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Mare di notte – Parte terza

Mare di notte

Mare di Notte (Summer Remix)

Parte terza

Il vento le scompiglia la frangia di capelli raccolti in una coda approssimativa, legata con un piccolo pezzo di cima avanzata da precedenti traversate. Il collo teso e gli occhi arrossati, nonostante gli occhiali, le ricordarono che era in mare da tutta la giornata e tra poco sarebbe scesa la notte.

Lisa navigava da qualche ora al largo della costa, molto distante dal clamore delle spiagge piene zeppe di turisti e altrettanto distante dalla zona in cui piccoli motoscafi, gommoni, moto d’acqua e kyte surf, l’ultima modo quanto a sport d’acqua, impazzavano, senza rispettare la zona protetta per la balneazione e tutto ciò che in acqua era altro da loro.

Il faro sul lembo di terra che l’attendeva a nord segnalava la sua presenza con una luce chiara intermittente. Per sicurezza, Lisa controllò sulla carta nautica per verificare se la direzione fosse quella giusta. Lo era, non era necessario correggere la rotta.

Il vento era ancora troppo leggero per consentirle di spegnere il motore e procedere a una velocità tale da consegnare la barca in tempo. Un contrattempo che la disturbava parecchio Lisa in barca detestava particolarmente due cose: il rumore delle persone e quello del motore. Lei adorava il silenzio, da tempo era diventato la sua unica consolazione.

Fremette. Anche la barca sembrò fremere dalla voglia di navigare contro vento e di spiegare le sue vele. Lisa accarezzò sovrappensiero il verricello di destra e aggiustò la scotta del fiocco che gli girava intorno in senso orario. Non le sarebbe servita troppa forza durante la navigazione poiché la barca era completamente automatizzata. Bastava premere un bottone dal ponte comandi e il gioco era fatto. Tutto pareva andare per il meglio.

“Mi merito un po’ di pace, anche soltanto per un giorno”, disse ad alta voce, come di solito le capitava di fare quando era in barca da sola, una sorta di liberazione dagli obblighi sociali a cui aveva fatto subito l’abitudine.

Un traghetto passò a distanza ravvicinata, formando un’onda lunga che la scosse, riportandola rapidamente nel presente. Lisa afferrò il timone e condusse la prua della barca ad incrociare l’onda per ridurne il rollio. Poi scrutò il vento e riprese la rotta , come previsto.

“Una piccola distrazione, niente di grave, può capitare. Ora però devi riprendere le redini, ragazza, comincia da imbrunire. Meglio che mi prepari qualcosa di caldo per dopo. Vediamo un po’ cosa mi hanno lasciato in cambusa”.

Lisa controllò ancora una volta il pilota automatico e scese sotto coperta. Lo stomaco aveva cominciato a brontolare già da un po’  e nonostante l’ora abituale per la cena fosse ancora lontana, Lisa aveva fame, una fame nera.

“Ci vorrebbe anche una birra o un bicchiere di vino, accidenti. Chissà se Claudio è stato più generoso della volta scorsa. Una lattina di birra e un pacchetto di grissini su una barca da quaranta mila euro, robe da matti”, Lisa gli aveva fatto una bella ramanzina. quando era rientrata dall’ultima traversata.

Negli accordi per la consegna era previsto anche il vitto e questa volta Claudio aveva giurato che le avrebbe fatto trovare qualcosa di più sostanzioso e di adeguato. Lisa sorrise quando aprì il frigorifero e trovò dentro una bottiglia gelata di prosecco con un biglietto:

Non te la scolare tutta

“Bravo ragazzo, sta volta ci siamo capiti”, disse sorridendo Lisa.

Un bicchiere di bollicine al tramonto, una cornice romantica, peccato che Lisa sia completamente sola in mezzo a un mare scuro come la notte che stava arrivando e che le faceva venire i brividi, ogni volta. Era un tabù che risaliva a due anni fa, quando Filippo era annegato senza che né lei né nessun altro potesse salvarlo. Ora sentiva che era arrivato il momento di affrontarlo, una volta per tutte, semplicemente lasciandosi andare.

“Sono stanca di questa paura. E’ come questo paio di stivali da pioggia, pesanti e ingombranti. Devo trovare il modo di liberarmene, perché persino fare uno stupido passo mi costerebbe fatica. Una fatica del boia! Diciamo che ho solo due alternative: restare ferma oppure levarmeli e camminare scalza, accettando che qualcosa possa inizialmente ferirmi ancora. Ecco, è tempo di levarmeli di dosso e lasciare respirare i miei piedi. È tempi di sfidare la notte”.

Le tornò in mente suo padre. Sorrise.

Aprì il gavone di poppa e dopo aver frugato tra salvagenti e cime di scorta, estrasse la canna da pesca che aveva messo lì prima di partire. Accanto ad essa una scatola contenente piccoli e grandi ami colorati, alcuni a forma di uncino altri di pesciolini argentati. Una sorta di specchietto per le allodole che nessun pesce, almeno fino ad allora, aveva mai adocchiato.

Scelse l’amo che riteneva più giusto per la pesca del tonno e con una delle cime di scorta costruì un paranco su cui assicurare la canna da pesca al giardinetto, accanto al timone.

