delle figlie, intorno a un cuore meccanico che sostituisca quello naturale non troppo futuribile
- Il Gatto Nero, nell’ossessione di un altro figlio per la bestia nera che lo condurrà alla pazzia e alla morte
- La Maschera della Morte Rossa, il mio racconto preferito che funge da filo conduttore di tutta la serie che è un continuo interrogarsi sulla morte e sul destino, interpretata da Verna, splendida quanto lugubre equa messaggera
- I Delitti della Rue Morgue, cui si ispira la figura dell’investigatore che per tutta la vita ha tentato di costringere gli Usher alle loro responsabilità, invano.
- Il barile di Amontillado, di cui riviviamo l’orrore dell’ansia di essere sepolti vivi, tema sempre presente nei rituali antichi di sepoltura al fine di evitarlo.
- E per finire, Il Genio della Perversione, in cui Edgar Allan Poe descrive l’esistenza di uno spirito che diventa l’agente capace di far fare ad una persona qualcosa di orribile “semplicemente perché pensiamo che non dovremmo farla”, un abbozzo di ciò che in seguito scoprirà Freud in merito al concetto di subconscio e repressione.
Quella perversione cui molti dei personaggi di Poe sembrano incapaci di resistere e di cui il raziocinio e la profonda capacità di analisi dell’antagonista del capostipite degli Usher, che sarà, come da patto con la morte, l’ultimo a morire, rappresenta l’opposto, l’ombra o la zona luminosa , a second dei punti di vista.
Il corvo, di Edgar Allan Poe
Di tutta la sua opera che è scandaglio della natura più violenta che è presente in ciascuno di noi, naturalmente, impossibile non citare Il corvo, animale guida onnipresente nella serie che sembra ricordare a tutti, protagonisti e spettatori, che qualcuno osserva le nostre vite modeste, ripetendo all’infinito un mantra: Nevermore.
The Rave, in lingua originale con traduzione

Ho deciso di pubblicare per intero la poesia, di cui esistono molte traduzioni. Nessuna in questo momento mi appariva adeguata così ho deciso di postarla anche in lingua originale, dove il ritmo e la musicalità si apprezzano appieno.
I.
Once upon a midnight dreary, while I pondered, weak and weary,
Over many a quaint and curious volume of forgotten lore,—
While I nodded, nearly napping, suddenly there came a tapping,
As of some one gently rapping, rapping at my chamber door.
” ‘T is some visiter,” I muttered, “tapping at my chamber door—
Only this, and nothing more.”
Una volta in una fosca mezzanotte, mentre io meditavo, debole e stanco, sopra alcuni bizzarri e strani volumi d’una scienza dimenticata; mentre io chinavo la testa, quasi sonnecchiando – d’un tratto, sentii un colpo leggero, come di qualcuno che leggermente picchiasse – picchiasse alla porta della mia camera.
«È qualche visitatore – mormorai – che batte alla porta della mia camera.»
Questo soltanto, e nulla più.
II.
Ah, distinctly I remember it was in the bleak December,
And each separate dying ember wrought its ghost upon the floor.
Eagerly I wished the morrow;—vainly I had tried to borrow
From my books surcease of sorrow—sorrow for the lost Lenore—
For the rare and radiant maiden whom the angels name Lenore—
Nameless here for evermore.
Ah! distintamente ricordo; era nel fosco Dicembre, e ciascun tizzo moribondo proiettava il suo fantasma sul pavimento.
Febbrilmente desideravo il mattino: invano avevo tentato di trarre dai miei libri un sollievo al dolore – al dolore per la mia perduta Lenore, e che nessuno chiamerà in terra – mai più.
III.
And the silken sad uncertain rustling of each purple curtain
Thrilled me—filled me with fantastic terrors never felt before;
So that now, to still the beating of my heart, I stood repeating
” ‘Tis some visiter entreating entrance at my chamber door—
Some late visiter entreating entrance at my chamber door;—
This it is, and nothing more.”
E il serico triste fruscio di ciascuna cortina purpurea, facendomi trasalire – mi riempiva di tenori fantastici, mai provati prima, sicché, in quell’istante, per calmare i battiti del mio cuore, io andava ripetendo: «È qualche visitatore, che chiede supplicando d’entrare, alla porta della mia stanza. Qualche tardivo visitatore, che supplica d’entrare alla porta della mia stanza; è questo soltanto, e nulla più».
