Nessuna battaglia per il lavoro e il reddito o contro le ingiustizie economiche può dunque prescindere dalla critica delle gerarchie di genere, razza, sessualità, e dei rapporti tra umano e non umano.
Né le battaglie per i diritti delle donne o delle minoranze sessuali e razziali possono prescindere dalla critica dell'intero ordine sociale.
Giorgia Serughetti, 2024, Potere di altro genere
Sarebbe sufficiente questa frase per un quasi manifesto del nuovo femminismo. Le lotte intersezionali infatti sono la nuova dimensione necessaria della nostra rivendicazione, che tocca ogni settore della nostra esistenza.
Non potrebbe essere diversamente: sebbene fortemente discriminate, le donne hanno mantenuto nel tempo la capacità di andare oltre e di rappresentare una novità, in termini di elaborazione, analisi, metodo e pragmatismo, capace di soverchiare l’onnipotenza maschile, declinata in ogni campo.
Per questo Potere di altro genere è un libro necessario.
Per chi è già femminista, perché trova nuovi spunti di lavoro e riflessione. E per chi non lo è ancora, perché porta a interrogarsi su una delle contraddizioni più evidenti che stiamo vivendo: la prima Presidente del Consiglio donna è tutt’altro che il frutto delle lotte delle donne. Piuttosto, è contro di loro. Lo dimostrano i provvedimenti contro la libertà di abortire, contro la GPA, contro la salute delle donne e la conciliazione vita lavoro.
Come ha osservato Crisanti, l’infertilità è una malattia e la maternità surrogata, purché solidaristica ovvero non a titolo oneroso, è una cura” “etica” per l’infertilità. Se c’è consapevolezza, non si lede nessuna libertà.
Dunque reato universale? Non direi, Piuttosto un “reato” che colpisce le donne, esattamente come le stanze per l’ascolto e il tentativo di cancellare il diritto all’aborto e alla salute di genere.
Potere di altro genere
Possiedo questo libro da due mesi e mi chiedo perché ci ho messo tanto a leggerlo! Giorgia mi ha regalato una dedica appropriata (come scrivere una decida? l’ho chiarito in questo post) la cui foto è pubblicata sul post che trovate sul mio profilo Instagram.
Qui mi sono ripromessa di non recensire in modo tradizionale questo testo. La ragione sta nel fatto che un libro non deve a mio avviso raccontare tutto, ma ispirare nuove esplorazioni.
Una cosa voglio dirla: si tratta di un libro scorrevole di solo 137 pagine e si può affrontare senza impegnare troppo il proprio scarso tempo. Ne vale comunque la pena.
Perché la riflessione di Serughetti ci porta a guardare oltre il nostro quotidiano. La tesi che sostiene l’autrice in questo testo edito da Donzelli editore, uno dei miei preferiti, è più o meno la seguente: l’ascesa al potere di una destra destra, reazionaria e anti libertaria, è stata caratterizzata da una apparente novità: la leadership femminile di Giorgia Meloni.
Dopo l’ubriacatura di molti commentatori, tesi a celebrare la venuta al potere di una donna, giovane e persino bella, determinata e presentata come lei stessa ama definirsi, una underdog, è un fatto nuovo, dirompente nella politica italiana.
Viene da assentire, pur con qualche sforzo. In tanti anni, la sinistra delle parole al vento ha celebrato il femminismo salvo poi relegarlo ai minimi termini, sia nelle (poche) delegazioni al potere – Ministre, sottosegretarie, alte cariche dello Stato – che nelle proprie strutture interne di potere.
La Meloni è un fatto nuovo perché in Italia la destra ha fatto quello che la sinistra avrebbe dovuto fare dopo Nilde Iotti. Avanzare una proposta di rottura con il passato, una forte candidatura femminile.
Ma la questione è tutt’altro che il segno di una innovazione. La Meloni è il simbolo più retrivo del passato.
