Il mondo con i miei occhi

La paura da sconfiggere

 

Sono giorni difficili ma non inattesi. La scelta del Presidente del Consiglio di comunicare direttamente i provvedimenti ulteriormente restrittivi direttamente in diretta dà il senso della posta in gioco.

 

Mentre parla, la paura raccoglie le sue forze e frase dopo frase, senza dire sostanzialmente niente di nuovo, penetra dentro di noi. Così sappiamo che dobbiamo proteggerci. Non solo dalla paura della malattia, ma da quella, ben più radicata, dell’ignoranza e dell’egoismo.

 

Rileggendo “La maschera della morte rossa” ne colgo il suo significato più profondo: nessuno di noi si salva da solo. Questo articolo tratta di questo. Buona lettura.

 

 

La paura da sconfiggere

La paura da sconfiggere

 

La pandemia è ancora un dato di fatto, nonostante molti avessero creduto il contrario. Illusi o cattivi maestri. Comunque sia, siamo di nuovo in mezzo al guado.

 

La malattia sembra meno virulenta, aggressiva, minacciosa.  Ma non lo è. C’è un morbo che è ancora più rischioso della malattia vera e propria e di cui non parliamo, come se toccasse le corde più profonde del nostro stesso sistema: la disorganizzazione, l’incapacità di sfruttare a pieno le risorse e di metterle a disposizione di un sistema complesso fatto di luoghi da organizzare, servizi, pubblici, da somministrare, e di persone. Persone cui non possiamo chiedere di passare dieci ore chiuse in auto per poter fare un tampone di cui, forse, avranno riscontro nel giro di qualche giorno o addirittura settimane, passate nella culla della paura.

 

Paura se non della malattia, qualora l’esito del tanto agognato esame fosse negativo, perlomeno della povertà cui inevitabilmente andremo incontro perché di quei giorni qualcuno deve farsi carico. Se non è il sistema pubblico, saranno le imprese, se non sono le imprese, saranno le persone.

 

Vogliamo scommettere su chi perderà davvero?

 

Così, sì, ora ho paura. Ho ancora paura, perché sebbene siamo più certi di qualche mese fa su come combattere il virus con i farmaci, ancora non abbiamo capito che il virus ha affettato il corpo del sistema, lo Stato nella sua organizzazione più alta e più bassa, nella sua capacità di rispondere ai bisogni e di fare presto.

 

C’è una classe che è silente da tempo e che nelle pieghe della più grande tragedia che la mia generazione ha conosciuto sta mettendo da parte i proventi della crisi.

 

A questa classe dirigente di persone benestanti, che si permettono foto a bordo piscina mentre sono in quarantena, vorrei opporre gli operai, le persone normali, rincorrono il tampone o il loro posto di lavoro, o fanno il diavolo a quattro per sistemare bambini e anziani e non lasciarli soli, o combattono per mantenere il diritto alla scuola per i nostri figli.

 

Una classe dirigente scomparsa di cui non sentiamo più nulla, che vuole proteggersi, a tutti i costi, che ha accesso ai piani alti degli ospedali per ottenere le cure più efficaci.

 

Paura ma anche rabbia. Per l’indifferenza e la superficialità. Per l’ignoranza.

 

Una situazione che mi fa tornare in mente uno scenario letterario che di certo non vi giunge nuovo. Ho anche io la mia citazione letteraria da proporvi.

 

Non è l’ottimo Camus e la sua La peste , ma il buio cupo e misterioso del mondo di Edgar Allan Poe,  con uno dei suoi racconti più belli, La maschera della morte rossa, pubblicato nel 1842.

 

Pubblico l’estratto del finale della storia del Principe Prospero e del suo fallimentare tentativo di proteggere i nobili suoi amici e se stesso dalla morte rossa, la peste.

