Femminile, plurale

Queer e ora! Combattere le discriminazioni nei luoghi di lavoro

Buon primo giorno d’estate a tutt*!

I primi mesi dell’anno sono volati e purtroppo ci addentriamo nella stagione più calda avendo alle spalle una primavera molto molto feroce quanto a sole e siccità.

Speriamo nei prossimi giorni in un po’ di pioggia, anche per evitare non solo danni all’agricoltura e alla produzione alimentare, ma alla nostra stessa sopravvivenza.

Vivo accanto ai fiumi, Po compreso, ed è davvero straniante osservare i letti completamente a secco o quasi, pieni di ghiaia e fango.

Potessi conoscere la danza della pioggia!

In questo clima da deserto sabato scorso ho partecipato alla fiumana del Queer e ora, lo slogan scelto quest’anno per il TorinoPride2022.

Sulla pagina del Torino Pride potete trovare tutte le info e i materiali promozionali dell’evento che, nonostante la canicola, ha portato in piazza oltre 150 mila persone!

Queer e ora!

Al Pride c’erano tantissime associazioni, identità, colori. Prima di tutto una valanga di giovani che con allegria e leggerezza hanno portato una ventata di freschezza in questo sabato afoso.
E poi le associazioni e la comunità LGBTQIA+ tutta, il Politecnico, l’Università, i giornalisti di alcune famose testate torinesi, e naturalmente anche il carro contro le discriminazioni di CGIL CISL UIL Torino, dietro cui ho sfilato io.

Perché anche il sindacato è parte di questo movimento che chiede parità di diritti e, soprattutto, libertà di essere ciò che si è. I diritti sociali sono parte dei diritti di cittadinanza che noi coniughiamo come diritto al lavoro di qualità e non discriminato.

Sono convinta che la partecipazione del sindacato e nello specifico della CGIL debba essere garantita a partire da un proprio profilo.

La mia adesione parte da qui, dalla consapevolezza che ancora oggi, nonostante le parole, le manifestazioni, i colori, le discriminazioni sono pane quotidiano per molte persone.

Combatterle e garantire una piena parità per tutte le lavoratrici e i lavoratori è un compito fondamentale della militanza sindacale.

Combattere le discriminazioni nei luoghi di lavoro

Secondo la recente indagine sulle discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBT+ promossa da ISTAT che trovate a questo link, un intervistato su tre dichiara di essere stato vittima di discriminazione mentre cercava lavoro perché LGBTQIA+.

In quasi il 60% dei casi i partecipanti dichiarano di non aver ricevuto una proposta di lavoro con regolare contratto per le stesse ragioni.

Atteggiamenti che non hanno niente a che vedere con il livello di scolarità, professionalità o competenza dei candidati e delle candidate, ma esclusivamente con la loro “diversità”.

Sei persone su dieci hanno sperimentato almeno una forma di microaggressione in ambito lavorativo legata al proprio orientamento sessuale e il 36% degli intervistati sostiene di nascondere o di evitare il tema dell’orientamento sessuale in ufficio per evitare giudizi o spiacevoli confronti.

Non ce lo nascondiamo, i percorsi di crescita in questi casi sono molto più difficili. E gli ambienti di lavoro, frutto di una cultura ancora legata a schematismi e rigidità del passato, non sono un terreno favorevole alla creazione di nuove relazioni basate sul rispetto e sulla valorizzazione della diversità.

Sia che si parli di genere o di orientamento sessuale, o più in generale di libertà di pensiero, ristrutturare il modo di stare insieme e di guardare gli uni gli altri è un compito che dobbiamo assegnarci.

In una società omologata, la diversità è il nemico da battere

La diversità costringe al confronto, alla messa in discussione di ciò che siamo e del modo in cui agiamo. La diversità richiede di revisionare gli schemi tradizionali di pensiero e di operatività, mette di fronte le persone a sé stesse e a parti di sé che non vogliono vedere e che tengono nascoste, alcune lungo tutto l’arco della propria esistenza.

Eppure, la diversità è vita! Dobbiamo coltivarla.

Così l’altro pomeriggio, al ritmo di una musica divertente e iconica, abbiamo ballato la nostra solidarietà ma anche il nostro impegno di lotta al fianco di tutte e tutti coloro che oggi si sentono discriminati.

Contro tutte le discriminazioni, nella vita e nei luoghi di lavoro, e per la piena affermazione e autodeterminazione di ciascuna e ciascuno.

L’ambizione di costruire un mondo del lavoro più giusto, più libero e inclusivo a mio modo di vedere passa anche da qui.

Il sindacato dev’essere parte attiva di questo progetto/percorso e portarlo in tutti i luoghi di lavoro.

