Il mondo con i miei occhi

L’intelligenza artificiale umilia il lavoro

L’intelligenza artificiale umilia il lavoro. Rifletto mentre sto seguendo la lotta degli attori e degli sceneggiatori di Hollywood con molta attenzione.

Due gli aspetti che mi colpiscono: è uno sciopero trasversale, che coinvolge più settori e professionalità, ed ha avuto un forte impatto mediatico.

Ma è l’obiettivo della protesta la vera novità: dimostrare che l’Intelligenza Artificiale umilia il lavoro.

Generata dall’umanità, l’IA ora rischia di rivoltarsi contro. Non basterà però rigettarne i principi o l’utilizzo: non si tratta di un’opzione per il futuro ma di una realtà del presente. In molti non l’hanno vista arrivare.

Libera, accessibile, gratuita, almeno nella sua versione base. Molte le piattaforme che offrono servizi di IA. Chat GTP è la prima di cui ho sentito parlare ed ora, dopo un periodo di sospensione per motivi di rispetto della privacy, è di nuovo disponibile in Europa.

Ma lo è anche l’alternativa di Google, Bard, o di Llama 2, prodotta in collaborazione tra Meta e Microsoft, avete capito bene. Due giganti che si uniscono nel nome del futuro. Anche questa piattaforma sarà gratuita e open source, utile per la ricerca così come per l’uso commerciale.

E così a un tratto ci accorgiamo, anche quelli tra noi più distratti, di essere immersi in un mondo digitale che non conosciamo e non governiamo.

E che troppo spesso umilia il lavoro.

L’intelligenza artificiale umilia il lavoro

Cosa spinge scrittori, copywriters, attori, sceneggiatori, creativi, e in futuro chissà, impiegati amministrativi, statistici, operai, infermieri, medici a temere l’affermarsi dell’intelligenza artificiale nel nostro paese?

Il bello è che l’IA esiste già. Pensate ai camerieri e al loro taccuino, sostituito da tablet che conoscono i gusti della clientela e sono in grado di anticiparli o di consegnare a casa i cibi preferiti all’ora preferita. Oppure pensate alla tastiera del vostro telefonino, capace di predire ciò che intendete scrivere e suggerirvelo nella forma corretta.

Sono solo esempi che ci fanno capire come siamo già dentro il sistema. Non lo abbiamo visto arrivare e forse anche per questo un po’ ci fa paura.

La baby IA, figlia del novecento

Thomas Hobbes diceva: “Ragionare non è nient’altro che calcolare”.

Nel 1956 il matematico americano John McCarthy lo prende sul serio e durante un seminario presso il College di Dartmouth, nel New Hampshire, usa per la prima volta il termine “Intelligenza Artificiale”.

Gli obiettivi del suo utilizzo sono affascinanti:


– il riconoscimento della voce
– la comprensione del linguaggio naturale
– l’identificazione degli oggetti
– il ragionamento deduttivo
– scoprire nuovi teoremi matematici

Sono obiettivi affascinanti. Ma quando si fanno scoperte di questa portata, la conquista della scienza non basta più. Occorre prevedere ogni possibile ricaduta. Non farlo significa condannare qualcuno a subirle.

Intelligenza artificiale lavoro

Sciopero! Quando l’IA diventa nemica del lavoro

Quando l’intelligenza artificiale diventa nemica del lavoro?

La mia risposta è piuttosto semplice: succede quando invece di rafforzare e migliorare le condizioni di lavoro delle persone, l’Intelligenza le peggiora, fino a eliminarle alla radice.

“Intelligenza” Artificiale in questi casi diventa un ossimoro. Lo dimostra la battaglia, appena cominciata, dei lavoratori che si riconoscono nel sindacato Sag-Aftra. Attori, doppiatori, artisti del cinema si battono, insieme a molti volti noti della galassia di Hollywood, contro lo sfruttamento del proprio lavoro a causa dell’IA.

