Esiste davvero uno stile di leadership femminile?
Per molto tempo la leadership è stata raccontata con un linguaggio e modelli quasi esclusivamente maschili: comando, controllo, gerarchia.
Oggi però sempre più studi e pratiche organizzative mostrano che esistono modi diversi di guidare persone e gruppi, e che molte donne portano nella leadership competenze specifiche: ascolto, visione relazionale, capacità di coinvolgere e costruire fiducia.
Non significa che uomini e donne guidino sempre in modo diverso. Significa però che l’ingresso delle donne nei ruoli decisionali sta cambiando l’idea stessa di leadership. Ma un cambiamento non sempre è nella giusta direzione.
Alcuni esempi di leadership femminile
Partiamo dal quadro politico, per parlare della prima premier donna del nostro paese, Giorgia Meloni. Di come non ha innovato lo stile di leadership fino ad ora vigente, quello maschile, ma ne ha assunto il modus operandi, fatta eccezione per una certa ritrosia (o sarebbe meglio chiamarla paura) alle conferenze stampa e alle domande che ne possono derivare, un tipo di allergia al confronto che supera somministrando video e scenette divertenti in cui perde l’occasione di dimostrare di essere una donna di Stato. Non ci ho mai contato, per la verità.
Elly Shlein si è conquistata un partito dal basso, e per questo è mal digerita dai notabili ma amata dalla sua gente e, a quanto pare, anche dai socialisti europei che l’hanno appena salutata come una vera leader europea. Non ha paura del suo armocromista e nonostante un linguaggio un po’ complicato arriva al cuore delle persone.
Ursula von der Leyen è la Presidente della Commissione Europea. Si ricandida ma teme di perdere il seggio così strige alleanze sempre più spregiudicate con la destra. Ma così facendo rischia di perdere la bussola.
La differenza tra potere e leadership
Se la storia fosse insegnata a scuola anche dalla parte dei vinti, apparirebbe evidente che mentre gli uomini facevano scale dove giocarsi la guerra gerarchica che ispirava ai cantori le epiche, le donne facevano reti per sopravvivere insieme dove ciascuna da sola sarebbe morta.
Così diceva la grandissima Michela Murgia in un passo di Futuro Interiore. E con poche parole ci ricorda che la tessitura delle alleanze di cui siamo capaci dev’essere per il bene collettivo, non per il proprio. In breve, dev’essere per il Bene.
Comunque la si pensi in politica, queste sono tutte donne che hanno rifiutato la logica della bandierina rosa e si sono prese il potere per cui si sentivano pronte. Un esempio per tutte e per me che faccio troppo spesso passi indietro in abbondanza. Ma soprattutto, un passo avanti verso una società in cui una vera leadership femminile possa davvero disvelarsi, perché il cambiamento, non ho dubbi, passa e passerà da questo lato del mondo. E’ tempo di afferrarlo.
Cos’è la leadership femminile
Parlare di leadership femminile non significa costruire uno stereotipo o dire che tutte le donne guidano allo stesso modo.
Significa piuttosto osservare come, nelle organizzazioni, molte donne sviluppino stili di leadership più partecipativi e relazionali, capaci di valorizzare il contributo delle persone e di costruire processi decisionali condivisi.
Diversi studi mostrano che le leader donne tendono a favorire modelli decisionali più democratici e collaborativi, con una forte attenzione al benessere del gruppo e alla qualità delle relazioni
Tutte le ricerche che ho consultato sostengono che esista uno stile di leadership femminile e anche io, dal punto di vista della mia personale esperienza, non posso che confermarlo. Magari ce ne accorgiamo solo dopo un po’ di osservazione focalizzata, e forse tutto subito queste differenze non riusciamo a riconoscerle. Ma a un certo punto appaiono e fanno riflettere, come nei casi citati all’inizio dell’articolo.
Ne parlo con una precisazione per me necessaria: il femminile esiste in ciascuno di noi, dobbiamo solo riconoscerlo e agirlo.
Per molto tempo sono mancate protagoniste femminili nella gestione politica dei negoziati e nelle rose dei nomi avanzate dai partiti, eccetto qualche caso sporadico. E’ stato così anche nel sindacato, nella scuola, nella dirigenza pubblica e nei ruoli ricoperti all’interno dei CdA.
E’ evidente tra gli studenti e nel mondo del lavoro, dove la prevalenza di uno stile di leadership maschile determina un esercizio del potere e della forza al posto di agire come indica Murgia, con persuasione e condivisione, tessendo reti e usando una comunicazione non violenta, come il Manifesto della Comunicazione non Ostile ci insegna.