Eccomi, con la mia amica Chiara e tutti i colori dell’arcobaleno intorno.


Queer e ora!
Io e la mia amica Chiara (la seria del duo)

Avete mai partecipato a un Pride?

Vi è mai capitato di osservare o di subire discriminazioni nella vostra realtà quotidiana o lavorativa per colpa del vostro genere o orientamento sessuale?

Come avete reagito e come avreste potuto reagire?

16 Comments

  • newwhitebear

    Non ho mai partecipato a un pride. Sul posto di lavoro ho trovato persone con orientamento sessuale diverso dal mio ma per me erano come tutti gli altri. Quello che conta è la professionalità, il resto è solo ipocrisia.

  • newwhitebear

    commento sparito.
    Provo a riscriverlo.
    Non ho mai partecipato a un pride. Sul posto di lavoro ho trovato persone con orientamento sessuale diverso dal mio ma per me non faceva nessuna differenza. Erano come gli altri. Quello che contava era la professionalità nel lavoro. Il resto non conta nulla.

  • franco gabotti

    A settant’anni mi sono innamorato di una ragazzina dal genere fluido, un essere che brilla di non bellezza disarmante. Nei confronti, per lei più sconvolgenti, la sua reazione è quella di rovesciarsi come un calzino: si mostra com’è trascinando nella loro nudità anche gli interlocutori più ostili, naturalmente con danni irreparabili per questi ultimi, e rivela allora doti per gli altri inarrivabili. Così descrivo un mio personaggio che faccio parlare e muovere come ho visto fare soltanto da Carmelo Bene di fronte ai critici d’arte teatrale. Scrivere per costruire eroi, dicevi Elena. Poi torno con i piedi per terra e ben so che metà della mia specie vorrebbe confinare l’altra metà per discriminazioni di ogni tipo. Partecipare ad un Pride penso che sia come quando vado alla commemorazione di Fra Dolcino al Monte Rubello, sulla Panoramica Zegna: ci si sente in buona compagnia di sconosciuti straordinari, un estratto di una società possibile, amante della libertà e che si trova per celebrare la tolleranza e la solidarietà tra tutti i diversi.

    • Elena

      Ho sentito parlare di quella commemorazione soltanto una volta, molti anni fa, da un compagno “diverso” questa volta diverso politicamente tra uguali. Ecco, da quel che ne so, anche questa è sperimentazione, disponibilità a essere contaminati da idee che si considerano perlomeno aderenti a un “cloud” di valori condivisi. Resto sempre aperta da questo punto di vista, pur avendo le mie opinioni e i miei precisi orientamenti. Credo mi sia stato utile a capire meglio me stessa e gli altri e mi è utile per continuare a crescere . Solo le differenze possono offrirti prospettive diverse. Come guardare un quadro da più punti di vista e osservarne sempre sfumature differenti. In bocca al lupo al tuo personaggio per la relazione. Il dolore è sempre dietro la porta, ma il cuore può proteggerti se si allea con il cervello

  • Grazia Gironella

    Non sono mai stata testimone di atti di discriminazione, né sul lavoro, né altrove. Credo però che non ci sia ancora una reale accettazione delle diversità; siamo sulla via, ecco. Quando mi accorgo che si cerca di inserire persone “diverse” nelle serie tivù un po’ a casaccio, come se ci fosse una lista da spuntare, oppure sento discorsi del tipo quella-persona-è-fantastica quando la persona in questione è tutto fuorché amabile, solo per dimostrare di non avere pregiudizi, allora so che non abbiamo ancora raggiunto il traguardo, e il diverso, in un modo o nell’altro, è ancora percepito come strano. Però evolviamo. In fondo è questo l’importante. I diritti però devono essere tutelati subito, sempre e comunque.

    • Elena

      Eh sì, condivido in toto. Nel tentativo di affermare una cultura della diversità, la scorciatoia politically correct è sempre dietro l’angolo. Ma le ipocrisie, tutte, si vedono, si sentono. Si percepiscono. Molti non sentono il bisogno di evolvere ma di avere ragioe. Le due cose a mio avviso sono inconciliabili. Tu che ne pensi? Un abbraccio “Diverso”. PS: ma come fai a incontrare qualcuno, uguale o diverso che sia, se te ne stai in campagna in mezzo alla natura, beata come una ninfa!!!!

