JoJo Rabbit, il mio film per la giornata della memoria
Storie libri e racconti

JoJo Rabbit, il mio film per la giornata della memoria

Lunedì 27 gennaio è il giorno in cui celebriamo la Giornata della Memoria.

Ricordiamo il giorno in cui, nel 1945, le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz dall’orrore della sistematica opera di sterminio di massa di ebrei, dissidenti politici, rom camminananti, omosessuali, criminali comuni e persino diversamente abili, accusati di inquinare la supposta razza ariana (che com’è noto non esiste).

Scrivo anche qui perché sono convinta che non dobbiamo mai stancarci di ricordare quell’orrore.

La revisione storica ormai va di moda e i testimoni, per ovvie ragioni, stanno scomparendo. Dunque a tutte e tutti noi il compito di ricordare, perché ciò che abbiamo visto e sentito sulla nostra pelle non abbia a capitare mai più.

E se non credete che tutto questo un giorno possa ritornare, se non vedete, come vedeva Primo Levi, i germi del male ancora vivi, talvolta latenti talvolta espliciti, allora ecco la testimonianza della cara Senatrice a vita Liliana Segre, che durante la Giornata della Memoria del 2019 ebbe a dire:

 

Penso che nel giro di pochi anni, quando sarà morto l’ultimo di noi, la storia della Shoah diventerà prima solo un capitolo in un libro di storia, poi una riga e poi non ci sarà più nemmeno quella

JoJo Rabbit, il mio film per la giornata della memoria

 

Così, in un fine settimana ricco di novità, ho deciso di tornare al cinema.

Da tempo non mi recavo in una sala cinematografica, talmente tanto che non ricordo nemmeno l’ultimo film che ho visto.

Può darsi non mi avesse soddisfatto, o forse la mania degli ultimi anni di trasformare le sale cinematografiche in luoghi per abbuffate bulimiche e nervose, con conseguente scia di odori di grassi e fritti insopportabili e rumori indefessi di sacchetti di patatine, mi ha allontanata.

Ma tant’è, finalmente ci sono tornata. E non per vedere un film in particolare, solo per il piacere di tornare al cinema.

Questa libertà mi ha fatto scoprire una pellicola bellissima, quella di cui oggi ho deciso di parlarvi.

E mi sono accorta che non è stato un caso sceglierla.

La memoria per me è cosa importante.

Si tratta di JoJo Rabbit, protagonista Roman Griffin Davis (che sono certa rivedremo), e molti altri che non sto a elencare (ma vi rimando a questo link per un’informativa completa).

Ringrazio il fato per la scelta. Si è rivelato per me uno dei film più belli di sempre sulle tematiche relatve dell’Olocausto.

Sì, forse anche meglio di La vita è bella. Ma non cerco sfide né paragoni.

In questo articolo, con qualche inevitabile spoilerata qua e là, vi racconto il perché questo film mi è piaciuto tanto e come abbia ispirato in me qualche ulteriore riflessione sul mestiere di scrittore.

 

Non solo un film, ma pura poesia

La storia non ha niente di originale se per originalità intendiamo l’aver trattato un fatto storico ignoto ai più.

Ahimè la storia della guerra di sterminio nazista è arci nota o dovrebbe esserlo.

L’originialità come sempre sta in come il regista la racconta, capace di sfiorare terreni di pura poesia e di indagine psicologica dei personaggi che ho trovato notevole e perché no anche piacevole.

Elsa è una giovane ebrea che vive nascosta nella soffitta della casa di una famiglia di tedeschi in stretta collaborazione con il regime nazista. La madre, Rosie, lavora tutto il giorno fuori casa e fa quel che puo’ per rendere la vita di suo figlio Giovanni, di soli dieci anni, meno dura e costretta del necessario. 

Giovanni così piccolo è già un infervorato nazista e possiede un amico immaginario, il Furher in persona, che gli appare nei momenti difficili e lo sprona a diventare sempre più convincente e conforme ai valori che la Germania nazista impone.

