Oggi voglio condividere con voi il mio incontro speciale con un classico della letteratura: Il giro di vite di Henry James. Non so bene perché mi ci sia avvicinata, forse per via di una lettura affrontata tanti anni fa in lingua originale e ormai persa nei ricordi di altre storie. Forse per quel bisogno di tornare a certe radici, quando ho aperto la libreria ereditata dai miei e ho permesso che i titoli, uno ad uno, mi venissero incontro.
Henry James non mi ha delusa, al contrario, mi ha catturata lentamente, come un vento che si alza all’improvviso e poi accompagna una lunga navigazione.
Il giro di vite, anzi due: Henry James e l’arte del dubbio
Ecco la video recensione che ho girato per voi! Se vi è piaciuta, non dimenticate di mettere un mi piace e di condividerla :)
Il senso di un titolo
Voglio subito dire la mia: Il giro di vite non descrive la trama, ma è un enigma, un avvertimento: ogni pagina stringerà il nodo un po’ di più, scaverà più a fondo nella psicologia della narratrice e della compagnia che accompagna la storia.
L’escamotage che sceglie James per dare il via al racconto in prima persona con la voce della giovane governante, è la classica serata tra amici cui dare un senso, una svolta.
La discussione tra gli astanti, che attendono fino a tarda ora l’arrivo di colui che darà inizio alla narrazione promessa, li porta a ragionare su un tema che considero centrale anche per chi scrive le storie, non solo per chi le legge: il motore stesso della storia, quello che, appunto, Henry James chiama giro di vite.
Basterebbe questo per scatenare la curiosità e Henry James ci riesce benissimo ma aggiunge un plus: non è un solo giro di vite ma ben due. Due infatti sono i bambini, due fratellini, Flora e Miles, che apparentemente vedono i fantasmi.
Il tema che scatena la curiosità è il fatto, strano in allora, dell’avvistamento di un fantasma da parte di un bambino. Chi è il fantasma? Che intenzioni sottende? Perché appare al bambino e gli appare davvero?
Ecco i due giri di vite su cui gioca anche il titolo di questo articolo.
I Tales, la preferenza per i racconti
La seconda questione che voglio sottolineare è la perfezione della forma breve del racconto nella scrittura di Henry James. Un maestro della scrittura paziente e ossessiva che lo portava a revisionare continuamente il testo ogni volta che veniva ripubblicato. Rileggeva, correggeva, ritoccava finché ogni parola fosse davvero necessaria e nulla restasse in eccesso, improprio, impreciso.
Nei suoi tales il tempo si concentra tutto sul cuore della storia: niente divagazioni, solo tensione pura. Una bella sfida per un autore.
Vi siete mai confrontat* con la stesura di un racconto?
L’arte del dubbio e dell’immaginazione
La terza questione riguarda il confine sottile con cui gioca l’autore, realtà e immaginazione. Il dubbio accompagna ogni pagina del racconto, ti lascia sospesa fino all’ultima riga: ciò che la governante vede è reale, oppure è solo frutto della sua mente inquieta?
La realtà è che c’è una cura oltremodo ossessiva per la trattazione del profilo psicologico dei personaggi, reso con pochissime frasi e soprattutto con i non detti o, meglio, i non scritti.
Tutto sta a noi, a chi legge. Senza dimenticare che se esiste una vite, c’è inevitabilmente qualcuno che sta imprimendo con forza la sua rotazione.
Un racconto che nasce da un fallimento
Lo segnalo perché a mio pare questo è davvero un grande insegnamento per ciascuna di noi. Questo racconto nasce da un grande fallimento, anzi da due.
La genesi del racconto infatti è quasi un romanzo nel romanzo. Dopo il fallimento delle sue esperienze teatrali, James si rifugia presso l’arcivescovo di Canterbury, che gli narra una vicenda di bambini e fantasmi. Due bambini, non uno solo. Due giri di vite, non uno soltanto. E in quel raddoppio, in quell’innocenza esposta a forze oscure, James trova il motore perfetto per la sua storia, anche se il racconto dell’amico prete non lo convince, manca qualcosa, manca appunto il dubbio, la verità velata.
La rielabora e subito decide che debba essere la governante, giovane e fragile, a diventare il centro.
In lei convivono entusiasmo e insicurezza, bisogno di conferme e desiderio di riuscire. È lei a vedere i fantasmi, o a immaginarli. È lei che regge il peso dell’enigma.
Critici e lettori si sono divisi: James l’ha raccontata abbastanza, o volutamente lasciata nell’ombra? Forse entrambe le cose.
Così, pagina dopo pagina, restiamo immersi in una tensione ambigua.
È realtà o allucinazione?
È razionale o fantastico?
È un racconto di fantasmi, oppure la confessione di una mente smarrita?
Credo che Il giro di vite sia perfetto per un’estate di letture: leggero solo in apparenza, in realtà profondissimo. Un invito a riflettere non soltanto sulla scrittura di Henry James, ma anche sulla doppiezza della nostra realtà: ciò che vediamo e ciò che sogniamo, ciò che appare e ciò che temiamo. Sono la stessa cosa?