  • Grazia Gironella

    Ahaha, è vero! Diciamo che per rispondere ho attinto alle esperienze nei miei 25 anni di lavoro, i più sociali. Oh sì, è molto diffuso il desiderio di “stare dalla parte giusta” qualunque essa sia, senza cambiare una virgola del proprio modo di essere. Si capisce anche dall’incapacità manifesta di contestualizzare le proprie affermazioni: questo si può SEMPRE dire, quest’altro non si può MAI dire, a prescindere dalla situazione specifica. E’ una forma di superficialità comprensibile, da un certo punto di vista, che però reca più danno di tante discriminazioni, perché assai più diffusa. E qui parliamo non solo di comunità LGBTQIA+, ma di cento altri temi attuali.
    (Mi era già successo, sai, che il commento si manifestasse in ritardo; non è una vera novità. Sorry, forse avrei fatto meglio a segnalartelo.) Un abbraccio! <3

  • Giulia Lu Mancini

    Non ho mai partecipato a un pride, credo comunque che tutte le persone debbano essere rispettate e non discriminate soprattutto nei luoghi di lavoro, purtroppo non sempre accade, ma non mi é mai capitato di assistere ad atti di discriminazione nel mio ambiente di lavoro, dove si guarda soprattutto la professionalità (per fortuna). Tuttavia in passato, quando abitavo ancora in Puglia, mi è capitato più volte di assistere ad atteggiamenti denigratori nei confronti sia delle donne sia degli omosessuali, spero che oggi la situazione sia migliorata…

    • Elena

      Cara Giulia, il tuo è un punto di osservazione privilegiato evidentemente, altrove accade. Ma quel che è peggio, accade nell’inconsapevolezza o nella indifferenza dei più. Una sorta di accettazione e sottovalutazione che invece ho visto, parecchie volte. Quando si parla di cultura, ecco serve davvero una svolta a partire da ciascuno.

  • Luz

    Non ho ancora fatto questa esperienza, ma sento che mi chiama. Prima o poi ci sarò.
    La discriminazione verso tutti coloro che la morale comune definisce “diversi” è un atto gravissimo. Non so per quale ragione si possa pensare che l’omosessualità sia una specie di “pericolo”. Si pensi all’insegnante discriminata e poi suicida di poche settimane fa. Terribile. Molti anni fa ebbi il piacere di imbattermi in un collega di musica single, viveva ancora con sua madre malgrado i suoi 50 anni e passa. Una persona sensibile e gentile, col tempo i colleghi mi svelarono che era gay. Aveva scelto di non stare con nessuno, aveva confidato la propria “verità” a pochissimi ma era anche evidente perché i suoi gesti erano dolci, diremmo “effemminati”, sembrava un danzatore, un mimo. Stupendo. Colto all’ennesima potenza, mi ricordo che organizzò un viaggio di fine anno con 7 classi, tre pullman. Andammo alle Cinque Terre per 4 giorni, fu un’esperienza meravigliosa, il viaggio scolastico più bello in vent’anni. Lui armonizzava tutto, concertava tutto, resto in ambito musicale perché sono termini che descrivono perfettamente come era fatto. Non lo vedo da moltissimo tempo, sarà andato in pensione, lasciando un ricordo indelebile. Ecco, pensa se questo professore fosse stato discriminato perché gay. Pensa il danno per lui e per la comunità scolastica. Si potrà obiettare che l’insegnante suicida era transessuale, e allora? A meno di non essere un provocatore, un pericolo per i ragazzi, un pazzo capitato in cattedra, quale motivo può arrivare a spingere i vertici del sistema a metterlo fuori gioco? Ben vengano i pride, perché questo sistema forse non cambierà mai del tutto, ma perlomeno rientra in una discussione, se ne parla, lo si vive, si deve per forza assumere una posizione in merito. E se è contro, vorrei proprio sentirne le ragioni.

    • Elena

      Che belle parole usi per descrivere un uomo che ha saputo creare armonia, anche nella vita. Mentre ti leggevo mi domandavo cosa sarebbe successo se avesse detto la verità invece di nasconderla. Come avrebbero reagito quelle 7 classi e i loro insegnanti, i vostri colleghi, i ragazzi. Avrebbero apprezzato la dolcezza o l’avrebbero fraintesa? Provo molta tenerezza per coloro che scelgono di sottacere. Nella vita ci sono sempre momenti in cui proviamo ad affacciare il nostro se profondo. Se viene rifiutato una volta, allora desidereremo proteggerlo, per sempre. Ecco perché i Pride sono una cosa necessaria. Servono per dichiararsi e per far sì che la libertà di essere se stessi possa essere celebrata, esplicitata, declamata. Insieme si possono leggere le reazioni degli altri e sostenerle. La solitudine invece porta a rivolgere verso di sé la rabbia, la delusione, la vergogna. Dobbiamo impedirlo. Ti piacerebbe, Luana, immergerti in quei mille colori che osservi attraverso il tuo lavoro e la tua arte. Ma non è l’unico modo per farlo. Ognuno di noi ha il dovere di trovare il suo

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