Intelligenza artificiale trasforma la nostra vita
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Come l’Intelligenza artificiale sta trasformando la nostra vita

Marco Freccero ragiona da tempo sull’impatto dell’intelligenza artificiale, specie per quanto attiene alla scrittura e al mondo del lavoro.

Lo fa dal suo punto di vista di scrittore indipendente, e come tale avrebbe dovuto fare una comunicazione sul tema a Savona, qualche giorno fa, ma purtroppo all’ultimo momento è stata rimandata.

Seguo il blog di Marco Freccero da molto tempo e conosco l’originalità delle sue idee così gli ho proposto di approfittare di questa finestra sul web per raccontarci qualcosa su come l’intelligenza artificiale sta trasformando la nostra vita.

Ha accettato e mi ha recapitato questo articolo in perfetto stile Freccero. Grazie Marco per questi contenuti e a voi care Volpi buona lettura!

Come l’Intelligenza artificiale sta trasformando la nostra vita

L’Intelligenza Artificiale era tra di noi da un bel pezzo, ma non lo sapevamo e forse non avevamo nemmeno ben chiaro che fosse esattamente lei. Parevano solo funzioni utili. E invece.

Forse non l’abbiamo vista arrivare, ma è proprio lei, la protagonista del momento che sta scatenando tutto il suo potenziale… Niente sarà più come prima.

Ad esempio, se nella foto scattata dal nostro telefonino (che chiamiamo anche “smartphone”, cioè telefono intelligente), ci sono dei volti, ecco che ci viene proposto di assegnare un nome a quei volti. Certo, magari a volte il sistema confonde i volti umani con quelli dei quadri, o di una statua. Ma è già lei.

Anche gli assistenti vocali come Alexa o Siri fanno parte della “famiglia” dell’Intelligenza Artificiale. Così come la Tesla, o i frigoriferi connessi (qui si parla di “Internet delle cose”), la pubblicità in Rete, o i servizi di traduzione online. E altro ancora.

Sino a poco tempo fa pensavamo che ciascuna di queste tecnologie fosse come un piccolo aiuto per completare certi processi, per renderli migliori, oppure per ottenere in minor tempo un determinato risultato.

Adesso invece da tutte le parti si proclama che si tratta di una rivoluzione capace di stravolgere praticamente tutto. A cominciare dal mercato del lavoro. Nel Regno Unito un sondaggio della Society of Authors (raggruppa illustratori, scrittori e traduttori), rivela che un terzo dei traduttori e un quarto degli illustratori hanno già perso il loro lavoro a causa dell’Intelligenza Artificiale. E un po’ tutti gli altri hanno visto il proprio reddito diminuire. Senza contare l’impatto che avrà sulle leggi che regolano il copyright.

Resterà tutto come ora?

A dicembre dello scorso anno il New York Times ha denunciato OpenAI per aver usato (ovviamente senza permesso) i suoi contenuti per “addestrare” ChatGPT. Sì, perché non puoi “darle in pasto” Dante e Shakespeare, ma anche qualcosa di più recente. Altri quotidiani statunitensi si sono uniti alla denuncia.

Non c’è da essere preoccupati per il destino di OpenAI: dietro c’è anche Microsoft e uffici legali di prim’ordine (e dietro Gemini, l’altra Intelligenza Artificiale più “celebre”, c’è Google). Di sicuro il suo futuro è e resterà radioso, e non subirà danni dalla denuncia.

Ma che cos’è l’Intelligenza Artificiale (meglio chiamarla Intelligenza Artificiale Generativa)? Bella domanda. E la risposta non è poi così semplice come si potrebbe ritenere.

L’intelligenza artificiale non dice sempre la verità

Diciamo che il campo dell’Intelligenza Artificiale (piuttosto vasto anche se i mezzi di comunicazione tendono a semplificare un po’ le cose), è un termine generico che si riferisce a macchine o sistemi che imitano l’intelligenza umana.

Parliamo di tutti quei sistemi soprattutto software, ma anche hardware, che percepiscono il proprio ambiente grazie all’acquisizione di dati, (che possono essere strutturati o meno), li interpretano, infine elaborano le informazioni derivate da questi dati sino a decidere quali azioni intraprendere per raggiungere un certo obiettivo.

Però sfatiamo un mito. L’Intelligenza Artificiale non è immune da errori, anzi. Essa infatti affonda le sue “basi” su modelli statistici.

