Libri letti più di due volte
Storie libri e racconti

Quali libri hai letto più di due volte e perché

Che caratteristiche hanno i libri letti più di due volte? Quelli che a una prima lettura già ti entrano sotto pelle e poi è difficile lasciare andare via.

Libri che tieni nel tuo posto speciale mentre sono in lettura, di cui centellini ogni paragrafo e che sono capaci di graffiarti il cuore a ogni scena. Quelli che vorresti lievitassero il numero di pagine mentre procedi, come per magia, allontanando così il momento in cui te ne priverai.

Sapete bene che il numero di pagine piano piano crescerà nonostante tutto e che lo spessore si assottiglierà, così come siete consapevoli che presto quella compagnia in cui vi siete accoccolati per ore, giorni, talvolta anche settimane, finirà, lasciando una specie di vuoto dentro di voi e nel vostro angolino preferito.

Oggi voglio parlarvi di questi libri e in particolare dei tre libri che hanno rappresentato tutto questo per me.

E vorrei anche chiedermi (e chiederci) se i libri che ho letto più e più volte raccontano qualcosa di noi stesse.

Libri letti più di due volte. Perché?

Ci sono un buon numero di libri che ho letto un paio di volte. Più spesso li ho riguardati, alla ricerca di passaggi, citazioni che avevo in mente e che volevo ritrovare.

Saggi, romanzi, soprattutto i classici, se guardo la mia libreria mi accorgo che li ho ripresi in mano almeno una volta tutti.

Ma di leggere più di due volte lo stesso romanzo, con intenzione, mi è capitato soltanto tre volte. Sono tre i libri che hanno segnato la mia vita di lettrice; tre pietre miliari della mia crescita personale, tre storie che mi hanno un po’ lasciato orfana: di una storia, di un’idea, di un personaggio, di un’ambientazione.

Sono libri riletti alla disperata ricerca di un particolare perduto, di una nuova chiave di lettura della storia, di un soggetto/personaggio che mi mancava o non avevo ancora scoperto.

Perché rileggere un libro?

Sarà capitato anche a voi, immagino, di rileggere un libro senza chiedervi il perché. Ma una volta ri-terminato, vi siete mai chieste cosa di questi libri vi ha attratto, in particolare?

Io ho provato a rifletterci e ho scoperto che le ragioni di questi ritorni di fiamma sono state almeno quattro:

  • il bisogno di tornare a percepire le belle emozioni già provate
  • la necessità di ricostruire la memoria di quell’esperienza di lettura
  • conoscere meglio un personaggio
  • comprendere meglio la complessità della trama

Il bello di riprenderli in mano e rileggerli ancora e la consapevolezza di aver trovato degli autentici libri del cuore. E per saperlo bisogna andare fino in fondo, non si può decidere a priori. Che te ne saresti innamorata, che non avresti più potuto fare a meno di loro.

Che dentro quelle storie c’è una parte importante di te.

Non sono le storie che sceglierei come le migliori che ho letto, non hanno alcuna pretesa di essere annoverate come le più interessanti e meglio scritte.

Piuttosto sono le storie che, in un determinato momento della mia vita, hanno segnato profondamente la mia esistenza. E per questa ragione sono loro molto grata.

Eccole:

Il nome della rosa” di Umberto Eco

La verità perduta” di Bruno Tacconi

Il signore degli anelli“, di  John Ronald Reuel Tolkien

I miei libri riletti più di due volte: Tacconi, Tolkien, Eco

Chissà perché proprio questi tre, non me l’ero mai chiesta. Con tutti i libri che mi sono piaciuti! Non seguo mode né condizionamenti di altro tipo, ma sono davvero, davvero, libri molto diversi tra di loro, almeno apparentemente. E se dovessi fare la classifica dei 5 libri più amati, a parte uno forse gli altri due nemmeno ci rientrerebbero.

L’ispirazione di questa riflessione sta proprio qui: perché rileggere libri più di due volte cioè con una certa ossessione per il dettaglio e la ricerca, perché, nel mio caso, questi?

Alcuni libri andrebbero riletti perché a un primo assaggio non ne comprendiamo appieno il senso e la storia, talvolta per la complessità della trama, talvolta per la dimensione culturale in cui sono collocati, molto distante dalla nostra. E’ stato il caso dei libri, pur bellissimi, di Kawabata, straordinario cantore di una bellezza manifesta eppure latente, quasi incompiuta. A me molto distante perché quasi eterea.