 

 

La maschera della morte rossa. E. A. Poe

E la festa proseguì turbinosa, sinché all'orologio incominciarono i primi rintocchi della mezzanotte. E la musica cessò, come ho detto, e le evoluzioni dei ballerini s'interruppero, e come prima vi fu un inquieto arresto d'ogni cosa. Questa volta però alla pendola stavano scoccando dodici colpi, e così fu forse che più pensiero, con più tempo, poté insinuarsi nelle menti dei più riflessivi fra la turba dei baldorianti.
E questo fu forse anche il motivo per il quale prima che gli ultimi echi dell'ultimo rintocco si perdettero e si smorzassero nel silenzio, più d'uno tra la folla ebbe modo di avvertire la presenza di una figura mascherata che sino a quel momento non aveva attratta l'attenzione di alcuno. Ed essendosi rapidamente diffusa all'intorno in un sussurro la voce di questa nuova presenza, si levò alfine da tutta la compagnia un fremito, un mormorio, dapprima di disapprovazione e di sorpresa... e infine di spavento, di orrore, di disgusto.
In un'accolta di fantasmi quale io ho descritta è facile immaginare che un'apparizione normale non avrebbe certamente suscitato tanto scompiglio. In realtà la licenza sfrenata di quella notte non aveva quasi limiti, ma la figura in questione avrebbe superato in crudeltà fantastica lo stesso Erode, e aveva persino oltrepassato i confini pure immensi della stravaganza del principe. Anche i cuori degli esseri più sfrenati hanno corde che non possono essere toccate senza che vibrino di emozione. Anche per gli esseri più perduti, per i quali la vita e la morte sono ugualmente motivo di beffa, esistono cose di cui non è possibile beffarsi. Tutti gli astanti insomma sentivano ormai acutamente che nel costume e nel portamento dello straniero non vi erano né spirito né decenza. La figura era alta e scarna, e avvolta da capo a piedi nei vestimenti della tomba. La maschera che ne nascondeva il viso era talmente simile all'aspetto di un cadavere irrigidito che anche l'occhio più attento avrebbe stentato a scoprire l'inganno. Eppure tutto ciò avrebbe potuto essere sopportato, se non approvato, dai gaudenti forsennati che si aggiravano per quelle sale: ma il travestimento aveva spinto tant'oltre la sfrontatezza da assumere le sembianze della "morte rossa". Le sue vesti erano intrise di SANGUE, e la sua vasta fronte e tutti i lineamenti della sua faccia erano spruzzati dell'orrore scarlatto.


Allorché gli occhi del principe Prospero caddero su questa spettrale immagine (che con movimenti tardi e solenni, come per meglio sostenere il proprio ruolo, si aggirava tra i danzatori) lo si vide contorcersi, a un primo momento, in un lungo brivido forse di terrore, forse di disgusto; ma subito dopo la sua fronte si invermigliò di collera.
- Chi osa? - domandò con voce rauca ai cortigiani che lo attorniavano, - chi osa insultarci con questa irrisione sacrilega? Prendetelo e smascheratelo, affinché possiamo sapere chi impiccheremo all'alba ai merli del nostro castello!
Quando proferì queste parole il principe Prospero si trovava nella stanza turchina, ovvero la stanza orientale. Esse rimbombarono alte e chiare per tutte le sette stanze, poiché il principe era un uomo vigoroso e forte, e a un cenno della sua mano la musica si era taciuta.
Nella stanza turchina stava il principe, attorniato da un gruppo di cortigiani pallidi. A tutta prima, non appena egli ebbe parlato, questo gruppo ebbe un lieve moto irrompente in direzione dell'intruso, il quale in quell'attimo si trovava pure vicino e ora con passo solenne e deciso si approssimava ancor più al principe. Ma per un misterioso innominato terrore che l'aspetto pauroso della maschera aveva ispirato a tutti i presenti, nessuno osò stendere una mano per afferrarla, cosicché lo sconosciuto poté passare a un metro di distanza dalla persona del principe senza che alcuno lo trattenesse, e mentre la folla, come colta da un unico subitaneo impulso, si ritraeva dal centro delle stanze verso le pareti, egli proseguì indisturbato nel proprio cammino, ma sempre con quel passo maestoso e misurato che lo aveva distinto sin dal primo momento, attraverso la stanza turchina a quella purpurea, dalla stanza purpurea alla verde, dalla stanza verde alla stanza arancione, e poi alla bianca, e da questa si spinse persino nella stanza violetta, prima che venisse fatto un movimento risoluto per fermarlo.