Ne sfatiamo un altro? D’accordo.

Quando si sente o si legge che una I.A. impara, apprende, si allena a… In realtà si applicano termini pensati per l’essere umano a una macchina. Non avviene nulla del genere.

Al di là degli uffici stampa delle aziende che magnificano i risultati effettivamente sbalorditivi delle I.A. parliamo sempre e solo di algoritmi che una volta eseguiti producono risultati. Da prendere con le pinze, in certe circostanze.

Perché può capitare di ricevere il consiglio di usare nella propria pizza… della colla. Non è uno scherzo, è
successo e ne parla il sito statunitense The Verge .

L’I.A. Discriminativa

Non scordiamo l’Intelligenza Artificiale Discriminativa, in Italia presente grazie a Corrige.it che da circa 20 anni (sì, non è recentissima), aiuta gli editori di libri e non solo loro, a migliorare i loro testi.

Non genera nulla. Gli si fornisce un testo da verificare, ed essa controlla leggibilità e segnala errori e refusi. Molto meglio del correttore di Word, perché se io scrivo qualcosa come: “mandami un massaggio” Word non batte ciglio, ma l’Intelligenza Artificiale Discriminativa mi segnala l’errore. Niente male, per questo Corrige.it è disponibile per chiunque in abbonamento, ma prima fornisce la possibilità di provare il suo funzionamento gratis.

I.A. e la creatività

Ma veniamo a noi. Quale sarà l’impatto su chi scrive, e in generale sulla creatività? Ci saranno romanzi
scritti da I.A.? Ma certo, anzi, già ci sono. Non deve sorprendere. In fondo il settore della creatività, e dell’editoria in generale, è sempre stato molto attento alle innovazioni. Il computer e il programma di videoscrittura per esempio. Non ci facciamo più caso ma ha rappresentato una svolta alla quale ormai nessuno presta attenzione.

È così “naturale” scrivere col computer, e se incrociamo chi lo fa a mano, sgraniamo gli occhi. Però…
Però con l’Intelligenza Artificiale le cose si complicano un poco. Non è solo un mezzo (come il computer e il programma di videoscrittura) che ci permette di ottenere un libro più facilmente. È evidente che l’I.A. fa ben altro.

Ma solo l’I.A.? La domanda è meno peregrina di quanto appaia.


Chi siamo?
Negli ultimi anni stiamo assistendo a una vigorosa irruzione della tecnologia non solo in ogni ambito (lavorativo, medico, scientifico), con indubbi vantaggi per ciascuno di noi.

Be’, che siano proprio “per ciascuno di noi” è ancora da vedere. Probabilmente solo per chi si può permettere certe tecnologie, e qui si apre un capitolo esteso su quanti invece saranno tagliati fuori, ma non è questa la sede per affrontare l’argomento.

Questa irruzione, anche se non ce ne accorgiamo, sta ponendo una domanda non da poco, verso la quale probabilmente non siamo ben forniti di risposte. Perché non ci rendiamo conto della posta in gioco (se dalle scuole togli ogni materia che possa far lavorare sul serio il cervello, dopo un po’ nessuno bada per davvero a quanto gli accade attorno, giusto?).

Chi è l’essere umano? Che cosa è l’essere umano?

Se una I.A. è in grado di scrivere un romanzo sulla base di righe di prompt (istruzioni) fornite da uno o più umani, a noi resta qualcosa, o stiamo assistendo a uno scippo inaudito? E possiamo fermarlo?
(Risposta: no).

Oppure: è uno scippo, o si tratta di paura, isteria, esattamente come quando apparve il fuoco (che tra l’altro brucia, non solo i boschi)?

Già, l’essere umano. La creatività che pensavamo essere una “sua esclusiva”, adesso la vediamo in mano alle macchine, e con risultati molto interessanti! Se per adesso certi testi prodotti da una I.A. possono apparire un po’ superficiali, massimo un anno e la faccenda sarà migliore. Ci sarà sempre meno bisogno di intervento umano.

Basterà mostrare all’I.A. il nostro stile di scrittura, la nostra “voce”, il modo che abbiamo di affrontare l’incipit, un dialogo, una scena… E imiterà in tutto e per tutto noi stessi.

Generatori di parole?

Nel mondo anglosassone c’è una grande euforia tra gli autori indipendenti (non tutti, d’accordo). Quello che in tanti affermano è che lo scrittore è un “generatore di parole”.

