Non è la prima volta che mi capita di acquistare un libro sull’onda di un’emozione. Ho parlato più volte di come seleziono i libri che poi leggo più o meno avidamente e oggi devo aggiungere alla mia già lunga tipologia l’acquisto per colpo d’occhio.
E’ così infatti che la mia attenzione è caduta su Adolfo Bioy Casares e il suo romanzo, L’avventura di un fotografo a La Plata, in cui l’autore è riuscito a fotografare la seconda città dell’Argentina, La Plata, scrivendo un romanzo.
E’ stato un sabato pomeriggio, presso la libreria del Gruppo Abele, a Torino. Ero alle prese con un dibattito sul tema del terrorismo nero, in compagnia di un noto ex magistrato che mi metteva non poco in soggezione. Restavo concentrata sul dibattito e sul pubblico, molto attento, ma di tanto in tanto non potevo fare a meno di sbirciare intorno a me, dove da una parete di libri succulenti come caramelle una copertina mi attirava più delle altre.
E’ bastato un colpo d’occhio e due parole che richiamavano dal pozzo dei ricordi un’immagine, nitida e poliedrica, di una città che non si può che amare follemente, una volta conosciuta: La Plata, la prima capitale dell’Argentina, la città dove ha vissuto la sua vita prima dell’Italia il mio compagno e dove vive la mia seconda famiglia.
L’avventura di un fotografo a La Plata è finito subito tra le mie mani, prima che le ultime chiacchiere prima di congedarsi mi distraessero dalla mia missione.
Oggi voglio raccontarvi le emozioni che questa lettura ha suscitato in me. E’ un romanzo che si legge piacevolmente, in due modi differenti: gustando le parole misurate e i racconti di vita quotidiana di un’Argentina sulla soglia della dittatura. Oppure immaginando fotografie di una città progettata con squadra e compasso che l’occhio di Bioy ci restituisce, scovando gli angoli più nascosti di una La Plata tutta da scoprire.
Fotografare La Plata in un romanzo
Parliamo dunque del romanzo. Premetto che non conoscevo Bioy Casares, nemmeno l’avevo mai sentito nominare. Quando ho acquistato il romanzo, pubblicato da SUR, e ho scorso l’incipit, a dire il vero, sono rimasta un po’ delusa.
Sentite qui:
Verso le cinque, dopo un viaggio in pullman lungo quanto la notte, Nicolasito Almanza arrivò a La Plata. Si era inoltrato di un centinaio di metri in quella città a lui sconosciuta, quando lo salutarono. Non rispose, perché con la mano reggeva la borsa che conteneva la macchina fotografica, le lenti e altri accessori, e con la sinistra la valigia con i vestiti. Tutto si ripete, anche se l'altra volta le mani erano libere e aveva risposto a un saluto rivolto a qualcuno che si trovava alle sue spalle. Si guardò indietro: non c'era nessuno
Niente effetto wow insomma.
Avrebbe potuto finire nella parte della libreria dedicata ai libri che non regalerei mai ma che quasi sicuramente non riprenderò più in mano.
Ammettetelo, avete anche voi un angolino della libreria dedicato a questi libri tiepidini!
Eppure qualcosa mi ha spinto a collocarlo nell’angolo della lista di attesa. Con all’attivo ben tre viaggi a La Plata, (qualcuno l’ho descritto nei post dedicati ai viaggi, su questo blog) forse era tempo di tornarci. Per scoprire che leggere Bioy Casares è un’esperienza che devi portare fino alla fine per capirne esattamente i contorni.
Se avete intenzione, magari dopo aver letto questo articolo, di acquistare uno dei suoi romanzi, tenete presente questa indicazione e non demordete.
La trama de L’avventura di un fotografo a La Plata
Il giovane fotografo Nicolasito Almanza riceve il suo primo incarico professionale a La Plata, dove sarà ospite dell’amico Mascardi. Il suo arrivo prende subito una piega inaspettata: un incontro casuale con la famiglia Lombardo – il misterioso e inquietante patriarca Juan e le sue affascinanti figlie, Julia e Griselda – lo trascina in un vortice di attenzioni ambigue e richieste bizzarre.
Nonostante gli avvertimenti di Mascardi, che sospetta qualcosa di oscuro nei Lombardo, Nicolasito si lascia trascinare nel vortice dal fascino delle due donne e dalle strane pretese del capofamiglia.
Il lettore è quasi infastidito da questa ingenuità e resta nel dubbio, fino all’ultimo fotogramma: riuscirà a portare a termine il suo lavoro o lo abbandonerà, preferendogli le braccia di una delle sue amanti?
Ciò che colpisce è la strana e persistente sensazione di pericolo che incombe su di lui, mai esplicitato eppure presente in ogni scena del romanzo.
Il tempo in cui è ambientato non è definito, ma scorrendo le sue pagine tutto fa pensare all’Argentina dei Colonnelli, della dittatura, dei desaparecidos e del dolore e della morte che incombe su ogni personaggio, come una coltre grigiastra che nel breve li sommergerà tutti.