IV.
Presently my soul grew stronger; hesitating then no longer,
“Sir,” said I, “or Madam, truly your forgiveness I implore;
But the fact is I was napping, and so gently you came rapping,
And so faintly you came tapping, tapping at my chamber door,
That I scarce was sure I heard you”—here I opened wide the door;—
Darkness there, and nothing more.
Subitamente la mia anima divenne forte; e non esitando più a lungo: «Signore – dissi – o Signora, veramente io imploro il vostro perdono; ma il fatto è che io sonnecchiavo: e voi picchiaste sì leggermente, e voi sì lievemente bussaste – bussaste alla porta della mia camera, che io ero poco sicuro d’avervi udito». E a questo punto, aprii intieramente la porta. Vi era solo la tenebra, e nulla più.
V.
Deep into that darkness peering, long I stood there wondering, fearing,
Doubting, dreaming dreams no mortal ever dared to dream before;
But the silence was unbroken, and the darkness gave no token,
And the only word there spoken was the whispered word, “Lenore!”
This I whispered, and an echo murmured back the word, “Lenore!”
Merely this and nothing more.
Scrutando in quella profonda oscurità, rimasi a lungo, stupito impaurito sospettoso, sognando sogni, che nessun mortale mai ha osato sognare; ma il silenzio rimase intatto, e l’oscurità non diede nessun segno di vita;
e l’unica parola detta colà fu la sussurrata parola «Lenore!»
Soltanto questo, e nulla più.
VI.
Back into the chamber turning, all my soul within me burning,
Soon again I heard a tapping, somewhat louder than before.
“Surely,” said I, “surely that is something at my window lattice;
Let me see, then, what thereat is, and this mystery explore—
Let my heart be still a moment and this mystery explore;—
’T is the wind and nothing more!”
Ritornando nella camera, con tutta la mia anima in fiamme; ben presto udii di nuovo battere, un poco più forte di prima.
«Certamente – dissi – certamente è qualche cosa al graticcio della mia finestra.»
Io debbo vedere, perciò, cosa sia, e esplorare questo mistero.
È certo il vento, e nulla più.
VII.
Open here I flung the shutter, when, with many a flirt and flutter,
In there stepped a stately Raven of the saintly days of yore.
Not the least obeisance made he; not an instant stopped or stayed he;
But, with mien of lord or lady, perched above my chamber door—
Perched upon a bust of Pallas just above my chamber door—
Perched, and sat, and nothing more.
Quindi io spalancai l’imposta; e con molta civetteria, agitando le ali, si avanzò un maestoso corvo dei santi giorni d’altri tempi; egli non fece la menoma riverenza; non esitò, né ristette un istante ma con aria di Lord o di Lady, si appollaiò sulla porta della mia camera, s’appollaiò, e s’installò – e nulla più.
VIII.
Then this ebony bird beguiling my sad fancy into smiling,
By the grave and stern decorum of the countenance it wore,
“Though thy crest be shorn and shaven, thou,” I said, “art sure no craven,
Ghastly grim and ancient raven wandering from the Nightly shore,—
Tell me what thy lordly name is on the Night’s Plutonian shore!”
Quoth the Raven, “Nevermore.”
Allora, quest’uccello d’ebano, inducendo la mia triste fantasia a sorridere, con la grave e severa dignità del suo aspetto: «Sebbene il tuo ciuffo sia tagliato e raso – io dissi – tu non sei certo un vile, orrido, torvo e antico corvo errante lontano dalle spiagge della Notte dimmi qual è il tuo nome signorile sulle spiagge avernali della Notte!»
Disse il corvo: «Mai più».
IX.
Much I marvelled this ungainly fowl to hear discourse so plainly,
Though its answer little meaning—little relevancy bore;
For we cannot help agreeing that no living human being
Ever yet was blessed with seeing bird above his chamber door—
Bird or beast upon the sculptured bust above his chamber door,
With such name as “Nevermore.”
Mi meravigliai molto udendo parlare sì chiaramente questo sgraziato uccello, sebbene la sua risposta fosse poco sensata – fosse poco a proposito; poiché non possiamo fare a meno d’ammettere, che nessuna vivente creatura umana, mai, finora, fu beata dalla visione d’un uccello sulla porta della sua camera, con un nome siffatto: «Mai più».