Esattamente come l’I.A., quindi benvenuta! C’è la possibilità di scrivere meglio, di più, con più tempo per la promozione. Tutto il lavoro che resta da fare (ma per quanto tempo? Presto anche il contributo “umano” potrebbe essere microscopico) è verificare e imporre il nostro stile di scrittura, la nostra voce insomma, allo scritto. Stop. E sfruttando l’enorme quantità di informazioni dell’I.A. la possibilità di sbagliare storia, di scriverne una su un argomento poco popolare, oppure concepire una buona storia, e poi rovinarla miseramente per colpa di dialoghi superficiali, o snodi narrativi poco credibili, crolleranno.

Qui c’è un problema. Molta letteratura è diventata classica perché rompeva gli schemi. No, non ha avuto
successo nell’immediato, e a volte nemmeno dopo.

Però l’I.A. con la sua “ossessione” per i gusti del pubblico potrebbe spingere a confezionare storie tutte uguali. Se quindi parliamo di letteratura di consumo: nessun problema.

Parliamo di altro? Di letteratura del calibro di “Delitto e castigo” o “Moby Dick”? Ma è piuttosto facile superare questa obiezione. Basterà ignorare i “consigli” dell’I.A., o non usarla affatto. Oppure rivolgersi a lei solo all’inizio, per avere una bozza della storia, e poi ci penseremo noi a farne quello che vogliamo.

E non è da escludere che riesca comunque (parliamo di una tecnologia al momento ancora un poco “rozza”, ma che presto sarà decisamente più raffinata) a consigliare sviluppi o storie sorprendenti, fuori
dagli schemi.

C’è un dettaglio che ho appena accennato e che forse merita di essere affrontato meglio (non garantisco di riuscirci, ci provo).

Chi siamo noi che scriviamo? Siamo solo generatori di parole?

È evidente che ciascuno farà quello che vuole. Anche autori di grido useranno eccome l’I.A. e ci saranno i soliti indignati che urleranno “Giammai!”, e proibiranno alle fiere del libro, o ai premi letterari, i libri prodotti con l’aiuto dell’I.A. Dopo un po’ permetteranno quelli prodotti con l’I.A. ma il suo apporto dovrà essere inferiore al 10% complessivo. Poi salirà al 20, al 30% e infine… Purché venda!

Io sono uno scrittore indipendente ma non credo affatto di essere “solo” un generatore di parole. Ma parecchio di più, e come essere umano non mi sento minacciato da lei (magari come lavoratore potrei avere qualche piccolo timore, questo sì).

Per alcuni sembrerà una questione di lana caprina, eppure come ho scritto in precedenza quanto succede (non solo per l’arrivo tra di noi dell’Intelligenza Artificiale) ci impone di riflettere su ciascuno di noi. Il nostro ruolo; perché siamo qui, in questo periodo storico? Per combinare che cosa, esattamente?

D’altra parte l’I.A. non si può arrestare (qualcuno ha fermato la ferrovia?), e per questa ragione è meglio capire, comprendere, leggere, studiarla invece di dire: “NO”.

Anni comunque esaltanti

Sono iniziati anni comunque esaltanti, pieni di sfide e promesse, anni che ci imporranno di tornare a essere protagonisti della nostra vita, anche sociale.

Davvero possiamo solo assistere alla sparizione del lavoro, sostituito dalla I.A.? E le persone che
resteranno disoccupate?

Occorre velocemente mettere in campo iniziative per proteggere e aiutare tutti coloro che, con basso titolo di studio e impiegati in lavori di modesta qualità, saranno probabilmente le prime “vittime” dell’Intelligenza Artificiale.

Siamo in ritardo? Purtroppo sì. Per questo ribadisco: dobbiamo capire, leggere, comprendere, studiare e confrontarci. L’impatto dell’I.A. nel campo della medicina per esempio sarà enorme. Dobbiamo fare in modo che i benefici però siano per tutti, non solo per i “soliti noti”.

Su tutto, credo sia bene iniziare una riflessione (lo riscrivo) su che cosa sia la creatività, e su chi siamo noi. Sull’impatto che l’Intelligenza Artificiale avrà nel giro di breve tempo (quando cioè avrà messo a punto il suo “motore” e sarà davvero capace di strabiliare) su ogni ambito della vita quotidiana, compresa quindi la scrittura, e ogni altra manifestazione artistica.