Alcuni sono già scomparsi, come il figlio del signor Lombardo, l’antagonista nel romanzo che tutti giudicano al pari di un diavolo, un maligno, e che esercita una pericolosa influenza su Almanza.
Arriverà a considerarlo, non senza un doppio fine, al pari di quel figlio scomparso e di cui non conosceremo mai la storia, ma che ci fa pensare ai giovani studenti catturati e uccisi nel 1976 nella notte delle matite spezzate, di cui potete conoscere la storia in questo documentario su YouTube.
Si tratta di una mia suggestione. Il romanzo si può leggere tranquillamente ignorando tutto quanto è successo a La Plata e nelle altre città argentine dal 1976 in poi.
Trovare un intero romanzo in un incipit
Ora, torniamo a quell’incipit. Che cosa ci dice di questa storia?
Il viaggio è lungo e Nicolasito arriva da lontano. Capiamo subito che è un viaggiatore con la macchina fotografica in tasca, ma non un improvvisatore, ha con sé tutto ciò che gli serve, è uno che lo fa di mestiere. La Plata è una città sconosciuta per lui ma appena arrivato suscita la curiosità di molti, tutti lo salutano, attratti dalla sua voluminosa attrezzatura. Lui non conosce e non conoscerà davvero nessuno.
In quei primi momenti, quelli che per un fotografo definiscono se ciò che ha di fronte può diventare l’oggetto del suo interesse professionale, Nicolasito ricorda. Ricorda l’ultima volta che ha salutato qualcuno che conosceva. Si trovava alle sue spalle. Anche in allora lui se ne stava andando.
Possiamo intuire come Nicolasito non sia dunque destinato a restare. Eppure leggendo speriamo che lo faccia, che si convinca, che metta a terra le sue valigie.
Fotografare La Plata con le parole
L’aspetto più originale del romanzo per me sta proprio qui, nella scelta di fotografare La Plata con le parole.
E l’amore per La Plata è senza dubbio la ragione di quel colpo d’occhio che mi ha portata fin qui. La seconda è la fotografia, arte per cui non ho alcuna attitudine ma che amerei molto apprendere, approfondire.
Mi affascina come l’occhio del fotografo possa essere capace di cogliere aspetti del tutto originali e invisibili all’occhio naturale, senza mediazione della lente della macchina fotografica, per scoprire, come fa Nicolasito, lati imperscrutabili della persona che per questa ragione diventa impossibile non catturare.
Come se fotografare significasse fissare quel momento per sempre, poterne cogliere ogni sfumatura, ogni più piccolo particolare, da un certo punto di vista, angolazione, luce, prospettiva, e riguardarlo, osservarlo di nuovo, una, due, cento, mille volte se necessario. Quante fotografie hanno fatto la stessa fine tra le nostre mani?
Questa capacità è propria anche del Bioy narratore, che ci racconta storie di personaggi che sono in realtà un campionario di molte identità che si intrecciano, si mischiano, si influenzano a vicenda.
Particolarmente efficace la descrizione delle donne del romanzo. Dona Carmen sopra le altre, l’affittuaria il cui seno esplode ogni volta che il suo inquilino, Nicolasito, le passa accanto distratto e succulento, per lei inarrivabile.
Non c’è nessun lieto fine. Tutto sembra franare inesorabilmente verso l’oscurità di un paese ahimè senza memoria.
Non è un romanzo a lieto fine, né potrebbe esserlo.
Ogni individuo che segue ostinatamente le sue passioni finisce sempre per ferire qualcuno.
Oppure, preserva sé stesso.
Qualche curiosità su La Plata
La Plata è una città simmetrica. Le sue vie non sono distinte da nomi di persone notevoli ma da numeri e si intersecano ad angolo retto, attraversate dalle diagonali, da est a ovest e da nord a sud.
All’incrocio delle diagonali si trova il centro nevralgico della città, la Plaza Moreno, una delle piazze a parco più estese del mondo, la più grande di tutta l’Argentina. Si affaccia sulla piazza da un lato la bellissima Cattedrale neogotica, sormontata da due campanili alti centododici metri e dall’altro l’imponente Municipio, bianco come i vecchi palazzi coloniali.
La Plata non è una città nata per successive stratificazioni, ma a tavolino, nel 1882. Fu progettata dall’architetto Pedro Benoit su richiesta del Governatore Dardo Rocha perché, divenuta Buenos Aires Capital Federal, mancava una capitale della provincia bonaerense (della Gran Buenos Aires).
E’ qui che saranno ospitate le nuove istituzioni del governo provinciale e l’Università, fondata nel 1897 e molto conosciuta per il suo osservatorio e per il museo di Storia Naturale.
Fu a La Plata che venne installato il primo sistema di illuminazione elettrica pubblica dell’America Latina.
Il mio racconto di questo romanzo termina qui. Se vi è piaciuto, vi chiedo di condividere questo articolo per far conoscere ad altri il mio blog.
Mi resta nella penna una domanda per voi: avete passioni per le quali rinuncereste (o avete giò rinunciato) a qualcosa di prezioso? Quali sono?
Come sempre vi leggo volentieri nei commenti qui sotto ;)




Riguardo alla tua domanda, la passione per ora è sempre la scrittura!