Le caratteristiche della leadership femminile
- sii coraggiosa
Per molto tempo si è associato ingiustamente al femminile l’incertezza e la fragilità, come se fossero attributi esclusivi delle donne. Non è così. Le donne hanno coraggio da vendere quando si tratta di cose che mettono in gioco l’esistenza propria o della loro famiglia. Sono disposte a qualunque sacrificio e lavorano per modificare ciò che non va loro a genio. Le donne non sono mai indifferenti, si occupano di ciò che sta loro a cuore. Una leader che ha coraggio sa qual è la posta in gioco, ne conosce il prezzo e lo pagherà. Potete starne certi.
- equilibrata e pervicace
Nonostante i prezzi da pagare, l’equilibrio ovvero la capacità di non perdere mai le staffe fa di un capo una vera leader. Anche quando tutto va storto, saper trovare il bandolo della matassa senza perdere la testa è una risorsa importantissima che molte donne leader possiedono. Insieme alla pervicacia di proseguire nei propri intendimenti anche quando tutti ti spingono ad andare in una direzione avversa.
- sii consistente
Per agire il coraggio serve consistenza, ovvero tenacia e forza morale. Talvolta anche una buona dose di energia fisica. Ma su questo fronte, le donne sono campionesse mondiali. Hanno una capacità di lavoro e di resistenza ineguagliabile. E sanno aspettare il momento giusto. Una leader riposa quando ha chiuso ogni aspetto della sua giornata. Poi si dedica a sé stessa. Perché sa che essere solide e resistenti significa prendersi cura del proprio corpo e della propria anima e sa difendere i suoi spazi e il suo spazio, da tutte e da tutti.
- tessitura di alleanze
Una leader conosce quali sono i suoi limiti e i suoi talenti. Non si sente diminuita se ammette di avere bisogno di aiuto. Chiede, perché chiedere ciò di cui ha bisogno è l’atto più importante che ha imparato crescendo. E se deve allearsi, lo fa. Una donna sa qual è il valore di un’alleanza. Anche se è fragile, isolata, con pochi strumenti, proverà a farlo per un bene più grande, senza pensare di prevaricare l’altro o senza sentirsi in alcun modo sminuita.
- convinci con l’esempio
Una leader sa che per convincere le persone occorre vivere il cambiamento necessario e dunque ella convince con il suo esempio. Le donne spostano le opinioni e sono credibili perché non raccontano mai nulla che non abbiano vissuto sulla loro pelle. Sono vere e la verità si apprezza.
- abbraccia la passione
Una leadership femminile ha bisogno di una passione autentica che non nasconda l’emotività. E’ in questo modo che aggancia l’interlocutore e rende affidabile il suo operato. Non ha paura di mostrare chi è davvero perché di sé stessa è orgogliosa, giustamente. La passione trascina là dove la forza ha fallito.
- pratica la non violenza
Una leader femminile pratica la non violenza verbale e detesta il turpiloquio. Usa la propria autorevolezza per mediare i conflitti ma non significa che si lasci mettere i piedi in testa facilmente. Se deve perdere la pazienza, lo fa. Con tutta la passione che possiede. Una leader spesso sa che deve difendersi con tutta la forza che possiede. Non si tirerà indietro.
- sii autorevole
E’ autorevole perché ha conquistato la conoscenza e sa di cosa parla e cosa deve fare, non perché usa il potere che detiene per dimostrarlo.
- sii scomoda
Perché ha conquistato uno spazio duramente non lascerà che qualcuno pretenda di usarlo al posto suo. E’ scomoda perché parla in chiarezza e trasparenza. Ha un vero e proprio radar per la manipolazione e questo la rende molto scomoda perché vorrebbe esserne immune e fa di tutto per esserlo.
- ferma e mite
Si può essere leader ferme, miti. La forza non si misura con la brutalità ma con la capacità di accogliere dentro di sé le differenze e trasformarle. Una leader è mite ma non debole. E’ cedevole ma non molle. Questa è la più grande differenza. La mitezza delle donne è la capacità di attendere il momento giusto.
- lavora in gruppo
Non si sente un capo popolo, fa parte di una squadra anche quando la dirige. In una società individualista una leadership femminile è capace di tenere insieme le persone. Nel gruppo, sia in campo politico, lavorativo, o relativo a una squadra sportiva, vince chi riesce a far convergere tutte le individualità e a orientarle verso il meglio per ciascuna di esse, anche quando tutti i limiti personali emergono con chiarezza. Fa gruppo , ovvero fa in modo che tutti i componenti siano valorizzati per ciò che sanno fare e siano coinvolti nell’obiettivo e ascoltati nei loro bisogni.
- rigetta il multitasking
Una leader è stanca di sentirsi ripetere che può fare due cose contemporaneamente. Sa che questo è un marchio che le è stato attribuito, le donne sono multitasking, perché così lavora di più e pensa di meno.
Per fare le cose per bene, bisogna farle una sola alla volta.