Lavorano per le piattaforme di streaming, in cui tutto si può digitalizzare. Si battono per i diritti d’autore e per compensi equi, sviliti dal fatto che molti aspetti qualificanti del lavoro possono essere parzialmente sostituiti da macchine e IA, con risultati accettabili in tempi minori.

Hanno contagiato anche i colleghi italiani, che hanno scritto una lettera delle associazioni degli attori e registi italiani alla Presidente Meloni, per denunciare il calo dei compensi.

Ce la faranno? Solo se saranno capaci di allargare la protesta a tutto il mondo del lavoro.

L’uso democratico dei dati riguarda ciascuno di noi

Il tema è più ampio e riguarda tutti noi: la mole di dati, raccolti con consensi difficili da tradurre e comprendere da parte degli utenti, sono stati testati dalle intelligenze artificiali proprio sulle persone che quei dati li hanno “prodotti”.

Dati che riguardano ogni parte della nostra esistenza, persino sanitari. Insieme alle abitudini e ai consumi quotidiani, costituiscono una banca dati spendibile sul mercato e attivabile per qualunque esigenza.

Ogni anno sono il 36% in più rispetto all’anno precedente. Una prateria di informazioni disponibile su cui non esercitiamo che un timido controllo

L’IA dunque sa o può sapere tutto di noi. Si addestra su di noi. Si nutre di noi. E con noi cresce.

Se non possiamo fermare l’IA, almeno proviamo a regolamentarla

E’ la richiesta che fa da molti anni il sindacato e oggi più che mai appare come una questione strategica. Avrebbe meritato una maggiore attenzione, da parte di tutti.

Sottoscrivere impegni a non utilizzare la IA per controllare o manipolare le persone, quando lavorano e quando godono del proprio tempo libero, è la sfida. Per sconfiggere il timore che l’IA suscita, dovrebbe essere condizionata a non sostituire il lavoro delle persone ma a renderlo più leggero, ricco, stimolante.

Finiamo con il gioco della settimana: cosa pensa l’IA di sé stessa?

Ho posto questa domanda a Chat GTP. Ecco a voi la sua risposta (lo spazio per i commenti è più sotto).


L’intelligenza artificiale (IA) sta avendo un impatto significativo sul mondo del lavoro e delle professioni. Mentre offre opportunità e vantaggi in molti settori, presenta anche alcune conseguenze e sfide che vanno affrontate. Ecco alcune delle principali conseguenze dell’IA sul lavoro:

l saldo tra i posti creati dall’Ai e quelli persi a causa delle nuove tecnologie interesserà, in particolare, le mansioni non toccate dalle precedenti rivoluzioni industriali. Secondo uno studio condotto da Goldman Sachs e reso noto nel 2023 la figura lavorativa che desta maggiori preoccupazioni è quella degli impiegati (45%), seguita dai tecnici (34%) e dai professionisti (31%).

  1. Automazione: L’IA ha il potenziale per automatizzare molte attività ripetitive e routine nei vari settori lavorativi. Questo può portare a un aumento dell’efficienza e della produttività, ma potrebbe anche comportare la riduzione della necessità di lavoratori per svolgere tali compiti.
  2. Riduzione di posti di lavoro: L’automazione e l’implementazione dell’IA in determinate industrie possono portare alla riduzione della richiesta di manodopera. Alcuni lavori potrebbero diventare obsoleti, e ciò potrebbe avere ripercussioni sull’occupazione in quei settori specifici.
  3. Creazione di nuovi lavori: L’IA apre anche nuove opportunità lavorative in settori come l’ingegneria dell’IA, lo sviluppo di software, la gestione dei dati e la progettazione di algoritmi. Nuove professioni potrebbero emergere per soddisfare le esigenze dell’evoluzione tecnologica.
  4. Esigenza di riqualificazione: Con l’avanzare dell’IA, i lavoratori potrebbero essere chiamati a riconvertirsi o acquisire nuove competenze per adattarsi alle nuove esigenze del mercato del lavoro. La formazione continua e la riqualificazione diventeranno sempre più importanti per garantire la competitività nel mondo del lavoro.
  5. Concentrazione delle risorse: Le aziende potrebbero concentrarsi maggiormente sull’implementazione dell’IA in determinati processi, settori o reparti, concentrando le risorse su tali aree. Ciò potrebbe influenzare la distribuzione del lavoro all’interno delle organizzazioni.
  6. Questioni etiche e legali: L’IA solleva questioni etiche riguardanti la privacy, la sicurezza dei dati e la responsabilità per eventuali errori o decisioni prese da algoritmi. Ciò richiederà una regolamentazione adeguata e un’attenzione alla tutela dei diritti delle persone coinvolte.
  7. Interazione uomo-macchina: Con l’implementazione dell’IA, le interazioni tra esseri umani e macchine cambieranno. Ad esempio, l’IA potrebbe essere coinvolta nella gestione del servizio clienti, nelle diagnosi mediche o nelle decisioni aziendali. Questo richiederà una maggiore comprensione e fiducia nell’utilizzo dell’IA.

