La sindrome di Procuste: la tentazione di tagliare ciò che sporge
Crescita personale

Procuste e la paura di ciò che sporge

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La mimosa fiorisce presto.
A volte troppo presto, come quest’anno, quando la primavera in campagna è arrivata ben prima dell’8 marzo, giorno in cui la mimosa diventa protagonista, risvegliando dal torpore invernale ogni bosco, ogni angolo, con i suoi colori.

Quando i suoi rami si riempiono di piccoli soli gialli, fragili e luminosi, qualcuno pensa che siano esagerati, troppo vistosi per un inverno che non è ancora finito. E così capita che vengano potati, ridimensionati, “rimessi a posto”. Non perché siano malati, ma perché sono cresciuti troppo.

La sindrome di Procuste ci parla di una tentazione antica: tagliare ciò che sporge.

La tentazione di tagliare ciò che sporge

Nei luoghi di lavoro mi è capitato più di una volta di vedere questo meccanismo all’opera. Un’idea nuova, brillante, veniva accolta con silenzi o rimandata a tempi indefiniti. Lentamente, la persona che l’aveva proposta smetteva di esporsi.

Non era un attacco frontale: era l’arte sottile di riportare tutto alla stessa altezza.

Gli antichi greci avevano persino inventato una storia per raccontare questa tentazione. Il protagonista è Procuste, un brigante dell’Attica che viveva sulla strada tra Eleusi e Atene, una via molto frequentata dai viaggiatori e dai pellegrini.

La leggenda racconta che offrisse ospitalità ai passanti. Ma l’ospitalità aveva una condizione: chi accettava doveva sdraiarsi sul suo letto di ferro e adattarsi perfettamente alla misura stabilita.

Se erano troppo alti, tagliava loro le gambe.
Se erano troppo bassi, li stirava fino a spezzarli.

Il mito di Procuste descrive un fenomeno molto umano: la tendenza a ridimensionare, ostacolare o eliminare chi eccelle troppo.

Scopri come puoi usare le figure retoriche per descrivere l’amore.

Il paradosso dell’eccellenza e il significato del letto di Procuste oggi

Il ridimensionamento non è solo una questione psicologica. È anche un meccanismo sociale e politico.

Esistono ambienti in cui il talento viene celebrato a parole ma punito nei fatti. Se sei troppo bravo, diventi una minaccia. Se pensi di essere troppo intelligente, qualcuno sarà pronto a ridimensionarti.

È il paradosso dell’eccellenza.

Ma se non sei all’altezza, vieni scartato senza troppe cerimonie. Ti viene in mente qualcosa che ti riguarda o che ti ha riguardat3?

Ma all’altezza di cosa?

Viviamo in una cultura che glorifica il successo, ma solo fino a un certo punto. Superare gli altri non significa soltanto vincere: significa anche esporsi. Più sali, più diventi visibile e vulnerabile.

Chi emerge rischia di attirare ostilità, gelosie, meccanismi difensivi. E così scatta la tentazione di riportare tutto alla stessa misura.

Ma il fenomeno ha anche un’altra faccia.

Chi non raggiunge gli standard richiesti viene facilmente messo da parte. La mediocrità non è ammessa, ma neppure l’eccesso di talento. Si crea così un equilibrio paradossale: sopravvive chi resta nel mezzo, abbastanza bravo da non essere escluso, ma non così brillante da diventare scomodo.

In alcune organizzazioni questo meccanismo diventa addirittura una strategia. Invece di valorizzare le differenze, si tende ad appiattire verso il basso: meno conflitto, meno rischio, meno talento che sporge.

Il prezzo, però, è alto.

Perché quando tagliamo ciò che eccede, non stiamo difendendo l’equilibrio: stiamo impoverendo il sistema.

Le organizzazioni, le comunità, perfino i paesi crescono proprio grazie a ciò che sporge un po’. A chi vede prima degli altri. A chi osa di più.

Ed ecco che torna utile la nostra mimosa: forse il problema non è che fiorisca troppo presto, ma quando qualcuno decide che quei fiori devono essere accorciati perché non consoni alla misura prestabilita.

Il rischio non è che la mimosa esageri.
Il rischio è restare in un giardino dove nessuno osa più fiorire.


E tu, quanti Procuste hai conosciuto? Se ti va, raccontamelo nei commenti qui sotto :)

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Luz
4 mesi fa

Non si smette mai di imparare. Avevo sentito nominare Procuste, ma mai avevo approfondito, quindi oggi imparo qualcosa di nuovo, che bello!
Metafora azzeccata, adeguarsi agli standard. Lo vivo per esempio nel mio mestiere di insegnante. Mi pare che molte mie colleghe facciano una specie di gara a chi lavora di più. Si struggono su progetti, attività, impegni. Nella loro mentalità quello è lo standard e difficilmente capiscono che invece lo standard sarebbe ben altro, perché devi ricaricarti per stare bene in cattedra.

Giulia Mancini
Giulia Mancini
5 mesi fa

“Il rischio non è che la mimosa esageri.
Il rischio è restare in un giardino dove nessuno osa più fiorire.”
Molto bella questa conclusione, rende bene il senso
Il vero problema è che molti sistemi non vogliono talento, ma conformità…

newwhitebear
5 mesi fa

Hai ben centrato il problema di chi eccelle. Non condivido il problema del mediocre. Di solito chi eccelle per idee o personalità dà fastidio a chi sta ai piani alti, in particolare se è salito in alto per demeriti altrui oppure per spinte esterne che lo fanno avanzare.
Il questo caso il mediocre fa comodo come parafulmine, mentre chi eccelle lo mette in ombra. Nei miei quasi quarant’anni di lavoro ne ho incontrati molti che preferivano circondarsi di mediocri e allontanare chi li sovrastava per idee e personalità.
In un certo senso era la medesima faccia del normalizzare sia pure realizzata in modo diverso. Se ti piegavi ad adulare oppure far si che le tue idee fossero le sue, facevi carriera e avanzavi per gli altri non cìera posto.

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