Vero è che la capacità del cervello femminile di affrontare contemporaneamente task sfidanti nello stesso momento, portando a compimento l’obiettivo senza grossi problemi (solo un po’ di fatica in più degli altri) è risaputa. Ma una leader in quanto tale non cadrà nella trappola.
- media i conflitti
Alcune leader sono particolarmente brave in questo compito perché hanno cresciuto una famiglia di adolescenti impazziti e ne sono uscite vive. Altre sanno come fare perché sono cresciute a loro volta in una famiglia di adulti adolescenti e ne sono uscite vive.
Comunque sia andata, una leader femminile sa mediare i conflitti perché nei conflitti ci è vissuta, e ci è passata attraverso per molto tempo quando era impegnata nel diventare una leader. Di cos’altro dovrebbe avere paura, ora? Userà ogni occasione per far ripartire il dialogo, qualità fondamentale nella società in cui viviamo.
Quando realizziamo che la nostra capacità di affrontare le discussioni in un modo differente può migliorare la comprensione delle situazioni e l’individuazione delle soluzioni disponibili, allora cominciamo a produrre il cambiamento che è necessario e a individuare una via alternativa al conflitto che efficace. Molte donne oggi la mettono in campo, con grazia e fermezza. La guerra è per i deboli.
- sopportare la fatica
Dirigere significa avere una visione “lunga” che sappia guardare il tempo e gli accadimenti nella loro dimensione del passato presente e futuro, ma anche avere una visione “larga” delle forze e delle complessità presenti nel nostro campo di azione. Questa abilità di solito si acquisisce se si ha la fortuna di esercitare un ruolo di leader in qualche ambito specifico, ma trovarla e farla propria richiede fatica. Non solo fisica, in cui ovviamente molte di noi hanno limiti abbastanza evidenti, ma mentale.
Reggere nel lungo periodo decisioni delicate, problemi da risolvere, analisi e prospettive da creare, ovvero tutto ciò che un ruolo di leader comporta, è sfidante per non dire faticoso e a tratti snervante.
Le leader reggono bene la fatica del quotidiano, che per molte di noi è fatto di lavoro, passioni, ma anche di figli, casa, impegni familiari e lavoro di cura. Per loro tutto ciò che appare un limite è invece un’opportunità, un valore. Qualcosa che non va messo in un cassetto quando al mattino mettiamo il naso fuori di casa ma va portato con noi.
Anche se oggi le aziende e in generale la società ancora non lo riconosce completamente.
- sopportare il peso del dolore
Se aggiungiamo a questo carico positivo di responsabilità e cura anche la capacità di sopportare il peso del dolore, comprendiamo come una leadership femminile, se giocata con stile, sia davvero una marcia in più per portare un cambiamento in tutti i luoghi in cui di questo cambiamento c’è bisogno e dove costruirlo richiede fatica, abnegazione, e anche un po’ di testardaggine ;-)
- umiltà e concretezza
O pragmatismo se preferite. La capacità di stare nella dimensione del fare anche quando teorizzano. Una caratteristica della leadership femminile molto utile quando si tratta di mettere in gioco tesi nuove che vanno verificate.
L’umiltà di riconoscere i propri errori è un punto di forza straordinario per poter agire le tesi che vogliamo sostenere. Non è facile per nessuno ammettere i propri errori, ma scommetto che se fate mente locale non riuscite a ricordarvi l’ultima volta che un uomo vi ha manifestato chiaramente l’ammissione di un errore. Nemmeno quando è macroscopico.
- empatia
Che bellezza le emozioni! Privarcene è sbagliato (l’ho spiegato in questo articolo)! Siamo sentimentali, come molti uomini. Ma una leader non teme di mostrarlo. Non ha bisogno di nascondersi, né di essere sul pezzo. E’ sicura di sé al punto che non teme il rossore del suo viso, o di apparire confusa, quando tutto intorno lo è. La leadership femminile è capacità di emozionarsi e di entrare in relazione profonda con le persone e le cose innanzi a noi restando noi stesse.
Possedere l’empatia e giocarla in ogni campo della nostra esistenza.
- comprendere i bisogni
Empatia, disponibilità, connessione con il cuore, sono tutte abilità che servono per ascoltare. E l’ascolto è fondamentale per comprendere i bisogni del gruppo che una leadership femminile deve dirigere. Le donne, checché se ne dica, sono buone ascoltatrici, perché lo fanno da tutta la vita. In famiglia sono coloro che ascoltano prima i genitori, poi i figli quando crescono, poi le amiche per lunghe interminabili serate, le madri quando devono accudirle, i colleghi di lavoro quando hanno qualche problema, a casa o in ufficio. Sono palestre che rendono più forti e abili nell’impresa.