In conclusione, l’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro in modi complessi e profondi. Sebbene ciò comporti nuove sfide e adattamenti, presenta anche opportunità per migliorare l’efficienza e creare nuove professioni. È importante affrontare le conseguenze dell’IA in modo oculato, cercando di massimizzare i suoi vantaggi e mitigare gli eventuali effetti negativi sul mercato del lavoro e sulla società nel suo complesso.

Sembra proprio che l’IA sia più ottimista di noi.


Che ne pensate?

Siete pronti ad abbracciare il futuro o preferite aggrapparvi al passato?

Quanto vi spaventa l’introduzione dell’IA nella vostra vita?


A voi la parola. Buona giornata care Volpi!

14 Comments

  • Giulia Mancini

    È classificato come horror ma secondo me non lo è, l’outback è il deserto australiano in cui si perdono due incauti turisti americani, è chiaro che non è una storia leggera ma non ci sono scene splatter c’è soprattutto tensione. Bacioni

  • Giulia Mancini

    Io credo che il problema non sia l’IA in sé ma l’uso che se ne fa. Premesso che sono già tantissime le applicazioni in cui l’IA è utilizzata: Google Maps per esempio, ormai nessun sa più usare le mappe di carta, ci si muove con il navigatore di google, anche lì però può accadere di perdersi (hai visto per caso il film Outback tratto da una storia vera?) poi ci sono gli elettrodomestici intelligenti, il robot rumba (che non ho costa troppo) che pulisce il pavimento e si ricorda la disposizione dei mobili usa l’intelligenza artificiale, il termostato intelligente che ottimizza l’energia in casa, me lo hanno installato con la caldaia nuova, anche se io ho scelto di utilizzarlo in manuale e non l’ho mai impostato, lo smartphone lo usiamo tutti ormai, ne possiamo fare a meno? Con quello ormai ci localizzano in ogni momento e sanno i nostri gusti di mercato solo per il fatto di usarlo.
    Ogni volta che si parla di IA non riesco a non pensare al film Terminator (il primo) visto il primo anno di università a Bologna che mi sembrò davvero profetico. Finiremo così anche noi con le macchine che prendono il sopravvento? Spero di no, ma dobbiamo regolamentare la gestione dell’intelligenza artificiale, ma qui è sempre l’uomo che deve fare le scelte giuste. È importante che l’IA venga usata nelle mansioni ripetitive del lavoro, le catene di montaggio in fabbrica sono disumane, ma credo occorra sempre il controllo dell’uomo, altrimenti finiamo noi dentro gli ingranaggi. Il problema è che spesso si utilizzano le nuove scoperte sempre “contro” l’uomo invece che per migliorare il suo lavoro.
    Insomma l’intelligenza artificiale deve essere usata in modo etico e intelligente dall’uomo che la sta creando, ne sarà capace?

