La mimosa fiorisce presto.
A volte troppo presto, come quest’anno, quando la primavera in campagna è arrivata ben prima dell’8 marzo, giorno in cui la mimosa diventa protagonista, risvegliando dal torpore invernale ogni bosco, ogni angolo, con i suoi colori.
Quando i suoi rami si riempiono di piccoli soli gialli, fragili e luminosi, qualcuno pensa che siano esagerati, troppo vistosi per un inverno che non è ancora finito. E così capita che vengano potati, ridimensionati, “rimessi a posto”. Non perché siano malati, ma perché sono cresciuti troppo.
La sindrome di Procuste ci parla di una tentazione antica: tagliare ciò che sporge.
La tentazione di tagliare ciò che sporge
Nei luoghi di lavoro mi è capitato più di una volta di vedere questo meccanismo all’opera. Un’idea nuova, brillante, veniva accolta con silenzi o rimandata a tempi indefiniti. Lentamente, la persona che l’aveva proposta smetteva di esporsi.
Non era un attacco frontale: era l’arte sottile di riportare tutto alla stessa altezza.
Gli antichi greci avevano persino inventato una storia per raccontare questa tentazione. Il protagonista è Procuste, un brigante dell’Attica che viveva sulla strada tra Eleusi e Atene, una via molto frequentata dai viaggiatori e dai pellegrini.
La leggenda racconta che offrisse ospitalità ai passanti. Ma l’ospitalità aveva una condizione: chi accettava doveva sdraiarsi sul suo letto di ferro e adattarsi perfettamente alla misura stabilita.
Se erano troppo alti, tagliava loro le gambe.
Se erano troppo bassi, li stirava fino a spezzarli.
Il mito di Procuste descrive un fenomeno molto umano: la tendenza a ridimensionare, ostacolare o eliminare chi eccelle troppo.
Scopri come puoi usare le figure retoriche per descrivere l’amore.
il mito di procuste
Nella mitologia greca Procuste era un brigante che viveva lungo la strada sacra tra Eleusi e Atene, un percorso religioso molto frequentato dai pellegrini dei Misteri Eleusini.
Il suo vero nome, secondo le fonti antiche, era Damaste (colui che doma) o Polifemone (colui che causa molti mali). Procuste era un soprannome che significa più o meno colui che stiracchia o martella.
La leggenda racconta che attirasse i viandanti nella sua casa offrendo ospitalità. Una volta entrati, li costringeva a sdraiarsi su un letto di ferro.
Il corpo della vittima doveva adattarsi perfettamente alla lunghezza del letto:
- se era troppo lungo, Procuste tagliava le parti che sporgevano
- se era troppo corto, stirava il corpo fino a spezzarlo
In alcune versioni del mito possedeva addirittura due letti, uno corto e uno lungo, così che nessuno potesse mai risultare della misura giusta.
La sua storia finisce quando incontra l’eroe Teseo, che lo sconfigge facendogli subire la stessa sorte delle sue vittime: lo costringe a sdraiarsi sul suo stesso letto.
Da questa leggenda nasce quella che oggi viene chiamata sindrome di Procuste o letto di Procuste: la tendenza a costringere persone e idee dentro uno schema prestabilito, anche quando questo significa ridurre, mutilare o scoraggiare ciò che eccede.
Il paradosso dell’eccellenza e il significato del letto di Procuste oggi
Il ridimensionamento non è solo una questione psicologica. È anche un meccanismo sociale e politico.
Esistono ambienti in cui il talento viene celebrato a parole ma punito nei fatti. Se sei troppo bravo, diventi una minaccia. Se pensi di essere troppo intelligente, qualcuno sarà pronto a ridimensionarti.
È il paradosso dell’eccellenza.
Ma se non sei all’altezza, vieni scartato senza troppe cerimonie. Ti viene in mente qualcosa che ti riguarda o che ti ha riguardat3?
Ma all’altezza di cosa?
Viviamo in una cultura che glorifica il successo, ma solo fino a un certo punto. Superare gli altri non significa soltanto vincere: significa anche esporsi. Più sali, più diventi visibile e vulnerabile.
Chi emerge rischia di attirare ostilità, gelosie, meccanismi difensivi. E così scatta la tentazione di riportare tutto alla stessa misura.
Ma il fenomeno ha anche un’altra faccia.
Chi non raggiunge gli standard richiesti viene facilmente messo da parte. La mediocrità non è ammessa, ma neppure l’eccesso di talento. Si crea così un equilibrio paradossale: sopravvive chi resta nel mezzo, abbastanza bravo da non essere escluso, ma non così brillante da diventare scomodo.
