Femminile, plurale

Barbie, Ken e la rivoluzione del mondo reale

Che cosa c’è di meglio di un film leggero leggero per festeggiare l’inizio delle tanto agognate vacanze? E’ stato questo il pensiero con cui ieri sera, armati di puzzolentissimi popcorn, ci siamo infilati in una sala completamente rimessa a nuovo del cinema dietro casa per goderci l’ultimo film della Warner Bros, il fantomatico Barbie, diretto dalla pluricandidata agli Oscar Greta Gerwig.

Le aspettative da parte mia erano modeste: curiosità e tanta voglia di un paio di lenti rosa con cui osservare il mondo. Quelle da parte del mio compagno invece praticamente inesistenti. Diciamo che l’ho convinto con la simpatia 🙂

Ne siamo usciti soddisfatti e pieni di allegria. Il film è bello e vale la pena di essere visto. Un’ulteriore occasione per rivivere i migliori ricordi di un’infanzia passata come tante altre bambine: a giocare con la bambola più amata e più odiata del mondo.

Barbie, Ken e la rivoluzione del mondo reale in un film

Metti una città tutta rosa di nome Barbieland, in cui vivono circondati da plastica color pastello le icone più amate e più sfortunate della lunga e intramontabile saga di Barbie made in Mattel.

Aggiungi una sfilza di Ken tra cui il biondo, muscoloso e intramontabile palestrato da acquolina in bocca, accoppiato per eccellenza all’inarrivabile eroina rosa. Poi mettici una punta di piccante con il buddy di Ken, Allan, unico personaggio singolo in scena, il quale è così evidentemente una copia che indossa gli stessi vestiti di Ken. Anche se, dobbiamo dirlo, non ne possiede il fascino.

E poi gli accessori, splendidi: abiti sberluccicanti, auto rosa, scarpe con tacchi vertiginosi, occhiali da sole glamour e acconciature cotonate da far svolazzare correndo su splendidi roller blade (quelli giallo fluo del film sono semplicemente spettacolari!) sul lungo mare che costeggia La Spiaggia, il luogo in cui l’autorità (e il carisma) di Ken si esprime.

Non ci vuole molto altro per fare della terra di Barbie un luogo meraviglioso di cui desideri subito essere parte, magari gustandoti un goloso gomitolo di zucchero filato, rosa naturalmente, o una manciata di caramelle gommose rubate dalla dispensa della mamma.

D’incanto ti ritrovi immersa nella scenografia più desiderata della tua infanzia, colorata e accattivante. Ecco il primo regalo che Barbie fa alla platea: il sogno. E in un attimo la rivoluzione comincia.

Siamo nel mondo della fantasia e dell’immaginazione, in cui possiamo diventare qualunque cosa ci passi per la testa. Persino noi stesse.

Patriarcato e stereotipi presi a picconate

Si capisce subito che non saranno i soliti stereotipi a occupare la scena. La prima occasione per capirlo è all’inizio del film quando le bambine, dopo aver assistito alla clamorosa apparizione di Barbie Stereotipo, distruggono come forsennate le loro vecchie bambole che le relegavano a mere madri di famiglie di plastica.

Metre Lei è snella, formosa al punto giusto, affascinante, determinata e, soprattutto, libera. La citazione del genio di Stanley Kubrick in 2001: Odissea nello spazio, è davvero magistrale.

E tutte noi accomodate accanto a bicchieroni di bibite gelate ci rendiamo subito conto che si comincia alla grande. E non si torna più indietro.

Ma il sospetto che sia tutta fuffa serpeggia ancora. Me ne accorgo dal movimento nervoso di pollice, indice e medio della mano destra dentro la catinella piena di mais scoppiato del mio vicino di poltrona.

Mi è tornato in mente un mio vecchio post, questo, in cui trattavo l’argomento degli stereotipi associati a una bambola protagonista di uno spot ormai datato ma sempre efficace, di una importante casa automobilistica andato in onda qualche anno fa in Spagna.

Accidenti, quella bambola e la Barbie di WB sono della stessa pasta!

La Nostra però ha una caratteristica di cui andare fiera: è una bambola senza vagina, senza sesso e senza bambini tra i piedi. Dunque è legittimo chiedersi: come occupa il tempo la Barbie Stereotipo?

Si alza ogni mattina alla stessa ora, dal letto a forma di cuore, nella sua casa di Barbie tutta rosa (quanto ho pianto per poterla avere e come ho amato quel giocattolo!). Una dimora da cui, senza bisogno di prendere l’ascensore, vola giù a fare colazione, già perfettamente vestita.