E forse il vero fantasma è sempre questo: la linea sottile che separa la percezione dalla verità.
Potresti leggere anche La caduta della casa degli Usher. La serie
Avete mai letto Henry James? Vi è mai capitato di vedere un fantasma, nella realtà o nella vostra percezione/immaginazione?




Ciao Elena. A me piacciono tanto gli autori dell’Ottocento e primi del Novecento perché credo raccontino storie originali in stili ineguagliabili e io sento di imparare tanto su quelle pagine. Ho appena ascoltato il racconto di questa lettura sul tuo canale Youtube che apprezzo tanto e poi, a seguire, ho letto il tuo articolo. Di James ho letto L’Americano che fa parte di una piccola mia collezione dei Tascabili Economici Newton (quelli a 2000 Lire) di cui sono molto orgogliosa. Che tenerezza! Ma della trama non ricordo nulla così come dello stile di questo autore. Quindi, incuriosita da questa tua bella recensione, ho messo il libro a portata di mano così da poterlo rileggere. Fantasmi non ne ho mai visti ma solo una volta, mentre ero in dormiveglia, ho avuto la netta sensazione che una mano mi si poggiasse sulla spalla come per rassicurarmi: era da poco morto mio padre e pensai subito a lui. Ma probabilmente era solo suggestione.
Grazie Paola per aver guardato anche il video, mi sto producendo in esperimenti YouTube non sempre azzeccati ma, come si dice, sbagliando e tentando e ritentando si impara! Sul tema dei fantasmi bisognerebbe scrivere perché la tua esperienza sembra essere molto comune. Io stessa ho vissuto un episodio simile dopo la morte di mia nonna. Che dici, raccontiamo?
A memoria non ricordo di aver letto nulla di James e di conseguenza anche il romanzo che hai descritto con molto acume suscitando la curiosità di leggerlo. Poi un flash mi ha ricordato di aver letto Daisy Miller che non mi ha lasciato molti ricordi. In lingua ho Italian hours che non ho letto. Aprendo il reader epub, che non apro quasi mai, ho scoperto di aver acquistato sia Giro di vite sia Ritratto di signora.
Buona occasione per leggerli entrambi.
Quante sorprese nei nostri Kindle! Nel mio c’è anche il tuo nuovo lavoro che ho cominciato a leggere! Non ho detto nel post che nello stesso volume l’editore ha abbinato The Aspern papers che ho altresì letto e goduto ma questo racconto è decisamente più intrigante. Interessante anche sottolineare come nella prefazione della curatrice del volume la lettura dei due racconti mi sia risultata molto distante da quella che poi ho effettivamente percepito. La letteratura è bella perché ci offre davvero molti punti di vista…
Letto tantissimi anni fa, è un romanzo molto intenso di cui conservo un buon ricordo.
Niente fantasmi nella mia vita ma avendo fatto un viaggio anche sulle orme di Agatha Christie adesso sto scrivendo qualcosa di fortemente ispirato a lei, vediamo come va.
Ah che bella notizia @Sandra! Adoro lady Agatha e già pregusto un giallo con la tua inconfondibile vena divertita e divertente. Buon lavoro (però un fantasma metticelo, dai)
Mi è capitato di leggerlo qualche mese fa e l’ho apprezzato molto. La storia mi è piaciuta, mi piace quel senso di sospensione e il fatto che al lettore sia affidato di stabilire quale sia la verità.
Il fascino di certi piccoli romanzi è tutto nello stile impeccabile col quale l’autore riesce a rendere la storia, Henry James poi è una firma importantissima.
Mi ricordo un aspetto in particolare di questo “racconto lungo”: su tutto c’è una vena di malinconia.
Non ho letto nulla di Henry James ma mi piacciono le storie di fantasmi anche se mi fanno un po’ paura può darsi che prossimamente lo legga.
Vado a mettere il like sul tuo video, cara.
Grazie Giulia per il like!!! Ti assicuro che questa storia non fa paura. E io sono una fifona eh… Pensa che alla sera non posso vedere niente di violento o vagamente pauroso altrimenti non dormo! questo racconto invece ha accompagnato alcune piacevoli serate a letto
Ma guarda che combinazione! Un classico di quelli che dimentichiamo in un angolo della libreria che viene riscoperto da entrambe, proprio ora! Bene. Il finale a mio avviso è chiarissimo nella mente dell’autore. E’ lì che finisce anche l’illusione che chi legge si procura cercando tra le righe di smascherare la governante nell’ipotesi che si sia inventata tutto. Malinconico? Anche. Mi fai riflettere ancora su questa storia a distanza ormai di settimane dalla lettura alla ricerca del sapore che mi ha lasciato in bocca: sa di perdizione, nel senso di una angoscia che non lascia alcuna speranza di salvezza