L’assolutismo del potere
Non è nemmeno uno specchietto per le allodole, dato che in questo modo si “occupa il campo dei progressisti” con una proposta che li mette nell’angolo.
No, Meloni Giorgia non si accontenta di aver preso il potere ma vuole, desidera, più di ogni altro uomo o donna mai assurto a tale incarico, renderlo perpetuo, indiscutibile, eterno. Vedasi riforma del Premierato.
Il capolavoro non è però questo. Il capolavoro è l’affermarsi di un femminismo illiberale, antifemminista, che la destra al potere ha confezionato, grazie all’opera, dichiarata apertamente, di riscrittura della cultura del paese. Lo ha confezionato e lo somministra ogni giorno intorno alla figura di una donna forte, amatissima dai suoi (?) e sola di fronte al suo destino.
Una figura al limite del mito che richiama in ogni tratto proprio Mussolini.
Un femminismo che riscrive la storia delle lotte delle donne e che ne vuole cancellare le nostre conquiste. Per ristabilire la figura di una donna tutta Dio, Patria e Famiglia ma provocatoriamente autonoma, economicamente e nel pensiero.
Una crasi tra la rottura con il passato – è lei a comandare, è del tutto evidente – e il sovrapporsi a una leadership maschile e misogina che sostituisce con una guida femminile di donna contro le donne.
Un esempio? Avete mai sentito la donna Premier inorridire e agire azioni straordinarie contro i femminicidi?
Avete mai sentito la Meloni parlare della povertà delle donne?
Piuttosto, avete letto l’ultimo provvedimento legislativo, il così detto “Collegato lavoro”? In cui, tra le altre amenità pericolose, reintroduce le dimissioni i che accettano un lavoro obbligandole a firmare una lettera di dimissioni in bianco per “gestire” qualunque evenienza?
Per tacere delle risorse all’istruzione o ai servizi sociali, in una battaglia per la natalità che rasenta il ridicolo e che usa la violenza, la repressione, come arma politica.
Il neo reato universale contro la GPA ne è un esempio. L’infertilità è una malattia che rende le donne fragili anche emotivamente. La solidarietà priva di scambio economico è un gesto d’amore l’una verso l’altra.
Ma il Governo sventola ancora un’altra bandiera ideologica, una violenta repressione.
La cifra del neo femminismo di destra è il controllo in una forma nuova: passa per libertà, per affermazione dei diritti sacrosanti dell’uomo – non ho scritto a caso – e genera quell’humus culturale e sociale che fa spazio al patriarcato che oggi si veste di una inaudita violenza contro le donne su cui nessuno sembra voler mettere un dito.
Una regolazione dei rapporti familiari che ha molto a che fare con la lege del taglione che il nostro ordinamento giuridico ha soppresso molto tempo fa.
Un approccio che sembra confermato dalle orribili parole del Vice Ministro Salvini, a processo per aver lasciato senza acqua, cibo, soccorso, 147 migranti nei pressi delle acque di Lampedusa, senza nessuna apparente ragione se non l’odio razziale.
Proprio il Ministro, qualche giorno fa, ha commentato il delitto di un uomo che si poteva evitare con questa frase: “Non ci mancherà”. Quanto orribile è questa affermazione, pronunciata da un uomo di Stato?
Lui, lo sparato, era africano, in preda a quello che è il nuovo strumento di controllo del disagio, anche giovanile: il crac.
L’altro era un poliziotto, evidentemente impreparato a gestire conflitti di questa natura. Ha ucciso con un colpo di pistola un altro uomo. Invece di essere redarguito, ha ricevuto subito l’apprezzamento del leader che ha chiosato con una frase agghiacciante.
Potrebbe essere l’epilogo, ma sono purtroppo sicura che non lo sarà.
Se il femminismo ha avuto un senso, esso stava nella visione diversa di società che noi donne abbiamo e abbiamo saputo costruire.
