Crescita personale

Nuovo anno, nuova me (Bastava togliere per essere felice)

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Sto vivendo una trasformazione profonda, di cui finora non ho accennato che qua e là, per paura che, mettendola nero su bianco, potesse svanire.

Mi sento immersa in una magia. Una sensazione molto bella che mi sostiene e mi permette di gestire meglio lo stress quotidiano e che ha cambiato completamente il mio approccio con la vita.

L’incipit di questa nuova storia è legato a un momento di forte contrasto da cui sono uscita più forte. Lo so, si dice sempre, ma è andata proprio così. E’ proprio vero che chi abbaia teme chi abbaia più forte.

Da allora ho fatto scelte che non avrei mai fatto prima, regalandomi ciò cui avevo sempre rinunciato, per una cosa o per l’altra.

Ho goduto come mai prima d’ora di un viaggio meraviglioso a Fuerteventura in cui non mi sono lesinata nulla. Un viaggio ti cambia.

Ho individuato meccanismi, anzi, meglio dire automatismi, che nel tempo mi hanno impedito moltissime esperienze. Li tenevo in piedi solo per rispondere a una sorta di inflessibile giudice interno, un master of my universe, che stabiliva cosa si potesse fare, come e quando farlo.

A raccontarla così sembra una follia, ma non lo è.

E’ la finestra di una stanza chiusa che si spalanca, permettendo all’aria fresca di entrare.

In quella stanza fresca e pulita ora vivo io, più felice, più serena, più consapevole. E più forte.

Qualcosa è cambiato e questo è davvero un nuovo anno con una nuova me.

Mi sento davvero bene e oggi è tempo di celebrarlo.

Bastava togliere qualcosa per essere felice, abbandonare gli schemi, le paure, le fissazioni, le cose che credevo giuste. E semplicemente, essere.

Essere una persona nuova.

Per supportare questo cambiamento mi sveglio ogni mattina e mi saluto come se fossi la persona più importante del mondo. Ogni scelta, ogni decisione, ogni singolo momento della mia vita, quando non so come comportarmi, perché la nuova me è ancora una bambina che sta crescendo, mi pongo una semplice domanda:

Che cosa ti farebbe stare meglio tra questo e quest’altro?

La risposta corrisponde all’azione che scelgo di compiere.

Non più per gli altri, non più secondo quello che è giusto o è sempre stato giusto o importante fare, ma secondo me. Secondo me e basta.

Questa consapevolezza mi dà una grandissima forza.

Abbandonata la dipendenza dall’altro, così come la chiama, molto efficacemente, Giulia Mancini nel suo ultimo post, scelgo di fare la mia strada, in perfetta solitudine.

Perfetta, sì, perché la solitudine è necessaria quando si percorre la propria strada. E’ un regalo, non una condanna.

Me lo ha insegnato José Pepe Mujica, di cui ho appena raccontato uno scorcio di vita meravigliosa in questo post.

Non so cosa significhi in assoluto ma so bene cosa significa per me. Cose semplicissime:

  • non ragionare più secondo lo schema in/out, ovvero giusto/sbagliato, ma sperimentare, permettermi comportamenti e scelte fuori da ciò che ha sempre guidato il mio agire. In una parola, uscire dagli schemi, uno degli esercizi del mio manuale, il più importante in questo momento per me.
  • conoscere a fondo il mio potenziale, non temere di esprimerlo e difendere con fierezza la mia identità. Essere e basta.
  • abbandonare le incertezze e abbracciare con forza chi sono. Non ciò che sono stata, che mi imbriglia inutilmente in un passato la cui acqua non macina più, o in un futuro che non è ancora arrivato, ma essere esattamente chi sono ora. Che poi è il frutto di tutto ciò che sono stata e contiene le tracce di chi sarò.
  • agire in prima persona, smettere di seguire. Prendere in mano le redini della mia esistenza
  • rinunciare a tutto ciò che non mi appartiene. Sono moltissime le cose, le parole, le abitudini, i comportamenti che non mi appartengono più, che mi sono estranee, che mi affaticano. Liberarmene, è un atto di profondo rispetto per me stessa
  • togliere dunque, invece di aggiungere. Come nelle migliori storie che scriviamo, il segreto è eliminare ciò che è superfluo.
  • iscrivermi in palestra, per il solo desiderio di divertirmi e passare un po’ di tempo con me, per me
  • uscire la sera con le amiche, assaggiare un vino che non conoscevi, raccontarsi tutto questo e poi, sognare

Ovunque ci viene detto che per essere felici servono mille cose: un lavoro ben pagato, una bella casa, un’auto, il telefono di ultima generazione, abiti alla moda, occhiali da sole, e così via.