Un amico che è più un  pericolo per Giovanni, che durante una prova cui viene sottoposto per testare la sua virilità e la sua cieca forza di volontà nell’annientare il nemico, viene subito soprannominato dai suoi supposti amici “JoJo Rabbit“, perché di fronte a uun coniglio inerme rifiuta di spezzargli il collo.

Comincia così questo film di rara poesia del regista neozelandese Taika Waititi, che ha al suo attivo una filmografia di tutto rispetto e che con questo film raggiunge anche il mio cuore, facendolo prima sorridere e poi sussultare.

 

Il trailer di JoJo Rabbit

I personaggi principali e la costruzione della storia

 

Questo film dimostra, se ancora ce ne fosse il bisogno, come una buona storia si basi su due architravi fondamentali:

  • la trama e il suo intreccio
  • la fisionomia dei personaggi

In un film, la fisionomia, intesa come identità dei personaggi, viene accentuata dalla fisiognomica, ovvero dalla caratterizzazione visibile dei pregi e difetti del personaggio.

Come nel teatro greco, anche qui ci si avvale di maschere, rese piuttosto con espressioni, tic, atteggiamenti, indossate dagli attori per mostrare lati di sé differenti.

Così JoJo cambia il suo modo di vestire quando compie il suo percorso di crescita personale, completando la sua trasformazione e facendo emergere i suoi più veri e autentici sentimenti.

Rosie, sua madre, che accoglie senza giudicare la fissazione del figlio che vuole diventare la guardia personale di Hitler, indossa gli abiti più colorati del film, una scelta che stona con la massificazione delle immagini del regime, grigie, cupe, spellacchiate.

E le sue scarpette bianche e rosse, un filo conduttore che porterà JoJo a trasformare l’orrore della guerra in un rito quotidiano di sopravvivenza.

Fino al capitano Klenzendorf e il suo stretto, molto stretto collaboratore,  cui è affidata la locale pattuglia di gioventù hitleriana per l’addestramento.

La maschera loro la portano da sempre e ne indosseranno una esplicita e colorata soltanto alla fine, quando tutto si compie.

Ma più di tutte volgio segnalare la magistrale interpretazione dell’amico immaginario di JoJo, Adolf, che scompare piano piano mentre JoJo compie il suo viaggio dell’eroe.

Un viaggio in cui l’amore trionfa, anche nella sofferenza.

 

Il cameo del regista

 

Impareggiabile il cameo del regista, Taika.

Una delle migliori interpretazioni. Adolf, l’Hitler amico immaginario di JoJo, è proprio Taika, attore comico capace di una mimica che raramente abbiamo visto nel cinema internazionale dotato di una grande energia anche nella recitazione, facendone colui che accompagna suo malgrado il protagonista della storia sulla sponda della verità e dell’umanità.

E poi, lo ammeto. Io di Taika mi sono innamorata 😳 

 

Una storia, non una favola per bambini

 

Poiché ne ho visti molti in sala e mi pare di aver capito che non hanno comrpeso il film, mi pare giusto ribadire che a mio avviso questa non è affatto una favola, nemmeno una favola nera, ma una storia che sarà capitata centinaia di volte e che Taika non rinuncia a raccontare con la crudezza che la realtà del tempo rappresentava, facendoci sorridere solo per strapparci lacrime più amare in seguito.

Portate dunque i vostri figli, ma fate in modo che siano preparati.

Non è una storia da consumare superficialmente insieme a coca cola, popo corn e patatine, ma un’occasione di imparare l’orrore cui l’animo umano puo’ sempre essere sottoposto e da cui dobbiamo sempre prendere le distanze e vigilare.

Il film è candidato al Premio Oscar per miglior film, migliore attrice non protagonista, migliori costumi, migliore sceneggiatura,  miglior montaggio e migliore scenografia.

Manca miglior regista e miglior attore protagonista, ma non importa. per me ha già vinto.

In memoria di tutti coloro che non ci sono più, perché tutto ciò che è stato non accada ancora. Mai più.