Fu allora però che il principe Prospero, accecato di collera e vergognoso per la propria momentanea codardia, si buttò precipitosamente attraverso le sei stanze, non seguito da alcuno, causa il terrore mortale che aveva raggelato tutti quanti i presenti. Impugnava alta sul capo una spada sguainata, e si era avvicinato, rapido, impetuoso, a pochissimi passi dalla figura, retrocedente, quando questa, giunta all'estremità della stanza di velluto, si volse bruscamente e affrontò il proprio inseguitore. Si intese un grido lacerante, e la spada si abbatté in uno sfavillio sul nero del tappeto, sopra il quale, un attimo dopo, cadde prostrato nella morte il principe Prospero. Allora, raccogliendo in sé il folle coraggio della disperazione, un gruppo di baldorianti si precipitò nella stanza nera e afferrò il travestito, la cui alta figura stava eretta e immobile entro l'ombra della pendola d'ebano, ma un gemito di indicibile orrore uscì dai loro petti quando essi si accorsero che le vesti funerarie e la maschera cadaverica che avevano strette con tanta violenta rudezza non contenevano alcuna forma tangibile.
E allora tutti compresero e riconobbero la presenza della "morte rossa" giunta come un ladro nella notte, e a uno a uno i gaudenti giacquero nelle sale irrorate di sangue delle loro gozzoviglie, e ciascuno morì nell'atteggiamento disperato in cui era caduto. E la vita della pendola d'ebano si estinse con quella dell'ultimo dei baldorianti. E le fiamme dei tripodi si spensero. E l'Oscurità, la Decomposizione e la Morte rossa regnarono indisturbate su tutto.


Se non lo ricordate o vi viene voglia di leggere tutti i racconti di E. A. Poe (e vi consiglio la seconda opzione, spassionatamente) potete trovarli qui.

Le mie paure più radicate: l’ignoranza e l’egoismo

 

Napoleon Hill, nel suo saggio Pensa e arricchisci te stesso, sostiene l’esistenza di sei paure di base, di cui ogni essere umano prima o poi soffrirà, dell’una o dell’altra o di una loro combinazione.

 

Queste paure di base, sempre secondo lui, sono la paura della povertà, la paura delle critiche, nucleo centrale della maggior parte delle preoccupazioni, la paura di perdere l’amore o gli affetti più cari, la paura di morire,  la paura di invecchiare e la paura della malattia.

 

 

Sono talmente tante e in qualche modo sovrapponibili, che possiamo provarle tutte, prima o poi, persino con continuità, nei casi più delicati.

 

La paura diventa un’esperienza essenziale dell’essere umano, indipendentemente dalla propria condizione materiale, culturale, fisica e sociale.

 

Nei silenzi della mente e delle angosce della giornata, la paura si insinua smontando un pezzo per  volta le nostre sicurezze.

 

A questi sei tipi di paura, sento di aggiungere il mio: la paura dell’ignoranza, che ormai pervade la nostra società generando mostri ben più spaventosi della maschera della morte rossa.

 

Tuttavia, dobbiamo essere consapevoli che la paura è uno stato mentale da cui ci si può proteggere, ma non da soli.

 

Come ci insegna Poe, nessuno di noi si salva da solo.  Non esiste nessun castello in cui rifugiarsi, nemmeno se stracolmo di vivande e beni voluttuari per il nostro sollazzo, né casale in cui rifugiarsi, come fecero i dieci giovani che diedero vita al Decameron, nei loro dieci giorni di vita segregata per rifuggire alla peste di Firenze.

 

Proteggersi è ciò che possiamo fare, anche dalla stupidità degli altri.

 

E c’è un solo modo per farlo: essere nella nostra vita quotidiana agenti di cambiamento.

 

Se osserveremo le regole e le faremo osservare anche agli altri, potremo farcela.