X.
But the Raven, sitting lonely on the placid bust, spoke only
That one word, as if his soul in that one word he did outpour.
Nothing farther then he uttered—not a feather then he fluttered—
Till I scarcely more than muttered, “Other friends have flown before—
On the morrow he will leave me, as my hopes have flown before.”
Then the bird said, “Nevermore.”
Ma il corvo, appollaiato solitario sul placido busto, profferì solamente quest’unica parola, come se la sua anima in quest’unica parola avesse effusa. Niente di nuovo egli pronunziò – nessuna penna egli agitò – finché in tono appena più forte di un murmure, io dissi: «Altri amici mi hanno già abbandonato, domani anch’esso mi lascerà, come le mie speranze, che mi hanno già abbandonato».
Allora, l’uccello disse: «Mai più».
XI.
Startled at the stillness broken by reply so aptly spoken,
“Doubtless,” said I, “what it utters is its only stock and store,
Caught from some unhappy master whom unmerciful Disaster
Followed fast and followed faster till his songs one burden bore—
Till the dirges of his Hope that melancholy burden bore
Of ‘Never—Nevermore!’ ”
Trasalendo, perché il silenzio veniva rotto da una risposta sì giusta: «Senza dubbio – io dissi – ciò ch’egli pronunzia è tutto il suo sapere e la sua ricchezza, presi da qualche infelice padrone, che la spietata sciagura perseguì sempre più rapida, finché le sue canzoni ebbero un solo ritornello, finché i canti funebri della sua Speranza ebbero il malinconico ritornello:
«Mai, – mai più».
XII.
But the raven still beguiling all my sad soul into smiling,
Straight I wheeled a cushioned seat in front of bird and bust and door;
Then, upon the velvet sinking, I betook myself to linking
Fancy unto fancy, thinking what this ominous bird of yore—
What this grim, ungainly, ghastly, gaunt, and ominous bird of yore
Meant in croaking “Nevermore.”
Ma il corvo inducendo ancora tutta la mia triste anima al sorriso, subito volsi una sedia con ricchi cuscini di fronte all’uccello, al busto e alla porta; quindi, affondandomi nel velluto, mi misi a concatenare fantasia a fantasia, pensando che cosa questo sinistro uccello d’altri tempi, che cosa questo torvo sgraziato orrido scarno e sinistro uccello d’altri tempi
intendea significare gracchiando: «Mai più».
XIII.
This I sat engaged in guessing, but no syllable expressing
To the fowl whose fiery eyes now burned into my bosom’s core;
This and more I sat divining, with my head at ease reclining
On the cushion’s velvet lining that the lamplight gloated o’er,
But whose velvet violet lining with the lamplight gloating o’er,
She shall press, ah, nevermore!
Così sedevo, immerso a congetturare, senza rivolgere una sillaba all’uccello, i cui occhi infuocati ardevano ora nell’intimo del mio petto; io sedeva pronosticando su ciò e su altro ancora, con la testa reclinata adagio sulla fodera di velluto del cuscino su cui la lampada guardava fissamente; ma la cui fodera di velluto viola, che la lampada guarda fissamente Ella non premerà, ah! – mai più!
XIV.
Then, methought, the air grew denser, perfumed from an unseen censer
Swung by seraphim whose faint foot-falls tinkled on the tufted floor.
“Wretch,” I cried, “thy God hath lent thee—by these angels he hath sent thee
Respite—respite and nepenthe from thy memories of Lenore!
Quaff, oh quaff this kind nepenthe and forget this lost Lenore!”
Quoth the Raven, “Nevermore.”
Allora mi parve che l’aria si facesse più densa, profumata da un incensiere invisibile, agiato da Serafini, i cui morbidi passi tintinnavano sul soffice pavimento,
«Disgraziato! – esclamai – il tuo Dio per mezzo di questi angeli ti ha inviato il sollievo – il sollievo e il nepente per le tue memorie di Lenore! Tracanna, oh! tracanna questo dolce nepente, e dimentica la perduta Lenore!»
Disse il corvo: «Mai più».
XV.
