La mia esperienza al CICO di Genova

Quando ho ricevuto la convocazione per il CICO di Genova come Ufficiale di Regata in uno dei 5 campi previsti per il Campionato Italiano Classi Olimpiche 2018, ho provato una forte emozione, lo ammetto.

Sapevo che avrei dovuto essere presto valutata sul campo. Bisogna testare le conoscenze e la capacità di gestione per poter passare l’esame da Ufficiale di Regata Nazionale previsto per la fine di agosto a Viareggio.

Tuttavia, non credevo che mi avrebbe fatto questo effetto.

Il mio percorso è cominciato con il seminario di Tirrenia che vi ho raccontato qui, e va avanti da tre anni.

In effetti ho accumulato un po’ di esperienza come Ufficiale di Regata, (trovate qualche articolo cliccando su uno dei tag in fondo alla pagina, alla voce Ufficiali di Regata o In regata, ad esempio).

Il punto è che non avevo mai messo il naso fuori dalla mia Zona di competenza, la XV Zona, ovvero i laghi lombardi e piemontesi!

Non chiedetemi il perché, non conosco la risposta. Sta di fatto che altri colleghi UdR in formazione avevano già fatto esperienze come questa, e siccome so che leggono queste pagine, li invito a raccontare le loro.

Mettetela come vi pare, ma fuori dalla propria zona di comfort le cose cambiano aspetto. Le abitudini, specie quelle scorrette, vengono a galla e alcune informazioni appaiono come fulmini a ciel sereno.

Vivere il CICO da Ufficiale di Regata

Laser in darsena al CICO 2018

Il Campionato Italiano Classi olimpiche è una manifestazione imponente. Centinaia di atleti, giudici, posaboe, organizzazione a terra. Tutto è chiaro appena metti il naso nella sede in cui a Genova in genere ci fanno il Salone Nautico.

5 campi di regata, un circolo organizzatore di tutto rispetto, lo Yacht Club Italiano, una zona di regata collocata proprio di fronte alla Genova antica, quella dei caruggi della città vecchia.

Là dove le merci provenienti dal mediterraneo e dall’atlantico accedono al ponente italiano e da qui si dipanano verso il nord Europa.

Un crocevia di cultura, esperienze, colori e forme che caratterizzano questa città, soffocata dalle infrastrutture che giungono fino al mare, cui ogni cosa guarda.

Trovate i 15 campioni italiani su 180 barche in corsa e la cronaca di quei giorni e la video gallery a questo link.

La giornata tipo di un Ufficiale di Regata “attenzionato”

Qualunque sia l’orario previsto per il segnale di partenza, sappiate che il Comitato di regata tende sempre ad anticipare l’uscita in mare.

Ci sono molte ragioni per questa scelta, la principale è l’intensità del vento in relazione alle condizioni locali. Ma la seconda è la totale variabilità dei tempi di posa di un campo di regata in relazione all’assistenza. Se avete qualcuno di cui potete fidarvi, punto nave, direzione del vento, posa e tenuta delle boe, non sarà un problema. Altrimenti, beh, i tempi si allungano.

In una regata come questa le decisioni relative alla manifestazione in acqua sono a carico del PRO, ovvero il Principal Race Officers, cui è in carico la gestione contemporanea di più campi di regata.

A Genova il PRO era Carlo Tosi, che noi abbiamo già conosciuto per la sua attenzione al tema della sicurezza e dell’uso della Bandiera Delta.

Una volta in acqua, si gestisce la regata. Essendo in formazione, a ciascuno di noi è stato affidato un compito specifico durante ciascun giorno di regata.

Io mi sono occupata della posa del campo, della linea di partenza e degli OCS il mio primo giorno di regate, il secondo giorno dei tempi, il terzo degli arrivi. Insomma, più o meno ho fatto tutto ciò che si deve fare, eccetto le bandiere e la segreteria.

Quando le regate sono concluse e gli atleti sono rientrati, il compito del Comitato è stilare le classifiche. In manifestazioni di questa importanza in genere sono le segreterie materialmente a predisporre le classifiche, ma spetta al Comitato “licenziarle” e soprattutto restare a disposizione per qualche eventuale richiesta di reinserimento in classifica, ovvero richieste di modifica della classifica stessa ad opera dei regatanti che devono essere valutate.

Il Comitato è meglio che stia a disposizione anche per coadiuvare il Comitato delle Proteste nelle sue decisioni. Perché?

Potrebbe succedere, come in effetti è avvenuto l’ultimo giorno per la classe 470, che qualcuno presenti una richiesta di riparazione verso una decisione o un atto del Comitato di regata. Magari per un dubbio sulla linea di arrivo con la Sierra (accorciamento).

In quel caso aver predisposto video e registrazioni audio degli arrivi è utile a dirimere come meglio si puo’ la questione.

Al di là delle formalità, un Comitato si pesa anche per il valore che da alla collaborazione e al fare gruppo. Io do dieci e lode al nostro!

Ogni fine regata lo abbiamo passato a dare fondo alla scorta di focaccia offerta gentilmente dai generosi colleghi locali (chi ha detto che i genovesi hanno le braccine corte? Mai trovato un’accoglienza così!) e a stare insieme, scambiandoci le opinioni sulla giornata.

Tutti sullo stesso piano, sebbene con esperienze a volte anche molto diverse. Questo fa la differenza in un “mestiere” che facciamo per passione e gratuitamente, mettendoci del nostro, non solo quanto a tempo.