In alcune organizzazioni questo meccanismo diventa addirittura una strategia. Invece di valorizzare le differenze, si tende ad appiattire verso il basso: meno conflitto, meno rischio, meno talento che sporge.
Il prezzo, però, è alto.
Perché quando tagliamo ciò che eccede, non stiamo difendendo l’equilibrio: stiamo impoverendo il sistema.
Le organizzazioni, le comunità, perfino i paesi crescono proprio grazie a ciò che sporge un po’. A chi vede prima degli altri. A chi osa di più.
Ed ecco che torna utile la nostra mimosa: forse il problema non è che fiorisca troppo presto, ma quando qualcuno decide che quei fiori devono essere accorciati perché non consoni alla misura prestabilita.
Il rischio non è che la mimosa esageri.
Il rischio è restare in un giardino dove nessuno osa più fiorire.
E tu, quanti Procuste hai conosciuto? Se ti va, raccontamelo nei commenti qui sotto :)




Non si smette mai di imparare. Avevo sentito nominare Procuste, ma mai avevo approfondito, quindi oggi imparo qualcosa di nuovo, che bello!
Metafora azzeccata, adeguarsi agli standard. Lo vivo per esempio nel mio mestiere di insegnante. Mi pare che molte mie colleghe facciano una specie di gara a chi lavora di più. Si struggono su progetti, attività, impegni. Nella loro mentalità quello è lo standard e difficilmente capiscono che invece lo standard sarebbe ben altro, perché devi ricaricarti per stare bene in cattedra.
Ciao Luz, sono felice che tu abbia trovato qualcosa da imparare sul mio blog! Piccole cose, ma che risuonano. Dovrei essermi abituata alle corse, alle performance ecc, dato che sembra l’unico modo di stare la mondo, tiriamo la carretta e iper facciamo molto spesso. Ma non è così. Quello che dici, la necessità di ricaricarsi, è necessaria per fare bene e per stare bene. Come si può fare bene se non stiamo bene? Sembra un gioco di parole ma è una sacrosanta verità. Ma oggi se appena ti fermi, se appena badi a te stessa, passi subito per egoista. Poi ti accorgi che molto è nella tua testa. Io ho provato, all’inizio della mia carriera ero concentrata nel fare molto e bene, avevo tante energie e tanto entusiasmo. Ma intorno a me non tutto funzionava così, anzi, il mio fare bastava per tre, non so se mi spiego. Prima o poi si impara. Oggi faccio una vita fin troppo ricca, come sai, ma ogni tanto mi fermo. Oggi per esempio mi sono dedicata tutto il giorno alla casa. Non mi sono riposata, ma mi sono dedicata ad altro. Credo che troverò tutto uguale domani in ufficio Questo dovrebbe bastare per convincere tutti che il tempo per noi, per ricaricarci, per stare bene, non è buttato e soprattutto non ci fa perdere nulla.
“Il rischio non è che la mimosa esageri.
Il rischio è restare in un giardino dove nessuno osa più fiorire.”
Molto bella questa conclusione, rende bene il senso
Il vero problema è che molti sistemi non vogliono talento, ma conformità…
E allora, che la mimosa esageri e cresca perché se anche tagliassero molto, sono certa che ricrescerebbe. Fino a toccare il cielo
Hai ben centrato il problema di chi eccelle. Non condivido il problema del mediocre. Di solito chi eccelle per idee o personalità dà fastidio a chi sta ai piani alti, in particolare se è salito in alto per demeriti altrui oppure per spinte esterne che lo fanno avanzare.
Il questo caso il mediocre fa comodo come parafulmine, mentre chi eccelle lo mette in ombra. Nei miei quasi quarant’anni di lavoro ne ho incontrati molti che preferivano circondarsi di mediocri e allontanare chi li sovrastava per idee e personalità.
In un certo senso era la medesima faccia del normalizzare sia pure realizzata in modo diverso. Se ti piegavi ad adulare oppure far si che le tue idee fossero le sue, facevi carriera e avanzavi per gli altri non cìera posto.
Grazie @newwhitebear per questa testimonianza, anche io noto molte persone circondarsi da mediocri ma la cosa che più mi preoccupa è che i “mediocri” si rendano disponibili a svolgere quel ruolo. In fondo Procuste parla sia a chi desidera solo eccellere a danno di altri, che a chi cade nella trappola e poi è costretto a farsi tagliare le gambe. Un grande insegnamento questo mito, secondo me