 

Se la paura è uno stato mentale, dobbiamo dirigerlo, governarlo, sconfiggerlo.

 

Gli altri, seguiranno.

 

 

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13 Comments

  • Giulia Lu Dip

    C’è molta paura in questi giorni da parte di alcuni e troppo poco da parte di altri che se ne fregano e vanno in giro senza DPi o addirittura negano l’esistenza del problema. Forse chi nega ha più paura degli altri e trova sollievo nella negazione, peccato che questo atteggiamento sia dannoso per tutti gli altri.
    Non credo di aver mai letto nulla di Edgardo All’anno Poe, in questo momento passerei visto che di angoscia ne abbiamo già tanta, sono preoccupata per il ritorno al lockdown…

    • Elena

      Ciao Giulia, ti rispondo quando ho appena approfondito il nuovo DPCM e sono molto arrabbiata perché si penalizza tutti allo stesso modo, chi rispetta le regole e chi no e questo non è gusto. Sono tanto demoralizzata, oggi non mi sento ulteriormente solito ottimismo con cui rispondo ai miei commenti e scrivo sul blog. Perdonami. E si, lascia perdere Poe adesso ma poi recuperalo. Merita

    • Elena

      Ciao cara, ti ho pensata tutto il giorno, Milano in mezzo alla tempesta… Leggi Poe, ma magari in un altro momento. A me la prima volta fece davvero … paura :). Mi pare che in questi giorni possiamo averne abbastanza… Abbraccio e buona serata

  • Luz

    Riporto quanto scrivevo stamani su Fb:
    Che il mondo del calcio, per quello che è e non è più, susciti in me sentimenti poco nobili, è cosa nota. Oggi, nell’ormai conclamata seconda ondata di Covid, mentre il governo emana un nuovo decreto, le regioni sono libere di intensificare le restrizioni, le attività commerciali oscillano fra obblighi e coprifuoco e le attività culturali assorbono con molta fatica i loro protocolli, ecco che bellamente il calcio continua a svolgersi nella quasi totale indifferenza dinanzi alle regole.
    Cronaca delle partite stamattina al tg, dopo servizi su servizi traboccanti di dati allarmanti, e resti basita, intontita: calciatori che corrono gli uni sopra gli altri, allenatori e tecnici che fanno ammucchiate senza mascherina, tifosi che dagli spalti a tutto pensano fuorché a proteggersi e proteggere.
    Mi domando… è normale? Dovrebbe sembrarlo?
    Io, assieme a migliaia di altre realtà culturali, molte delle quali sono state costrette a chiudere, ho appena diviso in due gruppi e in due orari il laboratorio teatrale, per contingentare e garantire al meglio. A scuola osserviamo misure restrittive ovunque e in ogni angolo. E poi… loro. Quelli del calcio.
    Sono indignata.

    Cosa posso aggiungere? La sensazione è strana, perché sta accadendo quello che non avremmo previsto, pensando ingenuamente che il virus fosse sconfitto esclusivamente in virtù del calo dei contagi. Troppa apertura ha portato a un passo indietro, qualcuno dice che stiamo annullando tutti i sacrifici fatti per tre mesi di chiusura. La cosa fondamentale è non chiudere le scuole, perché stiamo tenendo bene, ma temo per il mio laboratorio teatrale, che ho diviso in due gruppi come scrivevo sopra. L’arroganza di chi pensava di potersi fare beffe di questa situazione, il negazionismo degli ignoranti che in definitiva sono terrorizzati al pensiero di questa cosa e preferiscono negarla, ecc.

    • Elena

      Cara Luz, sindacalmente mi occupo di cultura e spettacolo tra le altre cose e conosco bene la crisi del settore. Il 30 saremo in piazza anche per questo, covid permettendo! L’ignoranza è decisamente ciò che mi spaventa di più. L’arroganza di sapere mentre pericolosamente si ignora e la supponenza di coloro che pensano che il covid può essere superato semplicemente dimenticandosene (ad esempio, il fulgido Trump). Il paese non è preparato. La scuola la cultura dovrebbero essere il centro mentre sono fanalino di coda. Io sono per una chiusura giornaliera di tutto ciò che è possibile pesche so che la sanità è vicina al collasso e non c’è un piano B. Ma quanta incertezza! Non ci resta be metterci un pò di intelligenza, chi ne dispone. Vedi, alla fine ha ragione mia madre!