“Prophet!” said I, “thing of evil!—prophet still, if bird or devil!—
Whether Tempter sent, or whether tempest tossed thee here ashore,
Desolate yet all undaunted, on this desert land enchanted—
On this home by Horror haunted—tell me truly, I implore—
Is there—is there balm in Gilead?—tell me—tell me, I implore!”
Quoth the Raven, “Nevermore.”
– «Profeta – io dissi – creatura del male! – certamente profeta, sii tu uccello o demonio! –
– «Sia che il tentatore l’abbia mandato, sia che la tempesta t’abbia gettato qui a riva, desolato, ma ancora indomito, su questa deserta terra incantata in questa visitata dall’orrore – dimmi, in verità, ti scongiuro
– «Vi è – vi è un balsamo in Galaad? dimmi, dimmi – ti scongiuro. –
Disse il corvo: «Mai più».
XVI.
“Prophet!” said I, “thing of evil!—prophet still, if bird or devil!
By that Heaven that bends above us—by that God we both adore—
Tell this soul with sorrow laden if, within the distant Aidenn,
It shall clasp a sainted maiden whom the angels name Lenore—
Clasp a rare and radiant maiden whom the angels name Lenore.”
Quoth the Raven, “Nevermore.”
– «Profeta! – io dissi – creatura del male! – Certamente profeta, sii tu uccello o demonio!
– «Per questo Cielo che s’incurva su di noi – per questo Dio che tutti e due adoriamo – di’ a quest’anima oppressa dal dolore, se, nel lontano Eden, essa abbraccerà una santa fanciulla, che gli angeli chiamano Lenore, abbraccerà una rara e radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenore».
Disse il corvo: «Mai più»
XVII.
“Be that word our sign of parting, bird or fiend!” I shrieked, upstarting—
“Get thee back into the tempest and the Night’s Plutonian shore!
Leave no black plume as a token of that lie thy soul hath spoken!
Leave my loneliness unbroken!—quit the bust above my door!
Take thy beak from out my heart, and take thy form from off my door!”
Quoth the Raven, “Nevermore.”
– «Sia questa parola il nostro segno d’addio, uccello o demonio!» – io urlai, balzando in piedi. «Ritorna nella tempesta e sulla riva avernale della notte! Non lasciare nessuna piuma nera come una traccia della menzogna che la tua anima ha profferita! Lascia inviolata la mia solitudine! Sgombra il busto sopra la mia porta!
Disse il corvo: «Mai più».
XVIII.
And the Raven, never flitting, still is sitting, still is sitting
On the pallid bust of Pallas just above my chamber door;
And his eyes have all the seeming of a demon’s that is dreaming,
And the lamplight o’er him streaming throws his shadow on the floor;
And my soul from out that shadow that lies floating on the floor
Shall be lifted—nevermore!
E il corvo, non svolazzando mai, ancora si posa, ancora è posato sul pallido busto di Pallade, sovra la porta della mia stanza, e i suoi occhi sembrano quelli d’un demonio che sogna; e la luce della lampada, raggiando su di lui, proietta la sua ombra sul pavimento, e la mia, fuori di quest’ombra, che giace ondeggiando sul pavimento non si solleverà mai più!
Edgar Allan Poe nella cultura, nella religione e nella musica!
Il corvo, messaggero di Dio nella tradizione cristiana. Animale che suggerisce a Caino il modo in cui sotterrare Abele, da lui appena ucciso, nel racconto del Corano.
Il corvo è messaggero tra i morti e i vivi, tra la terra e il cielo. Tra la vita e la morte.
Mai più lo si vorrebbe incontrare, Nevermore, né vedere appollaiato accanto alla propria porta, come la poesia di Edgar Allan Poe ci racconta, con una metrica e musicalità che incanta, ecco il valore della sua lettura in lingua originale, in cui l’assonanza tra le parole predomina praticamente in ogni verso.
Non posso concludere un post in cui si parla di Edgar Allan Poe senza finire in bellezza con due citazioni musicali ispirate ai suoi racconti: ascoltate Alan Parsons Project e Lou Reed e finite in bellezza questa lettura.
Potresti leggere anche Il giro di vite, anzi due: Henry James e l’arte del dubbio
Se avete visto la serie, vi invito a trovare gli altri riferimenti alla letteratura di Poe che ho omesso.