 

21 Comments

  • Barbara

    Mi era proprio sfuggita l’uscita di questo film. Già dal tuo post capisco che la trama è molto profonda, comica solo per evidenziare la tragicità di certi fatti e pensieri. Sono andata a vedere il trailer in lingua italiana…esilarante, fino a quando JoJo non capisce che quella ragazzina non assomiglia al “nemico”.
    E comunque Taika Waititi è il regista e sceneggiatore di Thor Ragnarok, casa Marvel. Eh, mica ciufoli! 😉

    • Elena

      Confesso: sono innamorata di Waititi, lo trovo di un fascino irresistibile. E non perché fa ridere, anche se gli uomini che mi fanno ridere mi conquistano subito…

  • Banaudi Nadia

    Il film è piaciuto molto sia agli adulti, genitori, che hanno accompagnato i ragazzi, 12 anni di età, che i bambini-ragazzi. Lo hanno trovato simpatico e divertente anche se intenso e pieno di riferimenti storici di cose che avevano letto sui libri di scuola. Per fortuna anche poco politico e di facile comprensione. Mio figlio mi ha confermato che le battute degli attori bambini lo hanno piacevolmente colpito, che alla fine il bambino che manda al diavolo Hitler ha scatenato una reazione ilare in tutti quanti, mentre il papà mi ha riferito di essersi commosso, nonostante le risate. Direi un 10 pieno per qualunque età .

    • Elena

      Ebbene, mi mancava il punto di vista di un ragazzino e ora l’ho avuto! Il film si conferma meritevole perché capace di trattare temi molto importanti senza risultare pesante. Ah Calvino, mi torna sempre in mente! Grazie Nadia per essere tornata a raccontarcelo, sai che mi manca già il fim e lo rivedrei?

  • Giulia Lu Dip

    Spero di riuscire a vederlo sul piccolo schermo come Nadia, oppure se riesco, al cinema, anche se anch’io come te vado al cinema sempre meno…

    • Elena

      Si , infatti, stiamo prendendo pessime abitudini, Giulia :D! Sarà che ogni volta che vado al cinema resto delusa… Ma questa volta è andata bene. Ci sarà una prossima, nel breve. Ma ancora non so cosa andare a vedere…

    • Elena

      Che bello! Non vedo l’ora di sapere (se ti racconterà e avrai voglia di scriverlo qui) la sua opinione. Credo che un film del genere sia compreso e apprezzato in modo assolutamente diverso da una persona adulta e da un adolescente… In realtà, credo che chiunque racconti storie come queste, lo faccia pensando a tuo figlio e ai suoi amici. Che passino una meravigliosa serata (e anche tu). Baci

  • Luz

    Stavamo considerando fra colleghe di Lettere di proporlo ai nostri ragazzi. Questo post è senz’altro utile per capire di che tipo di film si tratti.
    Concordo sulla tua visione della memoria, che è un dovere morale mantenere viva ma anche un modo, se vogliamo ancora crederci, di far capire dove possa arrivare la ferocia umana, l’odio più profondo, la mancanza totale di solidarietà. La memoria serve eccome, narrata anche senza edulcorarla.

    • Elena

      Credo sia un’ottima idea Luz portare i ragazzi al cinema a vedere questo film. La cosa ancora più interessante conoscere poi le loro impressioni. Talvolta invidio il ruolo degli insegnanti. Ma solo quelle come te

  • Banaudi Nadia

    credo seguirò il tuo consiglio con questo titolo, anche se non sarà più in sala lo guarderò appena uscirà sulle piattaforme del piccolo schermo, grazie per averne parlato.

    • Elena

      Trovo che in questo periodo i film restino meno del solito in cartellone, ma posso sbagliare. In ogni caso credo che ti piacerebbe. E strano come da quando scrivo e ormai sono anni guardo i film da un altro punto di vista. La storia e i personaggi per esempio, è come se li vedessi dipingere dal regista, pennellata dopo pennellata. Ti capita?