Beve un te immaginario in tazze di plastica vuote e viaggia su auto fiammanti che avanzano inspiegabilmente. Il mondo di Barbie è trainato dalla fantasia, dall’immaginazione. Non serve altro.

Per gran parte del film, cento minuti in tutto, la protagonista fa semplicemente ogni giorno la stessa identica cosa.

E ne è così fiera che crede davvero che quella sia la vita.

La rivoluzione è alle porte e non può che avvenire nel mondo reale, dove le cose accadono disordinate e senza possibilità di previsione o di copioni già scritti. Dove i pensieri rosa sono intervallati da quelli più neri e cupi delle nostre esistenze. Ed è proprio nel mondo reale che Barbie misurerà la sua vulnerabilità, che è poi la nostra.

Barbie film

Un film pensato per quindici lunghi anni

Ma poi è stato girato in meno di un anno. Le difficoltà?

La sceneggiatura, gli attori protagonisti, la location. Ma soprattutto, trattare argomenti come questo senza cadere nello sdolcinato o nel volgare. Per la verità a tratti qualche cedimento si nota. La tensione è meno alta nella prima parte, ma quando si applicano le care vecchie regole per la storia suggerite nel Viaggio dell’Eroe, allora tutto ricomincia a funzionare per il meglio.

E poi dietro c’è la Mattel, azienda produttrice della Barbie, che come ogni impresa è costantemente alla ricerca di rilanciare la propria offerta e di rifare il look a una bambola che negli anni ’50 sembrava tutto tranne che una rivoluzionaria.

Ma a giudicare dagli incassi e dal merchandising, direi che ci sono riusciti pienamente. E poi, avete provato a googolare Barbie? Una sorpresa all’altezza della mania che il film porta con sè.

Te ne rendi conto appena arrivi in sala. Senza bisogno di prevedere dress code, le ragazze – Barbie sono tutte vestite di rosa. Generazioni diverse che si riconoscono nella stessa icona, una intersezionalità di generazioni che la sceneggiatura del film coglie con grande intelligenza.

Personaggio preferito? Ken!

Il personaggio del film che mi ha colpito di più è stato il Ken di Ryan Gosling. Stereotipo dell’uomo tappetino, Ken re della Spiaggia vive solo nello sguardo di Barbie e per questo la segue come un’ombra, persino nella sua pericolosa traversata verso il mondo reale, molto più simile a lui di quanto non sia quello di Barbieland. Ma questo è uno dei trigger della storia, perciò non vado oltre.

Come ogni Ken, anche il nostro è asessuato, subordinato, privo di iniziativa.

Che immagine degli uomini deve aver avuto Ruth Handler, la creatrice di Barbie?

Proprio lei appare nel film per sostenere la nostra nel suo momento più difficile, come una madre che incoraggia sua figlia. D’altra parte Barbie è il diminutivo di Barbara, la figlia di Ruth, probabilmente tutto ciò che avrebbe voluto essere.

La mia storia con la Barbie

Ho capito solo quando il film è finito che stavo cercando una traccia della mia storia con Barbie su quel maxi schermo.

La mia era la Barbie per eccellenza: bionda, con le gambe e le braccia pieghevoli, i piedini puntati e i capelli crespi per le troppe pettinate.

Ma non era sola. La mia Barbie aveva due figli fatti con Ken il biondone: i Paciocchini (vedi foto) che alla lunga avevano perso cuffia e ciuffo ma che si prestavano perfettamente al gioco della sacra famiglia.

paciocchini
I Paciocchini

Tutto ciò che luccicava nel film era oggetto di lucida bramosia della me decenne, ma conoscevo bene la situazione della mia famiglia e mi accontentavo. Ricordo quel Natale in cui ricevetti la mitica Casa di Barbie, con tanto di ascensore. Fu una vera sorpresa.

Prima di quel sogno di gioco, passavo le mie giornate con Barbie, Ken e famiglia tra le gambe del tavolo rotondo della sala da pranzo, con un tappeto a fare da isola e il pavimento al posto del mare.

Barbie è stata la compagna più longeva della mia esistenza di bambina e ricordo bene il suo sguardo sempre sereno e sorridente a fare da contraltare alle mie costanti tristezze.

Lei come nessuna altra bambola ha accompagnato le mie giornate passate in assenza dei miei genitori, entrambi al lavoro, il mio personale strumento di moderazione e gestione dei conflitti, capace di superare l’ignoto delle relazioni che via via senza esperienza e senza grande possibilità di confronto affrontavo, quotidianamente.

