I tempi non sono mai così cattivi ~ Volpi
Storie libri e racconti

I tempi non sono mai così cattivi

 

Mi andava di cominciare il nuovo anno di blogging con una raccolta di racconti di Andre Dubus, scrittore americano amico e allievo di autori del calibro di Yates e Vonnegut, celebrato da Stephen King, Irving e Updike (leggendolo se ne comprende il perché).

L’ho scoperto tardivamente e un po’ me ne pento, in una fine 2020 piena di contraddizioni e paure.

I tempi non sono mai così cattivi, pubblicato da Mattioli nel 2015, è definitivamente appropriato per cominciare un anno all’insegna della speranza.

Non è facile decodificare questo messaggio di cui siamo consapevoli soltanto dopo aver letto qualcuno dei nove racconti da cui è composta la raccolta, cui si aggiunge la Lettera a uno scrittore che merita una trattazione a parte. La farò, la troverete sul blog, tra qualche tempo.

I tempi non sono mai così cattivi

I tempi non sono mai così cattivi - Andre Dubus
La carta patinata tamburellata rende ancora più accattivante l’acquisto

Vorrei subito togliere dal tavolo qualche possibile fraintendimento. Nonostante il titolo sia di buon auspicio, le storie che Dubus racconta non hanno lieto fine, spesso sono racconti dal finale sospeso o piuttosto dal finale aperto, in cui è impossibile, se non attraverso la fantasia del lettore, sapere, immaginare com’è andata a finire.

Ma non si spaventino i cultori del racconto chiuso, quello fatto e finito in cui l’autore ti prende per mano e ti conduce dove ritiene tu debba andare. Non resteranno delusi.

E poi ogni tanto bisogna pur superare gli schemi, persino quelli propri. Vale anche per i lettori, sì, decisamente. Se non lo avessi fatto ora non sarei qui a scrivere una entusiastica recensione di questi racconti.

Dubus non è solo uno scrittore ma un lucido narratore della realtà, in tutta la sua crudele verità, quella che siamo portati a nascondere, specie quando riguarda noi. Dubus detesta l’ipocrisia e la falsità e mette questa sua scelta di campo nei suoi testi. Questo soprattutto è ciò che mi piace di lui

Se così non fosse non avrebbe cominciato la sua raccolta citando San Tommaso Moro. Già, avete inteso bene: il titolo è preso da un suo aforisma:

“I tempi non sono mai così cattivi da non trovarci un uomo buono”

— San Tommaso Moro

La ricerca dei personaggi e la sua visione del femminile

Di uomini buoni Dubus è alla ricerca, sepolti sotto l’indifferenza o le convenzioni, le rigide regole della cultura religiosa americana, coperti da coltri di ipocrisia e di violenza.

Il suo sguardo sul femminile è privo di retorica, anche di quella femminista e questo potrà forse indispettire. Eppure dopo aver dipinto personaggi femminili persi troppo spesso nell’apparenza, in un gioco delle parti che giova solo ai pregiudizi, ecco che ci regala un passaggio che riapre il cuore:

Era più di questo. Era l'ingresso nel mondo dell'età adulta, nella foresta profonda dell'essere donne, e non importa se molti oggi, donne e anche uomini, sostengono ci sia poca differenza fra i due sessi; la verità è che gli uomini possono farsi strada in quella foresta solo seguendo sentieri precisi, mentre le donne li possono sorvolare come uccelli

Resistete dunque, resistete nella lettura fino all’ultimo racconto, Storia di un padre, in cui a mio avviso si misura l’altezza dello scrittore e dell’uomo.

Storia di un padre

L’ultimo racconto è anche il più intenso. In Storia di un padre Dubus ci racconta la scelta compiuta da un padre per proteggere la figlia, regalandoci una delle pagine più belle del dialogo tra l’uomo e il divino, di cui Dubus dobbiamo supporre sia profondo conoscitore.

Lo ha forse invocato personalmente, quando ha dovuto affrontare la violenza accaduta, per davvero, a sua figlia?

Di certo sappiamo che il rapporto con il divino lo ha diffusamente inserito in pagine che nel momento in cui le sto raccontando già mi mancano. Provo nostalgia per quei suoi personaggi che ti entrano dentro e ti si aggrappano al cuore.

E mi immedesimo ai bordi di quel lago che fa da sfondo a molti dei suoi racconti e che in qualche modo sento mio.

Potrei raccontarvelo il passaggio che voglio regalarvi, ma preferisco trascriverlo. Mi pare così di preservare al meglio la sua bellezza.