Cose che non ci appartengono ma appartengono all’idea che la società si è fatta di noi.

E il nostro progetto? Avere un nostro profilo, salire sul nostro carro, fare il nostro gioco, dare noi le carte. Scegliete la metafora che più vi aggrada e perseguitela.

La mia? Sali sul tuo carro, che ha significato giocare in autonomia. Avevo un po’ di paura quando l’ho pronunciato per la prima volta, ma l’esperienza ha rivelato risorse che non credevo di possedere. Credetemi, non c’è nulla di più emozionante di una simile scoperta.

La lezione più importante che ho imparato è che lasciare andare ciò che non mi fa bene non è una sconfitta, ma una liberazione. Quando smettiamo di attaccarci a convinzioni rigide su noi stesse (“dovrei fare questo”, “dovrei essere così”), iniziamo a respirare. E il risultato è leggerezza, sollievo, un nodo in gola che si scioglie.

Sì, i sogni. Una persona nuova fa nuovi sogni.

Voi sognate, non è vero? Io pensavo di sognare poco, in realtà sognavo ma mi dimenticavo subito delle immagini che il mio inconscio mi proponeva, fatta eccezione per quelle più truculente, che ricordo sempre molto bene.

Dunque la nuova me si rapporta con i suoi sogni. Quelli compiuti di notte, in un sonno non sempre sereno, e quelli da sveglia, che ricordo assai meglio ma che spesso ho avuto paura di raccontare, persino a me stessa.

La novità riguarda quelli che raccontano una storia riveduta e reinterpretata del mio passato, con tutto il carico di ferite e di affanni che ogni gioventù, adolescenza e fanciullezza porta con sé.

Ho deciso di abbandonarli. Erano legati a luoghi e persone che non macinano più, mi sono resa conto che ero ferma lì, a quel tempo così vecchio che a pensarci sento l’odore di stantio. E’ ora di andare avanti.

Quando i sogni si allineano con la realtà, lì comincia il benessere.

A qualche giorno di distanza dall’anniversario della morte di mia madre, mi pare già un passo avanti.

Dunque, il qui e ora, tema emerso anche nelle discussioni al mio ultimo post.

Sarà un caso, ma mentre scrivevo queste riflessioni apparentemente istintive, mi tornava alla mente una citazione del Vangelo che ho sempre amato molto.

“In qualunque città o villaggio entrerete, informatevi se vi è qualcuno degno e dimorate presso di lui fino alla vostra partenza. Entrando nella casa salutatela; e se la casa ne è degna, scenda la vostra pace sopra di essa; ma se non ne è degna, ritorni la vostra pace a voi. Se qualcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scuotete la polvere dai vostri piedi.”

Vangelo di Matteo 10, 11 – 15

Qui veniamo al punto: se accade dentro di noi qualcosa di ciò che ho qui descritto, allora il tempo di scrollare la polvere dai nostri piedi, o la sabbia dai sandali a seconda delle traduzioni, diventa l’unica cosa possibile se vogliamo continuare il cammino.

Un passo che significa molte cose. Per me essenzialmente la dignità e il valore di ciò che porto con me. Non è detto che possa interessare a tutti, ma importante è portarlo ovunque sempre e per sempre, come il valore più autentico.

La felicità è una scelta che compiamo senza farci caso. Non si persegue, si costruisce.

La lettura consigliata per riflessioni come queste è un libro bellissimo che lessi una decina di anni fa in un caffè che permetteva il book crossing.

Quel libro era in spagnolo, “abbandonato” sui divanetti delle sale da the. Non so quanti caffè consumai per finirlo e il gestore, alla terza ora di bivacco sul divanetto, mi disse che me lo avrebbe regalato se fossi tornata l’indomani mattina per un altro caffè, il primo della giornata. Una celia, che accettai. e mi portai a casa il mio prezioso regalo. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe diventato uno dei libri più importanti della mia libreria?

Si tratta de Il potere di adessoEl poder del Ahora di Eckhart Tolle.

Se non lo conoscete, conviene recuperare. Da queste parti ne sentirete ancora parlare.