E te pareva!!! :D
L’incipit a me è piaciuto subito, come tu affermi nel seguito del post, contiene già una storia, l’arrivo in una nuova città e il ricordo di qualcuno riferito a un viaggio precedente.
Non conosco l’autore e non sono mai stata in Argentina, anche se mi piacerebbe approfondire la sua storia soprattutto quella della dittatura.
I libri che parlano di luoghi a noi noti hanno sempre un’incredibile attrattiva, spesso ho comprato dei libri solo per l’ambientazione in città a me care, credo sia perché ogni volta che leggiamo un libro siamo incuriositi non solo dalla storia dei personaggi ma anche dal contesto e quindi dal l’ambientazione e, se si tratta di un luogo da noi conosciuto e amato, ci sentiamo più immersi nel libro.
Vedi come le cose appaiono diversamente a seconda di chi le guarda o nel nostro caso, le legge? Per fortuna, come dico sempre, la letteratura è così vasta da abbracciare i gusti di tutt*. Quanto all’osservazione che fai sulla vicinanza con i paesi che visitiamo, è andata proprio così anche per me con questo libro, cara Giulia. L’Argentina mi attrae molto perché conoscendo le persone, non solo i familiari, senti come una vicinanza che ti fa seguire le sorti del paese che poi si ripercuotono sulle sorti delle persone. L’Argentina è un paese sempre in bilico tra democrazia e tirannia, ma non è molto diverso dal nostro. Come se una volta accaduto qualcosa di tremendo, come da noi il fascismo, restasse un germe del male che di tanto in tanto tenta di riemergere. Sta a noi respingerlo. E’ cosa di questi giorni, è cosa di sempre.
Autore sconosciuto, dell’Argentina non conosco nulla salvo qualcosa relativa alla storia e alle vicende dolorose della dittatura.
Recensione impeccabile e molto suggestiva che incuriosisce molto.
Terrò a mente questo libro.
Grazie mille Gian per l’apprezzamento. E’ un autore particolare, fuori dal comune, val la pena di conoscerlo. Quanto alle vicende argentine, l’ultima è di ieri con la clamorosa truffa dei bit coin propagandata da Milei. Che dire, la storia non è più in grado di metterci in guardia dai tiranni?
Ciao Elena. Non conosco nulla dell’Argentina a parte qualcosa immaginata attraverso i racconti e le foto che gli zii di mio marito, emigrati in Argentina negli anni cinquanta, ci portavano quando venivano a trovare mio suocero nelle estati di parecchi anni fa. Ma è un paese affascinante ricco di natura selvaggia e tanta storia dolorosa anche recente. Devo dire che l’incipit che trascrivi nel post a me è piaciuto invece ma prima ancora del suo incipit di questo libro mi avrebbe attratto la copertina, così colorata e particolare.
Ci chiedi se per poter portare avanti una passione potremmo rinunciare a qualcosa di altrettanto prezioso nella nostra vita? Al momento le passioni che porto avanti sono la scrittura e la lettura e lo sport e riesco a conciliarle (forse un po’ male) tutte. Ma se dovessi rinunciare ad una di esse sicuramente rinuncerei allo sport per lasciare tutto lo spazio alla scrittura e lettura.
Ps: devi andare in Argentina!!!!!!!!
Cara Paola, intanto mi ritrovo completamente nelle tue passioni che in questo momento della mia vita sono esattamente le tue. La storia di questo romanzo non è a lieto fine, come dicevo. Il protagonista non soddisfa il lettore romantico e prosegue la sua strada, seguendo la sua passione. Io ho rinunciato a una carriera per seguire la mia passione politica. Non me ne sono mai pentita. Per fortuna, anche se ho poco tempo, non devo rinunciare a nessuna delle tre, con pesi differenti tra di esse a seconda delle settimane. Riduco un po- Ma quando scrivo, sto veramente bene. E’ davvero una terapia.
Interessante la tua recensione a questo romanzo. Mi lascia perplessa la indeterminatezza temporale, sicuramente voluta, ma con tutto quello che è accaduto in Argentina mi sembra una scelta non particolarmente felice. Ti chiedo: pensi che questa lettura sia consigliabile anche a chi, come me, pur sentendo la fascinazione per l’Argentina non ci è mai stata, e non conosce nulla di questa città di La Plata?
Ciao Brunilde, forse l’autore ha voluto prendere le distanze da un presente troppo doloroso? Quando scrivo storie mi rendo conto che parto da fatti accaduti attorno a me e conosco, ma poi, in qualche modo, prendo le distanze, specie se sono dolorosi. E’ solo una traccia, magari la scelta è stilistica o di altra natura. Quanto alla tua domanda, ci ho davvero pensato su, grazie per avermela posta: penso che senza la fascinazione per la fotografia o per La Plata con lo avrei acquistato e dunque letto. Anche perché le atmosfere sono davvero molto legate all’immagine che conservo di quei luoghi, quindi, per risponderti, sapendo quanto vasto è l’orizzonte letterario esistente, ti rispondo di no. Ma forse la mia risposta era già insita nella domanda…