Dopo la Meloni altre donne sono arrivate in posizioni di leadership. Ma senza un femminismo intersezionale e transgender, cioè che riguardi tutti i generi, contro questo proto femminismo antiliberale di destra avremo da fare i conti per molto tempo.
E’ proprio questo il messaggio che il libro di Giorgia sembra volerci consegnare ed è proprio questo il tema su cui ho voluto proporvi, all’inizio del post, la citazione da cui ho elaborato questo pensiero.
Perché la vittoria di una donna sola non è la vittoria di tutte. Anzi, può rappresentare un pesante passo indietro nella storia.
Al termine della lettura mi sento in piena sintonia con Serughetti: nessuna donna sola al potere è un segno di avanzamento e di progresso. Il femminismo ha nel suo DNA la collettività, le alleanze, la rete di solidarietà e politica che le donne sanno e hanno saputo costruire.
Basta con la retorica delle donne contro le donne. C’è molta strada da fare ma per fortuna abbiamo l’intelligenza e la forza per percorrerla.
Ma ne siamo davvero consapevoli?
Conoscevate questa autrice? Cosa ne pensate del modello femminile della nostra Presidente del Consiglio?
Annotazione sulla foto del post odierno: si tratta di un murales apparso l’8 marzo del 2021 sui muri di Genova. E’ opera di Cristina Donati Meyer e rappresenta la versione femminista del “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo. I volti sono di donne notevoli della nostra epoca: possiamo riconoscere Artemisia Gentileschi, Nilde Jotti, Franca Rame, Tina Anselmi, Ilaria Cucchi, Irma Bandiera, Grazia Deledda, Margherita Hack, Liliana Segre, Lucia Pinelli e tante altre.




Che dire, concordo in tutto e per tutto. Non è un modello positivo, tutt’altro. È un modello obsoleto, antifemminista e pure pericoloso. Lo si vede in queste follie come la legge sul GPA, che hanno dichiarato “reato universale” senza sapere cosa significhi la definizione.
L’autrice dice bene anche riguardo al mancato riconoscimento, da parte delle sinistre, di un ruolo vero della donna all’interno del gioco politico e oltre. Si è scoperto che la narrazione sulla partigianeria ha insabbiato il racconto di tantissime partigiane donne, per esempio. Ora sono molto presa dal romanzo La storia, di Elsa Morante, altro esempio di come la sinistra non abbia voluto far passare l’importanza di questo libro, che se fosse stato scritto da un uomo posso immaginare cosa sarebbe diventato.
La Storia. Ammetto di non averlo letto, ma il tuo commento mi convince a farlo. Grazie Luz!
Cara Elena, non conoscevo questa interessante autrice, bello il titolo “potere di altro genere” dopo vado a cercarlo sulla biblioteca digitale.
Ho sempre pensato, per la mia esperienza nel lavoro, che non sempre donna è meglio, ho avuto delle dirigenti donne davvero terribili, questo perché certe donne (per fortuna non tutte) quando sono al potere esasperano i difetti maschili e non fanno buon uso delle qualità femminili.
Per lo stesso motivo non ho esultato per Meloni presidente del consiglio, però speravo davvero di essere stupita e sorpresa in positivo, ma non è stato così. Questa presidente sta dimostrando sempre più di essere simile Mussolini, puntando a un potere simile a quello di Orban in Ungheria dove ormai la democrazia è illiberale, non è più uno stato di diritto, non c’è più libertà di stampa e molte istituzioni sono sotto il controllo dello Stato. In Italia si sta andando nella stessa direzione. La legge sulla maternità surrogata oppure la dichiarazione di paesi “sicuri” per decreto per aggirare le sentenze dei giudici ne è un chiaro e sconvolgente esempio. Tra un po’ ci metteranno la tassa sul celibato e sul nubilato.
La cosa terribile è che gli italiani non si rendono conto del grave pericolo che stiamo correndo.
La tassa sul celibato o nubilato cara @Giulia non è una previsione peregrina: basta guardare alla campagna elettorale in Liguria dove Bucci ha accusato Orlando di non avere figli. Senza sapere il perché e se questo fosse fonte di sofferenza, naturalmente. Cattivismo puro, una carateristica orrenda parimenti distribuita tra uomini e donne. Ma il punto non è questo, Giorgia Serughetti lo esplicita bene. E’ una persona molto brillante, sono stata di recente alla presentazione del libro (con firmacopie pubblicata su Instagram – peraltro ho dimenticato di inserirla in questo post del blog, faccio subito) ed è stata una conversazione molto piacevole. Ce ne fossero donne così.
Ciao Elena. Non conosco questa autrice e ti ringrazio per averne parlato. Sbagliando, lo so, io mi disinteresso della politica italiana perché la ritengo gestita da rappresentanti più inclini a fare le star, ad accaparrarsi consensi sui social nonché a infangarsi uno con l’altro, piuttosto che a presentarsi come esponenti di un affare serio e di grande responsabilità quale è la gestione della cosa pubblica. Questo soprattutto negli ultimi anni. Salvini poi in testa a tutti è l’emblema del politico ottuso e razzista più impegnato a cercare su twitter consenso e approvazione. Quanto alla linea politica della Meloni credo che questa sia più interessata a mantenersi la posizione di rilievo conquistata (a suo avviso giusta ricompensa di una lunga militanza in politica) piuttosto che a pensare al benessere del popolo italiano. Alcune sue ultime esternazioni poi hanno evidenziato un carattere di arroganza e aggressività che non si addice ad un delegato dello Stato che dovrebbe mostrare garbo, buonsenso e inclinazione al dialogo. Insomma credo che per riavere rappresentanti donne (ma anche uomini) come quelle raffigurate nel murales che tu hai pubblicato ci vorrebbe un cambiamento radicale dei costumi della società. Questo secondo il mio pare ovviamente.
Sono completamente d’accordo @Paola, occorre un cambio radicale nei costumi e nella cultura. Mentre ti leggevo pensavo: accidenti che idee chiare! Per essere una che si disinteressa della politica italiana, hai opinioni molto precise e circostanziate sui suoi protagonisti (e anche molto condivisibili!). Grazie per il commento
Tutto giusto e sacrosanto. Però…
Mia figlia mi ha raccontato qualcosa che mi ha turbato e fatto riflettere.
Era sera e al desk dell’albergo dove lavora si è presentato un ospite, maschio robusto e alterato – probabilmente aveva bevuto – che era arrabbiato perchè a suo dire la chiave magnetica non funzionava.
L’aggressività verbale stava per diventare fisica. Sono intervenuti due colleghi maschi , uno grosso assai. L’ospite si è calmato all’istante.
Quindi noi donne abbiamo bisogno di protezione dei maschi contro gli altri maschi?
Che si fa nei confronti della forza fisica, innegabilmente superiore negli uomini?
Non possiamo consigliare a tutte le donne di girare armate, o di fare corsi di krav maga ( la temibile tecnica di difesa personale elaborata dalle forze armate israeliane) .
Questo non è un dato culturale,è un dato reale.
Una realtà di fronte alla quale sono molto confusa…
Non si tratta di annullare le differenze, ma di costruire le condizioni per cui le differenze non ostacolino le libertà personali. LA forza fisica è una caratteristica di norma attribuita agli uomini, con qualche lodevole eccezione. La questione è la cultura che sottende ai comportamenti e che consente l’uso della forza fisica per imporre le proprie ragioni. Non è scontato che sia così, gli elefanti non calpestano altri animali solo perché sono più grossi. E’ un comportamento appreso. Come tale può e deve essere corretto. E in ogni caso il rischio di perdere il controllo è di entrambi i sessi. Il problema non è il genere ma la modalità della reazione secondo me. E comunque io un po’ di judo l’ho fatto e mi ci sono pure divertita parecchio :)