Riproducendole nel contesto del gioco assumevano forme diverse, finali inattesi e insperati, capaci di portare via con sé il dolore.

Ricordo che cucivo e lavoravo a maglia per pensare al suo guardaroba senza dover ricorrere agli acquisti. E quando riuscivo a conquistare qualche accessorio originale, sistemato in quelle scatole della Mattel bellissime spesso inarrivabili, mi sentivo felice.

Il mio addio a Barbie

Ho lasciato quel gioco di bambola a tredici anni. E’ successo un giorno, d’improvviso. Riposi la scatola con tutto l’ambaradan in un cassetto e non lo riaprii più. Avrei voluto mostrarvi la mia Barbie di allora ma ho gettato via tutto molto tempo fa. Che peccato.

Ho capito che c’è sempre un momento in cui decidiamo di diventare grandi, costi quel che costi. Forse fu proprio quello il giorno in cui decisi di abbandonare le mie fantasie e di calarmi nella cruda realtà.

Non semplice, ma necessario.

Per me una vera rivoluzione che mi proiettò nel mondo dei grandi in cui ogni cosa è imperfetta, proprio come ero io. Come dice Ruth nel film, se ci pensate è proprio questo il bello.

Non indossavo le Birkenstock come la Barbie Stereotipo emancipata da Barbieland, ma qualcosa di altrettanto orribile e dissacrante che mi ha permesso di “mettere i piedi per terra”. In fondo, era ora.


E voi care Volpi, che ricordi avete della vostra Barbie?

Com’è andata quando siete atterrate nel mondo reale?

12 Comments

  • Luz

    Eccomi, Elena, visto ieri pomeriggio. Concordo, è di una bellezza stupefacente. Mi è piaciuto pressoché tutto, avrei nella sceneggiatura fatto in modo che, al di là del viaggio dell’eroe, ossia Barbie nel mondo reale, possibile come tutto è possibile nel sogno, non ci fosse poi questa contaminazione dal mondo vero al mondo inventato. Mi è parsa una forzatura quel viaggio dei dirigenti della Mattel, un po’ meno quello di madre e figlia. In fondo, però, prevale tutto quello che questo film può insegnarci, intendo perfino rivederlo per captare ulteriori altri dettagli. È evidente il grande lavoro di produzione.
    Riguardo a Gosling invece non mi trovi d’accordo. L’ho trovato oggettivamente fuori ruolo con quella faccetta imperfetta, lunga e le labbra sottili. Lui ha talento e qualsiasi cosa faccia la sa fare bene, ma non ho ritrovato la vibrazione perfetta che emanava il La la land, lì assolutamente perfetto.
    Robbins stupenda, grande lavoro sul doppiaggio.
    Ho scritto un post su Fb con il mio commento al film. 🙂

    • Elena

      Ciao Luz, grazie per essere tornata qui dopo aver visto il film, mi fa molto piacere che tu l’abbia apprezzato, in effetti è un gran bel film, chi l’avrebbe mai detto! Forse il problema con questo film sono proprio le innumerevoli linee narrative e i molti personaggi. Ciascuno si può affezionare all’uno o all’altro e se ne vorrebbe sapere di più Vogliamo parlare della Barbie Stramba? La contaminazione fa parte del messaggio del film: non esiste una realtà fantastica in cui rifugiarci, una sorta di richiamo a non crederci troppo. Ken o non Ken, l’effetto è davvero suggestivo. Vado a leggere la tua recensione su FB, intanto buona estate! (Partirai?)

  • Giulia Mancini

    Sono curiosa anch’io di vedere questo film perché ti confesso che mi piace l’idea di immergermi per un po’ nell’atmosfera sognante del mondo di Barbie e mi incuriosisce la sua incursione nel mondo reale. Dal canto mio, non ho mai posseduto una Barbie, e dire che il 1964, il mio anno di nascita (sono boomer per un paio di mesi essendo nata a novembre) è proprio l’anno in cui la Barbie é approdata in Italia secondo Wikipedia. All’epoca il mio massimo desiderio era la bambola Furga con i capelli pettinabili, l’ho desiderata per tanto tempo e credo mi sia arrivata in regalo dopo i sei anni, ma ci ho giocato fino ai dieci-undici anni circa. Comunque sentivo parlare della Barbie ma non era alla mia portata e quindi non osavo neanche chiederla, del resto anche le mie amiche più strette non l’avevano, non mi pare quindi di aver sofferto per la sua assenza.
    In realtà la mia vera passione è sempre stato leggere Topolino, invidiavo i miei amici che avevano l’abbonamento mentre io dovevo accontentarmi di comprarlo in edicola dopo aver racimolato i soldi necessari.