- assertività
Una leader ha superato ogni genere di ostacoli per arrivare dov’è. Come dimostrano alcuni esempi che ho portato, spesso lo spazio va conquistato con determinazione e coraggio. L’assertività è ciò che deriva da una conquista. Ciò che fa pesare davanti all’interlocutore ogni singola parola come se fosse davvero una pietra.
L’ultima delle qualità della leadership femminile che o provato ad elencare e che vorrei sperimentare io stessa. Inclusiva, connettiva, aperta ai bisogni degli altri. Per parte mia ci sto lavorando.
Perché la leadership femminile è sempre più importante
La leadership femminile non è semplicemente una variante della leadership tradizionale.
In molti casi è un cambio di paradigma: sposta l’attenzione dal potere al processo, dal controllo alla fiducia, dalla gerarchia alla responsabilità condivisa.
Non sempre è facile.
Forse la domanda giusta non è se esista una leadership femminile.
La domanda è un’altra: che cosa succede alle organizzazioni quando entrano più donne nei luoghi di decisione?
Succede che cambiano i linguaggi del potere.
Cambiano le relazioni.
Cambiano i modi di prendere decisioni.
E spesso cambiano – in meglio – anche i risultati.
Quali di queste caratteristiche riconoscete in voi stesse?
E quali invece vorreste sviluppare?
La leadership non è un dono riservato a poche persone. È un percorso che si costruisce nel tempo.
E forse il cambiamento di cui abbiamo bisogno passa proprio da qui.
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Mi sono un po’ persa nel lungo elenco che hai posto, ma provo a fare il punto.
Per quanto mi riguarda credo di essere soprattutto “concreta” nel senso che cerco di “fare le cose e arrivare a un obiettivo” in questo metto forza, coraggio e passione. Sono capace di sopportare la fatica e sono empatica, mi metto spesso nei panni degli altri. Se sbaglio ammetto i miei errori, non ho paura di assumermi delle responsabilità. Sono anche piuttosto equilibrata e talvolta coraggiosa (se intendiamo con il coraggio, buttare il cuore oltre l’ostacolo) invece quello che vorrei conquistare è una maggiore assertività.
Cara Giulia, mi spiace, in effetti l’elenco è lungo e, a quanto pare, persino incompleto! Manca una parola importante che hai aggiunto tu, coraggio. Proprio oggi ci pensavo, è curioso che legga il commento proprio adesso ma tant’è. Il coraggio è la virtù dei forti diceva mia madre, dimenticando che le donne e lei in particolare era stata non solo coraggiosa ma anche più forte di chiunque altro in famiglia. Assertività è una bella parola. Come cambierebbe la tua vita se tu fossi più assertiva?
Questo post è davvero prezioso, Elena.
Sì, anch’io ritengo esista un modo “femminile” di essere leader. Anche perché assumere certi atteggiamenti “muscolari” non descrive il vero ruolo femminile nelle società. Mi piace moltissimo il tuo elenco. Fa riflettere. Non so se sia possibile possedere tutte queste qualità ma ve ne sono alcune imprescindibili. Mi hai fatto pensare a una dirigente che conosco. Fa un pessimo lavoro sotto molti punti di vista, proprio perché le mancano alcune caratteristiche fondamentali.
Cosa penso di possedere io. Vediamo:
Abbraccio la passione, pratico la non violenza, convinco con l’esempio, tendenzialmente mite, mi capita di essere autorevole, ho una vera inclinazione per mediare e appianare i conflitti, sono umile, empatica, assertiva negli ambienti in cui mi sento a mio agio. Ebbene, mi manca in parte o del tutto il resto. :(
* comprendo i bisogni, sto molto attenta a questo. E fra ciò che mi manca, sono pessima nell’intessere alleanze, mi manca proprio quel senso strategico, quella furbizia. E non so lavorare in gruppo. Tendo a riservarmi una mia visione, una leadership in cui la creatività sta al centro.
Non so se una creativa possa avere anche il dono del lavoro di gruppo, almeno non nel senso tradizionale del termine. Quando sono io a esprimere la mia creatività ho bisogno di solitudine, può darsi sia lo stesso per te. Avevi ancora un pezzetto di riflessione da fare?
Ma sono tantissime qualità @Luz! Hai detto bene è un elenco, non esaustivo, che ho pensato apposta perché potesse essere tenuto con noi come monito e ispirazione. Ognuna di noi esercita una leadership in ciò che fa, bello immaginare che attraverso la crescita della consapevolezza di ognuna possano cambiare le cose per tutte e tutti. La rivoluzione comincia sempre da noi
Un bel elenco di qualità che le donne possiedono in toto o parzialmente. Comunque una leader vera – femminile o maschile, perché vale per tutti – è quella di saper guidare senza la necessità di comandare. Se sei autorevole, le persone ti seguono.
Sereno 8 marzo, Elena
Ciao Gian grazie per gli auguri e per il monito che faccio mio. Un abbraccio e buona domenica