  • newwhitebear

    le parole di Liliana Segre sono un monito a non abbassare la guardia, a ricordare per evitare che in futuro possano ripetersi. Il passato è passato sia per la storia sia per noi. Guardarsi sempre indietro non nva bene, si rischia di non percepire il presente senza accorgersi del futuro.
    Il passato però deve essere lo stimolo per evitare il ripetersi degli errori, di quanto negativo c’è stato ma bisogna saper cogliere anche quello di postivo per migliorarci.
    Detto questo la giornata della memoria non deve tramutarsi in uno stereotipato siparietto che domani abbiamo dimenticato, scordandoci di tutto.

  • Grazia Gironella

    Su questo argomento abbiamo idee diverse, cara Elena. So che tentare di esprimere il mio punto di vista in poche parole, dissonante com’è, può al massimo farmi guadagnare il lancio di pomodori e uova marce, ma ci provo lo stesso, quotando (perdonami) il commento che ho appena postato all’articolo di Giulia: “Il passato non va dimenticato; sarebbe come ripartire daccapo, senza la saggezza che (almeno in teoria) ci ha lasciato. Non credo invece che il passato debba rimanere una sorta di ferita mai rimarginata, tenuta viva da sentimenti di rabbia e di dolore. Secondo me l’energia va dirottata su obiettivi del presente.”
    La consapevolezza, secondo me, non va d’accordo con i sentimenti viscerali. Cercare di mantenere vivi i ricordi dell’orrore (quanti e quali orrori ci sono nel mondo?) non ci mette al riparo dal loro ripetersi, perché l’uomo di oggi ha dentro di sé le stesse forze distruttive dell’uomo delle caverne. Questo non significa che non ci sia un’evoluzione negli esseri umani, ma non credo che la si possa aiutare nutrendo gli aspetti “di pancia” della memoria. Quindi ricordare, sì, ma purificando il ricordo, non prendendo l’occasione per scatenare altra intolleranza, altra rabbia, altre strumentalizzazioni. Il presente richiede da parte nostra un’attenzione nuova, pulita, non gravata dal peso del passato, che comunque è passato.

    • Elena

      Ieri a Torino una donna ha trovato fuori dalla sua porta una scritta ignobile : sporca ebrea. C’è gente, cara Grazia, che usa la memoria per perpetuare l’odio, il razzismo, la violenza. Cose che, concordo con te, non dovrebbero più esistere. Ma invece ci sono. Allora l’esercizio della memoria diventa necessario per ricordare cosa queste frasi, questi gesti esecrabili, hanno generato nella storia. Solo così possiamo sperare un giorno che non accadano più. Coltivando la memoria si coltiva quell’umanità che stenta ancora a diventare la cifra distintiva della nostra società

  • Brunlide

    Questa giornata della memoria per me , bolognese fino al midollo, viene dopo lo stordimento di queste elezioni regionali in cui è successo di tutto, anche quello che mai dovrebbe succedere.
    Non voglio fare considerazioni politiche, fuori luogo in un blog di scrittura, ma partire da un dato: il rispetto per l’altro, al di là delle divisioni e del tifo ( che orrenda parola! ).
    Questo credo sia il messaggio che può saldarsi dalla nostra esperienza regionale a questa giornata. Combattere ogni strumentalizzazione, ogni manipolazione, ogni divisione, e rispettare sempre la persona per il suo valore umano: allora certi orrori non torneranno più.

    • Elena

      Ciao Brunilde, è vero, questo è un blog di scrittura. Ma non a caso ogni tanto sfiora temi più generali, sempre di cuore. Immagino il sollievo ieri per tutti coloro che tengono alla democratica e alla libertà. Fammi dire che si è superata la decenza e un pò di equilibrio ci vuole. L’umanità non è qualcosa di scontato : va costruita e ricordata sempre, anche con il ruolo che può svolgere un piccolo blog. Grazie per averlo letto. Se ti va, condividilo

La tua opinione scrivila qui :)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: