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L’Alba del Pride 2017

E Pride sia! Alba 2017Sabato 8 luglio sono stata al Pride di Alba, una coloratissima festa che ha rimesso al centro il tema dei diritti delle coppie omosessuali.

Per una piccola città come Alba, nel cuore delle Langhe, molto conosciuta per i tartufi, che ha poco più di 30 mila abitanti, trovarsi le strade del centro gremite di una folla ordinata e festante di almeno duemila, tremila persone, non può che essere considerato un successo.

É come se nella mia città, Torino, che conta quasi un milione di abitanti, si fosse tenuta una manifestazione di centomila persone. Non male, direi.

Un anno dopo le Unioni civili, il Pride riporta l’attenzione sulle relazioni e sui diritti

Non so se sia stato fatto apposta, ma proprio l’anno scorso, di questi tempi, arrivava il via libera alle così dette “Nozze arcobaleno” tra persone dello stesso sesso, superando una delle caratteristiche più radicate della cultura cattolica del matrimonio, la rigorosa eterosessualità per il vincolo del matrimonio.

La verità è che le Unioni civili sono state l’occasione anche per molte coppie eterosessuali di sancire la loro unione al di fuori del rito religioso, anche se non tutti i diritti previsti dal sacro vincolo sono state traslate nella nuova norma, lasciando le coppie di fatto a mezza strada. Ne ho già parlato in questo articolo e quella denuncia per quanto mi riguarda è  ancora valida.

Ma non bisogna fermarsi.

La sfida lanciata dal collettivo De Generi parla anche alle persone come me, per questo vi ho partecipato con convinzione.

Come ha reagito Alba al Pride

Segno tangibile che i pregiudizi sono sempre sbagliati è stata la reazione della città. Mentre sfilavamo, ognuno abbigliato liberamente, molti negozi avevano il manifesto dell’Alba Pride affisso in vetrina, decalcomanie arcobaleno, sorrisi sugli usci.

Molte persone anziane hanno assistito muti alla sfilata. Guardavano attentamente, credo sia un buon segno la curiosità in questi casi.

Qualcuno si è commosso

Ma la cosa che mi ha colpita di più è stata la commozione che una donna non ha potuto trattenere.

Stava con una persona che conosco e che ho salutato con un vigoroso movimento del braccio. Si sono avvicinati e lei, albese, aveva le lacrime agli occhi. Mi ha detto solo:

Sono commossa. L’idea che in questo secolo qualcuno debba ancora sfilare per rivendicare i propri diritti mi fa soffrire

Quanta verità in queste semplici parole che da sole hanno dato un senso ulteriore alla giornata.

Diamo troppo spesso per scontato che le cose siano conquistate per sempre o facilmente accessibili per tutti. Ma mentre guardiamo con occhi giudicanti gli altri, forse dovremmo pensare a quanta fatica l’altro da noi compie ogni giorno per restare a galla in questa nostra complessa e a volte retriva società.

E a quanto basti poco, a volte, per fare la differenza.

E voi care Volpi, avete mai partecipato a un Pride? Che effetto vi fa sentirlo raccontare?

 

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5 Commenti
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Rosalia Pucci
6 anni fa

Ciao Elena, anch’io non ho mai partecipato a un pride. Raccontato da te, non ha l’aspetto da fenomeno da baraccone che talvolta hanno questi eventi. Lungi da me giudicare quando ci sono in ballo sentimenti e sofferenze altrui. Quindi mi astengo da ogni commento e ti ringrazio come sempre per essere sempre sul pezzo:)

davidgrasselli
6 anni fa

Sono contrario alle ostentazioni.
Più che i diritti da far valere, che già dovrebbero essere dote di ogni essere umano, ci sono i pregiudizi da combattere. E su questo non c’è legge che tenga. 🙁

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