    • Elena

      Cara Giulia, sono un’ottimista e voglio pensare che la risposta alla tua domanda sia un grande sì, ce la faremo a fare le cose per bene. Ma poi atterro nella realtà e mi accorgo che siamo così distanti da ciò che è giusto. La penso come te, cara Volpe Bolognese. Noto che siamo molto concentrati sull’automazione e meno sulla sostituzione. A me spaventa in particolare quest’ultima. Quanto ai film , Outback mai visto, letto trama, è un horror, non ne vedo più da quando ero bambina. Perché? Perché ora morirei di paura mentre da gagna, pur credendo che fosse tutto vero, mi sembrava meno spaventoso. Forse crescendo e conoscendo meglio la realtà si cambia opinione… Comunque me lo appunto. L’estata mi ha portato una rinnovata cinefilia, dunque magari… Buon fine settimana!

  • newwhitebear

    Carissima Elena condivido il tuo pensiero che IA usato con intelligenza può migliorare il nostro lavoro e renderlo più qualificato. È l’esatto pensiero espresso nella mia tesi. Negli anni sessanta c’erano schiere di impiegati che svolgevano lavori umili e ripetitivi. L’uso del calcolatore poteva migliorare la loro professionalità. Il problema era come riqualificare quel personale non più utile nelle loro mansioni perché il calcolatore li rendeva superflui. Questo aspetto è stato risolto draconianamente con il loro licenziamento – erano manco a dirlo tutte donne.

    • Elena

      Manco a dirlo. Adoro la tua sensibilità per temi così delicati. E’ questo che mi spaventa. Che si rivolti contro di noi invece che migliorarci. Forse se ci fosse il pubblico a governare il processo sarebbe una garanzia in più, in effetti. Le regole della convivenza sono prodotte dalla comunità e per la comunità dovrebbero essere. Ho trovato intelligente la proposta di Legge Regionale avanzata in Piemonte. E’ un tentativo di governare i processi. Vale sempre la pena tentare. Buon sabato!

  • Sandra

    Credo che a livello empatia e creatività l’IA non possa competere, quindi in caso ci si affidi ad essa avremo ad esempio libri tradotti senza cuore.
    Su di me non ha alcuna presa, non resto affascinata ma non sono mai stata attratta dall’informatica e dalla tecnologia, non è questione di essere un dinosauro, solo che mi piacciono altre cose. E spesso un pessimo uso di alcuni strumenti peggiora le situazioni. Giusto oggi sul lavoro una tabella excel fatta col chiul ha prodotto pessimi risultati che tanto valeva un bel foglio di blocco.

    • Elena

      Ciao Sandra, punto uno: odio Excel. E’ possibile che questo sentimento così forte sia nato dal fatto che Excel odia me. Non sono mai riuscita a usarlo come si deve, eppure so quanta bella roba può produrre! Insomma, ho sempre pensato che se avessi mai imparato mi sarei sentita una specie di divinità dei numeri e delle analisi. Invece. Faccio tabelle col chiul (ma non c’entro nulla con i tuoi casini in ufficio!). La verità è che sono attratta dalla IA, per questo vorrei che non fosse un pericolo ma un’opportunità. PS: saresti il dinosauro più piccolo del mondo 🙂