E voi care Volpi, come avete cominciato il 2025? Sentite di essere cambiate? C’è qualcosa in particolare che vorreste modificare?

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Giulia Mancini
Giulia Mancini
1 anno fa

Grazie di avermi citato cara Elena, imparare a non dipendere dagli altri è una grande conquista in generale, anche al di fuori di dipendenze legate alle fobie.
“bastava togliere” per essere felici e sicuramente riempirci la vita di cose di cui non sentiamo il bisogno concreto non porta davvero benessere, quindi renderci conto di questa piccola verità può toglierci tante zavorre di dosso. A me è successo con le cose di cui ho imparato a fare a meno (vestiti, ma anche cose per la casa oppure altro ancora) ho scoperto che non erano desideri miei ma bisogni indotti dagli altri. Ho imparato (non senza fatica) a utilizzare solo quello che mi fa stare bene, scoprendo che queste cose sono davvero un numero limitato ma che danno grande qualità alla mia vita. Il “qui e ora” lo rincorro da sempre, purtroppo spesso il lavoro me lo impedisce, ma sto studiando un metodo per migliorare i risultati.

Brunilde
Brunilde
1 anno fa

Per me, il click è stato uno snodo della mia esistenza, una certa situazione in cui dovevo decidere “dove” andare veramente. E ho deciso di…togliere la polvere dai miei sandali e dirigermi verso la me stessa più autentica, quella che sono come risultato di tutti gli sforzi, le esperienze, gli errori, le gioie e le sportellate in faccia che la vita mi ha dato.
In più, per me c’è anche il dato anagrafico: sono bella matura, davvero fuori tempo massimo per ogni perdita di tempo. Quindi vivo intensamente la mia estate indiana, quella stagione magica in cui il caldo non toglie più il fiato ma non è ancora arrivato il gelo dell’inverno. E tutti i colori assumono le sfumature dorate di certi tramonti.
Vivere con pienezza si può e si deve fare, lo dobbiamo a noi stessi.
Eckart Tolle mi riporta a una fase in cui cercavo di lavorare su me stessa, sul mio equilibrio interiore, e quel tipo di letture mi facevano bene al cuore.
Ma non si deve mai smettere di cercare, la leggerezza richiede un duro lavoro…!

newwhitebear
1 anno fa

Essere se stessi è l’aspirazione di tutti perché vuol dire abbandonare quei fardelli inutili che ci rendono la vita problematica. Può sembrare facile a dirsi ma invece è complicato riuscirci. Io ci ho provato sempre. A volte ci sono riuscito, a volte no. Perché? Non sempre è stato possibile

Grazia Gironella
1 anno fa

“Il potere di adesso” ed Eckhart Tolle in generale sono aiuti di grande qualità! Recuperare la propria autonomia e centralità è un passo importante, che ci permette di scoprirci liberi e non più definiti dagli altri, dal passato, dalle paure e dalle aspettative. E’ incredibile quanto ci si possa sentire bene, una volta liberati dalle zavorre inutili (alcune sono utili e necessarie). :)

Grazia Gironella
Rispondi  Elena
1 anno fa

Quelle che avevo in mente… ehm… credo sia improprio (e poco gentile) definirle zavorre. Un familiare da accudire, per esempio. Ma quello che avevo in mente erano in generale le cose che si fanno perché è necessario farle, come lavorare, o pulire la casa. C’è un margine di scelta molto più ampio di quello che si pensa, anche in queste cose, ma non siamo completamente liberi, non ancora. E’ normale. Se però ci riappropriamo della fetta di libertà alla nostra portata, che grande differenza!

Luz
1 anno fa

Io, come sai, ho dedicato il post “Valorizzare” al mio cammino iniziato un anno fa e adesso al secondo anno di “lavoro” su me stessa. Credo di esserti accomunata dall’esperienza della morte di nostra madre, per me ha rappresentato uno spartiacque e un nuovo inizio, perché per la prima volta percepisci una “orfanezza” che prima non immaginavi.
La perdita della madre ha un potere rigenerativo, è il paradosso, perché si mescola al dolore. Il dolore è una crisi interiore, quindi un cambiamento inevitabile. Darsi un equilibrio è fondamentale, perché non è generativo per tutti, solo per chi sa trovare dentro di sé quei valori e quelle possibilità che possono permettere di fare questo salto.
Ti leggo sempre molto volentieri, questi post sono illuminanti, potrei scriverli io stessa utilizzando parole molto simili.

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