Se invece non la conoscevate e non conoscevate nemmeno Edgar Allan Poe (non ci credo!) che effetto vi ha fatto la sua poesia più famosa?
Raccontatemelo nei commenti a questo post!
Novità di questa estate
Ho deciso di riprendere la mia attività di artigiana videomaker, e ho pubblicato i primi video dedicati al progetto Undici esercizi di autonomia femminile, che sul mio canale YouTube è diventata una playlist.
➡️ Vi invito a visitarlo e a mettere mi piace ai video per supportarmi in questa nuova avventura!
Grazie Volpi, e bentornate!




Che magnifico post, Elena!
Poe è stato uno dei miei autori prediletti in adolescenza. I suoi racconti mi hanno fatto amare lo scrittore e l’epoca. Ho visto questa miniserie qualche mese fa e come te l’ho trovata davvero ben fatta. Certo, come tutte le trasposizioni, in particolare quelle che portano la vicenda in un’altra epoca, non sono facili da costruire. Qui ho apprezzato in particolare tutta l’estetica della casa cadente e le atmosfere del lungo racconto, le visioni del protagonista dietro le spalle di chi ascolta, quelle porte appena socchiuse e oscure, le pareti devastate dal male arrivato come una mannaia a punire tutti.
I grandi classici sono appunto questo, hanno il grande potere da non essere racchiusi in realtà in nessuna epoca, quanto piuttosto eterni.
Abbiamo lo stesso retroterra di letture adolescenziali, Luz! All’inizio anche io sono rimasta spiazzata ma poi ho realizzato che l’adattamento è davvero originale ed è stato capace di attualizzare temi e atmosfere del nostro grande Poe. Sempre sullo stile revival di storie o di letteratura del passato, sto guardando su Netflix Kaos. Bellissima. Se ti capita guardala.
Non ho letto nulla di Poe e, per ora, non credo di farlo. Amo i thriller, libri e film, ma l’horror no. Pensa che una volta, invece, mi piaceva vedere i film horror assieme a mio marito, poi dopo aver visto The ring compresa la serie di film giapponesi (a cui poi si ispira il film americano) ho smesso perché non riuscivo a dormire, se chiudevo gli occhi vedevo la scena finale della bambina che usciva dalla tv e mi veniva l’ansia. C’è una motivazione concreta, dopo la separazione vivevo da sola e la notte venivano fuori tutte le angosce. Quindi no, ho deciso che avevo già troppi motivi di ansia per aggiungerne altri.
Indubbiamente c’è uno sfondo psicologico nelle trame di Poe (mi sono un po’ documentata sui suoi racconti su Wikipedia) la scrittura è un modo per esorcizzare le proprie paure più profonde.
Buona domenica Giulia e bentornata! Spero le tue vacanze siano state rilassanti come meriti. Sai che scrivendo questo post e leggendovi mi sono resa conto che avevo dato per scontata la conoscenza, anche attraverso la lettura di almeno un racconto, di Edgar. Scopro invece che è stata una mia (e di molti altri, certo, ma non di tutti) passione giovanile. Mi piacerebbe scoprire se è così per tutti gli altri appassionati, cioè che Poe sia un autore che si legge in gioventù. Una foratura? Vedremo. Intanto capisco perfettamente i tuoi timori, anche io ho dovuto imparare a stare da sola serena. Infatti non vedo più film Horror e non leggo più libri horror anche se ho amato moltissimo e amo ancora autori come il grande S. King. Credo che lo sfondo psicologico di Poe sia legato non solo a eventuali paure, che sono di tutti ed è un bene esorcizzarle e affrontarle, ma dall’aver visto in profondità la natura umana. Quella di certuni può essere davvero orribile!
Ho intravisto la serie questa primavera, intravisto significa che Emanuele la stava guardando e io ogni tanto distoglievo sguardo e attenzione dal libro e mi ci dedicavo: un po’ respingente ma anche affascinante, così ho subito letto il libro di Poe, tra l’altro il mio primissimo Poe!