Altri libri andrebbero riletti perché la complessità della scrittura, della forma-linguaggio, ci allontanano per poi riafferrarci. Per me sono state le opere di Wu Ming.

Ma questi romanzi, Il nome della Rosa, La verità Perduta e Il signore degli anelli che ho riletto più di due volte, sono descritti qui perché, in un dato momento della mia vita, mi hanno comunicato fascino, bellezza.

Nel caso de La verità perduta di Bruno Tacconi, c’è anche una nota sentimentale. Fu il primo libro che mi regalò moltissimi anni fa mio zio Roberto, appassionato di storia antica e naturalmente profondo conoscitore di Magna Grecia ed Egitto. Bruno Tacconi, medico per ostinazione e appassionato di storia egizia, condivideva con lo zio questa passione e in questo romanzo di esordio, eccellente nella scrittura e nella concatenazione della storia, nonché nella precisione dei dettagli su usi e costumi dell’Egitto di Akhenaton, mette anche sé stesso.

Il protagonista è infatti il medico Nekao, al centro di eventi grandiosi che scuotono alle fondamenta la civiltà egizia in cui la verità del nuovo dio, Aton, viene irrimediabilmente nascosta, perduta.

Lo scenario qui ha conquistato la mia attenzione e le immagini che l’autore è capace di creare sono potenti. Un piacere ritrovarle a ogni successiva lettura.

Mi sono appassionata de Il Signore degli Anelli molto prima che diventasse saga e fonte di ispirazione per moltissimi film, serie e altri romanzi fantasy, ma in un periodo in cui già Tolkien era chiacchierato come autore di destra. Oggi questa litania torna di tanto in tanto, perché pare che sia il libro preferito della nostra Presidente.

Tuttavia con questa nomination rivendico la piena libertà con cui un lettore può e deve spaziare e conoscere stili e culture narrative anche molto distanti dalle proprie. Non significa comprenderle appieno, e qui dunque mi fa gioco sostenere che alcuni libri vadano letti e riletti anche più di due volte. Ma per questo capolavoro del fantasy la storia è differente: non si tratta di politica ma di eccellenza. Nel descrivere un mondo che è totalmente immaginario ma così realistico, completo e dettagliato da sembrare vero.

Il fascino qui per questo romanzo molto esteso sta proprio in questo. La storia è la classica strada dell’eroe così come in molti l’hanno narrata, fin dai miti primigeni, la compagnia è il gruppo di sodali che ha il compito di portare a termine l’Opera, la Missione, per il bene dell’umanità ovvero della Terra di mezzo.

Le 900 pagine che hanno accompagnato le mie letture e riletture sono le più brevi della mia storia come lettrice. Battono persino I fratelli Karamazov, che ho letto solo due volte. Ma che ho amato per otto.

Ma la vera passione è stata ed è per Il nome della Rosa, il capolavoro di Umberto Eco di cui ho letto molto altro fino alla sua fine anche se nulla è riuscito a suscitare in me pari emozioni, pari interesse, pari curiosità di quel testo mirabile, al pari del vecchio Jorge.

Questo è un testo a strati: si può leggere come un meraviglioso romanzo storico di epoca medioevale, come un giallo, come un testo di filosofia, come una riflessione sulle diaspore religiose e sulla Chiesa, come un testo storiografico o come un manuale di epistemologia e linguaggio.

E forse è tuto questo assieme.

Umberto Eco aveva il dono della parola scritta e parlata, e la capacità di creare mondi che mentre in Tolkien spaziano in una geografia immaginaria di un mondo di mezzo popolato da elfi, nani e hobbit, in Eco il lairinto di livelli di lettura di cui vi ho offerto la mia interpretazione ci tiene legati a sé pagina dopo pagina.

Straordinario il rapporto tra il maestro e Adso, la voce narrante. Forse la più delicata e appassionante perla che tiene in piedi, unifica la complessa trama del romanzo.

Come non ricordare la lunga dissertazione di Jorge contro Platone e la sua poetica del riso, o la frase con cui si chiude il romanzo, frase sibillina sul cui significato ho meditato per anni e medito ancora:

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus

Della rosa, quando tutto finisce, possediamo soltanto più il suo nome

Quali sono i libri che avete letto più di due volte?

Vi siete mai domandatə il perché?