    • Elena

      Cara Giulia, questo film è una ventata di freschezza e allegria, goditelo quanto prima, con o senza vestito rosa. Non abbiamo poi molti anni di differenza io e te, ma talvolta sono proprio le città e i contesti in cui cresciamo a fare la differenza. Topolino era la nostra grande e costante abitudine. Mio padre aveva una vera predilezione per i fumetti ne ho ereditati tantissimi. Topolino era tutto per noi, ricordo bene i quiz che ogni settimana lanciava e che mi avevano persino fatto vincere una bella Bimbambola! Vuoi sorridere? Aveva un vestitino e una cuffietta di un bel rosa Barbie. Un colore, un destino 🙂

  • Sandra

    Non andrò a vederlo perché purtroppo vado pochissimo al cinema e non voglio sprecare un’occasione con un film che, di sicuro, a Emanuele non interessa. Vedo in giro opinioni comunque soddisfatte riguardo la pellicola, mia nipotina quasi quindicenne l’ha visto e adorato. La nostra generazione ha giocato con la Barbie unendo cose e pupazzetti, certo i Paciocchini e i Fiammiferini (versione ridotta), che non c’entravano nulla, per sopperire, direi, a tutto ciò, ed era tantissimo, che la Mattel inventava e che noi non avevamo. Io su sto punto ci ho dato dentro parecchio, avendo una sola Barbie oltretutto che manco piegava il ginocchio, ho dovuto arrangiarmi, tra fantasia e un po’ di tristezza.

    • Elena

      Avevo anche io una Barbie con le gambe rigide, non so perché ma le ho mangiucchiato tutti i piedi! Non ricordavo questo particolare, grazie per avermi sbloccato un altro ricordo. Per Emanuele, se è un golosone come Carlos, i pop corn funzionano. Anche per altri film. Al momento da noi c’è una promozione per i film italiani ed europei a 3,5 euro. Io la torvo una scemenza sovranista ma se trovi qualcosa che ti interessa un po’ di fresco al cinema si gode volentieri. Ma non derubricare subito Barbie. Credo ti sorprenderebbe, ma non voglio insietere

  • Grazia Gironella

    Non ho un ricordo intenso della mia Barbie. Mi piacevano soltanto gli accessori, non perché fossi interessata all’abbigliamento, ma perché mi piacevano le cosine piccole. In realtà mi venivano regalate bambole perché ero una bambina, e alle bambine piacciono le bambole (o no?)… ma a me piaceva fare le costruzioni con i Lego, quelli primitivi, in cui dovevi darti da fare parecchio per costruire quello che volevi; non i Lego di adesso, che in pratica sono diventati scatole di montaggio di oggetti pre-scelti. Per fortuna avevo anche quelli, e le bambole soggiornavano in pace nell’armadio. In un tentativo di parità poco convinta, ho provato a regalare una bambola a mio figlio quando aveva tre o quattro anni. L’ha presa in mano, l’ha guardata, e poi ha guardato me con un’espressione del tipo: “Con questa cosa ci dovrei fare, mangiarmela?”. Che risate. XD

    • Elena

      @Grazia tuo figlio mitico! Credo che la cosa migliore sia lasciare che i desideri affiorino, nelle bambine come nei bambini. Possiamo anche, da adulte, tormentarci con le analisi psicologiche del perché e del percome ma sostanzialmente ciò che importa è cosa desideriamo e quando ne abbiamo bisogno. Io non ho mai giocato troppo con le bambole, ma so per certo che quando ne ho sentito la necessità sono andata a cercarmele. non ho parlato della mia infanzia, ma non credo che la immagineresti tutta rosa, perché mi conosci e in effetti non è così. I lego non li ho mai amati. Io mi arrampicavo sui tetti e sugli alberi. La Barbie era il gioco di quando stavo chiusa in casa per forza. La mia vita era fuori… Per questo ne conservo un buon ricordo. Mi ha tenuto molta compagnia

  • newwhitebear

    Ovviamente sono i ricordi di mia figlia che di Barbie ne aveva una piccola collezione compresa la casa. Di certo fino a 17 anni fa, quando abbiamo fatto l’ultimo trasloco c’era ancora tutto. Poiché mia figlia non butta mai via niente 😀 credo che qualcosa di superstite sia rimasto.

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