  • newwhitebear

    La paura è una malattia dura da sconfiggere. E’ un po’ come scottarsi col fuoco, anche l’acqua calda fa paura.
    Quello che non capisco è la superficialità con cui sono trascorsi questi sei mesi. Tutti a pensare positivo come se il virus s fosse volatilizzato o addirittura non fosse mai esistito. Invece di prepararsi per tempo coi compiti a casa si è preferito la vacanza.
    Così oggi, con i numeri che devono spaventare, la paura ci paralizza e non ci fa ragionare con lucidità.
    Giusta osservazione: nessuno si salva da solo. Credo che il caso Berlusconi sia indicativo.

    • Elena

      Sono rimasta molto colpita dalle cure rapide dei vip, Berlusconi compreso. So che le differenze sono sociali in campo sanitario si sentono sempre, ma in questo contesto sono insopportabili. Ho detestato l’idea che l’ultimo piano di un ospedale sia dedicato a “clienti” facoltosi mentre altri letteralmente muoiono perché non possono essere intubati. Il racconto di Poe da ragazza mi aveva fatto colpito proprio perché allora mi sembrava patetica l’idea di taluni di salvarsi rinhciudendosi in un castello. Ma oggi… Oggi è vergognosa. Le distanze non si colmeranno, anzi. Hai ragione, abbiamo perso tempo. Sono tra quelli che ha apprezzato il tuo governi fino a qualche settimana fa, ora vedo troppa incompetenza. Teniamo duro noi piemontesi e gli amici lombardi e campani specialmente. Un abbraccio
      ..

      • newwhitebear

        Non l’ho citato a caso perché i soldi fanno miracoli.
        Ci siamo baloccati tra chiacchiere inutili e scontri ideologi senza approntare quei paini che adesso sotto l’onda nlunga dei positivi nsi crcano di mettere i piedi.
        Quello che mi lascia perplesso è la paura – toh! Torniamo in argomento 😀 – di perdere consenso, inventandosi soluzione abborracciate.
        Ricambio l’abbraccio

  • Sandra

    E’ il tuo finale, cara Elena, “gli altri, seguiranno” su cui ho forti dubbi. Il giornalista Massimo Giannini, che a me piace molto, è stato 5 giorni in terapia intensiva, ha pubblicato nei giorni scorsi un editoriale su La Stampa, ebbene, vedessi gli insulti (puoi leggerli in effetti) che si è beccato su Instagram, certo anche tanta solidarietà, ma persone del genere sono le stesse che ammazzano Willy che usano violenza verbale e fisica per esprimere un dissenso e questi no, non seguono chi è dotato di buon senso!
    PS. Io un casale dove rifiugiarmi ce l’ho! Il mio Orso marito che si chiama Casale di cognome… consentimi di sdrammatizzare con una battuta perché è davvero dura per noi lombardi (il Piemonte ahimè segue a ruota)

    • Elena

      Cara @Sandra ho letto il fondo di Giannini. Lui non mi è particolarmente simpatico e penso che si sia lasciato scappare qualche parola di troppo in passato circa la pandemia ma la testimonianza aiuta ahimè, nella sua sofferenza. Perché c’è ancora troppa gente in giro che fa finta anche se il peggioramento di queste ore credo li costringa presto a cambiare idea. Io sono un’ottimista e penso che le azioni “sfacciata” valgano più di molte parole
      Siamo tanti rigorosi e attenti possiamo circondare i negazionisti e fare in modo che tutto vada per come deve andare, con attenzione e rigore. Sono lieta di sentirti sdrammatizzare perché la situazione a Milano, specie in queste ore, è sempre più complicata e l’umore aiuta. Speriamo . Non mi hai detto niente di Poe. Ti piace come autore o non è il tuo genere (cosa che temo, in effetti )

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