Rileggendo il post per l’ultima revisione mi sono resa conto che sono tutti libri “vecchiotti” con rispetto parlando. La prima reazione è stata: con tutta la bellezza delle opere del novecento ancora da scoprire, perché mai dovrei decidere di leggere solo novità?

Come la pensate?

Siete tra coloro che amano i classici ed esplorano la grande letteratura o preferite leggere qualcosa di più moderno?

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24 Comments

  • paola

    Ciao Elena. Piacere di fare la conoscenza tua e del tuo interessante blog. Parlare di libri e scambiarsi opinioni al riguardo è la mia attività preferita. Io ho riletto due volte e forse anche di più libri di Camilleri come La presa di Macallè, Il Casellante, La strage dimenticata, Il birraio di Preston, La pensione Eva perchè raccontano fatti di cronaca o di storia poco noti. Poi lo scorso anno ho riletto Il maestro e Margherita di Bulkakov nella speranza di ritrovare le stesse sensazioni magiche provate quindici anni prima durante la prima lettura. Aspettativa disattesa visto che nella rilettura ho trovato il libro lungo e a tratti noioso. Come avete già detto voi in precedenza, i libri ci regalano sensazioni ed emozioni differenti a seconda delle fasi della vita o degli stati d’animo in cui li leggiamo.

    • Elena

      Buona sera Paola che piacere leggerti, benvenuta! Anche io sono stata una fan di Camilleri e pur non avendo mai riletto nulla di suo sono d’accordo che meriterebbe. Poi leggo di Bulgakov e mi viene l’ansia : un dei pochi libri che non sono riuscita a finire! A preso

  • Marina Guarneri

    Oh sì che ho riletto tanti libri e delle ragioni che hai correttamente elencato sottoscrivo:
    – il bisogno di tornare a percepire le belle emozioni già provate
    – la necessità di ricostruire la memoria di quell’esperienza di lettura
    – comprendere meglio la complessità della trama
    Ho riletto nell’ottica di queste ragioni molti classici: Orgoglio e pregiudizio, Madame Bovary, Delitto e castigo, Anna Karenina, Le Confessioni di Agostino, I Promessi Sposi (forse anche perché sono le letture più risalenti, che a un certo punto ho avuto bisogno di rinverdire) e per citare l’ultimo e il più importante “Alla ricerca del Tempo perduto”. Ho all’attivo un’altra lettura fondamentale, giunta al suo quarto ripasso: la Bibbia. Impegnativa!
    L’unico contemporaneo che rileggerei è Infinite Jest, un libro che mi ha mandato in visibilio. Chissà che non lo faccia sul serio!

    • Elena

      Non avevo mai sentito parlare di Infinite Jest cara @Marina, così sono andata a cercare. Wallace, un autore che non ho mai praticato. Non so se comincerei da un libro di oltre mille pagine (mille, peggio di Grossman 🙂 !) ma grazie per l’ispirazione. D’altra parte immagino che questa lunghezza a te faccia un baffo, mitica pioniera della Bibbia, ben più ampio e complesso. Complimenti. Credo sia uno di quei testi che, al di là della fede, rappresenti davvero più livelli di contenuto, spesso incomprensibili per via della distanza siderale di cultura e costumi. In ogni caso, benvenuta nel club dei grandi classici. Mi pare di capire che oltre non andiamo quanto a riletture. Dunque sempre più mi domando: qual è il ruolo della letteratura contemporanea? Scoperta? Curiosità? Ci sto riflettendo da un po’… Buona giornata!

    • Nico

      Ho riletto molti libri, specie quelli della Allende che li trascina con la sua carica emotiva ed una narrativa serrata …
      Oppure ciò che li capita e di finire di leggere un libro e non abbandonarlo, rileggendo di nuovo le parti o le pagine che li hanno più appassionato …

      A parte il signore degli anelli non ho letto gli altri libri che citi, li leggerò !

      Ultimamente essendo molto presa dal lavoro mi dedico a letture più leggere, ho finito adesso tutta la serie sul commissario Riccardi ed anche lì mi è capitato di non avere voglia di staccarmi dal libro e di rileggerlo quasi ore intero subito dopo …

      Grazie Elena per questo blog… sempre spunti interessanti di riflessione …

      • Elena

        Ciao Nico, benvenuta! I libri che ho citato sono ormai vecchiotti ma se ami i gialli come leggo nel tuo commento apprezzerai Il nome della Rosa. Anche a me capita di rallentare all’infinito le letture che mi appassionano perché non voglio arrivare al fondo e leggere la parola fine. Siamo proprio una bella razza, noi lettrici! A presto

  • Cristina

    Bellissimo questo post, mi ha fatto riflettere! Chissà, mi hai dato lo spunto per scrivere un post, visto che quest’anno parlerò più che altro di libri e arte. Se dovessi sceglierne tre che ho riletto due volte (se non di più) metterei “Il rosso e il nero” di Stendhal, “Jane Eyre” di Charlotte Brontë e “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij. Tutti e tre grandi classici. A presto!