Non sento la pace che provavo un tempo: non con Dio, né col mondo o chiunque lo abiti. Ho cominciato a preferire questo stato delle cose, a ricordare con affetto l'altro come un periodo di pace che né mi sono guadagnato né ho meritato. Ora la mattina mentre guardo i fringuelli viola allontanare le cince più grosse dalla mangiatoia, parlo con Dio. Gli dico "Lo farei di nuovo". Perché quando lei ha bussato alla mia porta, poi mi ha chiamato, ha risvegliato qualcosa che scorreva nel mio sangue e stava dormendo da quando era nata, così che la persona che si è alzata dal letto quella mattina no era più il proprietario di una scuderia o un cattolico o un qualsiasi altro Luke Ripley con cui ho vissuto per lungo tempo, ma il padre di una ragazza. 
E lui mi dice: Anch'io sono un Padre.
Sì, dico io, come tu sei anche il Figlio che questa mattina riceverò; a meno che non mi uccidi sulla strada per la chiesa, allora confido che tu mi riceverai. E come Figlio hai fatto anche tu la tua supplica.
Sì, mi dice, ma io non ho voluto allontanare il calice.
Vero, e non voglio nemmeno che tu lo allontani da me. E se uno dei miei figli maschi fosse venuto da me quella notte, avrei telefonato alla polizia e detto di mandare un'ambulanza in cima alla collina.
Perché? Li ami di meno?
No, rispondo, non è che li ami di meno, ma avrei potuto sopportare il dolore di vedere e sapere la pena dei miei figli, avrei potuto sopportare con orgoglio di vederli frustare e inchiodare. ma tu non hai mai avuto una figlia e, se l'avessi avuta, non avresti sopportato la sua Passione.
Dunque, dice Lui, la ami più di quanto ami me.
La amo più di quanto amo la verità.
Allora la tu fede è debole, dice Lui.
Lo stesso la tua verso di me, dico, e mi dirigo con una mela o una carota verso il fienile.

Vi lascio con una citazione che si trova all’inizio della raccolta ma che alla fine riesco a comprendere meglio:

L'uomo posto nella situazione violenta rivela i tratti insopprimibili della sua personalità: tutto ciò che dovrà portare con sé nell'eternità

Flannery O’Connor

Dubus è il tipo di scrittore che a uno scrittore fa pensare molte volte se l’arte dello scrivere sia davvero una realtà accessibile a tutti. Tralascio le pene derivanti da una simile riflessione che di fronte a tanta bravura faccio sempre.

Ma questo è il bello della letteratura: non è mai abbastanza. Per questo continuiamo a scrivere.

E voi, care Volpi, avete mai letto Dubus? Cosa ne pensate?

13 Comments

  • Marina

    Lui è Andre Dubus II, io conosco Andre Dubus III, il figlio, anch’egli scrittore di successo (pensa che bella eredità!). Non conosco il padre (ma questi racconti, al netto del finale che potrebbe farmi innervosire, mi ispirano), conosco i racconti del figlio e vale la pena leggerli.
    Molto bella la citazione sulle donne all’ingresso dell’età adulta. Messo nella wishlist (anche perché mi fido del fatto che non resteremo delusi nemmeno noi, pochissimo amanti dei finali aperti.)

    • Elena

      Ma che bella famiglia di scrittori, @Marina! Hai fatto bene a segnartelo, perché al di là del marchio di famiglia, questo autore ha una capacità di scrittura molto bella e vera, persino brutale nella sua verità. Mi piace perché è sporco. In qualche modo è più autentico di tanti autori contemporanei che ormai scimmiottano un genere e lo riproducono, all’infinito. I veri geni sono coloro capaci di sorprendere, secondo me. Non resterai delusa, ma in ogni caso sarò curiosa di sentire la tua opinione su di lui. Buona domenica!

  • Barbara

    Non lo conosco, non l’ho mai letto, anche se avete intravisto quella copertina non ricordo in quale newsletter che lo consigliava.
    Certo che a leggere la sua biografia già lo adoro: un Capitano di Marina che scriveva solo racconti. 😉

  • Giulia Lu Dip

    Non conoscevo questo autore, sono andata subito a leggere informazioni su Wikipedia e la sua vita intensa piena di eventi tragici mi ha subito appassionato, lo leggerò.

    • Elena

      Cara Giulia, leggendola i racconti puoi toccare la sua sofferenza con mano. Non ti svelo altro. È un grande scrittore e in fondo, un uomo, un padre, disperato e allo stesso tempo pieno di speranza

    • Elena

      Non lo conoscevo fino a quando non l’ho acquistato. E ci ho messo parecchio per cominciarlo. Oggi dico che ho scoperto un autore forte. Si, leggilo. Secondo me ti piacerà

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