Finalmente una serata cinema con una “vecchia” amica, Paola, che conosco praticamente da tutta la vita. E’ un tempo di qualità per me, per lei, per noi: abbiamo stabilito di vederci almeno una volta al mese, e funziona. Davvero.
L’appuntamento di febbraio lo abbiamo dedicato al film Follemente, di Paolo Genovese, visto in un cinema nuovo di zecca, con tanto di poltrone reclinabili e ragazzine che divoravano ogni genere di alimento processato, avvolto in croccanti e rumorosissimi involucri.
Bello eh, ma inventare l’intervallo per venderti un gustoso milk shake gusto fragola, vaniglia o cioccolato, anche no.
FolleMente
Amo le serie psicologiche: ho visto tutte le stagioni di In Treatment, sia nella versione USA in lingua originale che in quella italiana, da sempre in attesa di un sequel che però non arriva mai.
E’ giusto dire che FolleMente mi è piaciuto: ha saputo trattare argomenti complessi senza dare l’impressione di essere sdraiata sul divanetto di Freud.
Niente a che vedere con i film che scandagliano la psiche umana senza rappresentarla, come la copiosa filmografia di Alfred Hitchcock o il più recente La stanza del figlio di Nanni Moretti, film che ho visto e apprezzato, ma forse proprio per questo divertente. Vale la pena di gustare questo film, come fosse un fresco gelato.
La scheda completa del film a questo link
Un successo atteso
Paolo Genovese ha alle spalle il successo di Perfetti Sconosciuti e si capisce fin dalle prime battute che ha tutte le intenzioni di portare a casa il bis.
Mentre scrivo, infatti, FolleMente è primo in classifica al botteghino, davanti all’ultimo atto di Bridget Jones, che, diciamolo, ha fatto il suo tempo nei panni, stretti, di un personaggio ormai trito e ritrito.
Anche FolleMente parla d’amore e di noi, delle nostre molteplici anime o, se preferite, identità. A volte confliggono, a volte cooperano per indirizzare le nostre scelte quotidiane, sempre alla ricerca di un equilibrio dinamico tra le paure, i sentimenti, i pregiudizi e i preconcetti che affollano la nostra mente.
E’ un film di cui ho apprezzato la mancanza di pretese. E’ una commedia e come tale ha un’unica ambizione: divertire, alleggerire, intrattenere. Ma senza perdere di vista i contenuti. Lo fa con garbo, ma senza guizzi o particolari intuizioni. Una delle ragioni per cui alla fine del film mi resta un po’ di amaro in bocca.
E tuttavia esco da quella sala divertita, rilassata, sorridente. Dio solo sa quanto ne ho bisogno di momenti in cui ridere a crepapelle.
Niente trama, solo uno spoilerino…
Tranquille, non vi parlerò della trama. Fatemi solo cominciare come comincia il film: con un primo piano su Piero (Edoardo Leo) che cammina incerto verso il suo primo appuntamento con Lara (Pilar Fogliati).
Nel mentre, in un appartamento cupo, pieno di vecchi mobili, schedari e divani di pelle consunti, quattro attori meravigliosi, Claudio Santamaria, Rocco Papaleo, Maurizio Lastrico e Marco Giallini, interpretano Eros, Valium, Romeo e il Professore. Sono le identità di Piero che si accapigliano tra gusti e colori. Di cosa stanno parlando? Ma del primo problema che Piero deve affrontare, ovvero acquisto del preservativo: sì o no? Di quale colore? Con quale gusto?
Intanto Lara, l’altra protagonista, si prepara al suo primo appuntamento con Piero. L’ha invitato a cena, a casa sua, di sabato sera. Non sa esattamente come ci sia riuscita ed è in preda al panico: quale abito deve indossare per non sembrare troppo audace o troppo casual?
Problemi semplici dentro menti molto complesse.
Sì perché anche Lara ha altrettante voci nella sua testa; la giudicano, tentano di spingerla oltre, frenano e generano le sue ansie. Sono come luci che si accendono e si spengono.
Sono anch’esse in un appartamento, ma non come quello dei colleghi uomini: è luminoso, arioso, vellutato. Morbido.
