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Per Ezio Bosso parli la sua musica

Il grande pubblico lo ha conosciuto grazie al Festival di San Remo e così anche io. A ripensarci mi sembra incredibile. Ezio Bosso è di Torino, come me, aveva più o meno la mia età ma, soprattutto, la sua musica è un regalo per l’anima.

Quando vidi quell’uomo apparentemente fragile sullo schermo della mia tv che stava trasmettendo immagini patinate fin troppo leggere, sono rimasta folgorata.

Egli possedeva una luce dentro e di certo non aveva paura della sua fragilità. Non un filosofo, ma un uomo, a tutto tondo.

Così grande che molti gli hanno dedicato tributi. La Rai gli ha dedicato un omaggio su Rai Play e la sua discografia è così ampia che non è difficile reperire alcuni brani per chi ancora non ne conoscesse l’arte.

Era stato un bambino precoce musicalmente parlando: aveva solo una manciata di anni di vita alle spalle e già imparava e leggeva il solfeggio, come noi comuni mortali impariamo l’alfabeto. Probabilmente io a quei tempi giocavo ancora con le Barbie.

Barbie, Ken e la rivoluzione del mondo reale

Ha composto colonne sonore incredibili (sua “Io non ho paura” di Salvatores, tanto per dirne una) musiche per balletti ed è stato un pregevole direttore d’orchestra. Assistetti alla prova generale del suo spettacolo al Teatro Regio di Torino, nel novembre del 2018, quando egli stesso chiese al teatro di poter aprire al pubblico le prove, in quanto lo spettacolo era sold out. Credo ci fosse anche un altro intento in lui in quei giorni: aprire la sua musica ai molti, pagando un biglietto simbolico di cinque euro. Fu per me l’occasione di ascoltare la sua Sinfonia n. 1, Oceans. Note che ancora risuonano dentro di me.

Ma la storia di Bosso viene da più lontano. Viene dagli anni ’80 della Torino underground in cui si cimentava come bassista nella band degli Statuto, storico gruppo Mod di Torino, in una città e in un tempo in cui le “bande” giovanili dei modernisti e dei roccabilly si ritrovavano in una Piazza, appunto Piazza Statuto, che oggi è diventato “il luogo” torinese dedicato a questo grande musicista.

Oskar, il leader del gruppo e amico fraterno di Ezio, ha fatto di tutto per intitolargli il giardino e gli ha dedicato una canzone, La Musica Magica, che avrebbero potuto presentare al festival di San Remo, con gli arrangiamenti di Bozzo. Invece.

Per Ezio Bosso parli la sua musica

La melodia che mi ha rapita è più bella che mi fosse capitato di ascoltare negli ultimi anni. Ero immobile, accasciata sulla mia poltrona preferita, mentre le note di Following a bird mi accarezzavano il viso solcato dalle lacrime.

Dolci calici di ardesia e sferzate di lama affilata.

L’uomo che con le mani tentava continuamente di abbracciare il mondo, un uccellino che fu capace di far vibrare con la sua musica il mondo.

Following a bird

"La musica ci insegna la cosa più importante: ascoltare"
"Ho scoperto che la musica è parte di me, non è me. Al massimo io sono al servizio della musica"

Ho ascoltato molto altro di Ezio Bosso ma questo è senza dubbio il pezzo che preferisco.

Comincia piano piano. Provate ad ascoltarla chiudendo gli occhi, regalatevi 7 minuti e 26 secondi di autentica, raffinata armonia. La trovate a questo link.

E pare che a un certo punto quell’uccellino si manifesta e sembra che si fermi a guardarti, come se davvero si aspettasse di essere raggiunto da te.

Sembra che Bosso si chieda e ci chieda ‘Cosa c’è oltre il giardino?’ oppure ‘Dove potremo arrivare se avessimo il tempo e l’ardire di seguirlo, di abbandonarci al suo volo?’.

E se l’uccello fosse l’anima? 


Per tutto ciò che sei e sei stato, grazie maestro Ezio Bosso.

Ezio Bosso è mancato il 14 maggio 2020. Vive eternamente nella sua musica.

 

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