  • Paolo Sasso

    Sto pensando alla mia mamma.
    Figlia della guerra, moderata barricadera della Torino bene durante il boom economico, madre della X generation (me) e nonna di millennials.
    Sua nipote (Z generation) si è laureata pochi giorni fa discutendo una tesi dal titolo “Interplay between Constitutional Courts and Supranational Courts on fundamental human rights protection”.
    Quasi sicuramente mia mamma non ha nemmeno capito in che cosa si è laureata mia figlia. Durante la liturgia della proclamazione ho dovuto spiegarle il voto con una traballante traduzione simultanea. Mentre traducevo, mi è venuto in mente che mi sarei goduto meglio la situazione facendole usare il traduttore del telefono con la funzione audio; una AI che usiamo tutti da anni.
    Ma questo è solo la fotografia di un momento che mette a confronto 3 generazioni.
    La questione però è che mia mamma, figlia di dirigente d’industria, ha investito la sua formazione in una scuola che, per i suoi tempi, era vera avanguardia e simbolo dell’emancipazione femminile. Segretaria d’azienda. Un ruolo nel futuro per le ragazze del dopo guerra che, finalmente potevano prendere parte attiva nel tessuto produttivo della nazione.
    Tutte quelle ragazze, acquisivano a scuola superpoteri invidiabili e fondamentali per l’economia nazionale: l’uso della calcolatrice elettromeccanica, la stenografia e la battitura a macchina. Tre poteri formidabili, con i quali l’Italia è passata dall’essere un paese di contadini e operai straziato da una guerra persa, a potenza industriale di rilievo.
    Poi sappiamo come è andata… i miei figli non sanno nemmeno che cos’è la stenografia, la calcolatrice non ha bisogno di uno specialista per pigiare i tasti e non esiste più tranne che nei negozi cinesi, e mia figlia si è battuta la tesi da sola, senza nemmeno immaginare di farlo fare a una dattilografa, come ha fatto gran parte della generazione di mezzo.
    Io l’ho chiesto a mia mamma come le dattilografe hanno vissuto il passaggio al nuovo mondo. Lei non ha subito l’impatto, ma si ricorda bene cosa è successo.
    Non ci sono state rivoluzioni o rivolte, ma negli anni ’70 e ’80 sono stati scritti molti articoli come quello che ho appena letto e si sono persi molti posti di lavoro. Basta cambiare data e sostituire la parola AI con PC e ci mettiamo il cuore in pace. I superpoteri, conquistati da milioni di ragazze sono diventati inutili nel giro di un decennio.
    Certo, ogni cambiamento ci fa automaticamente puntare i piedi, ma sappiamo già che serve a poco e, se possibile, con le opportune precauzioni, dobbiamo accettare con violenta passività il mondo che cambia. Un mondo che abbiamo fatto noi stessi.
    Ogni novità nella vita sociale deve passare sotto il giudizio critico, ma lo supera sempre senza curarsi della nostra opinione o delle leggi che cercano di gestirla: lo è stato il vapore, il treno, anche la bicicletta, poi l’automobile credo che ci siano stati dei problemi anche la scoperta del fuoco. Non parliamo poi della stampa, quella di Gutenberg, che ci ha proiettati nell’era moderna ma ha devastato il potere della Chiesa di Roma producendo uno scisma religioso che ha ridisegnato i confini dell’Europa. Sì anche la Chiesa, una potenza non da poco, al tempo, ha pensato che la stampa di testi sacri dovesse essere normata, a scritta in una lingua comprensibile solo al clero per evitare possibili aberrazioni. Ma l’innovazione dei caratteri mobili anzi, la sola idea di poter stampare con poca fatica un testo e diffonderlo, se ne è pesantemente sbattuta le palle delle idee dell’uomo o dei danni che avrebbe fatto. La stampa, al tempo e anche dopo, ha fatto dei dei morti, tanti morti.
    Non c’è stata nessuna mente manipolatrice a governare l’esplosione della stampa e nessuna superpotenza è riuscita a fermarla.
    Mentre scrivo corro il rischio di passare per pirla ignavo, ma queste cose capitano e vanno avanti da sole, dobbiamo solo cercare di non farci travolgere saltando dalla parte giusta nel momento giusto.
    La domanda che possiamo porci è: “ci abbiamo guadagnato o ci abbiamo perso, se le la semplice alfabetizzazzione informatica di mia figlia ha ucciso una intera generazione di dattilografe?”
    Per dirla con un eufemismo, senza voler passare per qualunquista, per non non restare schiacciati del progresso bisogna trovarsi nel posto giusto al momento giusto, in sintesi è una questione di culo. Le leggi, le lotte sociali o i sindacati possono fare ben poco. Possiamo però permetterci di esercitare una caratteristica esclusiva dell’uomo che l’ AI non può avere: filosofeggiare elucubrazioni fini a sè stesse sull’argomento, proprio come quella che ho appena scritto.
    Queste cose ci fanno sentire tanto bene con noi stessi e migliori delle macchine che costruiamo.

    • Elena

      Ciao Paolo, bentornato! Il tuo commento ha rivelato un lato di te e della storia della tua famiglia che non conoscevo, grazie per averlo condiviso qui! Tutto ciò che dici è vero, quello che cambia però è che qui non siamo di fronte al progresso della sostituzione del lavoro dell’uomo con quello delle macchine ma alla sostituzione stessa della nostra intenzione, capacità cognitiva e di scelta, previsionale, insomma la parte razionale di noi. Non si chiamerebbe intelligenza artificiale se così non fosse. Certo, ci resta ciò che tu chiami filosofia e che a me piace chiamare anima. Quella non ce la toglie nessuno. Congratulazioni ad Anna, ma se ti dico che la sua bravura non mi stupisce ci credi? 😉

  • newwhitebear

    Il problema della IA riproduce quello che negli anni sessanta ha rappresentato l’introduzione dei calcolatori nel mondo del lavoro.
    Ricordo bene quello che scrissi nella mia tesi di laurea sull’argomento. Diciamo più o meno quello che ha detto CHP GTP nella risposta alla tua domanda.
    Non è un problema di ottimismo ma il senso della realtà che ci aspetta.
    Voglio ricordare che IA non ci sarebbe se dietro non ci fossero degli uomini pronti a programmare e scrivere algoritmi. Ed è questo il mio vero cruccio, perché sarà opensource, sarà quel che sarà ma infilare delle righe di codice che in qualche modo ci manipola è un gioco da ragazzi. Il dr. Stranamore, il grottesco film di Kubrik che mostra come una falsa notizia possa trasformarsi in un’arma letale nelle mani di uno psicopatico, è il plastico adattamento dell’uso sconsiderato di IA. Nessuna regolamentazione potrà mai metterci al sicuro da questo tipo di minacce.
    Tornando al tema del post. Il lavoro cambia se IA prende piede. Spariranno certe figure professionali e ne nasceranno delle nuove. Il saldo sarà comunque negativo nel senso che le nuove saranno di meno di quelle scomparse.
    Dovremo aspettarci che ci sarà lavoro super tecnologico appannaggio di pochi e tanti lavori di basso impatto e poco qualificato che IA non sarà in grado di coprire. Tanto per esemplificare il lavoro nei campi per la raccolta di frutta e verdura non meccanizzabile.

    • Elena

      La tua ultima affermazione caro Gian è essa stessa un esempio di come le cose cambino così in fretta da impedirci di governarle. Mentre pensiamo che il lavoro nei campi continuerà anche con IA, ricercatori e ormai molte imprese stanno sperimentando e implementando sul mercato metodi di coltivazione e allevamento così “innovativi” e moderni (idrocultura, coltura verticale, carne sintetica e quant’altro) tali per cui davvero il mondo del lavoro è in piena trasformazione. D’altra parte fino a qualche anno fa nessuno si sarebbe mai immaginato di dover pensare a grandi aziende come ad esempio Google che impiegano molti lavoratori in professioni prima inesistenti. Ci sono due tesi: una è quella che il lavoro soccomberà, numericamente e qualitativamente, per far posto a IA e a tutto il nuovo che avanza in base ai dati che vengono utilizzati, e l’altro che ci sarà una transizione al digitale che va governata. Al di là dell’ottimismo o del pessimismo, nessuno può dire con certezza come andranno le cose. Ciò che colpisce è che anche nel nuovo contesto, quello avanzato e digitale, i problemi dei lavoratori restano sempre gli stessi: salari deboli e diritti tutti da conquistare. Insomma, rischia di cambiare tutto perché non cambi niente. Per questo dico che l’IA può non essere in conflitto con il lavoro se è usata per migliorare le condizioni e non per essere assoggettata al mercato e basta. Non si tratta forse di scelte?

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