La sera poi abbiamo giocato il terzo tempo delle regate. Insieme agli altri Ufficiali di Regata in formazione abbiamo cenato ospiti dello Yacht Club e ci siamo scambiati informazioni, risate, errori e procedure azzeccate. Siamo tutti diversi ma ognuno di noi ha forti motivazioni, mi auguro che possa davvero andare bene per tutti noi.

A una certa, nanna. Mai dormito così bene. quando sono sui campi di regata tutta la zozzeria del quotidiano, pensieri, cattiverie, problemi, scompaiono. Un bel vantaggio 🙂

470 e FINN visti da vicino

La mia esperienza al CICO di Genova
Finn in regata alla boa di poppa

Lo ammetto, la mia curiosità è molto forte. Quando sono in un determinato contesto tendo a utilizzare ogni occasione per apprendere tutto e appesantire un po’ il mio bagaglio di informazioni.

Stà volta le spese le ha fatte August Atz, Stazzatore e grande conoscitore dei Finn.

Credo di avergli chiesto qualunque cosa di una barca che mi piace molto e che richiede grande tecnica e prestanza fisica.

Quanto cambia la prospettiva dalla barca Comitato quando hai un’idea di come viaggia una barca piuttosto che un’altra! Bolinano bene? Sono più forti in poppa? Vogliono una linea perfetta? Hanno preferenze di bandiere per la partenza? Quanta e quale strumentazione va stazzata? Eccetera eccetera.

Se li conosci ti stimeranno di più. E per un Comitato di regata la fiducia dei regatanti è importante. In fondo siamo lì per loro.

Grazie

Ero nervosa, ma appena ho visto il Comitato cui ero stata assegnata mi sono tranquillizzata. Mario Lupinelli, il Presidente, ha messo a disposizione la sua grande esperienza al mio percorso di formazione con una pazienza infinita, rispondendo a tutti i miei dubbi senza mai nemmeno una volta tirarsi indietro.

Riccardo Incerti, ha vigilato continuamente su di me (ti ho beccato, sai 😉 ) e mi ha suggerito alcune indicazioni sulle bandiere che terrò bene a mente.

Gianni Belgrano e l’assistenza a bordo ci hanno condotti per le acque immediatamente innanzi al porto di Genova facendoci apprezzare con generosità le bontà liguri, fino a trasformarci in gavitelli a forza di focaccia 😆

Roberto Goinavi e Manuela Migliavada hanno dedicato del tempo a spiegarmi e rispiegarmi la trigonometria (quanto lontano è il Liceo Scientifico, ahimè) applicata a un trapezio.

E naturalmente dico grazie a Gianni Magnano, il mio tutor, e per suo tramite alla Formazione FIV. Lui ha supervisionato il mio lavoro e le mie giornate con gentilezza e attenzione costante, previsto i miei compiti e i miei ruoli in anticipo discutendoli con il Presidente. Affinché potessi approfittare pienamente di questa occasione per me molto preziosa.

E grazie per aver imparato che non è bene bere cappuccino al mattino con focaccia all’aglio inzuppata prima di una giornata di mare formato, specie se non bevi mai il latte d’abitudine.

Un insegnamento direi vitale 😛

Cosa porto con me di questa esperienza nella mia vita quotidiana?

Per insegnare qualcosa a qualcuno occorre essere disponibili a cedere qualcosa di sé

Altrimenti è egocentrismo, esaltazione del sé, mero esercizio muscolare.

In un mondo in cui ci insegnano che l’informazione è potere, la messa a disposizione dei trucchi, le conoscenze e perché no degli errori compiuti per far crescere qualcun altro è segno di grande generosità, di sicurezza interiore, e naturalmente, nel nostro caso, di autentica passione per la vela.

Non è forse questo, amici miei, ciò che fa la differenza tra informarsi e apprendere?
Qual è la vostra esperienza in proposito?


 

Commenti

  1. Più passa il tempo e più si ha voglia di condividere quello che si è appreso cammin facendo. A me è rimasta intatta la voglia di scoprire che è stato il primo motore del mio apprendere. Non è mai stato un peso studiare, ma una gioia e ancora oggi è così. Affronto ogni nuova esperienza con il gusto del neofita. Da ciò che scrivi sento che in questo ci somigliamo molto^_^

    1. Quant’è vero Rosalia! Per me è lo stesso, sembro una ragazzina nel paese dei balocchi, tutto mi interessa e appassiona. Che sia il timore di non poterlo condividere in tempo? Fatto sta che anch’io, come giustamente hai colto, ho un bisogno forte di condivisione e di comunicazione delle emozioni. Forse è una cosa stupida ora che ci penso, cosa potrebbe esserci di interessante per altri in un’esperienza che hai vissuto solo tu? Eppure…

  2. ovviamente la mia esperienza è diversa dalla tua per via del campo non comune. Per per informarsi significa apprendere e trasmettere le mi conoscenze a qualcun altro. Mai stato geloso delle mie conoscenze. Se lo fossi stato avrei fatto una carriera professionale più luccicante. Però la voglia di informarsi è rimasta intatta come quella di apprendere. Non si smette mai di conoscere cose nuove.

    1. Ciao Giampaolo, vedo che in comune abbiamo la curiosità di apprendere ogni cosa. A me pare che in questo modo la mia evoluzione personale non sia mai ferma e la cosa mi rende particolarmente orgogliosa. Il bisogno di di trasmettere le mie conoscenze è cosa diventato impellente da pochi anni, sarà l’effetto dell’invecchiamento. Mi pongo il problema di non disperdere un’esperienza, una conoscenza, non di trattenere le informazioni. Trattenere tutto ci rende gonfi di noi stessi… Buona notte

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