Trilli, Scheggia, Giulietta e Alfa manifestano ciascuna le varie parti di un noi che in taluni casi è ben più affollato. Attrici di grande valore, alcune più conosciute, come Claudia Pandolfi e Vittoria Puccini, altre (per me) tutte da scoprire, come Emanuela Fanelli e Maria Chiara Giannetta.
Il trailer ufficiale di FolleMente
Che cosa c’è nella nostra folle mente?
FolleMente è incentrato sul tema della scoperta di sé e delle mille sfaccettature della nostra esistenza.
L’amore, la paura, il timore del giudizio degli altri e il portato delle esperienze precedenti, gravano su ciascuno con pesi alternati che zampettano su ferite interiori ancora da sanare. Non sempre il risultato di questa danza è appropriato, ma l’importante diventa esprimerlo, piuttosto che restare ferme a ciò che sembra giusto fare, per non rischiare.
Le quattro identità speculari di FolleMente
Sono quattro le identità speculari che il regista usa per compiere questo viaggio: il genitore, la guida, il mentore, che nel film sono ruoli assegnati al Professore e ad Alfa, un nome solitamente associato ai cani maschi dotati di leadership naturale. Qui è assegnato a una protagonista femminile, una scelta che ho particolarmente apprezzato.
Il Professore e Alfa rappresentano la dottrina, i dogmi, le regole giuste o sbagliate del nostro agire. Il loro compito è reprimere o meglio indirizzare le altre parti verso ciò che abbiamo imparato essere la cosa giusta da fare. Impersonificano la parte dominante del sé, che censura, abilita, giudica e che però è anche capace di fare un passo indietro al momento opportuno, di rivedere i propri canoni di riferimento.
Quasi all’opposto ci sono Giulietta e Romeo, la sensibilità, l’amore, i sentimenti che producono gioia e sofferenza. Rappresentano la parte innata, autentica e preziosa che esiste in ciascun* di noi. Con delicatezza e una certa persistenza sono le parti che si affermano contro ogni giudizio e ogni regola, capaci di seguire soltanto ciò che il cuore esprime, senza veli e condizionamenti.
L’unico, vero ancoraggio per superare ogni paura.
Valium e Scheggia appaiono invece insensibili ai sentimenti, congelati come gli ovuli di Lara. Rappresentano la parte più dura di noi, quella disincantata, anestetizzata da sostanze o da scelte che alienano, ritirando il cuore dall’agone dei sentimenti, per proteggersi.
In ultimo ci sono Eros e Trilli, la parte istintiva e animalesca, quella che vorrebbe buttare il cuore oltre l’ostacolo, che non si ferma davanti a niente e che mette in primo piano i propri bisogni istintivi, atavici. Quelli che ci tengono vivi. Vogliono passare subito al dunque, ma con modalità differenti: Eros con gesti sfacciati, impetuosi, Trilli con i lapsus e le mosse inconsapevoli che sono messaggi precisi, per chi li sa decodificare.
Il “gioco” del film
Il gioco del film sta tutto qui: nella difficoltà di comporre queste anime nel disperato bisogno di esprimere e soddisfare i propri bisogni.
Un messaggio che arriva dritto al cuore di chi guarda e che costringe a interrogarsi sulla capacità di districarsi tra le varie parti di noi, qui sdoganate come un fatto normale e non patologico, come ci hanno fatto credere per molto tempo. A mio avviso il portato più significativo del film.
Al nostro servizio ci sono la saggezza di Alfa e il Professore, la carnale istintualità di Eros e Trilli, i sentimenti puri e la sensibilità di Giulietta e Romeo che chiamiamo romanticismo e la funzione protettiva di Valium e Scheggia. Tutte condotte a quell’unità che permette a Lara e Piero (e a ciascun* di noi) di incontrare davvero l’altro e di provare sentimenti, accettandone i rischi.
Mettendosi nuovamente e tutte le volte che sarà necessario, ancora in gioco.