    • Elena

      Ciao Cristina, grazie per l’apprezzamento, attendo curiosa il tuo punto di vista sul blog. Grazie per la tua risposta che conferma i miei dubbi : anche i tuoi preferiti da due letture o più sono grandi classici… Le novità non sono forse all’altezza?

  • Giulia Mancini

    Io ho riletto più volte La nausea di Jean Paul Sartre, letto quando avevo 16 anni e riletto tre o quattro volte fino ai vent’anni, rappresentava molto quello che sentivo da adolescente; un altro libro amatissimo, presente nella mia libreria che ogni tanto vado a rileggere in alcune parti è “Passaggio in ombra” di Maria Teresa Di Lascia, una storia in cui ritrovavo molti miei modi di sentire; poi “Il danno” di Josephine Hart riletto più volte, quando, nella vita ci accontentiamo facendo ciò che è giusto per gli altri e non seguiamo le nostre passioni, prima o poi, la passione ci travolge nostro malgrado e ci distrugge, questo secondo me il senso del romanzo. Ho letto almeno due volte anche altri libri (per esempio Rosso Vermiglio di Benedetta Cibrario, alcuni romanzi di Carofiglio). La rilettura ci aiuta a capire meglio la storia del libro, ma anche noi stessi.

    • Elena

      Rossovermiglio è l’ultimo romanzo letto. Era da tempo nello scaffale, lato libri “da leggere” e non ricordavo di averlo acquistato. Infatti era un regalo che evidentemente mi aveva lasciata indifferente. Invece è un bel romanzo. Ma non lo rileggerei. Invece Sartre è stato sempre un mio cruccio. L’ho letteralmente preso in mano a vent’anni, poi a metà dei trenta. Succede sempre la stessa cosa :qualche parola e non riesco a proseguire. Sarebbe semplice fare del sarcasmo alludendo al titolo, La nausea, ma è la verità. Non mi va giù. Ma se la tesi di alcuni di noi fosse vero, forse al prossimità giro di decade potrei riprenderlo in mano e, chissà, magari mi piacerebbe persino. Ci sono libri che leggiamo e rileggiamo e altri che proprio non riusciamo a mandare giù. Ti capita?

  • Grazia Gironella

    Non rileggo abitualmente i libri, anche quando li ho amati, perché mi viene spontaneo ricercare le vecchie impressioni, che puntualmente non ritrovo. Non ho più gli stessi gusti, sono una persona diversa, e mi sento più spinta a leggere nuovi libri che a riprendere in esame passioni del passato. Il Signore degli Anelli, però, è un’eccezione illustre. Lo rileggo a intermittenza – a volte in italiano, a volte in inglese – non dico spesso, ma… insomma, lo avrò letto cinque o sei volte almeno. Dentro ci sono troppi elementi che amo, dalla natura alla saggezza, dalla speranza all’importanza della fedeltà e dell’amicizia, e molto altro. Un libro che a volte ho pensato di rileggere è Un uomo di Oriana Fallaci. A suo tempo l’ho adorato.

    • Elena

      Ecco un’altra assente dalle mie letture. La Fallaci. Perché? Non so. Questione di pelle forse. Ci sono libri cara Grazia che sono autentici tessori. Scrigni che possiamo riaprire tante volte e trovarci sempre qualcosa di prezioso. Buona giornata

  • newwhitebear

    Condivido due autori Eco e Tolkien, e i loro romanzi più celebri, letti più volte e in tempi diversi. A questi aggiungo Rodari e Calvino – nessun libro in particolare ma tutti in generale. Perché? Bella domanda. Mi appassionano, li trovo vicini al mio modo di concepire i romanzi e le storie. Poi ci sono autori che vorrei rileggere ma non trovo mai il tempo di farlo perché la lista dei ‘non letti’ è piuttosto corposa.