Nel silenzio di una notte di luna piena, con le onde leggermente increspate e piccoli branchi di plancton a illuminare il mare nero con striature azzurre, Lisa afferrò la canna da pesca, la fissò con una cima, fece rallentare un poco la barca e la lanciò più lontano che poté.

Non sapeva il perché, ma quel gesto, insieme alla lunga attesa che ne seguì e al silenzio che la avvolgeva tutto intorno, la rese immensamente felice. Così si era sentita quando, da bambina, suo padre la portava con sé durante le battute di pesca notturna. Se ne stava ore ed ore ad ascoltare le vecchie storie del mare, leggende e favole che venivano tramandate negli anni e che mantenevano vivo il ricordo della storia che la baia in cui era cresciuta aveva vissuto.

Istintivamente si alzò e si diresse a prua, sedendosi ai piedi dell’albero maestro esattamente come faceva allora. E lì si assopì, sognando viaggi in paesi incantati e fantastici mondi sottomarini. Sul viso solo il bacio della luna.

Continua martedì prossimo


 

Scopri la prima , la seconda , la terza, quarta puntata di Mare di Notte, e il bellissimo finale!

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Barbara
6 anni fa

Il vento le scompiglia…
Lisa navigava…
Il vento le scompigliaVA e Lisa navigava, oppure Il vento le scompiglia e Lisa naviga. Eh lo so, succede anche a me continuamente di partire con una coniugazione e saltare ad un’altra. 🙂

Ci sono errori di battitura, magari li hai già visti ma te li segnalo: l’ultima modA quanto a sport d’acqua; comincia AD imbrunire; quarantamila euro (mila va attaccato al numero); aveva fatto una bella ramanzina, quando (virgola invece del punto); stavolta ci siamo capiti (stavolta attaccato per aferesi); È tempO di sfidare la notte.

“Così si era sentita quando, da bambina, suo padre la portava con sé durante le battute di pesca notturna. Se ne stava ore ed ore ad ascoltare le vecchie storie del mare, leggende e favole che venivano tramandate negli anni e che mantenevano vivo il ricordo della storia che la baia in cui era cresciuta aveva vissuto.”
E allora vedi che Lisa non è del tutto nuova del mare e del porto? 🙂
Mentre l’inizio sembra che lei non ci abbia mai messo piede (da cui il mio scetticismo iniziale).

Barbara
Rispondi  Elena
6 anni fa

Il racconto non dovrebbe “chiarire” dopo aver spedito il lettore in un’altra direzione. Le frasi che ti ho segnalato mi risultano in antitesi. Capisco che stai riscrivendo man mano le puntate sulle nostre segnalazioni, ma se tu dovessi prendere le diverse parti e farne un racconto unico, rischi lo smarrimento del lettore.

newwhitebear
6 anni fa

trovo questa terza puntata molto suggestiva. Si nota come il mare lo conosci bene. I pensieri si srotolano fluidi, la lettura procede senza strappi ovvero troppi flashback. Quei pochi sono dei vaghi cenni che introducono l’azione e il pensiero successivo come ad esempio la pesca notturna come esercizio per esorcizzare la notte.

Ti segnalo solo qualcosa che secondo non inficia la storia ma produce qualche labile macchia

Un contrattempo che la disturbava parecchio Lisa in barca detestava particolarmente due cose: il rumore delle persone e quello del motore. –> o manca qualcosa oppure dopo barca ci vanno due punti che però stonano con quelli dopo. Perché ‘detestava’ ha come soggetto lei ma nella costruzione è contrattempo.

Lei adorava il silenzio, da tempo era diventato la sua unica consolazione.–> tra silenzio e da tempo ci metterei un che oppure un punto

Una fatica del boia! –> io dico una fatica boia.

È tempi –> questo è un refuso.È tempo

apetto la prossima puntata. Il racconto lievita bene con questa parte

newwhitebear
Rispondi  Elena
6 anni fa

Secondo me, parere personale, i sentimenti li lascerei fuori dalla porta. Al limite solo un vago accenno. Queste tre puntate sono incentrate tutte sui pensieri di Lisa e sulla morte del figlio. Un finale rosa/romantico? Non riesco a immaginarlo.
Un abbraccio

newwhitebear
Rispondi  Elena
6 anni fa

aspetto paziente e fiducioso

newwhitebear
Rispondi  Elena
6 anni fa

tanto essere impaziente non cambia nulla. A presto

Rosalia Pucci
6 anni fa

Una terza parte molto più vista che raccontata! Bella! C’è più azione, più descrizione del mare e dell’ambiente circostante. Ho notato che anche la piccola sequenza di narrazione riferita alla tragedia del figlio, l’hai smorzata con il pensiero virgolettato in cui Silvia dà voce alla paura. Veniamo ai punti deboli. Manca un po’ di verve, di imprevisto, che da un momento all’altro, che so, ci sia una tempesta o uno speronamento, qualcosa insomma che rompa la routine di pensieri in solitudine. Ho notato anche l’uso della d eufonica, è una piccolezza, ma nel campo editoriale è odiatissima.
Questo appuntamento estivo, cara Elena mi piace molto. Buona scrittura!

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