Note di apprezzamento
- Voglio segnalare per la sua simpatia la scena dell’amplesso, a lungo desiderato e finalmente consumato. Qui le identità maschili e femminili, una volta raggiunto il climax, esplodono in un concerto, letterale, di voci e strumenti sulle note di Somebody to Love dei Queen, mentre i due protagonisti si accasciano esangui sul letto. L’ho trovata geniale.
- Le attrici e gli attori sono bravissimi. Due personaggi mi hanno colpito più degli altri: Claudia Pandolfi, che ho adorato nella sua bellezza matura ed esuberante e un caschetto corto semplicemente perfetto. E poi Rocco Papaleo, che spezza con battute sempre al tempo giusto il ritmo delle conversazioni.
Come avrete capito, consiglio vivamente il film. E’ una storia che ha il pregio di affrontare il tema degli abissi della mente con leggerezza e senza superficialità. Come direbbe Calvino, planando sulle cose dall’alto.
La scelta di ambientare il film all’ultimo piano di un palazzo ha per me questo significato: lassù siamo protett*, ma in amore come nella vita importante è avere il coraggio di salire una scala, suonare un campanello e, finalmente, vivere. Perché prima o poi, sulle cose occorre planare.
Avete già visto questo film? Quale delle quattro identità risuona di più con la vostra esperienza?




Cara Elena, il film non l’ho ancora visto ma mi attira, tra l’altro io amo molto Edoardo Leo (ma anche Giallini). A proposito Rocco Schiavone è sempre tratto dai romanzi di Antonio Manzini (gli episodi di quest’ultima serie sono proprio i titoli dei romanzi, però forse il personaggio è maturato e forse Manzini stesso). Al primo appuntamento per me oggi prevarrebbe la prudenza e quindi niente di istintivo, per fortuna vivo una storia consolidata da tempo altrimenti con la prudenza resterei sola, sicuramente.
Ammetto cara @Giulia che sono un po’ arrugginita quanto a primo appuntamento: l’ultimo è avvenuto quasi 17 anni fa, dunque ho ricordi moooolto sbiaditi :) Ma concordo con te, sono sempre stata guardinga, troppe batoste e troppe delusioni hanno il loro peso. Quanto alla scrittura, può darsi che sia come dici tu. Io ho trovato anche un po’ di stanchezza nella scrittura, non dev’essere facile tenere un protagonista vivo e vegeto a lungo, e tu ne sai sicuramente qualcosa! in ogni caso, sono assolutamente intenzionata a godermi tutta la serie!
Ciao Elena. No, non ho ancora visto questo film che, come tanti film italiani con un cast di attori di buon livello, mi attira tanto. E questo è il momento di Edoardo Leo e Pilar Fogliatti che, sono sincera, reputo attori discreti: ma io forse sono un po’ esigente. La tua bellissima e puntuale recensione mi ha fatto pensare al film cartone Insideout in cui Gioia, Tristezza, Rabbia e Disgusto sono le emozioni che influenzano la vita e le azioni quotidiane della quasi adolescente Riley.
Non avendo ancora visto questo ‘Follemente’, tra le identità che guidano il primo appuntamento dei due protagonisti (se non ho capito male!) mi sentirei di parteggiare per la saggezza e la riflessività di Alfa e del Professore perché sono più in armonia con il mio modo di essere e perché adoro Marco Giallini. Ma anche la sensibilità e l’amore supportati da Giulietta e Romeo sono fondamentali nei rapporti umani. Inutile dire che la tua recensione ha stuzzicato la mia curiosità e se il film non dovesse arrivare presto su una delle piattaforme video a pagamento vedrò di andare io al cinema! Grazie
Cara Paola, sono felice di aver solleticato la tua curiosità, in fondo è la ragione per cui scrivo recensioni. Dunque la mia amica, che si chiama Paola come te, ha fatto il tuo stesso commento: anche a lei è venuto in mente Insideout (che non ho visto, a questo punto purtroppo) penso perché lo schema è abbastanza simile. Qui siamo al cinema e non ai cartoni, forse in una modalità meno originale di quello che avrei potuto immaginare, ma divertente, efficace, leggero. Non ho mai valutato la possibilità di acquistare la visione sulle piattaforme, di solito utilizzo i film già proposti, che di solito sono emerite ciofech*, soprattutto perché adoro il maxi schermo e le poltrone super comode. Ma chissà, magari ti riesce di andare al cinema, sperimentando anche qualche esperienza nuova, come andare solo (un po’ alla Brunilde) . Anche io adoro Marco Giallini. Sto vedendo la nuova serie di Rocco Schiavone ma noto un cambiamento nella scrittura. Volevo proprio verificare se anche quest’ultima serie fosse tratta da romanzi di Antonio Manzini ma non ho trovato informazioni in proposito. Tu forse ne sai qualcosa?