Senza terrori, senza facili entusiasmi. Chi legge è un po’ deluso per non avere trovato in questo articolo delle risposte?

Dobbiamo fare spazio alle vere domande, le risposte le troveremo insieme. Non siamo qui per assistere, ma per partecipare.

(Ringrazio Elena Ferro per l’opportunità che mi ha fornito).


E io ringrazio te caro Marco per questa bella riflessione che mi auguro susciti una adeguata discussione. Mi pare che le domande fondamentali siano due:


Quanto siamo consapevoli della diffusione dell’intelligenza artificiale nei vari ambiti della nostra vita?

E’ un fenomeno da frenare o da governare?


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Luz
7 giorni fa

Proprio ieri il mio commercialista, presentato il 730, mi parlava della presenza dell’AI anche in tanti enti che revisionano la nostra posizione e mettono al vaglio una documentazione presentata, una richiesta, ecc. Per esempio, ci siamo accorti di aver sbagliato a compilare la documentazione per la richiesta di un bonus acqua, tutto corretto ma casella sbagliata per quanto riguarda il tipo di immobile (ma era davvero ambigua la domanda, perché comprendeva immobile con garage oppure immobile con garage e autorimessa). Per un cavillo il sistema ha rigettato la domanda, ma semplicemente perché l’AI ha riscontrato errore nella casella, mentre un impiegato accorto avrebbe contattato tramite casella di posta, come è avvenuto in passato, e chiesto un chiarimento. Vista così, vedo un problema, perché questi sistemi rigidi non hanno intelligenze capaci di discriminare ma generano risposte affidandosi a parametri rigidissimi.

Marco
Marco
10 giorni fa

Aggiungo solo poche righe.
Si potrebbe affermare che certi ritardi nell’affrontare le sfide sono fisiologici perché tutto avviene troppo velocemente. In parte è vero. Lo scorso anno quasi nessuno parlava di I.A. Ma queste innovazioni trovano un terreno che è già depauperato dall’abbandono scolastico (per esempio), che in Italia è un problema enorme, e nessuno lo affronta. Quindi l’I.A. che potrebbe essere utilissima anche in ambito scolastico, non solo nella medicina, aumenterà il divario tra i cittadini. Pochi, saranno di serie A; molti, troppi, di serie B. È un pericolo molto concreto.

Giulia Mancini
Giulia Mancini
11 giorni fa

cosa succederà davvero, citando Battisti, lo scopriremo solo vivendo…io la penso così, sul lavoro è possibile che ci sia un impatto negativo, ma non é poi così semplice sostituire l’intervento umano, per esempio io uso spesso Google traduttore per capire delle comunicazioni in un’altra lingua, ma se devo usare un testo per una comunicazione ufficiale mi serve l’interprete “umano”, almeno per ora. Sulla scrittura ho già provato a usare AI e, come affermi tu stessa nel commento sopra, il risultato è più artificioso, ciò non vuol dire che una frase riscritta con AI non si possa utilizzare facendo un mix con la nostra creatività, però la base di partenza è sempre umana. L’intelligenza artificiale era già tra noi da molto tempo (gli smartphone ne sono un esempio classico, Siri e Alexa pure), è chiaro che è diventato urgente imparare a gestirla bene.

newwhitebear
newwhitebear
14 giorni fa

Post molto articolato ed esaustivo. La AI ha almeno trent’anni ma fino a qualche anno fa era nascosta tra le righe. Poi è esplosa e tutti a battere le mani. Nessun umanoide, nessun pc, nessun programma potrà sostituire la mente umana. Però il mio timore è che diventi uno strumento pericoloso, perché la AI è un prodotto della mente umana e ci vuole poco a cambiare qualcosa e produrre danni irreparabili.
Visto nell’ottica della scrittura la AI ha necessità di modelli da cui trarre ispirazione – sembra buffo ma è così – per scrivere qualcosa di sensato. Alla fine risulta banale.

Grazia Gironella
Grazia Gironella
14 giorni fa

Una chiusura perfetta: “senza terrori, senza facili entusiasmi… dobbiamo fare spazio alle vere domande, le risposte le troveremo insieme. Non siamo qui per assistere, ma per partecipare”. Credo che sia questo l’unico approccio sensato all’argomento. Che la nostra tecnologia si stia sviluppando molto più velocemente della nostra capacità di gestirla è vero da tempo, ma è solo sull’imparare a gestirla, e perché no, valorizzarla, che possiamo puntare.

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