Scritto divinamente, insomma è Poe, poi vabbeh io con l’horror proprio no. Però la serie ha del genio, gli otto episodi ricalcano e hanno i titoli di altrettanti racconti come “Il gatto nero” e “Rue Morge” mentre la trama di fondo è un’azienda farmaceutica che commercializza un farmaco immaginario il Ligodone, che darà dipendenza e causerà la morte di migliaia di persone. Molto avvincente, anche se appaiono regolarmente fantasmi e c’è tanto sangue per cui non è per tutti, depurata da questo sarebbe davvero una storia pazzesca.
Ecco ho copiato quanto avevo scritto in proposito nel mio blog, anche se ho dato info già presenti nel post è stata la scorciatoia più comoda per aggiungere qui il mio parere in merito.
Ciao Sandra, ben trovata, hai passato una buona estate? Prima o poi Poe è un autore da leggere, qui non ho volutamente raccontato più di tanto la trama perché non mi piacciono gli spoiler e poi la serie ha l’ambizione di offrire una sintesi, una sorta di resümee
della produzione del grande autore, mi ha interessato soprattutto questo. Sono d’accordo con te in ogni caso, la serie è molto buona. Se ci penso, fantasmi o no (ma qui davvero pochi, fatta eccezione per Verna che però non svolge il ruolo “tradizionale” di fantasma) oggi il suo lavoro mi fa meno impressione di quando lo lessi da ragazza. Come si dice, la realtà supera la fantasia e crescendo ce ne rendiamo sempre più conto. Non ho ben compreso il riferimento a un tuo post, avevi recensito la serie anche tu o fai riferimento alla letteratura di Poe?
Quando ho postato il libri letti nel mese in cui c’era La caduta della casa ecc. ho parlato anche della serie che poi è stato il motivo per cui ho preso il libro.
Ciao Sandra, non riesco a trovare questo tuo post, se vuoi puoi linkarlo qui
https://ilibridisandra.wordpress.com/2024/04/30/letture-e-felicita-di-aprile-2/
eccolo
Grazie!
Poe è un vero maga del noir nonostante siano passati oltre cent’anni. Poe poeta non lo conoscevo, nel senso che non ho letto nulla. Per contro ho letto quasi tutto di lui dei suoi racconti.
Netflix ce l’ho ma lo guarda mia moglie. Io non resto stare davanti alla tv per più di dieci minuti.
Ciao Gian, bentornato, spero di trovarti bene. Capisco bene la tua insofferenza per il piccolo schermo, non vedo film in tv da tempo proprio per quello. Le serie già mi vanno più a genio, ma confesso che di solito le interrompo anche prima del termine… Leggevo da qualche parte che oggi le nuove generazioni restano anche meno collegati. Sei un giovanotto! Poe è di norma uno da racconti. Il Corvo potrebbe passare anche per questo che non avesse una metrica tanto musicale e accattivante.
Confesso che Allan Poe, per quanto magistrale, non è nelle mie corde.
La poesia, fra il corvo, i cuscini di velluto viola, le lampade che proiettano luci che creano ombre tremolanti, e su tutto il fantasma della povera Leonore… insomma, indiscutibilmente bellissima ma tutto troppo gotico, inquetante, cupo!
Io sono quella che ha la paura facile, sia leggendo che guardando film o serie, per cui meglio evitare il caro Edgar!
Carissima, ben ritrovata e ben tornata! E con la consueta chiarezza! Poe appartiene alle mie letture di giovane adolescente. Devo dirti però che mi sono servite numerose riletture per comprenderne appieno il senso. La poesia The Raven è in questo caso necessaria perché la serie, che vale comunque la pena, si ispira a molte sue atmosfere, naturalmente rendendole contemporanee, che è a mio avviso il suo vero merito. Nel tempo ho imparato ad apprezzare, oltre che la sfumatura horror, anche quella psicologica. Mi convinco sempre di più che occorra scandagliare i bassifondi, materiali e dell’anima, come ha fatto suo malgrado Poe e tanti altri autori altrettanto sagaci, per descrivere sfumature dell’umanità altrimenti inarrivabili. L’horror, anche psicologico, è comunque un genere molto particolare (confesso di aver guardato anche qualche splatter, ma con meno interesse). Rileggendolo ho ritrovato la me ragazzina, che oggi rivede le cose con la testa di un’adulta. Sono certa che sia capitato anche a te di tornare su qualcosa che hai amato cogliendone altre sfumature!