    • Elena

      Ah caro Gian queste liste sono una vera tortura, eppure non riesco a farne a meno e aumentano a ogni libreria che incontro! A parte Eco e Tolkien di cui abbiamo già detto e che abbiamo in comune (e di cui anche io ho letto quasi tutto, ma senza mai ritrovare la bellezza delle due opere di cui ho parlato) hai citato autori splendidi, Calvino e Rodari. Da bambina quest’ultimo era proprio l’autore delle favole che riuscivo a capire sempre poco. Perché in effetti erano tutt’altro che favole, erano vere e proprie storie con una profondità e un’attualità che anche oggi non sfigurerebbe. Ci siamo accorte care Volpi che quanto a libri riletti e amati stiamo tutte pescando nel passato? Domanda per tutte @newwhitebear @luz @brunilde @marco

  • Luz

    A me è capitato con due romanzi: Jane Eyre di Charlotte Brontë e Possessione di Antonia S. Byatt. Li ritengo i due che mi hanno letteralmente appassionato, ma in seguito ho scoperto Furore di John Steinbeck, che, chissà, prima o poi rileggerò. La rilettura è stata illuminante, perché la prima è stata a distanza di venti anni e la seconda a una decina. Da un’età più matura ho scoperto molti aspetti prima passati in sordina. Li ho amati perfino di più.

    • Elena

      Cara Luz, come sai accetto sempre di buon grado i tuoi suggerimenti di lettura. Furore è nell’elenco dei grandi vecchi non ancora letti da leggere nel 2024. Ti saprò dire ma so già che mi piacerà. Possessione mai sentito parlare, mi sa che prima o poi lo ritrovo nel mio angolino delle liste d’attesa… Sto leggendo Céline. Lettura pesantina. Non credo che lo rileggerò 🙂

  • BRUNILDE

    Rileggo periodicamente libri già letti, spesso classici, trovo sia un esercizio interessante: lo stesso romanzo in momenti diversi della propria vita racconta e regala emozioni diverse.
    Ho letto “Il dott. Zivago “di Pasternak tre volte: da giovanissima, da adulta e da …molto matura, ed ogni volta la magia si è rinnovata.
    Il mio libro del cuore rimane ” Il gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. Letto, riletto integralmente e/o a pezzi.
    Trovo sia un romanzo straordinario, come l’autore e tutto il suo mondo: la sua malinconia esistenziale, la Sicilia colta dei nobili decaduti, i fermenti culturali e politici di metà ‘900 dall’Inghilterra e dall’Europa dell’Est, e quella sua incredibile moglie, nobildonna lettone, che fu la prima donna ufficialmente ammessa negli anni trenta nella Società italiana di psicanalisi. Davvero affascinante!

    • Elena

      E quando saresti stata “molto matura” tu? Ma dai! Siamo seri: anche tu vai alla grande con i grandi classici, bene, mi sento un po’ meno marziana. Sulle riletture hai perfettamente ragione: le nostre varie fasi della vita ci regalano emozioni e apprendimenti molto diversi. Quando ho letto Tacconi la prima volta ero una ragazzina e mi ha colpito la storia d’amore. A quei tempi, più erano complicate e più erano interessanti. L’ultima volta che l’ho riletto invece ho badato molto alle tecniche di chirurgia e medicina egizie. Insomma, vari livelli di lettura per età con problemi e interessi differenti 😀

  • Marco

    Io ho riletto alcuni libri di Dostoevskij, Remarque, Tolstoj, Dickens. Quest’anno prevedo di rileggere un discreto numero di “vecchi” autori. Ma ho letto un ottimo romanzo di un autore per me nuovo: “Le cose crollano” di Chinua Achebe. Candidato a essere una delle migliori letture del 2024.

    • Elena

      Ciao @Marco, buon per te se a gennaio hai già una migliore lettura dell’anno sotto il naso! Per me ancora nisba, ma non demordo. Vedo che i vecchi trovano attenzione anche dalle tue parti… Sui russi dovevo aspettarmelo 🙂

      • BRUNILDE

        Incuriosita ho dato un’occhiata a ” Le cose crollano” di Chinua Achebe. I temi trattati sono di mio grande interesse: mi sembra imperdibile! Lo leggerò appena possibile. Grazie care volpi: questi scambi sono preziosi!

        • Elena

          Fatto anche io. Non è l’unico titolo di interesse! Bisogna proprio trovare a questo grande scrittore nigeriano un posticino in libreria… @brunilde grazie a voi questa ricchezza è tutta vostra

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