Coglierò il tuo invito ad andare al cinema trovando qualche ora per me. Anche da sola certo, se non si trova la compagnia giusta. Riguardo la nuova serie di Rocco Schiavone mi son venute le lacrime agli occhi quando ho appreso da te che è già in onda la sesta stagione: non lo sapevo! Cercando su Rai Play ho trovato quattro nuovi episodi del vice questore ed il quarto porta il titolo dell’ultimo libro di Manzini che, da ciò che leggo, è uscito nel 2023. Grazie mille Elena per i tuoi preziosi suggerimenti
Guarda, io l’ho scoperto per caso l’altro giorno, sono riuscita a vedere un’episodio soltanto… Ammetto che ormai la RAI per me è come se non esistesse.. Per fortuna c’è Rai Play. Abbracci grandi
Amiche già andate tutte, figlia pure, compagno refrattario al cinema, mi sa che sarà la prima volta che andrò al cinema da sola.
E magari, a farlo da sola ci prendererò gusto, come è stato per i viaggi. Potrebbe essere una svolta!
Ho proprio voglia di un film leggero ma non stupido.
Recentemente, ho visto a teatro Perfetti sconosciuti, anche la versione teatrale ha la regia di Genovese. Nonostante avessi già visto il film, è stato uno spettacolo molto piacevole.
Infatti io dopo aver visto FolleMente voglio vedere anche Perfetti sconosciuti ma sulle piattaforme non lo trovo. Secondo me tra poco lo ripropongono. Al cinema da sola non ci sono mai stata ma mi fa meno impressione che un viaggio da sola. In ogni caso tu hai ampiamente superato questo limite, ormai ripetutamente. Col senno di poi cara Brunilde, questo è un film che potrei vedere tranquillamente da sola, mentre non mi verrebbe mai in mente di condividerlo con il mio compagno. Non so, è un’esperienza che vedo con un’amica o appunto da sola. In ogni caso, leggero o no, il film non ti lascia distrarre e ti tiene attaccato alla poltrona, tra una risata e l’altra, e al vero senso della vita: l’amore. Per tutt* quell* che hanno ancora voglia di sognare e ridere di noi stess*…
Troppo tirato via, rinnegando proprio la citazione colta calviniana: planare con leggerezza dall’alto.. le esigenze cinematografiche del resto sono tiranne.. e il telefonatissimo ma irreale andar via da casa per poi tornare risulta utile solo a far incontrare direttamente le otto personalità.. comunque gradevole, Fanelli e Santamaria fenomaenali.. da più parti invocato uno spin off solo per loro.. sarebbe una bomba!
Otto personalità, secondo me Genovese ci ha fatto lo sconto! La scena che citi, sul finale, è vero che è funzionale a farle incontrare e poco più, devo anche dirti che forse non è nemmeno la mia preferita. Ma il messaggio è chiaro, sono le nostre identità che decidono, frenano, spingono, si incontrano e alla fine stabiliscono un sì o un no. Ho trovato molto efficace il modo in cui le ha rappresentate, chiuse in appartamenti caratterizzati in modo differente, litigiose, amiche, collaborative, tutto e il contrario di tutto, proprio come talvolta appariamo noi. Poi le accoppiate sono perfette, Fanelli e Santamaria eccellenti certo. Ma io continuo ad aver visto il teatro in quelle interpretazioni che ho segnalato, a me nel cinema piace sempre tanto. Alla fine comunque vedo che ti è piaciuto. Io difendo con forza ogni spazio leggero leggero che poi leggero leggero non è mai del tutto. E Calvino ce l’aveva ben presente…nonostante le sue “lezioni”